Questa non si può chiamare vita (Marinela Komini)


Questa non si può chiamare vita: sono sempre stata comandata da tutti…prima da mio padre poi da mio marito…più che marito mi conviene chiamarlo “mio padrone”,dato che io sono la sua schiava.Non posso uscire di casa se un uomo non’è con me,se voglio andare al mercato per fare la spesa non ci posso andare da sola sono costretta ad andarci con un uomo.Mi sento rinchiusa dentro una scatola come un’animale! Mi manca l’aria,voglio morire…forse troverò un mondo migliore e Alah saprà protegermi…Le donne non sono inferiori agli uomini. Lo voglio gridare!!! Poi…sono costretta a mettere il burqua: per me il burqua e solo un modo di nascondere la donna da tutti e da tutto,non voglio vivere una vita nascosta dietro un velo…dal quale si vedono a malapena gli occhi,ma anche essi sono nascosti da una retina.Il mondo non si guarda da una grata. Mi ricordo ancora il mio matrimonio: avevo 15’anni,ero innamorata di un ragazzo della mia età,era americano,precisamente un soldato,biondo e con gli occhi azzuri.Lui mi chiamava “principessa misteriosa”,amava il mio velo che copriva la mia bocca.Amava toccarmi i capelli quando il vento si divertiva a spettinarmi,il suo gesto era dolce come il miele.Questi momenti sono impressi nella mia mente e sono miei e nessuno li avrà mai…Poi un giorno mio padre decise di farmi sposare con un uomo che non avevo mai visto prima d’allora. Aveva 35 anni si chiamava Igmal…Quando lo vidi per la prima volta…era quando mio padre lo invitò a casa nostra: una settimana prima delle nozze: era un uomo alto e esile con la barba…era vestito come un garzone,aveva i pantaloni bucati e una giacca militare…ma si poteva definire gentile non mi diceva niente di sgradevole.Ma mi sbagliavo.Solo quando c’era mio padre era così.Quando eravamo da soli mi offendeva mi picchiava mi umigliava e mi riempiva di botte.Pensavo che il matrimonio avrebbe sistemato ogni cosa… Il giorno del matrimonio…mi ricordo che mio padre mi chiese perchè avevo quei lividi e Igmal mi fece un’occhiata minacciosa che io non dimenticherò mai…e così risposi che mi ero fatta male pulendo casa.Il nostro matrimonio si svolse nel salone di mio padre e a svolgere la cerimonia c’era l’imam.Ero sola davanti l’imam,quando entrò Igmal,visibilmente ubriaco…aveva gli occhi rossi la sua andatura era traballante il suo vestito da cerimonia era tutto sporco e strapatto.Arrivò all’altare: mio padre gli diede una pacca sulla spalle e fece un ghigno orrendo…aggiunse anche gli auguri…mia madre restò scandalizata.Mi ricordo che alla fine della cerimonia mi alzò il velo e mi diede un bacio che sapeva d’alcol… Quando poi arrivò l’ora del banchetto Igmal mangiò così tanto che vomito sul vestito di mia madre…Trattenni non so come le lacrime non volevo stare con quell’uomo…mia madre si alzò e iniziò a urlarli contro…Mio padre la stratonò via ma nel fra tempo rideva come un matto,a lui quella cosa divertiva…CHE UOMO ORRIBILE!!! Non parliamo poi della prima notte di nozze… Questo fu il mio matrimonio… Ora ho 24 anni e ho 3 figli e noi 4 siamo schiavi di un uomo che non ho mai amato…Vengo picchiata ogni santo giorno è mio padre e suo complice.L’unica persona che crede ancora in me e mio fratello,e questo matrimonio non lo voleva proprio celebrare…Ora lui però stà in Italia in cerca di fortuna,e ogni mese mi spedisce qualche soldo per sfamare me e i miei figli,perchè Igmal tutti soldi che guadagna li usa per bere e fumare di nascosto. Io ora vi chiedo aiuto…in lacrime…raccontando la mia storia voglio denunciare l’odio che hanno gli uomini verso le donne…e con questo spero che quello che e successo a me non succeda ad altre donne… Scusate se non mi firmo,capirete facilmente perchè…anche se so che mio marito potrebbe facilmente riconoscermi in questa lettera…
[Marinela Komini]

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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