Petrarca e dintorni -parte 2 – studio ed esercitazione IIA

E mentre ci esercitiamo sugli altri due sonetti di Petrarca, e mentre facciamo esercizi di produzione propria…in classe e su Arringo…

 è arrivata la primavera!
 Occhio che Zefiro torna e le allergie rimena!

Come? Non recita così il primo verso? Ops, avete ragione!

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

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Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
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sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ’n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

(Se avete bisogno, qui la parafrasi e un breve commento; qui la storia di Progne e Filomela; vi segnalo poi lo splendido quadro di Rubens - XIX secolo- dove Progne porge al marito Tereo la testa di suo figlio Iti; il resto...tiratelo fuori voi 😉 ).

Un bel sonetto, questo di Petrarca, dove all'inno della vita nella Primavera, si contrappone il dolore per la morte di Laura (intensissimo il "Ma per me" allitterante, per giunta)...


Il tema della Primavera, quale tripudio della vita, dell'amore (Venere - Cupido), è usatissimo, fin dall'antichità...

Foto tessera arrabbiata di Lucrezio
Lucrezio, poeta latino che ha scritto un trattato proprio sulla Natura (De Rerum Natura), iniziava il poema proprio con un Inno a Venere:


Madre degli Enèadi, piacere degli uomini e degli dèi, Venere vivificante, che sotto le mobili costellazioni celesti ravvivi il mare portatore di navi, la terra che reca le messi, poiché grazie a te ogni genere di esseri animati è concepito e vede, (una volta) nato, la luce del sole: te, dea, te fuggono i venti, te ed il tuo arrivo le nuvole del cielo, per te la terra industriosa fa crescere i fiori soavi, per te sorridono le distese marine, e, rasserenato, brilla di una luce diffusa il cielo. Infatti, non appena la bellezza del giorno primaverile [la bellezza primaverile del giorno] si svela, ed il soffio del favonio vivificatore, dischiuso, prende forza, per prima cosa gli uccelli del cielo annunciano te e il tuo arrivo, o dea, colpiti in cuore dalla tua potenza. Quindi le bestie feroci [oppure: le bestie selvatiche (e) gli animali domestici] balzano qua e là per i pascoli rigogliosi ed attraversano i fiumi vorticosi: così (ciascuna bestia), presa dal (tuo) fascino, ti segue desiderosa ovunque tu voglia condurla [dove insisti a condurla]. Infine per i mari ed i monti ed i fiumi impetuosi e per le frondose dimore degli uccelli ed i campi verdeggianti, ispirando a tutti nel cuore un soave (sentimento d’) amore, fai sì che con desiderio propaghino le loro generazioni stirpe per stirpe.

E poiché tu sola governi la natura, e senza di te nulla nasce nelle divine [oppure: luminose] plaghe del giorno [della luce], e nulla diviene lieto né amabile, desidero che tu (mi) sia compagna nello scrivere (questi) versi, che tento di comporre sulla natura per il nostro discendente di Memmio (= Gaio Memmio), che tu, o dea, hai voluto eccellesse in ogni tempo, adorno di ogni qualità. Tanto più, dunque, concedi, o dea, un piacere inestinguibile alla (mie) parole. Fa’ che frattanto le feroci occupazioni della guerra, per (ogni) mare ed ogni terra, spente, si acquetino. Infatti tu sola puoi giovare ai mortali con una tranquilla pace, perché le feroci occupazioni della guerra (le) governa Marte bellicoso, che spesso si abbandona sul tuo grembo, vinto dall’eterna ferita d’amore, e così levando lo sguardo, reclinato il morbido [ben tornito] collo, nutre d’amore gli avidi sguardi, anelando a te, o dea, e dalla tua bocca pende il respiro (di lui) abbandonato (su di te). E tu, o dea, abbracciando con il tuo santo corpo lui (così) disteso, emetti dalla (tua) bocca soavi parole, chiedendo(gli) per i Romani, o ìnclita, una tranquilla pace.



Facciamo passare un po’ d’anni e spostiamoci in Provenza, la Francia meridionale del 1100, con Bernard de Ventadorn, un  poeta che, in provenzale, scrive la Canzone alla Primavera (qui tradotta, ovviamente):

Canzone di primavera

Quando erba nuova e nuova foglia nasce
e sbocciano i fiori sul ramo,
e l’usignolo acuta e limpida
leva la voce e dà principio al canto,
gioia ho di lui, ed ho gioia nei fiori,
e gioia di me, e più gran gioia di madonna:
da ogni parte son circondato e stretto di gioia,
ma quella e gioia che tutte l’altre avanza.
Tanto amo madonna e l’ho cara,
e tanta reverenza e soggezione ho per lei,
che di me non ardii parlare mai
e nulla chiedo da lei, nulla pretendo.
Ma ella conosce il mio male e il mio duolo
e quando le piace mi benefica e onora,
e quando le piace io sopporto la mancanza dei suoi favori,
perché a lei non ne venga biasimo.
Mi meraviglio come posso resistere
che non le manifesti il mio talento:
quand’io veggo madonna e la miro,
i suoi begli occhi le stanno cosi bene!
A stento mi tengo dal correre a lei.
Così farei, se non fosse per timore,
chè mai vidi corpo meglio modellato e colorito
agli uffici d’amore così tardo e lento.
Sola vorrei trovarla
che dormisse o fingesse di dormire,
per involarle un dolce bacio,
poiché non ho tanto ardire da chiederglielo.
Per Dio, donna, poco profittiamo d’amore:
fugge il tempo, e noi ne perdiamo la miglior parte.
Intenderci dovremmo a segni copertamente,
e poiché ardir non ci vale, ci valga scaltrezza.
S’io sapessi gettar l’incantesimo,
i miei amici diventerebber bamboli,
si che niuno saprebbe immaginare
né dire cosa che ci tornasse a danno.
Allora so che potrei rimirare la più gentile
ed i suoi occhi belli e il fresco viso,
e baciarle le labbra per davvero
si che per un mese ve ne parrebbe il segno.
Ahimè, come muoio dal fantasticare!
Spesso vanisco tanto in fantasie,
che briganti potrebbero rapirmi
e non m’accorgerei di che facessero.
Per Dio, Amore, ben facile ti fu soppraffar me
scarso d’amici e senza protettore!
Perché una volta madonna così non diristringi
prima ch’io sia distrutto dal desìo.


Vi prudono i neuroni?

E io li aiuto a darvi tormento: eccovi il quadro spiegato in classe!



Classico collegamento tra classici, il tema è arrivato fin a Botticelli (1445-1510), che dipinse il celeberrimo quadro “La Primavera” in occasione della nascita di Giulio de’ Medici, futuro…Papa Clemente VII che abbiamo conosciuto alquanto in storia 😉
(Qui un video-spiegazione del quadro; qui, qui e qui diverse interpretazioni, di profondità diverse).
Passando poi per tantissimi altri scrittori e poeti (il prossimo anno vedremo Foscolo, dove il tema della Primavera si fonde con quello politico per la Libertà dall’Austria – lo linko solo per i curiosoni-), arriva fino alle canzoni più recenti, trasmesse alla radio…

Che ne dite di ascoltare queste, pescate da You Tube, scrivendo semplicemente “primavera”? Orecchio, ragazzi, il tema è lo stesso, ma a volte l’uso che se ne fa è particolare
…e ho preso solo quelle che hanno “primavera” nel titolo!!!

Bene ragazzi, procedete pure con l’ascolto libero – quelle che più vi piacciono-, postatene altre, come anche altre immagini o video…Così, per divertimento e per fissare in mente alcuni concetti, semplicemente cantando.

Quando sarete completamente inebriati dalla musica….procedete all’indagine e al confronto tra le canzoni più significative e Petrarca/Lucrezio/Ventadorn/Botticelli 😉


A tavola, ragazzi!!! E’ pronto!



Buon appetito!
La prof


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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
Questa voce è stata pubblicata in Cristina Galizia, letteratura, lucrezio, Petrarca, primavera. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Petrarca e dintorni -parte 2 – studio ed esercitazione IIA

  1. Eli ha detto:

    prof ti consiglio di mettere anche la venere di botticelli….. anche là ci sono dei bei collegamenti con la primavera legata al mondo classico e anche la donna…… k dire 2 piccioni con 1 fava! 😉

  2. Cristina Galizia ha detto:

    Certamente sì Elisa…collegamenti foscoliani che tu ben sai…e si potrebbe anche arrivare a Naomi Campbell, la "Venere nera" e di qui anche a Michelle Obama…ahahaha ma son sicura che questi collegamenti qualcosina in mente ti solleticano, vero?Pensi di usare questo materiale nel percorso d'esame?Forse sarebbe il caso di aprire una pagina wiki per ciascun percorsoFinisco una cosa per la IIA e poi ci penso…f.to la dea galì.

  3. Cristina Galizia ha detto:

    dimenticavo: chi è la tua prof di italiano che ti fa scrivere " k dire 2 piccioni con 1 fava"?

  4. Cristina Galizia ha detto:

    Ascolto oggi una bellissima canzone di Branduardi: Profumo d'arancio…http://www.youtube.com/watch?v=3nkPf6vIo08&feature=relatedBellissima, che ne dite?

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