Dolore siciliano

Cara madre,

non immaginate minimamente cosa è successo… mio marito si è arruolato al seguito delle camicie rosse. Ha voluto seguire il suo sogno: vuole l’Italia unita e libera anche se sa che è quasi impossibile, sono solo mille uomini! Oh madre, neanche tutti i fogli del mondo basterebbero per descrivervi le mie sofferenze. Siamo molto poveri; ora che mio marito ha lasciato il suo lavoro non abbiamo più niente. Sono costretta a comprare quel poco che basta per sopravvivere al mercato nero. I miei figli soffrono per la fame, per l’assenza del padre, ma non dicono niente: soffrono in silenzio per non far soffrire me, poveri piccoli. Si sentono in colpa per la nostra povertà, ma loro sono bambini, non possono avere nessuna colpa: la colpa è solo dei sovrani. E ora sono anche da sola… come farò senza mio marito?

Sarà ancora più difficile senza un uomo accanto. E i miei figli? Come faranno senza un padre? Dovranno soffrire tutta la vita per non avere avuto un padre accanto? E io? Dovrò rimanere sola come voi? No. Non è questa la libertà. Questa è la più grande delle sofferenze. E voi, madre, potete capirmi bene. Sono quasi certa che non tornerà, ma è l’ultima delle ipotesi che voglio considerare. Quello che mi preoccupa di più sono i miei figli: se non tornerà come glielo dirò? Che cosa gli dirò? Come farò a rispondere a tutte le domande che mi faranno se non tornerà? Potrò solo dire: è morto per renderci liberi… poveri piccoli, come potrò evitargli tanta sofferenza? Non voglio che abbiano un’infanzia sofferta e infelice. Non voglio che crescano senza un padre, come me! Non voglio che crescano nella povertà più assoluta. Voglio solo che crescano felicemente e spensieratamente, come è giusto che sia. E lui? Tornerà indietro prima che sia troppo tardi? O deciderà di morire da eroe? Preferisco avere un uomo qualsiasi accanto, piuttosto che essere vedova di un martire della libertà.

Ma voi? Come state? Ormai i vostri malanni sono molti…siete sola… vorrei tanto venirvi a trovare, ma non so proprio come venire. Vorrei farvi vedere i vostri nipotini…gli parlo spesso di voi, vorrebbero tanto venire a trovarvi, ma non è proprio possibile, soprattutto ora che sono sola… spero che almeno le mie lettere vi tengano compagnia. Io volevo una vita tranquilla con dei figli un lavoro dignitoso e, soprattutto, un marito presente. Non voglio soffrire come voi, non voglio che i miei figli soffrano come ho sofferto io da piccola: so come ci si sente e ora so anche come vi siete sentita voi per tutto questo tempo. Ora solo comprendo veramente a pieno cosa provaste quando mio padre se ne andò per inseguire anche lui il sogno della conquista della libertà.

Ricordo ancora quando mi prendeva in braccio e mi diceva che un giorno sarei stata libera, che tutti saremmo stati liberi, un giorno. E voi, madre, gli dicevate sempre di non angosciarmi con questi discorsi, ché io non comprendevo cosa volessero significare quelle parole. Ricordo anche che mi parlava della costituzione che dovevano concederci i sovrani…<> diceva lui. Aveva ragione. A distanza di tutti questi anni le sue parole sono ancora intatte e vere, purtroppo. Sapete, madre, da piccola, speravo di poter abbattere quel muro di parole crudeli e cattive che solo al pensiero mi rattristavano; mi dicevo <> e invece da allora sono passati più di cinquant’anni e il Meridione è ancora schiavo e abbandonato al suo destino. Vorrei che l’impresa di mio marito abbia successo, spero che riesca, ma vorrei anche che torni sano e salvo a casa. Non so cosa desiderare di più: essere libera o avere di nuovo un marito? Spero che il Signore ci aiuti, Lui sa quello che è giusto per ognuno di noi. E voi madre continuiate a pregare per me, per il futuro dei miei figli affinché sia un futuro migliore.

Forse sarà davvero un futuro migliore. Forse davvero le nostre sofferenze finiranno. Forse i vostri nipoti potranno andare a scuola, potranno avere un’istruzione, come me, o magari migliore della mia. Avranno più cibo per loro e per i loro figli. Avranno dei diritti riconosciuti da tutti e non trascurati, come, invece, accade adesso. Forse la nostra povertà finirà, un giorno. Forse non ci sarà più bisogno di guerre. E forse, chissà, ci rivedremo. E allora vi farò conoscere i vostri nipotini.

Spero di ricevere presto vostre notizie. Che la vergine vi assista.

La vostra amata figlia”

Lara Troiani, Eleonora Narfori

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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