A scuola di legalità IIA: Lez.3: La guerra come negazione dei diritti del fanciullo

I DIRITTI DEL FANCIULLO E LA LORO NEGAZIONE
Lezione 3


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Dopo aver riflettuto, a partire dal diario di Hans nel campo di Dachau (Lezione 1) su cosa sia necessario ad un ragazzo per vivere serenamente, dopo aver letto le storie di ragazzi del Kossovo o di Israele che sono cresciuti con la guerra come compagna di vita e dopo aver letto i primi 10 articoli della Convenzione dei diritti del fanciullo (Lezione 2), siamo passati a riflettere in modo ancora più intenso sulle privazioni, indelebili e durature, che la guerra provoca sui fanciulli, attraverso le poesie.
Affiancando all’attività il ripasso di figure retoriche affrontate lo scorso anno e affrontando contestualmente la metafora, abbiamo letto queste poesie, analizzandole sia dal punto di vista linguistico-formale che  contenutistico.
In particolare i ragazzi sono stati chiamati a dire secondo loro quale diritto dei 10 letti in classe venisse raccontato o leso nella poesia o nei versi.

A voi le poesie lette in classe: 

 I BAMBINI GIOCANO
di Bertold Brecht


I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.


 PROMEMORIA
 di Gianni Rodari


Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

 HO DIPINTO LA PACE 
di T. Sorek

Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero
per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo
per la sabbia ardente,
ma avevo l’arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.


 LO ZAMPOGNARO 
di G. Rodari


Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?

“Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d’oro e d’argento”.

Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
“Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso”.

Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?

” Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”.

Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;

se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno

ATTIVITA‘: scrivere una poesia ispirandosi a uno dei 10 articoli della Convenzione e alle poesie lette in classe. Scelta tra ricalco e poesia libera, con la raccomandazione di usare anche le figure retoriche apprese e le metafore.
 Infine farne un video, con immagini e musica appropriate, in modo tale che la videopoesia sia finalizzata correttamente al commento din un articolo.

La prof
LAVORI DEI RAGAZZI
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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