"Patria a patria": Cavour e Mazzini ai giorni di oggi – IIIA

Chi segue Arringo sa quanto siano usate le narrazioni storiche, da queste parti! 🙂
Per immedesimarsi, per vedere la storia da dentro, per vivere una sorta di gioco a bivi all’interno di vicende storiche fondamentali, le narrazioni storiche permettono ai ragazzi di addentrarsi nella storia, in modo creativo e personale, scoprendo quanta “storia con la s minuscola” sia presente nella Historia ufficiale.


I ragazzi di IIIA, questa volta però, dovevano unire alla narrazione storica alcune delle tecniche descrittive che stiamo vedendo insieme, in particolare la descrizione diretta del personaggio attraverso le sue parole e le sue movenze (qui e qui i post sulle tecniche di descrizione).


Nasce così…questa traccia qui, data come compito in classe di fine quadrimestre: traccia nata dopo…una trasmissione, non tra le mie preferite in realtà,  in seconda serata su Rai Uno, che ben si prestava allo scopo.


Sfogliate qui e leggete un po’ che minestrone è venuto fuori! 😉

I ragazzi ne hanno scritte di belle! Ecco il tema in classe di Alex Bojor!

 LUI
  UN ALTRO LUI
 L’ALTRO 🙂


-Eccoci di nuovo in studio, per assistere a un faccia a faccia atteso da anni. Ma non perdiamo altro tempo! Dò subito la parola ai due!
-Grazie, signor Vespa, per avermi presentato con così tanta bravura! Come già detto, io mi chiamo Camillo Benso, conte di Cavour, conosciuto meglio da tutti voi come Cavour- esclama, con lentezza, scandendo bene ogni sillaba.
-E io sono Mazzini, Giuseppe Mazzini, il più grande tra i rivoluzionari.
-Tutti così voi, pensate solo a rivoluzioni e a ribellarvi – afferma Cavour, girandosi dall’altra parte come per orrore
-E voi allora? Nobili fanatici, sfaticati e bravi solo a chiacchiere.
-Sei invidioso di me! Dei miei vestiti meravigliosi, imbottiti e lunghi, fatti fare dal miglior sarto di tutto il Piemonte, con bottoni in oro e un manto in puro ermellino. E a te, borghese, piacerebbe essere al mio posto, eh?
-No, neanche per sogno. Io sto bene con questi vestiti.
-Giusto, tu sei un rivoluzionario, lotti, ma in fondo non vuoi nulla, ti accontenti di niente, vuoi lottare per il gusto di farlo. Ma, Mazzini caro, non guadagni niente con le mani, lo vuoi capire? Bisogna usare il cervello! E dimentica la tua idea idiota di instaurare una repubblica. Ormai tutti vogliono la monarchia Costituzionale, con i nobili in Piemonte e nei posti d’onore degli altri Stati dell’Italia Settentrionale.
-E chi te lo dice che non si possa più instaurare una repubblica? E poi basta con l’idea dell’Italia del Nord più importante e potente del resto della penisola. Tutti devono essere liberi. E ti fai chiamare liberale tu che sei con il Nord e imprigioni il Sud? – inveisce Mazzini con rabbia.
-Prima libero il Nord e poi il Sud – risponde Cavour, con calma.
-Ma non dire bugie! Non lo hai mai considerato il Sud e mai lo farai!
-Non credere. Guarda che ho trovato addirittura un grande rivoluzionario come te, pronto ad aiutarmi, ma certo, lui è più intelligente e più pratico di te: sai, oltre a combattere pensa prima. E mi aiuterà… a liberare il Sud.
-E chi sarà mai questo gran pensatore rivoluzionario?
-E’ Giuseppe Garibaldi, l’uomo che ha viaggiato fino in America Latina e ha liberato l’Uruguay dall’Argentina. Ora è in viaggio, per giungere da me, perché mi ha promesso di aiutare il mio regno a sottrarre la Lombardia all’Austria!
-Pensa e dì quello che vuoi, ma con la religione, come la metti? “Libera Chiesa in libero Stato”: ma come ti è venuto in mente? La Chiesa è indispensabile per uno Stato, deve collaborare con esso, per lottare e infondere coraggio al popolo!
-Ma sai pensare solo alla lotta?! Ecco perché voi rivoluzionari siete tutti ignoranti!
Noi siamo ignoranti, perché voi nobili non avete mai fatto nulla per darci un’istruzione – dice alzando molto la voce.
-Non ce lo avete mai chiesto, semplice.
-Se dici che siamo ignoranti, perché non ti sei mai degnato di fare qualcosa per noi?
-Ehm..perché…
-Lo sapevo, voi pensate solo a voi stessi, ma non ti preoccupare, perché gli ultimi diventeranno i primi e i primi gli ultimi!
-Potrai anche avere ragione, ma ancora non mi hai spiegato perché vuoi la repubblica!
-E’ migliore della monarchia costituzionale, che concede la costituzione dall’alto, per poi non mantenere nulla, per giunta! Con la repubblica ogni politico controlla l’operato dell’altro, in modo che tutti rispettino le regole e la costituzione viene redatta da un’assemblea eletta!
Regole, regole…proprio tu parli di regole? Forse che tu non infrangi le regole con le tue ribellioni?
-Ehm..in un certo senso sì, ma non è questo il punto…ehm…

La discussione ormai ha preso una brutta piega: il conduttore interviene per evitare un litigio:
-Bene, signore e signori, un dibattito molto acceso stasera, non c’è dubbio! Per questo continueremo nella prossima puntata ad approfondire. Non perdetevi quindi la prossima puntata: avremo con noi Alessandro Manzoni e Goffredo Mameli! Arrivederci e buona serata!

Alex Bojor
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Ed adesso il compito di Daniele Giustiniani




Benvenuti nello studio di Cinecittà, qui vi parla il vostro “cacciatore di scoop”, Giuseppe Garibaldi per una nuova puntata emozionante di “Patria a Patria”, il vostro programma che parla di senso dello stato. Oggi come ospiti abbiamo due uomini che hanno fatto l’Italia. Alla mia destra il conte Camillo Benso di Cavour: un uomo paffutello che fa dell’astuzia il suo punto di forza. Alla mia sinistra il genovese Giuseppe Mazzini: un uomo molto perseverante, con un carattere saldo, che non ci pensa due volte a fare la rivoluzione.

Il tema che affronteremo oggi è quello del popolo.

– Sig. Benso, secondo lei il popolo è l’arma principale per scacciare le potenze straniere dall’Italia?

– Beh, questa domanda mi mette in lieve difficoltà, perché per me quei ragazzi non sanno comunicare fra di loro, perché sono analfabeti e, sinceramente, a confronto con i miei soldati, loro sono delle nullità, perché non hanno né l’esperienza e né le capacità per aiutarci in un momento di lotta…

– Mi dispiace ribattere, ma non penso che i miei uomini siano analfabeti. Certo, si esprimono a modo loro, ma non è per questo che non possono combattere. Anzi, devono combattere, perché nostro Signore vuole che tutta la gente sia libera e per questo tutti insieme dobbiamo ribellarci agli Austriaci.

– Quindi, sig. Mazzini tutte le persone devono fare la rivoluzione?

– Assolutamente si, perché l’unione fa la forza…

– Io la penso in un altro modo, penso che l’astuzia faccia la forza…

– Secondo me, invece, non bisogna star a contrattare: bisogna cacciare al più presto possibile questi Austriaci!!!

– Grande Giuseppe!!

Ed un’ondata di applausi acclama il genovese che non ne può più dei forestieri che vengono a comandare a casa degli altri.

– Ora basta discutere… E’ il momento di fare una piccolissima pausa pubblicitaria, non cambiate canale, a fra poco…


– Bentornati a Patria a Patria, qui vi parla ancora Giuseppe Garibaldi. Per chi stesse accendendo solo adesso il televisore, deve sapere che come ospiti abbiamo Camillo Benso e Giuseppe Mazzini.

– Allora, sig. Benso, perché lei e il sig. Mazzini non riuscite a comprendervi? Forse se si lavorasse insieme, non crede che riusciremmo meglio a scacciare definitivamente i nostri nemici?

– Beh, c’è un motivo ben preciso: abbiamo delle idee differenti.

– Mi scusi eh, ma voi due non vi accettate, perché il sig. Benso ragiona da nobile, quindi a lui interessa solo fare il regno dell’ Alta Italia con a capo i nobili, mentre al sig. Mazzini, essendo un semplice borghese, interessa fare l’Italia con a capo dei rappresentanti eletti dal popolo…

– Siamo arrivati al punto finale, dove sarà il pubblico a decidere chi ha ragione fra i due contendenti. Pubblico, è ora di votare: A se date ragione a Cavour, B se date ragione a Mazzini.

– Votate!!!

– Allora, ho la busta con il risultato del popolo…

– Quello che ha vinto, è… Giuseppe Mazzini!



Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe!!!



Il popolo va in delirio per il condottiero borghese…

– Per oggi è tutto, dal vostro amico amato conduttore di “Patria a Patria”, Giuseppe Garibaldi.

– Buonasera! Ci rivedremo domani sempre alla stessa ora! Arrivederci…

Daniele Giustiniani
———————


Adesso è la volta del testo di Elisa Carrarini, con Manzoni che segue da casa 🙂


Le telecamere stavano per accendersi. Il presentatore inquadrava i due personaggi e ripensava alle domande da fare. Cercava un modo per far iniziare la discussione e pensava a come potesse dare il benvenuto ai telespettatori. Finalmente cominciarono ad arrivare le prime note della sigla iniziale.
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa…

– Sulle note di questa meravigliosa marcia, dò il benvenuto a tutti i telespettatori in studio e a quelli che ci seguono da casa. Questa sera assisteremo al dibattito tra due grandi personaggi: alla mia destra Camillo Benso, che dal 1852 è primo ministro del governo Savoia, alla mia sinistra il genovese Giuseppe Mazzini.

Cavour se ne stava seduto con le gambe incrociate. Indossava una giacca nera ed una camicia bianca di seta pura. Ogni tanto tirava fuori dal taschino un orologio e controllava l’orario. Non si sarebbe alzato da quella poltrona nera e lucida neanche se fosse crollato lo studio. Forse aveva messo la colla sulla pelle del sedile. Osservava con poca attenzione i giochi di colore che le luci sparavano sulla sua giacca lucida. Come la gran parte dei vecchi signori nobili, portava una barba che serviva a coprire il doppio mento. Forse anche ai nobili non piacevano alcune parti del loro corpo. 

– Buonasera a tutti i gentilissimi telespettatori che stasera seguiranno questa puntata. Vi auguro 
che sia una bella serata in compagnia del nobilissimo, grandissimo Conte di Cavour e del borghese Giuseppe Mazzini – le parole di Cavour riecheggiarono fiere nello studio, tranne nelle ultime parole. In quegl’istanti aveva lanciato un’occhiataccia all’uomo che gli sedeva di fronte.
Mazzini era un uomo di poche parole. Preferiva agire più che parlare. Voleva alzarsi da quella sedia e mettere le mani addosso a quel poco di buono, a cui aveva appena restituito un occhiata gelida. Non c’era cosa peggiore di essere fissato da un uomo come lui. Era come ricevere una scarica elettrica improvvisa.

– Buonasera. – aggiunse senza giochi di parole.

Non voleva abbindolare il pubblico con stupide parole dolci. Non voleva piace alle persone per il semplice fatto di saperle raggirare. Voleva piacere alla gente per come era.

– Bene, cominciamo con l’intervista. Sig. Cavour, per quale motivo preferisce la Monarchia Costituzionale alla Repubblica?
– Perché non ragiona con la sua testa, segue solo ciò che dice il Suo Re, la Sua Coscienza… – Mazzini interruppe Cavour che stava per parlare.
– Per favore, mi dia la possibilità di esprimermi e di rispondere alle domande. Dunque, credo solamente che…
– Ma che credi tu! – Si era alzato dalla sedia con le mani tremanti ma, come se fosse rassegnato, abbassò lo sguardo e si sedette di nuovo.
– Credo solamente che si riescano a prendere decisioni più immediate con un re al comando del popolo. Credo che ci sia più ordine, tutto qui.
– Perfetto. Sig. Mazzini, perché crede che l’Italia debba essere tutta unita?
– Ma che domanda è questa? E’ come una penna senza inchiostro, come un fiore senza petali, come Dio senza la chiesa e i fedeli. E non c’è nessuno che sia in grado di dividerla, tantomeno un nobile presuntuoso…
– Per favore. Siamo qui per parlare dell’Italia, non di noi stessi, borghese. – il Conte sputò fuori quell’ultima parola con disprezzo.
– Manteniamo la calma! Sig. Cavour, crede sia giusto abbattere le dogane per lo sviluppo del commercio e dell’economia.
– Certamente si. Quando l’economia di uno stato è debole e instabile, è necessario modernizzare i commerci e…
– Senza il popolo cosa vuoi che sia l’economia?! Il popolo ha bisogno di entrare a far parte della vita sociale ed economica di uno stato, della storia di una stato! Senza di esso come si può andare avanti?! A proposito. Vorrei salutare il mio caro amico Alessandro Manzoni che sicuramente ci sta guardando da casa sdraiato sul suo divano. Ciao Alessandro!
– Signor Vespa, per favore, intervenga. Io non riesco a parl…
– Oh andiamo! – come un istante prima Mazzini si alzò di scatto, trascinato dall’impeto di mettergli le mani addosso.

Cavour era quasi meravigliato del suo comportamento, non credeva ai suoi occhi. Lentamente aveva alzato un sopracciglio: era l’unica cosa che aveva mosso dal momento in cui si era seduto ed aveva incrociato le gambe.

– Per favore, se ci fosse calma nello studio, sarebbe più facile riuscire a capire l’argomento di cui trattiamo. Sig. Mazzini, non interrompa Cavour, grazie.
– Io sono calmissimo, è il qui presente ad alzare la voce.
– Per caso hai la coda di paglia? – dichiarò Mazzini in tono beffardo.
Il viso di Cavour divenne di tutti i colori. Divenne rosso, poi blu, poi viola, poi verde, poi ritornò al suo colorito normale.
– Sembrerà strano, ma con un tipo come lui, anche la mia pazienza ha un limite!
– La vogliamo smettere! Tutti e due! Tra poco devo dare la linea al TG1.
– Si, ha ragione! Devi smetterla! – affermò Cavour accigliato.
– Continuiamo con l’intervista e stavolta parlate civilmente! Sig. Mazzini, perché vuole che il popolo lotti per la libertà?
– Perché nessuno ha il potere di donare la libertà! La libertà va conquistata. La libertà è sacra, naturale e inalienabile. Forza ragazzi! Dobbiamo combattere per l’Italia, per la vita!
– Patetico.
– Tu non ti intromettere!
– Mi dia del lei. E allora per quale motivo lei lo fa sempre quando sto parlando?
– Dio vuole la libertà di tutti i popoli! – continuò ignorando i commenti sarcastici del nobile – Dall’alto ci dà la forza di lottare e benedice le nostre rivolte. Se si ama Dio, si ama la libertà!
Le parole di Giuseppe Mazzini risuonarono così convincenti nello studio che scoppiò un grande applauso. Si sentiva davvero orgoglioso di ciò che aveva appena detto. L’unico che non batté ciglio era Cavour.
– Ora vi mostreremo un servizio sulle pubblicità di cui Cavour e Mazzini si avvalgono per coinvolgere e convincere il popolo della loro tesi. In seguito entrerà un ospite speciale in studio per commentare.

“Ami l’Italia? Ami la libertà? Ami Dio? Il tricolore ti aspetta. Segui Giuseppe Mazzini.”


“ Casa Savoia è libertà. Libera la tua anima. Segui il profumo d’indipendenza, arriva al Regno Piemontese!”


“Dling Dlong”. Suonò il campanello e dalla porta entrò Giuseppe Garibaldi, che si sedette vicino a Mazzini, suo maestro di vita. Gli diede una pacca sulla spalla e si aprì in un sorriso radioso.
– Benvenuto Sig. Garibaldi. Grazie di essere qui con noi in questa serata piena di liti e discussioni.
– Buonasera a tutti. E’ davvero un piacere.
– Che ne dice delle due pubblicità?
– Condivido in pieno la prima propaganda, perché Dio, dall’alto, benedice il nostro tricolore.
Si sentì Cavour borbottare qualcosa di simile a “E cos’è che poteva dire?”. Garibaldi si girò e gli lanciò un’occhiata di ammonimento.
– Le due pubblicità usano lo stesso concetto, ma per due fini diversi.
– La libertà non porta alla monarchia. Porta alla democrazia, alla repubblica!
– Non sono assolutamente d’accordo – aggiunse con tono pacato Cavour, che aveva ripreso la sua solita calma.
– Ho un’ultima domanda per il Primo Ministro prima di concludere la puntata e passare la linea al TG1. Per quale motivo non vuole che l’Italia sia completamente unita: da Nord a Sud?
– L’unico problema esistente è l’arretratezza dell’economia del Sud Italia. Sarebbe un peso troppo grande da portare sulle spalle per l’Italia del Nord.
Mazzini e Garibaldi erano rimasti impietriti e non ebbero il tempo di controbattere.
– Con quest’ultima risposta si conclude questa puntata di “Patria a Patria”. Vi aspettiamo domani sera sempre alla stessa ora. Auguro a tutti i telespettatori che ci hanno seguito un buon proseguimento di serata. Linea al TG1! A domani!

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta.
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa…

Elisa Carrarini

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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