A scuola di legalità IA: Lez.2_ELABORATI

ATTIVITA’ DI RIFERIMENTO
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Le spighe di grano e la pianta di ulivo 

 


C’era una volta, in un grande campo ben coltivato, migliaia di spighe di grano, tutte uguali tra di loro. 

 
Un giorno, il contadino proprietario coltivò uno strano seme da cui ergeva una grossa protuberanza, le spighe in seguito esclamarono: 
 
“Guardate sorelle! Guardate che strano seme! Lui si che è davvero l’essere più brutto della terra! Ahahah!” 
 
“Uffa! Non mi troverò bene di certo qui!” Sbuffò il povero seme di oliva. 
 
Con il passar dei giorni, il seme incominciava a crescere fino a diventare una piccola pianticella. Durante i suoi giorni da seme non venne preso in giro perché era sotto terra, ma appena uscì dalla terra calda e fertile, le spighe incominciarono a sghignazzare dicendogli: 
 
“Finalmente sei uscito! Ora potrai testare quanto sei brutto! Ahahah!” 
 
“Wueeee! Lasciatemi stare! Non fatemi queste brutte cose!” rispose piagnucolando la piantina. 
 
“Se tu ragionassi un po’ con quella testa, sempre ammesso che tu l’abbia, potresti capire la tua immensa bruttezza” dissero le spighe. 
 

Col tempo, la piantina diventò un albero, ma c’era qualcosa che non andava in lei: essa non produceva olive, per il fatto che era sempre giù, non solo con il corpo, ma anche di morale. Più che ad un olivo, assomigliava ad un salice piangente. 

 
Un giorno, una signora venne a fare visita all’orto, e subito venne colpita dal’ albero malconcio e subito chiese al proprietario cosa fosse accaduto: 
 
“Sa, cara signora, che la povera piantina di ulivo rifiuta l’acqua fin da quando era piccolina, non so come faccia ancora a vivere” 
 
Improvvisamente, il figlio della signora gli chiese se poteva vederla. 
 
Dopo esser arrivati da lei, il figlio disse alla mamma: 
 
“Mamma a cosa serve una pianta di ulivo se ci sono già molte spighe?” 
 
“Figliolo, una qualsiasi pasta ben cotta senza un po’ d’olio non è un buon pranzo, questa è la risposta alle tue domande” rispose la madre. 
 
Successivamente, la pianta di ulivo si rialzò da terra e subito cominciò a produrre olive a iosa e le spighe mortificate le dissero: 
 
“Scusaci per tutte le cose brutte che ti abbiamo detto, di certo non le pensavamo. Speriamo che ci perdonerai” 
 
“Ma certo che vi perdono! voi ora siete le mie amiche ora” esclamò la pianta. 
 
Cosi vissero tutti felici e contenti, ulivo e spighe. 
Tommaso Rossi
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C’era una volta una grande vespa lavoratrice. Essa, con le sue sorelle, lavorava tutti igiorni e una volta l’anno poteva deporre le sue uova. 
In agosto, quando finalmente arrivò il giorno di deporre le uova, un uovo di ape trasportato dal vento si posò sopra il mucchietto di uova di vespa. 

 

Passò una settimana: tutte le uova si schiusero. Tranne una…

Passarono altri due giorni e anche quell’uovo si schiuse. Mentre lo faceva, aveva addosso gli occhi di migliaia e migliaia di vespe curiose. Tutte borbottarono:


“Ma che strano questo uovo!”.
Quando il piccolo insetto uscì dal suo involucro, tutte iniziarono a ridere a squarciagola…

“Ma quanto sei cicciottella…Non ti sei ancora vista, vero? Sei nera a strisce gialle, mentre tutte noi siamo gialle a strisce nere ahahahhaha! Povera te!”

E un’altra disse:

“Si, è vero! Poi noi siamo più snelle e più in forma di te. La vespa regina non ti accetterà mai, ridotta così!”

E così, tutta triste e affranta dalle gradi offese delle sue compagne, se ne andò a trovare un angoletto nel grande nido.

Ogni volta che passava, tutte la guardavano con aria stupita, parlavano male alle sue spalle e lei chinava la testa, perché era esclusa da tutte. Quando chiedeva alle vespe della sua età se poteva giocare con loro, in coro le rispondevano: 

“No, vattene via! Le nostre madri hanno detto che non possiamo né giocare, né parlare con te! Andiamocene tutte da un’altra parte”.

Un giorno, mentre l’ape volava pensierosa, vide da lontano un gruppo di esseretti simili a lei e, mano a mano che si avvicinavano, poteva dire che reano proprio uguali a lei! Così esclamò:

“Allora non sono l’unica ad essere così! Forse loro i accetteranno per quello che sono!”.

E così si avvicinò a loro chiedendogli:

“Scusate, posso entrare a far parte del vostro gruppo?”

Tutte insieme risposero:

“Certo, più siamo e meglio è! Unisciti a noi!”

Fu così che l’ape da quel giorno poté volare felice con le sue nuove, simpatiche e fedeli amiche!
 
Giorgia Proietti
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I pulcini e il gallo

C’era una volta la regina dei cigni, che ebbe cinque uova, belle, tonde e bianche come le nuvole del cielo.

Un giorno ci fu un violento uragano. La regina strinse a sé le sue uova, più forte che poté e le salvò dalla tempesta. 

Tuttavia non si accorse che nel suo nido c’era un uovo in più.

Passarono i giorni e venne il tempo della schiusa.

Quando stavano per schiudersi, la regina si allontanò dal nido. Quattro uovo si schiusero velocemente, mentre l’ultimo si schiuse dopo alcuni minuti. Tutti gli uccelli si avvicinarono, ma vedendo che lui era diverso da loro, girarono le zampe e lasciarono un piccolo pulcino spaurito alla sua solitudine.

Il povero pulcino imparò a vivere e a dominare la natura selvaggia da solo. Crebbe e divenne un gallo forte e robusto.

Un giorno, durante una festa, un nuovo uragano si scatenò sulla fattoria e sul lago: il vento era forte e violento, al punto tale che riusciva a sollevare ogni cosa. La regina dei cigni rischiò di essere trascinata via:

“Aiuto, aiuto! Qualcuno mi salvi!” gridò disperata.


Il gallo, che era lì vicino, non ci pensò due volte e con il becco afferrò la sua zampa, tirandola a terra.

Quando i cigni videro la scena e videro che la loro regina era sana e salva, capirono quanto erano stati sciocchi ad abbandonare il gallo da piccolo, solo perché diverso.

Gli fecero circolo intorno e lo abbracciarono.

Niccolò Lucci

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Gli anatroccoli


C’era una volta un’anatra che viveva in una foresta. Aveva sotterrato tutte le sue uova vicino a un laghetto. Mancavano pochi giorni.

Dopo un po’, le uova si schiusero e nacquero tanti anatroccoli tutti uguali: solo uno era diverso.

Tutti erano bianchi, tranne lui che era nero. Tutti lo prendevano in giro, lo escludevano, lo insultavano. Addirittura la mamma gli diceva:


“Tu non sei mio figlio! Vattene via!”
“No, mamma, io sono proprio tuo figlio!
“Non ti credo! Vai via!”

Il povero anatroccolo, offeso e infreddolito, se ne andò, quindi, a cercare un posto dove passare la notte. Piangeva e si disperava per come era.

Un giorno, trovò per terra delle piume d’oca per terra e se le mise sopra:

“Così non si vedrà tanto che sono nero!”

Il giorno dopo, l’anatroccolo andò dai suoi fratelli, per fargli vedere che anche lui era uguale a loro. Andò e gli disse:

“Anche io adesso sono uguale a voi! Posso giocare con voi?”
“Ahahahah! Uguale a noi! Non lo sarai mai, neanche conciato così!”

Ancora una volta il povero anatroccolo se ne andò piangendo e singhiozzando. Da lontano sentiva una voce che gli diceva:

“Aspettami, aspettami fratello!”
L’anatroccolo felicissimo si fermò. Il fratello gli disse:

“Fratello mio, io non sono dalla loro parte! Non ascoltarli, sono invidiosi che tu sei tutto bello nero, con questo pelo folto! Non cambiare per gli altri! Ognuno è bello così com’è, nella propria imperfezione!

L’anatroccolo nero disse:

“Aspettavo da tempo qualcuno che mi venisse a dire le tue stesse parole!”

I due fratelli andarono insieme dagli altri fratelli e gli dissero:

“Noi due non siamo uguali, ma siamo fratelli. Anche se è diverso da me, non cambia nulla. Se uno tiene ad una persona, ci tiene anche se è diverso!”

Elisa De Paolis
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Il Sole e le stelle

In un tempo lontano, in una costellazione nacque una stella  diversa da tutte le altre, chiamata Sole. Le stelle lo prendevano sempre in giro, dicendogli:

“Ma quanto sei brutto! Ma non lo vedi quanto sei ciccione? Ingombri troppo spazio! E rovini la costellazione!”

Il sole, tanto offeso, se ne andò piangendo dietro un nuvolone.

Dopo qualche tempo, sentì delle voci lontane, di esseri minuscoli che dicevano:

“Vogliamo la luce! Come facciamo a vivere senza luce! Non si vede niente! Hey tu, là dietro, puoi aiutarci?”


Il Sole, tanto felice di sentire qualcuno che gli voleva bene, uscì e fece tutto il meglio che poté per illuminare quello che lo circondava. Fu amato da tutti e non si nascose più.

Allora le stelle, tristi perché avevano spezzato il cuore di quella povera stellina, se ne andarono per la vergogna. Il Sole, però, vendendole tristi, disse loro:

“Non fa niente, vi scuso, perché sono vostro amico!”

Le stelle andarono lì e lo abbracciarono.

E da quel momento tutti si amarono come fossero fratelli e vissero felici e contenti per tutta la vita.

Ilari Clarissa.
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I LEOPARDI, LE GIRAFFE E I LEONCINI

C’erano una volta dei leopardi delle giraffe e dei leoni che abitavano in una savana.

Un giorno, una leonessa partorì e nacquero sette cuccioli. erano tutti molto vivaci e con il mantello dello stesso colore, ma ce ne era uno che aveva un occhio nero e la pelle di un bianco pallido. 

Allora la madre esclamò:

-Che brutto colore! Non voglio un cucciolo così! Vai Via!

Così il leoncino si allontanò dalla madre. Soffrì molto per essere stato abbandonato: anche se non era uguale agli altri, voleva giocare e divertirsi.

Cammina cammina, avvistò un branco di leopardi che stava giocando e disse loro:
“Scusate, potrei giocare con voi?”

No, tu non sei uguale a noi, quindi non puoi giocare!- risposero in coro i leopardi.

-Però so fare tante cose: ad esempio, so fare la capriola-

-No, te lo abbiamo detto! Non puoi giocare con noi!


A questo punto, il leoncino si sedette sotto un albero e cominciò a riflettere con se stesso.
quando ormai era sconsolato, incontrò delle giraffe e chiese loro:

“Scusate, potrei giocare con voi? Sono solo, mi hanno scacciato tutti!”

Le giraffe, capendo la situazione e capendo che il piccolo era stato mandato via solo perché diverso, esclamarono in coro:
“Ma certo, piccoletto!”

Leonardo Cianfriglia
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Il piccolo squalo

Tanto tempo fa, in un immenso oceano, dalle acque limpide e cristalline, nuotava, nuotava sereno e felice uno squalo femmina giunto al parto.

Un giorno dei pescatori la videro e la inseguirono: lo squalo femmina guizzò a destra e manca, muovendo le sue maestose e importanti pinne. Quindi andò a nascondersi dietro un relitto, affondato da anni e con tutti i segni del tempo trascorso incisi nel legno: sembrava un luogo adeguato per partorire  il piccolo. 

E così avvenne.

Per mettere al sicuro il suo piccolo e per depistare i pescatori, un giorno la mamma squalo salì in superficie e fu così che fu ferita da un arpione. Tentò a lungo di resistere, masi dovette arrendere stremata al suo destino.

Iniziarono giorni duri per il piccolo che, debole e affaticato, dovette mettersi in viaggio.

Nelle acque limpide incontrò dei delfini che stavano giocando allegramente. Quando videro il piccolo squalo, impauriti scapparono a chiamare il capobranco. Lo squalo, pensando che fosse un invito a nuotare, guizzò verso di loro. Ma il capobranco e i delfini cominciarono ad insultarlo dicendogli:


“Vattene via! Non potrai mai essere come noi! Tu divori gli esseri umani e anche la nostra specie, con malvagità e cattiveria. Inoltre sei brutto come uno scorfano e malvagio come un barracuda”.

Lo squalo, triste e offeso, se ne andò via.

Ad un tratto, si verificò un grande maremoto, cos’ violento ed improvviso che fece crollare anche le barriere coralline. Il capobranco dei delfini rimase incastrato tra due scogli.

Lo squalo, piccolo com’era, non ci pensò due volte e, guizzando, lo afferrò per le pinne, strappandolo da morte certa.

I delfini, che assisterono alla scena, si scusarono e ringraziarono lo squalo per il gesto di grande coraggio e generosità. Lo accolsero affettuosamente fra loro, come facente parte della loro specie.

Valerio Panci e Emanuele Quaresima

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 IL PULCINO DIDI

C’ era una volta un gruppo di pulcini molto grossi.


Un giorno, sul bordo di un fiume c’ era un pulcino molto piccolo che piangeva disperato dicendo:
“Io non ho un gruppo come il loro, e poi che ci faccio al mondo cosi piccolo?”.
Il gruppo di pulcini, avendolo sentito, gli rispose:
“Ma chi sei? Ma come sei piccolo, rispetto a noi!”
“Sono un pulcino normale, di nome Didi” rispose.
“Strano, cosi piccolo! Andiamo truppa, non perdiamo tempo con chi per noi è uno stuzzicadenti!” disse Carolina, un pulcino del gruppo.


E cosi passarono giorni, notti, settimane e mesi, quando in giro si sparse una voce: “il gruppo di Carolina ha mal di denti!”.
Allora, Didi andò da loro:
“Perché, perché vi fanno male i denti?”.
Nessuno rispose, tranne Carolina che esclamò piagnucolando:
“Abbiamo resti di cibo fra i denti!”.
Didi pensò, pensò e pensò quando disse:
“Spalancate tutti voi la bocca”.
Tutti la spalancarono: così Didi si tuffò dentro la bocca di ognuno e fece da stuzzicadenti…lui che veniva soprannominato così!

A tutti passò il mal di denti!

Quando Didi se ne stava andando, Carolina disse:

“Scusa, ti dobbiamo, anzi, ti devo delle scuse!”
“Non preoccuparti nei giorni passati ho riflettuto che situazioni come queste non vi sono mai capitate…Ci si accorge degli errori, quando si ha bisogno degli altri!”
“Questo vuol dire che ci perdoni?”
“Si, si, si”rispose.


E cosi vissero tutti felici e…con un dentista!
Claudia Martinoli


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FAVOLE A MORALE NEGATIVA

La tartaruga e i coccodrilli

Un giorno la tartaruga stava tutta sola soletta a fare una passeggiata, quando ad un tratto, senza accorgersene, entrò nel territorio dei coccodrilli.

Subito uno di essi la vide che camminava spensierata; allora cominciò a prenderla in giro, mentre gli altri coccodrilli facevano il coro:

“Tu sei nel nostro territorio! Non lo sai che qui non ci si può stare?

La tartaruga rispose:


“No, scusatemi, non volevo!”
“A noi non ci interessa nulla di quello che vuoi!” esclamarono i coccodrilli

Allora la tartaruga cercò di scappare, ma non ci riuscì. I coccodrilli l’afferrarono e, dopo essersi messi tutti in fila, si divertirono a gettarla in acqua e a tirarla fuori uno dopo l’altro.
La povera tartaruga, animale di terra, non ce la fece più e, alla fine, morì affogata.

Ecco cosa accade quando ci si approfitta dei più piccoli e si aiuta chi fa del male.

Laura Rossi
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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