Dentro la Costituzione -1- IIIA

Non si può prescindere dallo studio e dall’analisi della costituzione, specie in tempi di indifferenza alla politica come quelli attuali.
Urge pensare, riflettere, agire.

Si perpetua ogni giorno un grande  furto ai danni dei nostri giovani: mostragli solo il lato corrotto, falso e ipocrita dell’impegno per il bene comune. “La politica è la più grande forma di carità“, diceva Paolo VI: lavorare per la res pubblica è un dovere, ancor prima che civico, UMANO, unica garanzia del progresso e della civiltà. 
Ricordate questo testo?
Sii sempre il meglio di ciò che sei

Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere un’autostrada
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.

Sii sempre il meglio
di ciò che sei…Ecco la chiave di volta…

Quando si legge che l’Italia si fonda sul lavoro (art. 1): si intende proprio questo: L’IMPEGNO! Dove va una società i cui componenti sono disinteressati e mediocri? Quando si legge che, accanto al diritto del lavoro esiste il dovere di compierlo al meglio (art. 4) non è forse “Sii sempre il meglio”? Non è frutto di impegno e fatica???
Sì ragazzi, le società si fondano su IMPEGNO E FATICA…ovvero sulla PARTECIPAZIONE. Non si partecipa dal divano, non si migliora niente e nessuno standosene a braccia conserte.
E Gaber ve lo ricordate (cliccate per ascoltare)? Non si è LIBERI SENZA IMPEGNO.

Ascoltate ora un discorso a dir poco affascinante che Piero Calamandrei (che partecipò alla stesura della Costituzione) pronunciò agli universitari di Milano nel 1955...
Ascoltate la bellezza e la semplicità con cui infervora i ragazzi:



La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione
A voi ragazzi, con la speranza che queste parole (e le vostre a seguire) vi restino dentro il più a lungo possibile…
Con grande affetto (nonostante il fegato gonfio 🙂 )
La prof.

 

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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