Progetto Valeo: La generosità premia -IA

I ragazzi di IA, che stavano affrontando il genere testuale della favola, hanno deciso di inserirsi nella festa per la solidarietà con una Perla di saggezza costituita proprio da una favola.
Hanno scelto i due protagonisti (un orso e un’ape), così dissimili tra loro, e hanno assegnato loro un ruolo preciso; l’ape avrebbe rappresentato la generosità e l’orso l’egoismo.


Ne è venuta fuori una bella favola, sul senso profondo della generosità, che supera egoismi e opportunismo, ma che ha a cuore solo il bene dell’altro.


Perché AMARE VUOL DIRE ESSERE GENEROSI.


A voi il testo e a seguire il video che ha accompagnato la lettura drammatizzata al Teatro.

Buona lettura e buona visione!

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LA GENEROSITA’ PREMIA 


C’era una volta, in una foresta inondata del sole,tantissimi animali che trascorrevano felici le loro giornate estive giocando e divertendosi tra le foglie degli alberi più frondosi. Nella foresta viveva ogni sorta di animale, dal più grande al più piccolo, dal più paffuto al più minuto. Tra questi, in particolare, ce ne erano due un po’ buffi: l’ape Minù e l’orso Bruno che vivevano sotto lo stesso albero secolare.

Un giorno nell’alveare della piccola Minù accadde una tragedia :

-Coff…coff…Minù aiutami…mi sto sentendo male…sto morendo…coff…

-Mia maestà,o mia regina, farò qualsiasi cosa in mio potere per farvi sopravvivere. Ditemi solo di che cosa avete bisogno e ve lo procurerò.

-Coff…coff…coff…portami del polline, fresco e profumato, affinché io possa succhiarlo e rimettermi in forze…solo cosi potrò salvarmi!

Minù uscì di corsa dall’alveare, agitando a più non posso le sue alette. Il primo animale che vide fu proprio l’orso Bruno, che sonnecchiava tranquillamente sull’erba bagnata da una leggera rugiada:

-zzzzz …Bruno…ho bisogno di te …zzz … presto, dammi un mano!

Bruno, avvertendo un fastidioso ronzio nelle orecchie, si svegliò di soprassalto e disse:

-Stupida ape guasta feste, hai interrotto il mio sonnellino quotidiano.

-Scusa, scusa … zzz … ho bisogno di te .. zzz … non ti avrei disturbato.

-E allora dimmi, insetto del malaugurio, che cosa c’è più importante del mio dormire?

-Una tragedia, una tragedia! la mia regina sta morendo!

-E sai quanto me ne importa di una sciocca ape regina? Quanto un fico secco!

-No, no dai non fare così, mi serve solo un piccolo aiuto e per te che sei cosi grosso non sarà cosi difficile.

-Mi sta dando forse del ciccione! Occhio a te, insetto insignificante.

-Per favore, per favore non volevo darti del ciccione, ma senza l’ape regina il mio sciame morirà!

-Non mi importa nulla di te! non mi importa nulla della tua regina e non mi importa nulla tanto meno del tuo sciame! E non farti vedere più seno la prossima volta ti mangerò in un solo boccone!

Minù, dispiaciuta, se ne andò con le alucce fra le zampe. 


Passarono i giorni, settimane, mesi e tutta l’estate e come tutti gli anni arrivò l’autunno. L’orso Bruno si aggirava nella foresta, perché dato che l’inverno era alle porte e si doveva preparare ad affrontare la grande dormita del lungo letargo. Il povero orso barcollava come una barca in balia di una tempesta, ma non riusciva proprio a trovare nulla da mettere sotto i denti, né trovare qualcosa di dolce da spazzolare con la sua lingua.

-Povero me, come farò a sopravvivere? se no mangerò qualcosa, morirò sicuramente. Chi lo avrebbe mai detto che io, imponente e robusto, avrei fatto questa misera fine? Sento che la mia vita è agli sgoccioli, sento che le forze vengono meno, sento che … per morire!

Improvvisamente un ronzio riempi l’aria.

-Conosco questo suono, mi è familiare, Minù, Minù, sei tu?

-Bruno, ma che cosa ti è successo hai una faccia … zzz … a occhio d’ape avrai almeno perso un ventina di chili!

-Ho fame, la mia pancia brontola come un vulcano in eruzione. Hai … per caso … un po’… di miele da darmi?

Minù, sorridendo tra le righe gialle e nere e, ammiccando, disse:

-Ma certo Bruno! Non si aiutano gli amici?

Bruno rimase di stucco, con le fauci aperte e con gli occhi spalancati, quasi sul punto di cadere fuori dalle orbite.

-Aspetta qui, non ti muovere, ma almeno chiudi la bocca!

In un batter d’occhio, apparve in cielo una nuvola nera simile a un tappeto volante, con sopra una grossa palla dorata e profumata.

-“Forza ragazze!” – incitava Minù.

-Un ultimo sforzo siamo quasi arrivati.

-Un-due, un-due, forza con quelle ali. Posizionarsi per l’atterraggio; abbassare la quota, far scivolare lentamente l’alveare e tu, Bruno, sei pronto a raccogliere il frutto del nostro faticoso lavoro?

Il dolce miele si sciolse nella bocca dell’orso e saziò la sua fame

-Non so come ringraziarvi e…ho imparato la lezione e a volte anche chi è piccolo può fare tanto e migliorare il mondo, basta volerlo e tutto si può realizzare con un pizzico di generosita!

Classe IA

I ragazzi hanno poi realizzato i disegni e con questi si è realizzato il video che ha accompagnato la lettura del testo al Teatro Caesar:
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Altri ragazzi hanno poi prodotto (autonomamente) anche altri testi:

CLAUDIA LA FORMICA E NINO IL RAGNO 


C’erano una volta, in una montagna, tantissimi animali, tra cui Claudia la formica e Nino il ragno.

Il lavoro di Claudia consisteva nel costruire delle case per le sue. Non passava giorno che non pensasse al suo lavoro e alle sue stupende opere. Costruiva delle case grandi, piccole e belle, di colore giallo, rosso, rosa e blu…

Lì, in montagna, tutti le volevano bene, tranne il ragno Nino. Infatti, ogni volta che lei si allontanava un poco dal suo cantiere, Nino distruggeva le sue opere più belle o rubava i progetti delle case e la povera Claudia doveva ricostruire tutto da capo:

-Povera me! Sicuramente tutti mi chiameranno “La perdente” e “La rovina case”…perché? Perché proprio a me?

E Nino, ogni volta che passava dalle sue pari la prendeva in giro così:

-Ahahah!, guarda chi si rivede! “Il fallimento della case!” Ahahahah!-.

E la povera Claudia rimaneva ogni volta molto dispiaciuta. Pensava che con il tempo, Nino si sarebbe stufato.

Passarono i giorni, le settimane, i mesi, ma Nino non riusciva a capire che non era il caso di insistere e insisteva con le prese in giro.

Allora Claudia organizzò un piano con le sue amiche…

Nino, come al solito, passava di là, con l’intenzione di rovinare qualcosa; le vide e domandò:

-Stupide formiche!

Le formiche gli saltarono addosso e cominciarono a mordicchiarlo qua e là

-Che cosa state facendo? Come vi permettete? Smettetela! Ahi Ahi!

-Ahahah! adesso chi è quello che piange?

-Vi prego, smettetela, vi prometto che non lo farò più!

-Va bene, ma la prossima volta che ci darai fastidio, prenderemo dei provvedimenti più seri!

Da quel giorno Claudia riprese a creare le sue magnifiche opere e Nino diventò buono e generoso con tutti.

Claudia divenne famosa in tutto il mondo e Nino divenne il suo aiutante.

Anche le formiche amiche divennero famose e si occuparono della pubblicità delle opere di Claudia!

Approfittarsi dell’altro non è corretto: solo la generosità premia.

Alessia De Paolis 
IL KOALA BODO E LA SCIMMIA MUNA 

C’erano una volta, in una foresta dell’Africa, due animali, la scimmia Muna e il Koala Bodo, che abitavano insieme nella stessa grotta da piccoli amici. Tutti gli animali giocavano insieme.

Un giorno, mentre si giocava a tirarsi le noci di cocco, la scimmia colpì per sbaglio il Koala. Bodo si arrabbiò molto e per tutta la giornata litigarono.

La notte seguente Bodo cominciò a sentirsi molto male, al punto tale che stava per morire. Muna era molto dispiaciuta: non lo aveva fatto apposta ed era molto spaventata.

Così andò a chiedere aiuto ai suoi amici. E così ben presto tornò con succo di cocco. Bodo i riprese in fretta.

Dopo qualche giorno, accadde che Muna si ruppe una zampa. Chiese aiuto al koala, che però era ancora arrabbiato:

-Ti aiuto solo se mi prometti che non mi farai più del male!

– Ma lo vuoi capire che non lo avevo fatto apposta? Comunque lo prometto!- rispose Muna

Il koala allora prese cinquanta foglie e con queste fasciò la zampa di Muna. Poi prese un legno e lo fissò in modo che per un po di giorni muovesse la zampa.

La notte Bodo e Muna dormirono nella stessa grotta.

Ad un certo punto però, il koala sentì le voci dei suoi amici che giocavano e così uscì anche lui a giocare. Muna si svegliò e non vide più Bodo vicino a sé e scoppiò a piangere, perché si sentiva sola.

-Bodo, perché non ci sei? Io non ti ho lasciato solo…-.

E così, pian piano se ne andò dalla grotta.

Quando il koala rientrò e non la trovò, si spanventò molto: la cercò per sette settimane, ma della scimmietta nessuna traccia.

Fu dopo otto settimane che la ritrovò e allora gli disse:

-Perché sei scappata?

-Perché tu mi hai lasciata sola, mentre io ti ho assistito quando stavi male. Tu invece sei uscito a giocare con gli amici!

Da quel giorno Bodo capì che gli amici si aiutano sempre, non solo quando è semplice, ma anche quando è difficile.

Alin Acsente 
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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