Testo descrittivo: prosa – tecnica del primo piano- IA (1 di 2)

In IA da un po’ abbiamo cominciato a descrivere, seguendo sempre un preciso ordine, usando i giusti indicatori di spazio e un lessico evocativo e figurato (post di riferimento per la didattica QUI).
Siamo partiti da testi letterari che trattavano situazioni reali e vissute dai ragazzi, come le stagioni o le descrizioni dei paesaggi. 
Questi alcuni dei testi letti in classe (quelli qui riportati sono stati presi da www.maestrasandra.it):

Sull’autunno:

Il lamento degli alberi
L’autunno cominciò precocemente, quell’anno: un settembre piovoso e freddo seguiva all’agosto torbido di uragani. La vegetazione risentiva già la vecchiaia, ma nelle ore di sereno, pareva si ribellasse e che tutto fosse finito; e si coloriva d’oro e di rosso.
Cade una foglia che pare tinta di sole, che nel cadere ha l’iridescenza d’una farfalla: ma appena giunta a terra, si confonde con l’ombra, già morta.
È bastato il fruscìo per scuotere tutto l’albero, che comincia a lamentarsi. D’albero in albero, il lamento si estende. Giù tutte le foglie! E con le foglie cade anche qualche frutto: la pigna si spacca e i pignuoli le si staccano e cadono come i denti dalla bocca del vecchio.
I rami più alti, con ancora le foglie verdi, si sbattono in una lotta leggera; alcuni dicono di sì, altri di no: e i primi si sbattono contro i secondi, per pogliarsi più presto, flagellandoli con crudeltà, poi tutto di nuovo si placa, in una stanchezza dolce, rassegnata.
Ma quando il velo del crepuscolo ricopre ogni cosa, il lamento ricomincia, e dà l’impressione che davvero la natura sia malata e non possa sopportare oltre in silenzio il suo dolore.
Grazia Deledda, Romanzi e novelle- Mondadori

Sull’inverno:

La bufera di neve

Nevicava a rovina.

I fiocchi della neve scendevano dal cielo a grappoli come le cavallette.

Finito di mungere le mucche, le conducemmo alla valle. E passammo per l’oliveto.

Il manto bianco oscillava, ondeggiava, proprio come il mare in tempesta. I cavalloni di neve si sbattevano frantumandosi uno contro l’altro. Si sollevavano e danzavano turbinando e intrecciandosi come flutti sparendo nei loro frantumi.

Le pecore si rifiutavano di camminare.

Il babbo, mentre si passava così per l’oliveto, dietro le pecore per caso o perché presentiva qualcosa di grave, si avvicinò ad una piantina, sommersa dalla neve, con le branche piegate fino a terra. La agguantò con forza e la scosse sul fusto come per liberarla di quel gelido peso. Strappò un ramo dalla sua figlia e si rese conto subito del disastro. E quasi esterrefatto frantumò più volte il ramo in più punti tenendolo tra le mani come un proprio organo ferito: lo osservò attentamente come se stesse leggendolo e si contorceva tutto, ma in silenzio. E nervosamente strappava e riguardava.

Scattò d’improvviso verso un alberello. Strappò di nuovo. Sbucciò il ramo e lo lesse. Lo buttò via sempre in silenzio. E come un forsennato corse ad un’altra pianta. Stessa cosa. E spinto dal dolore, come per dimostrare alla tormenta che solo lui aveva il diritto di uccidere le proprie figlie, sradicò un alberello biforcuto e correndo avanti e indietro come volesse percuotere la bufera urlò agli ululati del vento la sua disperazione.

- Est tottu mortu! Est tottu mortu!

Gavino Ledda , Padre padrone, Feltrinelli
Ritratto di una città

Nelle mattine d’inverno Torino ha un suo particolare odore di stazione e fuliggine, diffuso in tutte le strade e in tutti i viali. Arrivando al mattino la troviamo grigia di nebbia e ravviluppata in quel suo odore cupo.

Filtra qualche volta, attraverso la nebbia, un sole fioco che tinge di rosa e lilla i mucchi di neve, i rami spogli delle piante.

La neve nelle strade e sui viali è stata spalata e radunata in piccoli cumuli, ma i giardini sono ancora sepolti sotto una fitta coltre intatta e soffice. Di là dal fiume si alza una collina, anch’essa bianca di neve, ma chiazzata qua e là d’una sterpaglia rossastra. Se c’è un po’ di sole, il fiume scorre con un luccichio verde sotto ai grandi ponti di pietra e la città può sembrare per un attimo ridente. Ma è un’impressione fuggevole: il fiume, perdendosi in lontananza, svanisce nella nebbia violacea che fa pensare al tramonto anche se è mezzogiorno.

Natalia Ginzburg, Le piccole verità, Eiunaudi

 Altri testi letti:
La Garonna alla menta, di Philippe Delerm  (qui la versione audio semplificata)
Percorsi semplificati presi da Viaggio nel Testo (Zoi) 

Attività: abbiamo sottolineato i dati sensoriali, le figure retoriche e le parole nuove; ci siamo chiesti il PERCHE’  del loro uso (o come diciamo in classe “il valore espressivo” delle immagini) e infine abbiamo provato insieme a descrivere un’immagine aderente ai testi letti, ma a partire da un’immagine pescata a caso da internet, usando la tecnica del primo piano. L’immagine scelta è stata questa:

(presto il testo, svolto insieme in classe)

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 Ecco i testi che poi, in modo autonomo e a casa, i ragazzi hanno svolto, descrivendo o una stanza della loro casa (VINCOLI DELLA CONSEGNA: tecnica del Primo piano; uso di similitudini, metafore e personificazioni):


Il mio soggiorno- Tommaso Rossi

In primo piano, mi accompagna nel grande soggiorno una libreria piena di libri del dopoguerra, sull’ Italia e le cassette di quando ero piccolo, l’ antico scaffale accanto alla libreria, mi porta in un mondo pieno di colori e luci.
Verso destra, un’ alta finestra, dove ho passato ore ad aspettare che un fiocco di neve cadesse dal cielo bigio, che ogni volta mi saluta sorridendo.
Sullo sfondo, una tv a plasma che, dopo aver mangiato mi chiama invitandomi a vederla. Ai suoi lati, dei mobili che appartengono alla gioventù della mia nonna.
 

La mia camera – Tommaso Rossi

In primo piano, risaltano agli occhi due grandi letti che, grandi come sono ti parlano dicendoti di venire a dormire insieme a loro, mi fanno cadere nel mondo dei sogni in un batter d’occhio, cosi al mattino sono pronto per la scuola.
Verso sinistra, una finestra con delle dolci tendine che stanno li tutto il giorno a fissare il paesaggio di montagna, danno un senso di tranquillità e malinconia.
Sullo sfondo, una fila di armadi, ormai stanchi di tutti quei pannicolorati, ma senza ribellarsi, anche se in eterno, li sostengono ancora.


Il mio salone – Federica Ceci

In primo piano, mi fa da letto un divano largo e spazioso che mi avvolge dal freddo dell’inverno. Sul mio divano, ci sono due cuscini che sembrano delle nuvole su cui posarsi e dormire. Sopra al divano,  due quadri vedono tutto quello che succede in casa e che raffigurano un meraviglioso paesaggio.
In secondo piano, un tavolino che ospita le feste e cene di tutti i giorni e che ascolta anche le conversazioni della famiglia. Al lato, un armadio che protegge bomboniere  di Battesimi, Cresime e Comunioni della famiglia. All’altro lato, una stufa che riscalda la casa.
Sullo sfondo, dalla finestra, si vede il meraviglioso paesaggio di San Vito Romano, da cui si intravede anche il castello Theodoli.

La mia cameretta – Federica Ceci

In primo piano, il letto di mio fratello che fa da statua guardando quello che succede in cameretta. Al lato, un armadio che fa da scudo ai vestiti di mio fratello e i miei.
In secondo piano,  il mio letto mi protegge dal freddo e che a volte ospita i miei sogni. Vicino, la scrivania e due sedie, su cui faccio i compiti e che a volte subiscono le mie scritte.
Sullo sfondo, dalla mia porta-finestra, una casa altissima che quasi arriva fino al cielo.


La cucina – Leonardo Cianfriglia

In primo piano, vedo un tavolo di legno che abbraccia molte oggetti: matite, penne, tovaglioli, libri e contenitori in plastica. Il tavolo sente il peso degli anni, per quante volte è stato utilizzato. Vicino al tavolo ci sono quattro sedie, dove sopra hanno un cuscinetto morbidissimo e accogliente con le persone ci si siedono, sembra che le faccia volare.
Ai lati, osserviamo dei muri di colore bianco, con qualche crepa, per le pallonate. Per renderli più belli, ammiriamo tre quadri con i disegni dei fiori.
Sullo sfondo, oltrepassato il muro che divide la sala da pranzo dalla cucina, possiamo osservare i fornelli, che sono cotti per il fuoco che serve alle padelle per cuocere i cibi. A fianco dei fornelli, si trova il lavandino, che per tutti quei piatti lavati, sembra volare come una bolla di sapone.

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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