Grazie

Inizialmente non sapevo bene cosa scrivere, pensavo (e penso) che i miei sfoghi non sarebbero potuti interessare a nessuno. Del resto, ognuno ha la propria vita, perché leggere sentimenti sparsi e confusi di una diciassettenne in cerca di identità? Invece stasera sono tornata a casa dopo uno spettacolo di beneficenza e ho deciso che avrei scritto. Le mie mani, la mia mente, il mio cuore hanno deciso di scrivere. Io faccio solo da tramite. Strano come siamo padroni fino a un certo punto dei nostri sentimenti. Strano, ma bello. Perché ciò che è strano è bello. L’ho sempre amata la stranezza. E sempre la amerò.

Sono qui, però, stasera, o forse dovrei dire stanotte, per parlare riguardo qualcosa che è molto più importante dei miei pensieri. Loro cambiano in continuazione, a volte vanno verso una direzione, a volte verso un’altra, a cinquant’anni ancora starò cercando di placare il loro continuo “girovagare ”nella mia testa. C’è qualcosa invece che non cambia, che non è cambiato e che mai cambierà: un GRAZIE. Un grazie e una stima. Un grazie e una stima per una professoressa che guarda oltre. Un grazie e una stima per una professoressa che si impegna in quello che è il lavoro più delicato che un essere umano possa compiere: entrare nelle teste di noi ragazzi. Un grazie e una stima per una professoressa che “brandisce” la penna come “la Marianna” e guida noi ragazzi in quello che è il cammino verso la crescita. Un grazie per LA PROFESSORESSA. E allora professoressa, fosse anche la cosa più stupida che sto per fare, la anticiperò io dal pubblicare un frammento di un e-mail che le ho scritto:

“Se non ci fosse stata lei che con il sottofondo musicale ci avesse letto i versi della Divina Commedia io forse non la amerei come la amo ora. Se non ci fosse stata lei a scandire con tono fermo e deciso la parola “fratelli”in Ungaretti, io forse non avrei compreso a pieno il significato di questa parola “tremante; nella notte; foglia appena nata”. Già… le foglie che lei fa nascere con il suo immenso amore per chi le sta vicino. Se non ci fosse stata lei ad alzare il braccio come lo alzava la “Libertà che guida il popolo”, io non avrei mai capito meglio che l’unione fa la forza. Liberté. Egalité. Fraternité. Se non ci fosse stata lei a dire che non le andavano giù dei talenti sprecati davanti alla tv…io probabilmente non avrei letto con la giusta attenzione le parole di molti libri. Se non ci fosse stata lei…a renderci orgogliosi della NOSTRA ITALIA. Perché mi domandavo, perché tanto trasporto per un’ Italia che sta crollando? Perché “non c’è cor che non batta per la patria”. E perché…Manzoni non era il solo a volere ancora una patria che fosse “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”.

Ecco professoressa tutto questo è merito suo. Questo sito, questi scritti, questo amore per la letteratura. Lei, lei che ci ha fatto capire che i libri, le poesie, qualsiasi forma di scrittura, non sono semplici parole buttate lì su un foglio, ma “ARCHEOLOGIA DI SENTIMENTI”, come ci ripeteva sempre. E allora che dire? Grazie. “Grazie” che forse la annoierà, ma non esiste un’altra parola che abbia un’intensità maggiore.

Concludo inserendo le stesse parole che le ho scritto nel chiudere l’e-mail sopra riportata:

“Non smetta mai di essere per noi un’ancora di salvezza. Salvi ancora noi ragazzi…perché questo mondo è più forte di noi.”

Arringoboys! Guardiamoci dentro.” E’ lì”, come diceva Sant’Agostino, “che abita la verità”. Scusate l’intrusione.

Grazie prof.! Di tutto. Per tutto. Per sempre.

Adriana Rossi

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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8 risposte a Grazie

  1. Cristina Galizia ha detto:

    Leggere queste righe, intense e inattese, mi ha profondamente commosso, emozionato nel profondo, Adriana. Sono parole grandi al punto tale che mi stordiscono, che mi lasciano tra lo stupito e l’incredulo. Ma come sai il “grazie” lo devo io a te e agli altri ragazzi: la magia della passione si verifica solo se c’è collaborazione, intesa, comunanza di sensi (per dirla alla Foscolo) tra chi interagisce. Il prof o qualsiasi altro adulto può fare molto poco se non c’è fiducia, ovvero patto (formativo) tra lui e i ragazzi: se anche gli alunni decidono di essere curiosi, di uscire spesso dal seminato, se i ragazzi prendono coscienza di quanto di bello sia loro INNATO…allora il gioco è fatto. Non si tira fuori se non quello che già c’è: nulla si crea, tutto è già in noi, occorre prenderne coscienza e consapevolezza. Adriana, quello che tu hai scoperto, attraverso la poesia, l’arte e la letteratura era già in te, era un’Adriana che era lì, in un cantuccio, in un angolo di te…”in attesa del primo verso d’amore”, parafrasando la Fiona di Shrek  Sì, ARCHEOLOGIA DI SENTIMENTI Adriana, sì, e continuo a dirlo ancora oggi ai miei alunni, perché io stessa mi stupisco quanto attuali siano quegli scritti che scopro di giorno in giorno, specchiandomi nelle loro parole: di tanto in tanto il tempo mi dona qualche testo a me sconosciuto, e mi perdo e girovago nel ginepraio dei sentimenti che mi suscita e finisco poi per perdermi nei meandri di chissà quale mente, fino a scoprirla molto simile alla mia. La letteratura, l’arte hanno questo potere fortemente evocativo, immaginifico, ma, aggiungo io, hanno un FORTE VALORE CONOSCITIVO. Spesso i ragazzi, ai primi approcci con la letteratura, chiedono: “Prof, ma a me a cosa serve sapere questo?”. Ma se quel testo, quell’episodio, quel film viene calato nella realtà dei ragazzi, se si chiede loro cosa avrebbero fatto al posto del protagonista, se si chiede loro cosa insegnino oggi quelle parole, ecco che i ragazzi si accorgono che dietro vestiti antichi e merlettati dei secoli passati ci sono in fondo gli uomini di sempre, con le nostre stesse ansie e speranze. Ci si specchia in quelle parole e ci si conosce di più, ci si sente meno soli e forse anche meno strani. La letteratura e le arti ci aiutano a conoscerci e ad esprimere senza remore, anche i sentimenti più remoti o intimi. Quando poi mi chiedono: “Ma prof, ma sei sicura che l’autore volesse veramente dire quello che abbiamo interpretato noi?”…Io rispondo che non è assolutamente importante farsi una domanda come questa, non solo perché non lo potremo mai sapere, ma soprattutto perché L’OPERA D’ARTE E LETTERARIA ESISTE SOLO NELLA RELAZIONE UMANA, solo se c’è un cuore o una testa che la interpreta: esiste nell’attimo esatto in cui viene interpretata , viceversa resta un oggetto inanimato come pochi altri in natura. Che l’autore volesse o no suscitare certi sentimenti piuttosto che altri non conta: conta quello che OGGI quell’autore può suscitare in NOI. (continua nel commento successivo)

  2. Cristina Galizia ha detto:

    (segue al commento precedente) Ma torniamo un po’ al personale e a noi. Se anche so di non avere potere taumaturgico, parole come le tue, Adriana, aiutano tantissimo ad andare avanti quando ci si sente…diciamo un po’ sperduti. Sai, la testa di un prof assomiglia molto alla selva di Dante: è un intreccio tra “avrò fatto bene?”, “Avranno capito?”, “forse era meglio fare diversamente”, “domani farò così, anzi colà”…E queste tue righe mi incoraggiano a non disperare, ad avere fiducia io stessa in me (vedi che anche i prof non hanno un bel rapporto con l’autostima?).Chi di noi non ha bisogno di conferme durante il proprio camino? Chi non si sente meglio se ha qualcuno che lo stimola e lo spinge a superare le salite più impervie? Chi non getterebbe la spugna se dietro non avesse chi tifa per lui? Vedi quanto sia reciproco il rapporto tra me e te, adulti e ragazzi, tra prof e alunni? Un bel BINOMIO, che esiste e ha senso finché esiste l’altra metà.Per questo torno a dire che il “Grazie” lo devo io per prima a te: se non avessi avuto i tuoi occhi accesi e curiosi davanti, tante salite non le avrei affrontate e non avrei vinto le mie paure. Ed oggi a raccogliere i frutti siamo almeno in due…Un abbraccio e alla prossima, cara, per mail, cell, blog, skype e…citofono Baci!La prof

  3. Cristina Galizia ha detto:

    *cammino: sfuggita una m.

  4. Adriana ha detto:

    Prof. come ben saprà un giorno non è sufficente per rispondere ai suoi commenti! ogni volta ne esco sconvolta!Ci tenevo a dirle, visto che parlava riguardo le domande di noi ragazzi, che i pomeriggi interi a riflettere sulle poesie studiate in classe, sono fra i miei più cari ricordi. Ore ed ore passate a meditare su una sola parola, su un solo verso, anche su una congiunzione messa in un certo modo. Bello. Bello. Bello. E' lì che nasce la bellezza: nel momento in cui ti trovi a riflettere su un verso di una poesia, capisci che ti appartiene. Capisci che anche se è stata scritta secoli prima, è ancora attuale. Capisci, dopo averla riletta più e più volte, che non morirà mai, perché scritta col cuore. E ciò che è scritto col cuore, ciò che è fatto col cuore, è sempre vivo e soprattutto, sempre vero. Ecco cosa mi hanno lasciato le sue lezioni. Non sono tornata a casa con la testa piena di nozioni o regolette di grammatica da applicare, sono tornata a casa comprendendo che nella vita non siamo i soli ad aver avuto paura, che non siamo i soli ad esserci sentiti nullità anche solo per un istante, che non siamo i soli ad aver sofferto e gioito. Ecco perché sono riuscita ad amare la letteratura. Perché anche se rileggessi mille volte Ungaretti, Manzoni, Dante, anche se rileggessi mille volte di Catullo e del suo amore, tutto avrebbe sempre lo stesso effetto. Sarebbe sempre come se non avessi mai letto le loro opere e stessi cominciando proprio in quel momento a scoprire nuove cose. Ed ho dedotto, da subito come dopo tanto tempo, che solo ciò che si ama veramente di giorno in giorno non perde valore. Ma anzi ne acquista. Come rendere immortale qualcosa? Facendola con amore. E così Catullo, inconsapevolmente, pur dicendo che l'amore doveva essere vissuto in vita perché la morte rompeva ogni tipo di legame, con le sue poesie rendeva eterno il sentimento. Col suo amore. E come due innamorati sembra che ogni giorno tornino ad amarsi come la prima volta, così le poesie, composte sempre con quello stesso amore, non perdono l'intensità.Prof. come sempre "sto a sgarà"! Ogni tanto vado troppo oltre;)!! Quello che le ribadisco è GRAZIE. Non avrei mai scoperto tutto questo senza di lei. Forse avrei lasciato morire quell'Adriana, che come dice lei, era già dentro di me.A presto! Anzi…prestissimo visto che tra poco più di un giorno…..!! Non lo dimentico il suo compleanno!=)Un abbraccio!Adriana

  5. Cristina Galizia ha detto:

    …Ricordi vivissimi anche in me…La classe IIIB, ampia, luminosa e dentro due file lunghe di banchi piene zeppe di occhi assetati: tu, Adriana, nella metà destra della seconda fila, tra altre ragazze…Ricordo anch'io quelle NOSTRE lezioni, il trasporto che ci prendeva a leggere Dante, Manzoni o Ungaretti, la sensazione fisica, per niente metaforica di gran turbamento viscerale a leggere le loro passioni: come si può rimanere impassibili di fronte alla carica umana di cui si facevano portavoce? Come leggere quei versi senza farseli entrare dentro, senza sentirsene l'interlocutore principe e principale? Io non lo saprei fare , io non saprei fermarmi alla regolina, accidenti, non ci riuscirei mai: "Chi potrà della gemina Dora, della Bormida al Tanaro sposa, del Ticino e dell'Orba selvosa scerner l'onde confuse nel Po" (per citare il NOSTRO Manzoni), beh, costui potrà arginare il bello in regole, codificarlo in schemi rigidi e sterili. Il BELLO è FORTE PARTECIPAZIONE EMOTIVA, è coinvolgimento, è passione… poi, ma solo molto poi è anche ragione e studio (riflettuto mai sulla parentela etimologica tra PASSIO e STUDEO? a me affascina tantissimo il legame tra questi due termini, così intensi). Il "Bello" Adriana.."non sgara": ricordi quante volte si partiva a far "italiano" e ci si ritrovava a parlar di arte, musica,attualità e chissà che altro? E' questo il Bello: è figlio della libertà e del sentimento e usa la ragione solo per tenere, di tanto in tanto, i piedi a terra. Il "bello" è quel sentimento che, partendo dal cuore dello scrittore, trova in quel testo una forma provvisoria ma un'immortalità nel tempo. Sì, Adriana, il Catullo di Lesbia o il Petrarca di Laura, fino al Montale della moglie che non c'è più hanno trascritto le loro emozioni e ce le hanno lasciate affinché le potessimo far nostre. Hai mai letto "Perché leggere i classici" di Calvino? Calvino dice esattamente quello che tu hai appena scritto: un classico è un libro che se si rilegge più e più volte ha ancora da dirci molto.Sapessi che estasi per me soffermarmi su quella congiunzione "messa di in un certo modo", o su quella metafora: poche cose ti afferrano come il linguaggio figurativo, come l'arte astratta o come i paragoni tra oggetti disparati che giungono inattesi durante il dibattito.Abbiamo tanto da scoprire di noi, Adriana, io e te: e il sapere e la curiosità ci renderanno consapevoli della nostra preziosità. Ci guideranno STUDEO e PASSIO.E visto che sei latinista, ti voglio dedicare due distici di Properzio che imparai a memoria da ragazza: Properzio, poeta augusteo, ama Cynthia (moglie di Clodio) e perde letteralmente la testa per lei. Il suo amico Cornelio Gallo lo prendeva spesso e volentieri in giro per questo…fin quando accadde che anche Cornelio prende una bella cotta per una 🙂 E allora Properzio dedica all'amico l'elegia IX del I libro, che inizia proprio così…"Dicebam tibi venturos, irrisor, amores // nec tibi perpetuo libera verba fore" (te lo dicevo, beffardo, che sarebbe arrivato l'Amore e non sarebbero più state libere le tue parole) Ecco, la passione guida e conduce dove vuole e ci fa approdare dove mai ci saremo aspettati…E'"l'Amor che move il cielo e l'altre stelle"….non trovi? E' il Battiato de "tutto l'universo obbedisce all'Amore", è la Tamaro di "Va dove ti porta il cuore" e tanto ma tanto altro…Catullo, Properzio, Battiato, Tamaro e chissà chi altro: ecco, QUESTO è il BELLO.Non so come ringraziarti per queste parole e per le riflessioni che mi stimoli.Grazie grazie grazie

  6. Adriana ha detto:

    Leggendo solo i nomi di Properzio, Cornelio Gallo e Susanna Tamaro ieri sera avevo così tante cose da dire che non sono riuscita a scrivere. Mi sono detta che se avessi scritto, poco dopo aver letto il commento, probabilmente avrei intasato la rete con parole prive di senso,(come già faccio) sgrammaticate e soprattutto sovrapposte l’una con l’altra. Perciò ho deciso che sarei andata a dormire e che l’indomani, cioè oggi, avrei risposto con più calma e lucidità. E invece appena ho riaperto il sito mi sono detta che non potevo richiedere lucidità alla mia mente in mezzo a tanta follia. Sarebbe stato impossibile. È impossibile. Qualcuno deve averle detto che loro sono tre autori che mi fanno letteralmente perdere il senno? Non lo so. E’ un caso? No. Il caso non esiste. Non ora. E mi prenderanno anche per scema su questo blog, e scriverò anche delle cavolate, ma ora prof ha acceso una miccia e mi dispiace, ma non la spegnerò. Non sono nelle condizioni per riuscire a farlo. Le chiedo scusa in anticipo, ma se non parlo ora non lo farò più. Rimandare ancora a domani potrebbe essere troppo tardi: ”Carpe diem” . “Colgo l’attimo” fuggente della mia irrazionalità. Perché è nell’irrazionalità che trovo la pace. Solo fuori da me stessa, mi sento veramente me stessa. Forse è per questo che gli antichi facevano così tanti simposi? Per sentirsi veramente bene? Per far uscire da loro la verità senza impedimenti? Non lo so. Ma se penso a una me fuori da me stessa, sto bene. E se penso a un Properzio o a un Cornelio Gallo calzare perfettamente il loro essere, allora mi domando come abbiano fatto a poetare sull’amore. Non su amore che è privazione di libertà. Ma su quell’amore che è una vera e propria ragione di vita. Su quell’amore che è “furor”. Su quell’amore che non può essere curato con erbe o alleviato con magie. Su quell’amore che è così. E non può non essere. E allora ecco che sì è vero, la sofferenza per amore, quel “taetrum morbum”, “orribile malattia”,di cui parlava Catullo, è uno strazio atroce, ma se l’amore non esistesse, se i suoi effetti non provocassero piacere e dolore allo stesso tempo, nessuno avrebbe mai scritto. E noi non avremmo mai letto con così tanto trasporto. Properzio amava Cynthia, Cornelio Gallo la sua Licoride, Catullo la sua Lesbia. Tutti con una “musa”che li ispirava nei versi poetici e tutti, invitabilmente, consapevoli che avrebbero potuto soffrire. Ma che hanno voluto amare. Perché il contrario non gli sarebbe stato possibile. Properzio aveva capito che nemmeno le arti magiche di Medea avrebbero potuto distoglierlo da amore. Cornelio Gallo, dopo aver seguito i consigli di Virgilio non ottenendo consolazione, aveva capito e si era rassegnato all’idea che "Omnia vincit amor et nos cedamus amori","l’amore vince tutto e noi cediamo all’amore". Catullo, sperava nella fedeltà della propria donna, credeva nell’eternità di quel "foedus amicitiae","giuramento d’amore",ma non ne aveva la certezza. E nemmeno gli stessi dèi potevano garantirgli un amore che avesse portato al "nubere", allo sposalizio. E infine Susanna Tamaro aveva ed ha capito che solo il cuore, se ascoltato, ha già impresse le parole che noi cerchiamo. " E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ASCOLTA IL TUO CUORE. Quando poi TI PARLA, ALZATI E VA’ DOVE LUI TI PORTA".Troppo lungo prof scusi, ma troppo bello per essere tagliato. (continua)

  7. Adriana ha detto:

    Ora non ho più parole. So solo che dopo essermi svuotata mi sento ancora più piena di prima. Grazie a lei prof.! A lei che si ricorda perfino la disposizione dei banchi della vecchia IIIB. A lei. Perché io non ho mai conosciuto una persona che sa amare a tal punto il proprio lavoro.Non so nemmeno cosa ho scritto, ma partendo dal presupposto che sto meglio, mi va bene così. Al giudizio, poi, avrò tempo per pensarci. GRAZIEAdriana=)

  8. Cristina Galizia ha detto:

    E come era naturale che fosse, dal Bello, siamo passati all'Amore, attraverso la mediazione della Poesia…E allora stavolta cedo la parola a qualcun altro:Pablo Neruda, La poesia : http://www.youtube.com/watch?v=fLh6IERvSCkRenato Zero, Inventi: http://www.youtube.com/watch?v=tOeTQmOjFN0&feature=fvstAldo Palazzeschi: Chi sono? http://www.giuseppecirigliano.it/chisono.htmlLeggili, poi…mi dirai cosa ne pensi :-)Ciao!!!

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