A scuola di legalità IA -Lez.1- Granello di diversità e libertà di espressione

Lezione 1
Lezione 2
Lezione3
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L’amicizia verso sé stessi è di fondamentale importanza, perché senza di essa non si può essere amici di nessun altro.
Eleanor Roosevelt

Ok ragazzi, ci siamo.
Adesso cominciamo a parlare di noi.
Attraverso qualche storia, che ci aiuti a riflettere.

La prima:

In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore.

Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare cullate dal vento lo guardavano con diffidenza.

“Un estraneo tra noi” dicevano “Che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!”


A volte lo prendevano in giro. La spiga Gina diceva: “Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?”.

E il fiore dal lungo stelo si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.

Le spighe, vedendo che il nuovo arrivato non si difendeva neanche, presero ancora a elogiare le loro qualità una volta raccolte, facendo sentire il nostro fiore ancora più inutile.

Dicevano in coro: “Con il nostri frutti si fa la farina, con la farina si fanno i biscotti le torte e pure la pastasciutta di cui ogni creatura ne va ghiotta!”

E la spighe gemelline gli dicevano: “E tu, dicci un po’, a cosa servi? Secondo noi proprio a niente!”

E lo strano fiore si chinava sempre più a guardar la terra!

Un giorno passò di lì una donna con il suo bambino, e le spighe eccitate dai complimenti che sapevano avrebbero ricevuto, si sussurrarono l’un l’altra a bassa voce: 


“Coprite il buffo fiore, di modo che non lo possano vedere!”.

Il bambino curioso notò lo strano fiore tra le spighe di grano, fece avvicinare la sua mamma, e le chiese: 
“Mamma cos’è questa pianta? A che serve? Perché è così china?”.

La donna riuscì a vedere attraverso la sua solitudine e si commosse, versò una lacrima che finì proprio al centro del cuore del giovane fiore, che sentì per la prima volta un’emozione d’amore. 


“E’ un girasole, il più bel fiore” disse la mamma “E’ nato per caso tra le spighe di grano e non sentendosi accettato ha chinato il capo. Forse non sa che i suoi tanti fratelli sono talmente belli e talmente fieri da avere il capo eretto per guardare in faccia il sole.

E poi, piccolo mio, immagina che questa distesa di grano sia un bel piatto di pastasciutta condita da un filo d’olio, il frutto del suo girasole”.

Da allora il girasole alzò il capo per guardare il sole da mattina fino a sera, ma senza rancore per le sorelle spighe, che chiesero perdono per il male causato. Soprattutto capirono che un fiore non è peggiore solo perché diverso, che ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza e che, invece di canzonarlo per tanto tempo avrebbero semplicemente potuto aiutarlo.

(dal web, a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino)


Discutiamone insieme e costruiamo la nostra prima mappa, su cartellone e on line.

Passiamo al secondo racconto:

La parabola del ranocchio sordo


C’era una volta una gara di ranocchi. L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre. Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro. Cominciò la gara. In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: “Che pena!!! Non ce la faranno mai!”. I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima. La gente continuava: “…Che pena!!! Non ce la faranno mai!”. E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima. Gli altri volevano sapere come avesse fatto. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova. E scoprirono che… era sordo!

(dal web)

Parliamone e aggiorniamo la mappa.

Prima di andare avanti guardiamo questo video:


Leggiamo ancora:

Il cieco, lo zoppo e l’incendio


Un giorno, in un bosco molto frequentato scop­piò un incendio. Tutti fuggirono, presi dal panico. Rimasero soltanto un cieco e uno zoppo. In preda alla paura, il cieco si stava dirigendo proprio verso il fron­te dell’incendio. «Non di là!» gli gridò lo zoppo. «Finirai nel fuoco!». «Da che parte, allora?» chiese il cieco. «Io posso indicarti la strada» rispose lo zoppo «ma non posso correre. Se tu mi prendi sulle tue spalle, potremmo scappare tutti e due molto più in fretta e metterci al sicuro». Il cieco seguì il consiglio dello zoppo. E i due si salvarono insieme. Se sapessimo mettere insieme le nostre esperien­ze, le nostre speranze e le nostre delusioni, le nostre ferite e le nostre conquiste, ci potremmo molto facil­mente salvare tutti. (dal web)

E l’ultima storia:

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.

L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro
barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi ed immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla.
Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra,
morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se
poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per
guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella
finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro ‘Forse, voleva farle coraggio’ disse.

…………


Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.

(da religione 2.0)

Allora, cosa possiamo trarre da tutto quello che abbiamo letto?

E per chiudere, vi lascio con questa canzone (qui il testo):


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Mettiamo nero su bianco le nostre emozioni, partendo dalle frasi che abbiamo scritto nel cartellone e nella mappa.
 E diventiamo noi dei novelli Esopo e Fedro, trasmettendo ad altri ragazzi…quello che provate e che volete comunicare!

Via, questa volta, la favola è veramente tutta VOSTRA!!!

La prof.
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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