La storia cantata: la Ia guerra mondiale nei canti ufficiali IIIA

Continua il racconto della storia attraverso i canti (dopo quelli del Risorgimento, in italiano e romanesco), quali documenti sonori di un’intera epoca.
Molti sono i canti della prima guerra mondiale, che ricordano gli anni difficili di una guerra non voluta, creduta breve, troppo grande per un’Italia appena nata…
Eppure nelle canzoni i temi ricorrenti sono ben altri: il mito della patria (uscivamo di fatto da Risorgimento, anzi, forse ne eravamo ancora dentro), il valore del soldato martire, la lotta gloriosa contro il nemico…


La Canzone del Piave diventa addirittura, nelle mani di Diaz (che eredita un esercito demoralizzato da lunghi anni di guerra e dalla severità di Cadorna), uno strumento per risollevare gli animi di tanti ragazzi sradicati e afflitti dopo Caporetto
Vi incollo qui  il testo e l’analisi strofa per strofa:







La leggenda del Piave

1. STROFA:
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
era un passaggio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: “NON PASSA LO STRANIERO”.


2. STROFA:
Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo in quell’affanno nero.
Il Piave mormorò: “RITORNA LO STRANIERO”.


3. STROFA:
E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allor…
“NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
“mai più il nemico faccia un passo avanti”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
Il Piave comandò: “INDIETRO VA’ STRANIERO!”


4. STROFA:
E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
E la Vittoria sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
Infranse alfin l’italico valore
Le forche e l’armi dell’impiccatore.
Sicure l’Alpi… libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde.
Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
la pace non trovò NE’ OPPRESSI, NE’ STRANIERI.
E.A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta)

Cenni storici (significato dei versi e cronologia degli eventi)
   
Nella notte tra il 23 e il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra: era l’occasione per completare il processo di unità nazionale e liberare il Trentino e la Venezia Giulia dal dominio austriaco. Il nostro esercito, nel marciare coraggioso e silenzioso verso la frontiera con l’Austria, passò sul fiume Piave, che espresse poeticamente la sua gioia con il tripudio delle onde.
 
24 ottobre del 1917, il nemico ruppe il fronte orientale italiano a Caporetto; tutte le nostre forze ebbero l’ordine di arretrare onde evitare l’accerchiamento. Le perdite furono pesanti e ad esse si accompagnarono le polemiche.
Si dovettero richiamare le riserve e arruolare i giovani di 18 anni, classe 1899, che per il valore ed il coraggio dimostrato meritarono l’appellativo di “classe di ferro”. Il Piave divenne il simbolo della Patria che fu difesa con rinnovata determinazione sotto la guida del Gen. Armando Diaz.
 

  Sulla nuova frontiera Monte Grappa-Piave si decidevano le sorti della guerra. La poderosa offensiva scatenata dagli austriaci nel giugno 1918 cozzò contro l’eroica resistenza degli italiani; le divisioni nemiche dovettero “ripassare in disordine il Piave, sconfitte e incalzate dalle nostre valorose truppe” come si espresse nel bollettino di guerra il Gen. Diaz.
La battaglia del Piave è stata una delle più gloriose della storia d’Italia: costò all’Austria 150.000 uomini e fu l’inizio della sconfitta. Gli austriaci e gli alleati tedeschi videro “cadere come foglie morte” nelle acque del Piave le loro speranze di vittoria, come scrisse il comandante tedesco Ludendorff dopo la guerra.
 

Il 24 ottobre 1918, proprio nel giorno anniversario della sconfitta di Caporetto, l’esercito italiano lanciò una massiccia e generale offensiva che portò alla vittoria dell’Italia, chiamata di Vittorio veneto, dal luogo dove avvenne per prima lo sfondamento delle linee nemiche.
L’avanzata italiana fu travolgente; dopo aver catturato centinaia di migliaia di prigionieri, il 3 novembre le truppe italiane entrarono in Trento e Trieste. Lo stesso giorno l’Austria si arrese e firmò l’armistizio, che sanciva la cessazione della guerra per il 4 novembre.
Solo allora si placarono le acque del Piave, quando furono sconfitti gli imperi oppressori e la Pace trovò gli italiani liberi sul patrio suolo, dalle Alpi al mare.  
Questa la Grande Storia condensata nella “Leggenda del Piave”, la Storia di una guerra non di offesa ma di difesa della Patria, sostenuta dal popolo e valorosamente combattuta da nostri soldati per il completamento dell’unità d’Italia

Ricordo quando, alla vostra età, ragazzi, ascoltai per la prima volta “La Canzone del Piave”: allora mi figurai dei giovanotti armati alla leggera guadare il fiume di nascosto e ancora oggi, quando ascolto questa canzone, ho questa immagine di tensione e paura…


Ma tra i canti della Prima guerra mondiale, quelli che mi emozionano maggiormente, sono i cori degli alpini: l’eco, il canto a cappella, le voci profonde quasi mi spingono indietro nel tempo e mi sembra di essere lì, al gelo tra le rocce delle Alpi impervie…


Tra le più dense e intense Ta pum, una delle più famose canzoni degli alpini, ispirata dalle armi in uso presso gli austriaci e anche una delle più struggenti, che meglio racconta le condizioni dei giovani italiani sul fronte.
Deve il nome al fucile rappresentato qui sotto:



Il fucile Mannlicher M95 (ricamerato in calibro 8x56R), ritratto nella foto, era il più lungo tra quelli della serie M95 ed era il fucile che i nostri nonni si trovarono contro durante la Grande Guerra. La guerra fu vinta, ma su questo fucile continuò ad aleggiare la fama di “attrezzo mortale”. Gli italiani lo chiamavano ta-pum, per il rumore che si sentiva dalle trincee. I tiratori austriaci sparavano da lontano, e prima si sentiva lo schianto della pallottola (ta), poi arrivava il rumore della detonazione (pum)…Un’arma micidiale, per i nostri poveri ragazzi…



Ho lasciato la mamma mia,
l’ho lasciata per fare il soldà!
Ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum.
Venti giorni sull’Ortigara
senza il cambio per dismontà!
Ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum.
Quando portano la pagnotta
il cecchino comincia a sparar.
Ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum.
Nella valle c’è un cimitero,
cimitero di noi soldà!
Ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum

Ecco dunque i due volti: da una parte quello glorioso, della lotta per le terre irredente, dall’altra quello della sofferenza e della malinconia dei nostri soldati…


L’“inutile strage” pose fine ai grandi imperi, ridisegnò confini e strozzò molte parole in gola…


L’arte si ridefinì al punto tale che si diede una forma nuova, quella astratta, non descrittiva ma interpretativa (qui un panorama):


Marc Chagall, “Gli amanti in blu”, 1914

Kazimir Malevich, “Testa di contadino”, 1928-1929,

Wassily Kandinsky, “Amazzone con i leoni”, 1918
Pavel Filonov, “Due teste (Marinai del Mar d’Azov)”, 1925

La poesia e la letteratura in generale abbandonarono le forme retoriche e ariose dell’ottocento per forme strozzate, cupe, spezzate, come strozzate, cupe e spezzate erano allora le vite di tutti…

Ungaretti valga come esempio:

Veglia

           
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
.


Cima Quattro il 23 dicembre

Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli


Mariano, il 15 luglio 1916

Sono una creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
cos’ totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo



Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916

San Martino del Carso


Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non m’è rimasto
neppure tanto

Ma nel mio cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese più straziato




Valloncello dell’Albero Isolato, il 27 agosto 1926

Soldati


Si sta
come d’autunno
sugli alberi
le foglie.

E consigliandovi sia di vedere “La Grande Guerra” (di Monicelli, con degli eccezionali e commoventi Alberto Sordi e Vittorio Gassman) o anche “Orizzonti di Gloria” di Stanley Kubrick ( sul fronte franco-tedesco del 1916), intanto vi lascio con questo video-documentario:

La prof.
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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