Petrarca e dintorni – IIA

Di Petrarca abbiamo già cominciato a parlare nel post di confronto con Dante e di illustrazione dello Stilnovismo in generale.


Questo post, invece, sarà completamente dedicato a lui e alla sua Laura, alla donna (reale?) che lui amò per la vita intera.
Sappiamo che Petrarca porta lo Stilnovismo a livelli estremi: la donna angelicata di Dante diventa l’angelo fatato in grado di compiere miracoli e prodigi e il poeta non è solo suo servo, ma dedito a lei fino ed oltre la morte…
Fortissimi il tema del ricordo, del ritorno, del primo incontro, del tripudio della natura, dell’incanto, della perfezione e sublimazione dell’animo attraverso la contemplazione di lei. Non più una poesia, ma un autentico dipinto trecentesco; non più versi d’amore per la vita intera, ma dedizione totale anche oltre la morte; non più una passione interiore e spirituale, ma un’esperienza totalizzante dei sensi…


La canzone petrarchesca è stata ripresa, nei suoi tempi principali, da una delle canzoni popolari napoletane più conosciute: “Era de Maggio” (che adesso vi propongo nella più intensa interpretazione di Roberto Murolo):



  Laura incorona Petrarca poeta
Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana,Ashb. 1263, f. 7r

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S’egli è pur mio destino,
e ‘l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l’alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo;
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l’ossa.
[…]
Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dì, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l’onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d’oblio
il divin portamento
e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
m’aveano, et sì diviso
da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
Qui come venn’io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
questa erba sì, ch’altrove non ho pace.




Era de maggio e te cadeano ‘nzino 
a schiocche a schiocche li ccerase rosse… 
Fresca era ll’aria e tutto lu ciardino 
addurava de rose a ciente passe. 

Era de maggio — io, no, nun me scordo — 
na canzona cantàvamo a ddoje voce: 
cchiù tiempo passa e cchiù me n’allicordo, 
fresca era ll’aria e la canzona doce. 

E diceva. «Core, core! 
core mio, luntano vaje; 
tu me lasse e io conto ll’ore, 
chi sa quanno turnarraje!» 

Rispunnev’io: «Turnarraggio 
quanno tornano li rrose, 
si stu sciore torna a maggio 
pure a maggio io stonco cca». 

E so’ turnato, e mo, comm’a na vota, 
cantammo nzieme lu mutivo antico; 
passa lu tiempo e lu munno s’avota, 
ma ammore vero, no, nun vota vico. 

De te, bellezza mia, m’annamuraje, 
si t’allicuorde, nnanze a la funtana: 
l’acqua Ilà dinto nun se secca maje. 
e ferita d’ammore nun se sana. 

Nun se sana; ca sanata 
si se fosse, gioia mia, 
mmiezo a st’aria mbarzamata 
a guardare io nun starria! 

E te dico — Core, core! 
core mio, turnato io so’: 
torna maggio e torna ammore, 
fa de me chello che buo’! 



Che ne dite? Non sono molti i punti di contatto con Petrarca di Chiare e fresche e dolci acque e con altri autori, antichi e moderni?
Bene, continuate il lavoro già iniziato a scuola e…vediamo chi ne trova di più e di più…particolari! 😉

La prof

——————–
5 Aprile 2011
Aggiorno il post, visti i commenti delle ragazze, che fanno centro ogni volta 😉


Questa volta però le canzoni che vi propongo non sono di così facile interpretazione: alcuni topoi classici sono presenti, altri più nascosti, altri trasformati dal tempo, quasi capovolti.
Un’ultima sfida, prima della vostra produzione personale!


A voi due canzoni che mi sono nell’anima, Franco Battiato e il compianto Andrea Parodi dei Tazenda.

Buon ascolto e buona ginnastica dei neuroni



La stagione dell’amore (Franco Battiato; qui con Mango)
No potho reposare (Tazenda)

E per chiudere…vi va un sorso d’acqua?

Buona bevuta!
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
Questa voce è stata pubblicata in amore, Chiare fresche e dolci acque, Cristina Galizia, didattica, letteratura, Petrarca, poesia creativa, poesia d'amore, stilnovismo. Contrassegna il permalink.

24 risposte a Petrarca e dintorni – IIA

  1. Marta ha detto:

    Le due poesie sono molto simili, perchè entrambe parlano di donne, ma a differenza delle poesie di Dante, Petrarca e Dalentini l'amore provoca dolore e addirittura l'amante vorrebbe morire nel punto esatto dove è stata la donna. in tutti e due i sonettti si parla sempre di elementi della natura: in "era de maggio" ci sono le ciliegie e c'è l'acqua e in chiare fresche e dolci acque ci sono i fiori, il vento e anche qui l'acqua. Nel sonetto di Petrarca l'amante parla con gli elementi della natura perchè alla sua morte vuole essere seppellito proprio nel punto esatto in cui si è sdraiata la donna che nella poesia è come un angelo ricoperto da una pioggerellina di fiori. Invece in era de maggio l'uomo è servo della donna come anche in tutte le altre poesie ( inclusa chiare fresche e dolci acque). Inoltre dice che l'amante rimarrà sempre lì per l'amata, non cambierà nulla e come torna maggio tornerà sempre anche lui perchè come sentiamo nei sonetti di dalentini, Montale, Dente e Petrarca la ferita d'amore non si risana mai! E se posso mettere un mio pensiero queste opere sono una più bella dell'altra!

  2. Cristina Galizia ha detto:

    Complimenti Martami fa enorme piacere vedere come spazi da un autore e l'altro e come ti muovi anche tra materiali apparentemente non correlati tra loro.Queste attività, infatti, servono non solo a farvi vedere quanto siamo "figli del passato", ovvero quanto – inconsciamente – ci portiamo dietro di tutto quello che è stato, ma anche per farvi vedere che non ci sono divisioni tra i tempi e tra le "discipline", perché TUTTO parla dell'uomo, dei suoi pensieri, sogni, aspirazioni…A rileggerci presto, anzi NO…adesso che ci penso: rilancio ;-)Tu, Marta, che materiali assoceresti a Chiare e fresche e dolci acque o ad altre poesie? Accetti a sfida? ;-)Ciao!!!

  3. Marta ha detto:

    si prof. io ci sto', e metterei la canzone di Vasco Rossi, Albachiara, perchè ci sono anche in questa canzone moli riferimenti agli elementi della natura. Comunque vedrò di cercare altre canzoni poesie dei giorni nostri da aggiungere! CIAO prof. 😉

  4. Ilaria ha detto:

    Il sonetto di Petrarca e la canzone "Era de Maggio" sono simili, perché in tutte e due si parla della donna amata, ma anche del primo incontro che si è vissuto in posti speciali! Il posto è talmente speciale per entrambi, che gli autori vorrebbero morire in quel posto magico! Anche in questo caso, la donna viene paragonata ad elementi della natura. Ad esempio alla canzone in "era de Maggio" paragona la donna ad un albero di ciliegio. L'aria era fresca. Nel sonetto di Petrarca, si parla del posto in cui si è conosciuto con Laura (Chiare, fresche e dolci acque)e il paesaggio è ricco di fiori. Dice che fiori vedono ogni cosa che fa, per questo, alla sua morte, vuole essere seppellito proprio dove la donna era seduta quel giorno. Nella canzone di "era de Maggio" l'autore paragona la sua donna a una fontana, cioè che l'acqua non si secca mai, ma in realtà vuol dire che più passa il tempo e più l'amore che si prova aumenta sempre di più. Questa parte della fontana l'abbiamo anche trovata in un altro autore: Guido delle Colonne. Anche lui paragona la sua donna a una fontana, perché lei lo disseta.Anche qui più passa il tempo e più l'autore è sempre più innamorato. Ma c'è anche un paragone con Petrarca: la ferita non si sana più, cioè non torna più come prima se l'arco non ha più le corde tese.In "era de Maggio" l'autore la guarda incantato, ma anche Petrarca fa la stessa cosa. L'autore di "era de maggio" è talmente innamorato che farebbe per lei qualsiasi cosa, ma anche nella Scuola Poetica Siciliana l'uomo è suo servo!

  5. Cristina Galizia ha detto:

    E bene, anche Ilaria tra le sfidanti.Vediamo un po': Marta rilancia con Albachiara, tu Ilaria?Ci penso un po' su, poi vi preparo qualche bel lavoretto e chissà dove ci ritroveremo! ahahah

  6. Ilaria ha detto:

    Io metterei Occhi di Zucchero, perché si parla soprattutto di occhi e anche del primo incontro!

  7. Marta ha detto:

    prof. ho cercato un pò di materiale sulle canzoni e sonetti e ne ho trovati due di Guinizzelli a cui non ho saputo resistere anche se non sono dei giorni nostri uno si chiama "Io voglio del ver la mia donna lodare" e l'altro è "Chi vedesse a Lucia un var capuzzo". Se questi due sonetti vanno bene io me lio copio sul PC. Inoltre prof. un'altra canzone sull'amore di oggi è "la canzone del sole" di Lucio Battisti che comunque racconta dell'amore che anche se passa il tempo e le cose cambiano l'amore non passa mai e non diminuisce. L'ultima canzone che ho trovato, anche se non la conosco leggendola ho capito che parla comunque della donna ed è Una lunga storia d'amore di Gino Paoli. professoressa comunque se vanno bene ne cerco delle altre. Ciaooo

  8. Cristina Galizia ha detto:

    Vanno benissimo eccome!!!"Io vorrei del ver la mia donna laudare" è uno dei sonetti maggiormente stilnovistici, in cui il poeta quasi aspira alla morte pur di essere in Paradiso con la propria donna; La canzone del sole, con i riferimenti alle bionde trecce e agli occhi azzurri, ricalca ovviamente il topos petrarchesco ed infine La canzone di Gino Paoli parla dell'uomo che non si rassegna alla fine dell'amore con la sua donna!Bravissima Marta!!!Adesso aggiorno il post, seguendo i tuoi consigli e…al solito alzando la posta in gioco!!!In gambissima!

  9. Cristina Galizia ha detto:

    @Ilaria: metto anche "Occhi" di Zucchero. Altre idee?

  10. Testa Costanza ha detto:

    Ancora somiglianze e differenze tra due poeti: non più Dante e Petrarca, ma un nuovo e famoso autore di poesie dell’ 800: il napoletano Salvatore di Giacomo che, con i suoi versi, in Era de Maggio racconta il suo incontro con l’ amata, precisamente nel mese di maggio, ovvero la stagione della rinascita della natura. Nel verso della sua poesia: “De te bellezza mia, m’annamuraje, si t’allicuorde, nnanze a la funtana: l’acqua lla’ dinto nun se secca maje. E ferita d’ammore nun se sana” ci ricorda molto Guido delle Colonne, nella poesia “ Gioiosamente Canto” il quale parla della fontana come fosse il suo cuore, che, con l’ amore provato per l’ amata , non si prosciuga MAI! E, nell’ultimo versetto, come Petrarca ,ci dice che la ferita dell’amore nel cuore, non si rimargina mai. Entrambi i poeti, di Giacomo e Petrarca, avrebbero gioia di poter morire nel posto in cui si sono conosciuti con la loro amata e dove hanno cominciato ad assaporare le gioie e il dolore dell’amore. Questi due uomini hanno immaginato la loro donna come una divinità , degna di essere ricoperta da tutte le bellezze della natura in questo caso: fiori, frutta ( ciliegie) aria fresca, vento leggero e avvolgente, acqua limpida che, a contatto con il corpo di lei diventano preziose come l’oro…. Sia in “Era de Maggio”, sia in “Chiare fresche e dolci acque”, l’ amante promette di ritornare li’, dove è nato il loro amore e, intanto, vivrà nell’ attesa di quel bellissimo giorno, poiché non esiste altro posto dove lui ritrova la serenità. Come mi piacerebbe incontrare un uomo cosi poetico…. Magari mi potesse anche amare! 🙂

  11. Cecilia Bernardini ha detto:

    Ancora una volta ci troviamo a confrontare due grandi poeti : Petrarca , il cui nome già familiare e un nuovo stilnovista dell’800; Salvatore Di Giacomo. Come ben sappiamo le caratteristiche principali che accomunano i vari rimatori sono l’amore per la donna , sempre o quasi, vero . Riescono a far capire i segni di un amore attraverso le caratteristiche dettate dalla “Scuola Poetica Siciliana” e successivamente dal “Dolce Stil Novo”. Ci sono uguaglianze e differenze tra Petrarca e Di Giacomo. Quest’ultimo scrive una vera e propria composizione musicale (quando traspare un amore che provoca gioia e felicità, l’uomo è spinto a cantare come in “Gioiosamente Canto” di Guido Delle Colonne) e non a caso sceglie il periodo primaverile perché tutto fiorisce e tutta questa luce e risveglio porta a sognare . Proprio come Petrarca che in “Chiare, Fresche e Dolci Acque” racconta la donna paragonandola ad elementi della natura , la stessa cosa per il luogo: dalla descrizione è incantevole, puro se toccato dalla sua “L’aura”. Anche qui l’uomo è servo della donna ( un altro topos siciliano) in cui egli è talmente incantato che dipende dalla fanciulla. Infatti Di Giacomo nell’ultima quartina conclude dicendo: “Fa de me quello che buo’!”. Anche questi paragona la donna ad elementi della natura , come la fontana, in cui lui stesso dice che l’acqua non si secca mai, proprio come Guido Delle Colonne che descrive la donna come acqua di una fontana cui ha tolto a lui ogni sete. Ma la quartina che mi ha suscitato più pensiero di Di Giacomo, è stata quella in cui recita che “la ferita d’amore non si sana”. Ci sono somiglianze con l’ultima strofa di Petrarca : “Piaga per allentar d’arco non sana”: entrambi vogliono approfondire il concetto di vero amore , per questo secondo loro , ma anche secondo me, una volta che gli occhi hanno brillato alla vista della donna e hanno dato “nutricamento” al cuore, potranno passare secoli, anni, ma quell’emozione di guardarla e amarla non svanisce. Per una “ferita d’amore” non ci sono i punti! 😉

  12. Anonymous ha detto:

    Stiamo recensendo blog didattici come rappresentanti del CdI. Qui leggiamo tanta buona volontà e valutiamo il tutto anche se vengono in mente molti dubbi:la conoscenza del Petrarca è un po' superficiale, no? SalutiEmilio R.

  13. Cristina Galizia ha detto:

    Superficiale?Forse dovremmo accordarci sul significato di "superficiale"…-Saper rintracciare i temi del petrarchismo in elementi attuali; -saper intessere relazioni con altri autori dello stesso periodo;-saper leggere gli stereotipi femminili attuali alla luce della storia (letteraria e non) che ha contribuito alla sua formazione;-saper collegare testi di medialità diversa, secondo un procedimento analogico;-approfondire il lavoro fatto a scuola, da casa, sottraendo tempo al gioco e ad altre cose per amore dell'argomento e dell'implicazioni rintracciate-imparare a gestire un blog, attraverso la familiarizzazione con i commenti e i link (per poi passare successivamente all'amministrazione condivisa dell'intero blog)se tutto questo è superficialità allora sono d'accordo con lei: stiamo facendo un lavoro superficialissimo ;-)Se lei invece intende sottolineare la "quantità" di Petrarca svolto, la classe IIA (scuola media) ha studiato (al momento) "Eran i capei d'oro" e "Chiare e fresche e dolci acque" e sono queste due opere l'oggetto materale di studio e il pre-testo per le nostre scorribande nel tempo e nei saperi.Spero torni nuovamente a trovarci, ma ancor di più spero che lei ci segua nell'interezza del percorso.La ringrazio per l'attenzioneA rileggerci! 🙂

  14. Andreas Formiconi ha detto:

    Un commento dall'alto al basso, Emilio R.In pratica anonimo, R.? Nessun link?Stiamo recensendo … chi è il soggetto?Cdl, quale?Superficiale, rispetto a cosa?

  15. Andreas Formiconi ha detto:

    Mi sono reso conto di avere firmato con l'account Google.Firmo meglio:Andreas Formiconihttp://iamarf.org

  16. Simona Martini ha detto:

    Condivido questo modo di studiare letteratura, stiamo parlando di ragazzi di dodici anni che ben altre idee hanno dell’amore, della bellezza, idee che sono conformismo puro o magari e giustamente in perfetto accordo con il loro tempo e allora perché non aprire la loro mente impiegando tutti gli strumenti che possediamo? Mi sembra che questi studenti abbiamo fatto dei confronti tra testi degni di un critico letterario. Direi che in proporzione siamo lì. Impegno, interesse, curiosità … anche Petrarca può servire a riflettere, ovviamente, l’importante è seguire la strada giusta. Vedo dietro questo modo di lavorare un grandissimo impegno della professoressa ma anche un grande impegno da parte dei suoi studenti, non si sono annoiati (né lei né loro), hanno stabilito un dialogo, si sono ritrovati a parlare la stessa lingua e in più ricorderanno chi era Francesco Petrarca e di “cosa” scriveva per sempre … in fondo penso che non sia questo lo scopo, lo scopo è la riflessione, la capacità di scrivere e comprendere, di confrontare, di aprire la mente e dire la propria … Petrarca verrà in seguito e sfido qualunque altro insegnante a catturare l’attenzione dei suoi allievi come fa questa prof.“La scuola deve farti conoscere un certo numero di classici tra i quali tu potrai in seguito riconoscere i tuoi classici. La scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola” I. Calvino, Perché leggere i classici

  17. Anonymous ha detto:

    non vedo niente di superficiale nel lavoro dei ragazzi della II A anzi rabbrividisco di fronte a tanta "superficialità"nel commentare testi che hanno impegnato molto questi ragazzi.Sono aperta ad accettare qualsiasi opinione o idea ma penso che bisogna capire sempre chi c'è dall'altra parte. A mio parere i ragazzi oggi vanno sempre incoraggiati soprattutto davanti a queste belle attivita'dalle quali impararo a scrivere a collegare la letteratura di ieri con il presente.Che dire,continuate cosi' anzi che questa opinione "superficiale" vi dia lo slancio per fare sempre di piu'. La vita è anche questo.

  18. Maria Grazia ha detto:

    OT Ci sono poche cose che mi fanno "adombrare" quanto i commenti/critica anonimi… Buona giornata, Cristina 😉

  19. Marta ha detto:

    Nella canzone “no potho reposare” ci sono molti topos stilnovistici: l'uomo ama immensamente la donna, infatti nella canzone si ripete molte volte "ti amo, ti amo" poi dice che l'uomo non può riposare e stare in pace se non c'è la sua donna. Pensa a lei in ogni momento e quando pensa a lei si rallegra. Lui come Dante, Petrarca, Dalentini e gli altri stilnovistici, l'amante ama solo lei ed è servo solo, ed esclusivamente dell'amata, non esiste nessun'altra donna per lui( come scrive anche Petrarca in chiare fresche e dolci acque: "nessuna altra parea me donna"). Questo amore è talmente intenso che nella canzone specifica l'ossessione che ha!La amata è paragonata un angelo. Il suo spirito è puro come il cielo. Più volte nel testo della canzone si dice esplicitamente che questa ragazza amata è bellissima quasi un angelo; tutto questo amore che scrive in queste righe è tutto solo per lei. Un forte topos che mi piace sottolineare è sempre il paragone ad elementi naturali, è bellissimo paragonare una donna alla purezza della natura…!Questa canzone appena la ho sentita mi è piaciuta molto anche se ci sono molte parole difficili da capire!Le pubblicità dell'acqua san Benedetto è molto inerente allo stilnovismo, anche se la donna della pubblicità non è bionda, ma mora quindi questo ci fa capire che oggi anche se la donna è mora è comunque pura! Le parole pronunciate nella pubblicità sono poche, ma essenziali: purezza benessere e leggerezza; tre parole chiave perchè gli stilnovistici "costruivano" una poesia, un sonetto o una canzone su queste basi. E' molto bella la figura della donna che passeggia lungo questo giardino pieno di elementi naturali, l'immagine si potrebbe anche collegare a chiare fresche e dolci acque, perchè c'è sempre questa ragazza bellissima, come ci dice il poeta, che come una farfalla attraversa leggiadramente la natura. Dà un senso di leggerezza… di purezza… di nobiltà d’animo, che questo vento leggero che attraversa i capelli di questa donna. Non ci dimentichiamo che negli spot precedenti ci sono anche delle bambine, che ci trasmettono proprio quel senso di spontaneità e libertà!

  20. Cristina Galizia ha detto:

    Sentito Battiato nel secondo verso della sua canzone? ;-)E della canzone dei Tazenda non hai notato una descrizione particolare dell'uomo?Comunque, Marta, ti sei "bevuto" anche questo altro compito! Brava!Passo a pubblicare le vostre prime poesie e…quasi quasi…il prossimo post di arringo lo modifichi tu! ;-)ok? Ti dò una stelletta sul giubetto 😉

  21. Cristina Galizia ha detto:

    Qui "alcuni" frutti del lavoro:http://arringo.blogspot.com/2011/04/i-dintorni-di-petrarca.html"Alcuni" non solo perché ne mancano tanti, ma anche per ché il numero di commenti ai tanti post di questo blog sono uno dei lavori più gratificanti…

  22. Costanza Testa ha detto:

    prof io ho pensato a una canzone di Pino Daniele: amore senza fine! dove si parla anche di occhi che le potrebbe interessare a risentirci a lunedi!

  23. Cristina Galizia ha detto:

    "Perchè mi fai impazzireee quando mi guardi cosììì, non riesco mai a finiree un discorso senza errooorii"ahahahcerto Costanza che va beneeeeeee!!!Bravaaaaa!Ormai sei entrata a pieno titolo nel gioco!

  24. Cristina Galizia ha detto:

    Ascolto oggi per la prima volta una bellissima canzone di Branduardi: profumo d'arancio. Ve la dono, affinché vi coinvolga e vi solleciti ricordi ed emozionihttp://www.youtube.com/watch?v=3nkPf6vIo08&feature=related

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