Fu vera gloria? Alla IIIA l’ardua sentenza

Abbiamo appena terminata la lettura del “Cinque Maggio” di Manzoni, dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte.

Nel passato, la sua figura nel bene e nel male, fece sognare tanto, incarnò gli ideali di libertà. Salvo poi che tutti, nessuno escluso, furono poi costretti a ricredersi e a capire, sulla propria pelle, che la libertà non la regala nessuno
I rivoluzionari francesi lo avevano capito; Manzoni e Mazzini lo scrivono (Marzo 1821) e lo praticano (Spedizione di Mille); l’Europa lo capirà più di 100 anni dopo e lo sancirà di fatto dopo la II guerra mondiale, quando, nel 1945, fondando l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite, creata per mantenere la pace), si stabilì che essa dovesse avere lo scopo di Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-determinazione dei popoli…

E così, in quegli anni, ci fu:
  • chi lo vide come “Uom fatale” (l’uomo della Provvidenza -così veniva chiamato Mussolini- ne riprenderà in parte cifre e stile), chi lo vide “folgorante in solio”, come Jean-Auguste-Dominique Ingres
  • chi lo dipinse disfatto, assalito dai ricordi, perso nei pensieri, ormai innocuo:

  • chi scrisse per lui un’opera intera, salvo poi cambiare dedica, all’evidenziarsi del suo carattere da tiranno ( Beethoven, Terza sinfonia, Eroica La storia)

  • chi ne fu altrettanto tradito e si autoesiliò come Foscolo, che giovanissimo scrive così (Ode a Bonaparte liberatore)
“Itale genti […] 
Vi guata e freme il regnator vicino […] 
E un sol Liberator dievvi il destino”.

            ma poi scrive nell’Ortis, parafrasando Dante:

piango la patria mia, Che mi fu tolta, e il modo ancor m’offende.
Nasce italiano, e soccorrerà un giorno alla patria: – altri sel creda; io risposi, e risponderò sempre: La Natura lo ha creato tiranno: e il tiranno non guarda a patria; e non l’ha.
E oggi?
A distanza di così tanti anni, cosa ne pensate? Fu “un grande?” Cosa fa “grande” un uomo? Cosa vuol dire oggi “avere gloria?” Che rapporto c’è tra la grandezza e il rispetto, tra il rispetto e la gloria, tra la grandezza e la libertà? Può essere grande chi non è libero?


Per aiutarvi nelle riflessioni vi lascio alcune citazioni:
——
Fulmine colga, | Sperda que’ tristi che per vie di sangue | Recando libertà recan catene, | Ed infame e crudel più che il servaggio | Fan la medesma libertà. (Vincenzo Monti, poeta italiano del ‘700)

Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni (Alda Merini, poetessa del ‘900 recentemente scomparsa)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.(art 3 della Costituzione italiana)
Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene. (Pier Paolo Pasolini, scrittore italiano del ‘900, ucciso nel ’75)
 —-
Scrivete qui di seguito le vostre riflessioni ragazzi, quelle che la poesia, la storia, la costituzione e i testi letti vi hanno suscitato. Scrivete in piena libertà,  scegliendo pure la forma testuale che volete, dalla poesia, all’intervista impossibile, ad un irreale articolo di giornale, a un semplice commento e riflessione…E divertitevi a vedere quale idee, diverse dalla vostre, hanno suscitato gli stessi stimoli nei tuoi compagni!

E ora, un po’ di musica di accompagnamento?


Allora ascoltate come altri personaggi d’oggi hanno interpretato il “mito” Napoleone

Celentano: Napoleone, il cowboy e lo zar (a proposito della disfatta in Russia o meglio, una mezza specie :-D)
(qui il testo)


Il soldato Napoleone (Testo di Pier Paolo Pasolini, musica di Sergio Endrigo)
E per chiudere…quale tra questi 2 Napoleone vi piace di più?
Questo?
o questo?
Azzardo una risposta??? 😉

Buone riflessioni!
La prof
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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8 risposte a Fu vera gloria? Alla IIIA l’ardua sentenza

  1. Anonymous ha detto:

    Mi permetto umilmente di contribuire a questo vostro lavoro su Napoleone e sulla libertà, dandovi qualche notizia in più sulla sinfonia Eroica.Come giustamente la vostra professoressa vi ha fatto notare il grande compositore romantico, ma permettetemi anche molto illuminista, scrisse nel 1804-05 la sua terza sinfonia l’Eroica. Questo periodo per il compositore tedesco fu di una prolificità eccezionale, cioè scrisse tantissime composizioni e la sua fama era già grande, come molte erano le critiche nei suoi confronti, pensate che anche all’ascolto dell’Eroica i suoi più grandi critici dissero che la sinfonia era “troppo lunga, elaborata, incomprensibile e fin troppo rumorosa”… E sì ragazzi Beethoven fu un vero e proprio rivoluzionario in musica, uscì gradualmente da tutti gli schemi del passato, era un grande … come direste voi, le sue sinfonie era lunghissime in confronto a quelle di Mozart o Haydn, e in più inserì brevi testi poetici come indicazioni alla musica descrittiva o addirittura lunghi testi cantati (come l’inno alla gioia). Abbiamo parlato di rivoluzione? Magari anche di libertà? E sì, perché lui si difendeva in modo deciso da queste critiche, rivendicando la sua libertà espressiva. Che caratterino! Questa libertà nei modi e nell’espressione deve essere stata alquanto provocatoria per le orecchie dell’epoca… Ma la visione “romantica” della musica ha inizio proprio qui, e Beethoven è il primo ad uscire prepotentemente dagli schemi formali, pur risentendo di un retaggio da cui il bisogno di ribellarsi è sempre più impellente. Oserei fare un parallelismo con la letteratura, prendendo ad esempio Foscolo, come tramite tra un certo Classicismo e la voglia di tornare all’Uomo, con le sue passioni, le sue contraddizioni, i suoi grandi ideali, rimanendo in bilico tra due epoche. Quindi Beethoven illuminista per l’amore altruistico, la ragione e gli ideali umanitari, ma romantico per il suo esplodere, per i suoi forti sentimenti in musica.Nel 1804 iniziò la composizione dell’Eroica, la sua terza sinfonia recante il titolo BONAPARTE. Il compositore tedesco aveva in mente il Bonaparte quando era Primo Console, lo stimava moltissimo e lo paragonava ai più grandi consoli romani, l’uomo che molti dicevano seppe "cavalcare lo spirito del mondo". Alla notizia che Napoleone si era autoproclamato imperatore, secondo testimoni, fu colto da un eccesso d’ira e gridò: “Anch’egli, dunque, non è altro che un essere umano come tutti? Ora anche lui calpesterà ogni diritto umano e seguirà soltanto la propria ambizione. Esalterà se stesso sopra tutti gli altri, diverrà un tiranno!” Si avvicinò al tavolo dov’era il manoscritto, lo strappò e lo gettò in terra, riscrisse il tutto ma la sinfonia divenne l’Eroica … o meglio "Sinfonia Eroica dedicata al sovvenire di un grand'uomo", dedicata però, alla fine al Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz; la cosa interessante è che cambiò solo il frontespizio e non la musica, attraverso la quale noi possiamo ancora comprendere l’idea che lui aveva del grande generale. E sì. Perché la musica dice molto a chi sa ascoltarla … e questa sinfonia ci parla non con uno spirito di omaggio bensì fa emergere contrastanti sentimenti verso un “personaggio-eroe” generico parlando della sua morte (il tema centrale è la marcia funebre), la pietà verso l’eroe defunto, la sua potenza, la nascita e la resurrezione, uniti alla delusione per Napoleone ma anche per gli Asburgo che avevano ceduto sotto il grande imperatore.Simona Martini

  2. Eli ha detto:

    prof, scrivo qui onde evitare di cancellare il post (devo ancora prendere dimistichezza con il blog, essere gestori è una bella responsabilità!). Io sinceramente ho sempre parteggiato per Napoleone,forse per le sue ambizioni, per la sua decisione nell'affrontare una campagna- che non è cosa da poco!- e anche per la sua forza di carattere . Basterebbe pensare al codice napoleonico, che ha favorito una libertà maggiore e il rispetto altrui; possiamo pensare anche alla campagna d'Italia, in fondo è stato proprio lui a dare la spinta per la nostra unità cercando di raccogliere il maggior numero di Stati sotto la sua ala protettiva; ricordo anche che è stato l'unico, dopo Cesare ad aver espanso il proprio dominio su tutta Europa. Come discutevamo a scuola, è il modo in cui ha agito che è stato sbagliato, poichè le sue idee erano giuste, erano quelle giuste, erano quelle della rivoluzione. Certo, come si dice in gergo, a "chiacchere ci sono buoni tutti, ma a fatti?". secondo me infatti è assolutamente inutile criticare il suoi metodi di conquista, perchè sfiderei chiunque a non fare la stessa cosa e le situazioni di guerra , oggi, ne sono un esempio palese… E che dire? Manzoni ha detto: "ai posteri l'ardua sentenza" e guardacaso io sono una di questi. Le mie impressioni? rispetto a Foscolo, devo dire che la versione di Manzoni mi ha affascinato di più, anche se è stato diplomatico, il signore, eh? ma non penso sia giusto avere dei pregiudizi e avversità contro questa figura, poichè anche Napoleone provava sentimenti. E' proprio questo ciò che ci vuole comunicare Manzoni, un uomo che benchè "Folgorante in solio" ha le sue debolezze e preoccupazioni. Ammiro anche il suo romanticismo. Da poco infatti ho letto una lettera di Napoleone inviata alla moglie prima di partire per la campagna d'Italia e devo ammettere che mi ha fatto commuovere… se vuole poi la pubblico… infine ho potuto toccare con mano il letto di Napoleone, gironzolare nei giardini della sua residenza e ammirare la sua immensa biblioteca durante il camposcuola all'isola d'Elba, in prima media, ma solo ora riesco a rendermi conto della grandezza di quell'uomo che ha falcato lo stesso selciato su cui io ho camminato e mi dispiace di non aver potuto conoscere prima la sua storia.comunque se proprio devo dire… beh, Napoleone è più… "forte" sulla moto! ;)Elisa De Paolis

  3. Cristina Galizia ha detto:

    Pubblica pure la lettera Elisa! La conosco ed è bellissima! Dai!!!

  4. Cristina Galizia ha detto:

    @Simona: grazie per questo bel ritratto di Beethoven…A me i tipi ribelli e contro le regole mi son sempre piaciuti, specie se andar contro le regole vuol dire affermare (con coscienza) la propria libertà di espressione.E mi piace anche il gesto romantico di "rovesciare il tavolo" senza tuttavia rinnegare se stesso (diversamente da un Foscolo, che si dà la zappa sui piedi).E mi piace ancora l'idea che l'Eroica sia la colonna sonora del "Cinque Maggio".Approfondirò e cercherò di ascoltare tanto la musica quanto la poesiaBeethoven, Manzoni, Mazzini: un bel terzetto!

  5. Anonymous ha detto:

    @Cristina e ragazziVogliamo ascoltarla insieme? Non vi preoccupate solo alcuni dati e poi farete voi:Allegro con brio: tema (cioè la melodia che predomina) molto semplice, ma se avrete la pazienza di ascoltare sentirete come cresce la melodia. Cresce significa che si ripete ma aumentano le dinamiche (in musica forte piano), aumentano gli strumenti (in questa sinfonia ce ne sono tanti per l’epoca), ma è tutto un aumento di tensione continuo che sale sempre e si complica, tanto che una ripetizione non è mai uguale all’altra. La musica coinvolge, racconta, emoziona e come al solito più semplice è più ci si può lavorare.Marcia funebre. Adagio assai. Che dire … è una marcia funebre, una forma ben definita in musica. La caratteristica fondamentale è il ritmo scandito anche da un rullo di tamburi e dal suono delle trombe, è l’eroe che muore. Se notate bene all’inizio c’è solo ritmo, nella seconda parte si apre invece una melodia. Conoscete Amy Winehouse? La sua canzone Back to Black è una marcia funebre ascoltatene il ritmo e poi rallentatelo proprio come fa lei a metà canzone. Il ritmo ci dà il senso della perfezione, non ci perdiamo, ma ossessivo è disarmante e incisivo. Capito il senso di una marcia funebre?Scherzo. Allegro vivace. No, non significa che Beethoven ci vuole prendere in giro, anche lo scherzo è una forma musicale e come potete sentire molto allegra e dal movimento veloce e leggero, anche qui notate il grande crescendo della musica. Beethoven è così ragazzi: potenza, forza, irruenza … secondo voi in questa sinfonia è più illuminista o romantico? Ancora in questo movimento c’è la continua ripetizione dello stesso frammento melodico e il ritmo è incessante e martellante, ma è monotono? Bellissimi i corni verso la metà, cosa vi ricordano? Non parlo di musica, parlo di campo di battaglia o di caccia. A voi l’interpretazione … sarei proprio curiosa di leggerle le vostre riflessioni ;-)Finale. Allegro molto – Poco andante – Presto Il brano è svolto sotto forma di “variazioni”, ovvero il tema principale viene riproposto con modifiche di suono e ritmo, assumendo volta per volta nuove connotazioni emotive, in una alternanza tra due principali soggetti che anche un orecchio poco esperto è in grado di riconoscere. Il primo, più dolce e moderato, deriva in verità da una precedente “danza” di Beethoven, “Le creature di Prometeo”. Il secondo ha un carattere eroico e celebrativo. Sapete cosa significa?Ora, alla luce di questi pochi dati che servono giusto per incuriosirvi, cosa ne pensate di questa sinfonia? Ci sarebbero delle chicche sull’atteggiamento avuto da Beethoven in proposito … siete sicuri di volerle conoscere? Immaginate che Beethoven viveva a Vienna, chi c’era a Vienna in quel tempo? Come si poteva vivere e con quali sentimenti? Infine vi dico che contemporaneamente a questa sinfonia il compositore si accingeva a scrivere la sua prima e unica opera … l’opera parlerà di libertà e giustizia, uno dei pièce à sauvetage. Se voleste saperne di più basterà dirlo. Spero di non avervi annoiato.Simona Martini

  6. Anonymous ha detto:

    @Elisa: in generale i grandi personaggi non mi hanno mai affascinato, penso che la storia, nonostante non possa prescindere dai grandi, da coloro che hanno avuto il coraggio, da coloro che hanno seguito la sete di potere, si faccia soprattutto grazie alle masse, a coloro che seguono a quelli che si oppongono, a quelli che si spostano, a quelli che sopportano. Mi dirai che è pur vero che tutta questa gente non può agire senza un grande, ma è anche vero il contrario. L'onda napoleonica fu di una portata immensa, travolse gli animi e li sconvolse, deludendone alcuni, i governi degli altri paesi dovettero combattere contro Napoleone all'esterno (poi anche all'interno) ma anche contro la paura delle sue idee che cominciava ad albergare all'interno dei loro paesi. Gli stessi russi erano divisi di fonte al genio del generale francese, la nobiltà russa conversava in francese, la cultura e l'arte francesi erano un modello per tutti, i francesi in questo erano riusciti a superare gli italiani grazie alla loro forza e affermazione in Europa già da due secoli. Hai letto il libro Guerra e pace…forse no, un bel mattone russo, ma lo scenario che si apre dietro le storie di una famiglia russa è proprio quello delle guerre napoleoniche, vissute coi sentimenti di amore e odio per il conquistatore Bonaparte…conquistatore o liberatore? da cosa?ps ti ricordo Elisa, e non me ne volere per questo, che Napoleone era un razzista…reintrodusse la schiavitù nelle colonie francesi. L'ho scritto solo per stuzzicarti un po'…vediamo di aggiungere qualcosa al quadro "generale"scSimona Martini

  7. Eli ha detto:

    alla prof simona martini: beh, io sono contro i razzisti e devo ammettere che Napoleone non è stato molto democratico con gli altri popoli, ma come ho detto nel precedente commento ha fatto anche gesti ai quali noi oggi dobbiamo solo che riconoscenza…. comunque se non fosse così complicato esprimere un giudizio su questo uomo, noi non dovremmo nemmeno studiarlo…. pensandoci bene…. non sarebbe stato meglio se Napoleone fosse rimasto in Corsica a farsi i fatti suoi??? 😉

  8. Anonymous ha detto:

    Fu vera gloria? Era questa la domanda iniziale, vero? Indubbiamente sì, ne sono convinta nonostante i miei tentativi di depistaggio ;-)I grandi uomini servono alla storia, quelli con l'infamia e quelli con la lode, la storia può così andare avanti. Anche giudicare è lecito, ma il giudizio non dovrebbe prescindere dall'analisi del contesto: l'uomo giusto nel momento giusto (per sé o per gli altri non interessa),l'uomo che vive il suo secolo, che soffre o sfrutta le circostanze. Che Napoleone abbia lasciato un'importante eredità è innegabile, ha saputo vivere le circostanze e seguire i giusti ideali, ma no non era meglio fosse rimasto in Corsica. La sua vita ci insegna molto: fece carriera quando non poteva farlo, visto che non apparteneva ai due principali Ordini, riuscì a sfruttare le circostanze attraverso conoscenze e un matrimonio fortunato, ma ci mise molto di suo quando da generale comprendeva bene i soldati e le loro necessità (mi ricorda molto Cesare in questo senso), senza dimenticare i fatti che tu ricordi nel tuo commento. Astuto e attento agli eventi. Se ci dovessimo concentrare sul giudizio dato dai suoi contemporanei sbaglieremmo: un conto è vivere i fatti, altra cosa è vederli con occhi lontani dagli eventi; Manzoni chiede a noi un giudizio, ma lui non ne dà, forse lo stimava, magari lo criticava…non so, dovremmo tirar fuori tutto il pensiero manzoniano, ma non basterebbe. Il solo fatto di ricordare è vera gloria. Per il suo atteggiamento razzista e che io di proposito ho inserito nel mio commento, anche lì abbiamo il tempo che parla per noi come le circostanze: Napoleone associava la libertà alla civiltà, intesa come sviluppo di un popolo sotto tutti i punti di vista, quindi gli africani non avendo alcuna civiltà non meritavano di avere neanche la libertà; sotto tutto questo discorso cosa c'è? Ovviamente gli interessi della classe borghese che ormai reggeva le fila della società perché provvista di materia prima: denaro (ti ricordo che le campagne militari costano)…tutto il codice è scritto in questo senso (niente sindacati niente sciopero). Di nuovo le circostanze…Anche Aristotele giustificava la schiavitù, dicendo che alcuni uomini nascono schiavi e basta…ai suoi tempi c'era bisogno di chi lavorasse…Fu vera gloria?Simona Martini

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