A scuola di legalità IA: Lez.1 ELABORATI

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Ecco le riflessioni dei ragazzi, schematizzate mano a mano che si svolgeva l’attività

Ed ecco i ragazzi, durante l’attività di ascolto della canzone finale di Bocelli:

Ecco i testi!

LA GAZZA LADRA E LE LEPRI (Se la gente usasse il cuore si aprirebbe un orizzonte migliore)
C’ era una volta una gazza ladra tirchia ed egoista, che abitava in un bosco, dove vivevano anche le lepri.
Quando, la gazza ladra, si stancava di passeggiar nel bosco, andava sempre nella periferia della città, dove gli uomini erano assenti dalle loro
case. Essa rubava sempre qualche oggetto d’ oro ed esclamava:
-Lo porterò nella mia tana questo bell’ orologio! Tanto gli uomini stanno cacciando quelle stupide lepri! AHAHAHAHAH!
In seguito, l’ animale ritornò con un bell’ orologio nella bocca e agitando la coda a destra e a manca, lo poggiò nella sua tana. Una lepre seguita dai cacciatori disse alla gazza ladra:
-Scusa, ci potresti dare qualche oggetto di valore, oppure un pò di cibo che ci permetta di sopravvivere?
-No, io sono la sola brava a rubare, mentre voi siete solo appetitose da mangiare – rispose la gazza ladra.
Un giorno, la gazza ladra uscì dalla sua tana per rubare e vide una lepre accasciata a terra, ma quando giunse più avanti, si accorse che ce 
n’ erano molte di più. Allora pensò:
-E’ stata tutta colpa mia! Non avrei dovuto far morire quegli animali in difficoltà! Dovrei essere più altruista!
Dopodiché, ad ogni animale che incontrava, diede sempre un pò di cibo e degli oggetti di valore.
Se la gente usasse il cuore si aprirebbe un orizzonte migliore. 
Leonardo Cianfriglia
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LA MARMOTTA E IL RICCIO
C’erano una volta, in una grande palude, due animali, una marmotta e un riccio che purtroppo si odiavano a vicenda.

Un giorno, il riccio, mentre si faceva una passeggiata, fu morso da un insetto e disse:
“Auch, che male!Ma è un piccolo insetto…Cosa può farmi di più?
Il riccio, ignaro del pericolo, continuò verso casa. Tuttavia, con il passare dei giorni, le sue zampe cominciarono a non funzionare più. Il riccio, esasperato, chiese aiuto alla sua amica marmotta e le disse:
” Marmotta, mi porteresti dal veterinario per curare le mie zampe?
“E come faccio? sono cieca, te ne sei scordato?” ribatté la marmotta.
“Aspetta, non te ne andare! Io potrei salire sulle tue spalle e potrei darti delle indicazioni!” rispose il riccio.
“Ok, a patto che anch’io mi curi da questa tremenda cecità” disse felice la marmotta.
Arrivato dal veterinario, però, costui poté curare e guarire l’amica marmotta.
Cosi, col passare dei giorni, la marmotta divenne sempre più pensierosa:
“Forse, ora che ci vedo, dovrei essere più generosa con il riccio: potrei invitarlo a casa mia!
E così fece il giorno dopo.
Il riccio accettò e ogni giorno che passava era sempre più bello per tutti e due.
Fino a quando, in un bel giorno d’estate, la marmotta, appena sveglia e pronta per fare colazione con il suo amico, vide il suo corpo disteso a terra, quasi senza vita e il riccio disse:
“Grazie….So che un giorno…ci rivedremo…”
“Oh nooooo! gridò a squarciagola la marmotta
Poi, triste disse:
“Beh, almeno ci siamo aiutati a vicenda, nel momento del bisogno…

Se la gente usasse il cuore, si avrebbe un mondo migliore

Tommaso Rossi
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La volpe, il lupo e l’orso Bruno

C’era una volta un piccolo lupo, che era molto amico di una volpe.
Un giorno, la volpe, annoiata, decise di andare a trovare il suo amico lupo e si incamminò da sola lungo il fiume.
Cammina cammina, incontrò l’orso Bruno, nemico di mamma volpe, intenzionato a divertirsi un po’: così, la prese e la gettò nel fiume, sapendo che non sapeva nuotare.
Passò di lì in quel momento il lupo, solito passeggiare lungo il fiume: come vide la volpe annegare, corse e si tuffò.
Mentre la riportava a riva, però, l’orso Bruno, nascosto dietro il cespuglio gli diede una forte zampata sulla schiena, uccidendolo.
Anche se stava morendo, però, il lupo era felice, perché aveva salvato la sua grande amica.
Bisogna sempre aiutare chi non ce la fa.

Clarissa Ilari
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Il piccolo gatto
C’era una volta un piccolo gatto che viveva nella casa del suo padrone.
un giorno il suo padrone andò a fare spese e lasciò il gatto per la strada fino al suo ritorno.
Il piccolo animale vide in lontananza dei altri gatti che mangiavano nel secchio della spazzatura: si avvicinò correndo, ma appena li vide, si rese conto che erano gatti strani e così gli domandò:
-Cosa state facendo?
-Mangiamo, non si vede? E’ da giorni che non mangiamo
-Posso unirvi a voi, amici miei?
-Cosa hai detto? Noi non siamo amici tuoi! Tu hai un padrone che ti dà da mangiare, da bere e ti pulisce anche! Invece noi siamo sporchi e il cibo e l’ acqua ce la procuriamo da soli. Tu per noi sei viziato. Il povero gattino, riempito di insulti, ritornò a casa piangendo e non uscì più per parecchio tempo.
Un giorno, in città, si costruì una discarica: il cibo avanzato non finiva più nei cassonetti, ma andava in questa enorme discarica. 
I gatti randagi cominciarono a morire di fame: non c’erano più cassonetti da cui prendere avanzi!
Quando il piccolo gatto, passando per le stradine della città, se ne accorse e vide a terra molti gattini, provò grande pena. Andò a casa e prese tutto il cibo che il padrone aveva comprato per lui e lo diede ai gatti randagi.
Fu così che i gatti randagi capirono che avevano sbagliato a scacciare il piccolo gatto, perché diverso. Così si scusarono con lui:
-Scusaci, ti abbiamo giudicato male.
Da allora, ogni volta che il piccolo gatto sta solo in casa, esce e va a giocare con i gatti randagi del suo quartiere.
Bisogna aiutare chi non ce la fa.
Matteo Paolacci
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La volpe, la cicogna e il lupo


C’era una volta una cicogna bella, alta, carnosa e soffice, che stava facendo una passeggiata in un osco tetro e freddo, pieni di fitti alberi che non facevano penetrare la luce. 
La cicogna allegra saltellava per il bosco, alla scoperta delle sorprese che riservava. Era desiderosa di conoscerne gli abitanti. Diceva tra sé e sé: “Ci sarà qualcuno che vorrà essere mio amico? Speriamo di sì, così potrò raccontargli i miei segreti più cari”. Era talmente spensierata che neanche guardava a terra.
Improvvisamente la sua zampa venne bloccata in una trappola per orsi e lupi. La cicogna incominciò a lamentarsi e lamentarsi, affinché qualcuno la sentisse. Ma niente. Nessuno accorreva ad aiutarla. Aveva così paura che si sentiva morire.
In quel momento, arrivò il lupo, bello, sano…ma anche affamato. Cominciò a guardare la cicogna come a dire “Non ti preoccupare, ci penso io, adesso”. le girò attorno per un po’, poi le disse:
“Ti serve aiuto cara?”.
La cicogna rispose:
“Sì amico lupo”
“allora chiudi gli occhi e siediti”.
La cicogna, fiduciosa, obbedì.
Ma non appena il lupo le stava saltando addosso, ecco che comparve la volpe rossiccia e dolce, che voleva salvare la sua cicogna.
Il lupo l’aggredì:
“Vai Via, altrimenti ti sbrano!”
“Accomodati pure” rispose la volpe “tanto sono tutta pelle e ossa”.
Ma mentre stava azzannando la volpe, si sentì uno sparo e il lupo si dileguò.
Allora la volpe, con le zampe anteriori, aprì la trappola e salvò la cicogna.
La volpe e la cicogna diventarono grandi amiche e ogni volta che uscivano, si mettevano a contare quanti erano i buchi tra gli alberi che facevano passare la luce del sole.
Vivevano felici e spesso cercavano cibo l’una per l’altra.
Il pensiero per il lupo, però, era sempre vivo.
Così prepararono una bella trappola: la cicogna avrebbe fatto da esca e finalmente il lupo avrebbe provato cosa vuol dire essere feriti.
Così, un giorno, il lupo vide ballare la cicogna: subito si guardò attorno, per vedere se ci fosse la volpe nel paraggi e…
“Cara cicogna, sarà la fine per te” e con un gran balzo si avvicnò…ma…CLAC: la sua zampa era rimasta incastrata.
La volpe e la cicogna andarono da lui e gli dissero:
“Vedo come si sta quando si sta in trappola?”
“Si, si, ho capito, però desso liberatemi!”
“Va bene” disse la volpe “ma promettimi che ci lascerai in pace”
“Ho capito l’errore, prometto”.
E così la guerra finì
Se la gente usasse il cuore, si aprirebbe un mondo migliore: troppa indifferenza c’è.

Mara Pisaltu

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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3 risposte a A scuola di legalità IA: Lez.1 ELABORATI

  1. mamygi ha detto:

    complimenti all'insegnante e ai ragazzi che hanno lavorato con tanto impegno (si capisce dai vostri racconti). siete fortunati per aver condiviso un'esperienza così importante che vi arricchirà più di tante cose che imparerete negli anni a venire..auguri!!Giovanna Ferlisiinsegnante di Scuola dell'Infanzia

  2. Cristina Galizia ha detto:

    Grazie mille maestra Giovanna!I ragazzi si stanno impegnando e spero continuerai a seguirli/-ci!Ancora grazie da parte loro!

  3. Prof.Clementina ha detto:

    Complimenti ragazzi, voi sì che avete un cuore! continuate così per avere un mondo migliore! BRAVISSIMI! ( anche alla vostra prof naturalmente!):))))

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