A scuola di legalità IIA: Lezione 2: ELABORATI

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Diari di guerra, per riflettere  su cosa la guerra e la violenza sottrae ai ragazzi.
A voi i lavori dei ragazzi:

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Qui i diari dei ragazzi illustrati da STORYBIRD

Diario di Giorgia Quaresima
Diario di Roberta Gentili
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12 dicembre 1989
Caro diario,
il dolore, la tristezza e la sfortuna mi perseguitano…
Mi guardo intorno e non c’è più nulla. Tutto è morto e pieno di tristezza e dolore…
La piazza dove giocavo ormai è tutta piena di calcinacci e resti di botteghe, negozi e casi ormai distrutte.
La scuola ormai è un cimitero: banchi e sedie sono andate distrutte come la nostra speranza. Sulle lavagne si intravedono ancora le nostre scritte, fatte alla fine della scuola: a guardarle, mi fanno scendere delle lacrime lungo le guance e la mia felicità se ne va via, come tutto il resto… e pensare che là trascorrevo le mie giornate insieme ai miei amici a giocare e a parlare…
Quelli sì che erano bei ricordi pieni di speranza, felicità e amore… pensare a quei ricordi mi fa venire da piangere.

9 gennaio 1989
Caro diario,
oggi ho sentito i miei genitori discutere tra loro:
-Moriremo prima che tutto finirà!-
-Stai calma! Non preoccuparti!-
-Noi moriremo! Me lo sento!-
-Non è vero! Non farti ingannare dalla tua tristezza!-
-Moriremo e non finiremo mai la nostra vita!-
-Non dire queste cose! Noi vivremo più a lungo!-
-Noi moriremo! E non avremo un futuro felice!-
Sentire queste parole mi fa pensare anche a me, che non avrò un futuro e se anche lo avrò, mi porterò dietro questo passato pieni di bombardamenti e armi da fuoco…

10 gennaio 1989
Caro diario,
anche se siamo in periodo di guerra, con i miei amici ci vediamo quasi tutti i giorni, perchè abitiamo vicini.
Mentre facevamo due passi abbiamo incontrato la mamma di Maria rimasta vedova.
Il suo volto era scarno, pallido e pieno di rughe che raccontavano il suo più grande dolore. I suoi occhi erano pieni di lacrime e tristezza. La sua bocca faceva fatica a parlare e a dire “ciao”.
La morte del marito ha sconvolto tutta la famiglia ed è da tanto tempo che non vedo Maria. Per colpa di questa guerra, non si possono fare neanche i funerali: i defunti quindi non possono riposare in pace e il loro corpo non può essere avvolto dallo Spirito Santo.
In questo momento sto provando ad immagine il dolore che prova la piccola Maria in questo periodo difficile…

11 gennaio 1989
Caro diario, oggi sono ancora più triste del solito, ma è inutile che te lo dica, perchè te lo potrai immaginare….
Mi mancano le lunghe passeggiate, le chiacchierate che facevo con i miei amici (ART.6).
Mi mancano le mie abitudini, i miei giochi che facevo con mio cugino (ART.6).
Mi manca la felicità, la serenità e la gioia che ogni bambino desidera (ART.3).
Mi manca sedermi sui banchi di scuola e sentire il vociare dei professori.
Mi manca sentire e vedere la gente che passeggia lungo i viali, che ormai non c’è più.
Mi manca la mia identità e la mia vita felice e piena d’amore (ART.6).

12 gennaio 1989
Caro diario,
non sopporto più questa orribile vita…
Vorrei un futuro felice e gioioso.
Vorrei divertirmi con i miei amici.
Vorrei andare a scuola e sedermi sul banco e iniziare a scrivere.
Vorrei rivedere e risentire il paralre delle persone lungo i viali.
Vorrei svegliarmi con il silenzio o con il cinguettare degli uccelli e non con lo scoppio delle bombe e i lamenti delle persone.
Ma questo non so se potrà accadere e se è solo un sogno, ma vorrei svegliarmi il prima possibile….


Quaresima Giorgia
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8 Luglio 1992

Caro amico mio,

Mi guardo intorno…tutto è come la brace di un camino appena spento: nero, morto. Tutti i ricordi si sono dissolti nella cenere. La piazza dove giocavo ora è un cimitero di cadaveri e di macerie che in un attimo hanno fatto svanire tutti i sentimenti e le emozioni. Sta mattina non ho avuto nemmeno il coraggio d’affacciarmi alla finestra perché la fuori, fuori dalla mia cameretta c’è un inferno di bombe, pistole e gente  innocente come me che viene fatta soffrire per questioni territoriali o perché un popolo non sopporta l’altro. Non è giusto che la scuola sia anziché un luogo di divertimento, istruzione e amore, un luogo del colore della solitudine e anziché un luogo dove i bambini possano esprimere le loro opinioni un luogo di rimpianti e amarezze. In quell’edificio morto e con i vetri frantumati, come una mano dalla casa buia, ancora esce una nube di fumo nerastro che la perennemente rimane, come se non volesse andarsene, come se si fosse fatta padrona dell’oscurità. E a pensare che là ho studiato, giocato, scherzato…ci sono cresciuta…. è INCREDIBILE!

12 Luglio 1992

Ormai mia madre non vuole più nemmeno uscire per andare a fare la spesa: è troppo spaventata!

Oggi ho sentito mamma  e papà discutere tra di loro:

-Ma come farò a fare la spesa? Come farò a far mangiare i nostri figli? Come faremo a vivere? Qui c’è in gioco la vita e il futuro nostro e specialmente dei nostri bambini

-Stai tranquilla, tutto si sistemerà-

-Ma come faccio a star tranquilla? I nemici hanno accerchiato la città e ormai per noi non c’è più scampo

-No, vedrai che i soldati lotteranno e vinceranno per la patria e accarezzò la mamma dolcemente…

-Ho paura- ripeteva…

Boom!!!

Oddio che è stato? Come faccio a tranquillizzarmi se ci sono continui bombardamenti?

-Se t’agiti non farai altro che agitare anche i nostri figli! Rilassati-.

Dopo queste parole la mamma riuscì un attimo a calmarsi….

15 Agosto 1992

E’ passato poco più di un mese ma le cose non sono cambiate. Oggi nonna ( una grande dottoressa) mi ha raccontato che oggi in ospedale, ormai quasi crollato, sono giunti  cadaveri gelidi come se fossero stati congelati in freezer. Quella povera gente già aveva sofferto: ora con la guerra, ora con le ferite. Ma anche semplicemente affacciandosi alla finestra si rabbrividiva. Sotto casa mia ,anch’essa tutta a pezzi che sembrava di marzapane, un colpo d’artiglieria ha trafitto il cuore della mia migliore amica Begghy. Forse il destino ha voluto che morisse proprio sotto casa mia: ricordo e ricorderò sempre quell’assordante colpo….ricorderò sempre le nostre giornate insieme e le gite in barca , le corse nel parco, i suoi occhi lucenti e le sue risate fragorose…ma ora lei è la, distesa, giacente, sembra come ancorata nel terreno. Stamane infatti sua madre, la signora Henrica camminava a testa bassa con lacrimoni grossi come gocce di pioggia e sembravano tristi anche loro. Il corpo della povera Begghy era tutto chiazzato di sangue, con ferite putride. Tutto il suo visetto sporco di nero, di polvere o chissà cosa mi fa riaffiorare alla mente tutti i ricordi più tristi e tutte le sofferenze che la guerra inconsciente fa passare a noi innocenti cittadini. Labbra come quelle di Biancaneve dopo aver morso la mela: bianche, gelide e rimaste li a marcire. Piangevo anch’io, a dirotto, non riuscivo più a controllare la mia rabbia, ero una fontana. E poi avevo paura, paura di fare la sua stessa fine…non mi dispiaceva di morire perché tanto lo avrei fatto di li a poco per la solitudine, per la guerra e per il dolore. Gli afflitti erano sempre di più, tutti si disperavano perché la gente aveva perso tutto, casa, amici e parenti… ma soprattutto aveva perso i RICORDI!

31 Agosto 1992

Caro amico domani è il mio compleanno! Scommetto che sarà il peggiore della mia vita. Già solo il fatto che domani sentirò cantarmi tanti auguri mi rallegra. Anche se so che da questo inferno non ne usciremo presto spero che almeno il giorno del mio compleanno io possa passarlo serenamente . Che dolore si prova a vedere tutta quella gente morire. L’uccisione di migliaia di soldati provoca in me rabbia e pena. Sono triste perché anche la mamma soffre a vedere ciò, anche il papà ma nascondono il dolore per non trasmetterlo a me e ai miei fratellini. Sono triste anche a sentire le urla sofferenti dei miei coetanei. Sono triste, sembra che la tristezza si sia impadronita del mio corpo e ne abbia fatto un mondo tutto suo…

E’ sera. Mamma mi chiede cosa voglio per compleanno, ma l’unico desiderio che esplode in me è quello di svegliarmi domattina e ritrovarmi nella mia accogliente città, piena di luce, di colori e di allegria. Mi mancano gli amici, soprattutto Begghy, le nostre chiacchierate e gli abbracci. Vorrei che domattina tutto questo si ripristinasse. Vorrei domattina svegliarmi, fare colazione e poter andare a scuola, vedere papà che va a lavorare e la mamma sempre indaffarata con le faccende ..ma se i colori non ci sono questo non è possibile!Quasi tutti i bambini del mio paese sono stati mandare a lavorare, ti sembra giusto caro mio diario?          Vorrei che le cose si ricostruissero e che le macerie scomparissero…so che non è possibile però … tanto vale sperare

1 Settembre 1992 ore 7:20

Stamane è il mio compleanno! Tanto oggi come sempre starò tutto il giorno a contemplare il pavimento perché quando ci si trova in queste situazioni il compleanno perde importanza! Mamma mi ha promesso che mi avrebbero ,lei papà e i miei fratelli cantato un “ TANTI AUGURI” e questo già mi da una speranza in più!

Qualcosa però mi turba: perché oggi non mi sono svegliata in balia dei bombardamenti? Corro, mi affaccio alla finestra: attimo di silenzio e incredula  vedo che la guerra si è placata perché in strada non vi sono più soldati in divisa e cadaveri ma tanti operai che stanno ricostruendo tutto: dalle case ai negozi, dalle chiese agli ospedali. Ponti, strade e ferrovie tra poco ne avremmo avute di nuove. Sono sollevata anche se so che non potrò rivedere mai più il viso della mia adorata Begghy, sono triste e felice allo stesso tempo! Il mio desiderio per mesi sperato si stava finalmente realizzando! NON CI POSSO CREDERE! Forse lassù Dio ha trovato un po’ di spazio per me e mi ha fatta felice perché nelle facce della gente superstite  e allegra era come vedere I miei amici, Begghy e i miei ricordi!

NO ALLA GUERRA,

I BAMBINI DEVONO VIVERE!!


Roberta Gentili
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12 settembre 1991
Caro diario,
quì le cose non vanno per niente bene,la guerra, questo terribile incubo ci sta distruggendo poco a poco. Mi guardo intorno e mi accorgo che tutto è ormai cambiato. Cammino per strada ormai popolata da macerie; mi faccio forza e cerco di immaginare i bambini che un tempo correvano feoci e spenzierati, scuoto la testa, riapro gli occhi e mi accorgo che quelo che ho immaginato è solo un’illusione e la cosa più brutta di tutto ciò è che probabilmente non potranno mai tornare! Per quanto mi riguarda è già una fotuna che ho la mia casa e la mia famiglia, che da un momento all’altro potrebbero non esserci più e quello è un pensiero che mi tormenta!

14 settembre 1991
Caro diario,
la mia famiglia è disperata, davanti a me cercano di ripetermi che tutto questo finirà presto, ma io mi rendo conto che cercano solo di rassicurarmi anche se non credono per niente che tutto questo si risolverà. Mia madre cerca di non farci pesare questa situazione, non ci fa mancare niente, anche se siamo ridotti pane e acqua. Proprio ieri sera ho sentito i miei che discutevano tra di loro: la mamma non faceva altro che piangere e il papà la rassicurava anche se era molto preoccupato.

17 settembre 1991
Caro diario,
la scuola, l’ unico svago che ci era rimasto, ci hanno tolto anche quello, può sembrare strano ma mi mancano le lunghe spiegazioni, i tanti compiti, le lunghe chiacchierate in classe durante l’ora di arte. Mi mancano le passeggiate che facevo dopo la scuola: ora se esco a lungo c’è la possibilità che non ritorni.
L’ultimo bombardamento ha portato via la mia amica Anne e la sua famiglia : sono molto triste per questo, quando lo saputo sono scoppiata a pingere; mi ci dovrò abituare.
Per la strada è un pianto ci sono cadaveri che contoranano le vie, è una cosa orribile, mi chiedo come si possa essere così crudeli da uccidere la povera gente che nn centra niente e a provocare un dolore tale alle famiglie. Le nostre vite sono distrutte è come se ci avessero ucciso il passato e il presente garantendoci un futuro che non potrà mai essere felice solo ai ricordi.

19 settembre 1991
Caro diario,
siamo ridotti sempre più male: altre persone morte, altre vite distrutte!
Non augurerei a nessuno il dolore che tutti noi proviamo. Ormai c’è rimasta solo una cosa da fare, sperare che questo sia solo uno brutto incubo e che al risveglio sia tutto uguale a prima, ma ovviamente non è così ,perciò mi resta da sperare che almeno finisca questo incubo; che i bambino torneranno a giocare per strada; che ai cigli delle vie ci siano dei fiori al posto dei cadaveri; al ritorno delle chiacchierate con le amiche e alle lunghe e noiose lezioni che almeno non fanno soffrire o morire qualcuno!


Giulia Rossi

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1 giugno 1992

Caro diario, il mio paese è morto e con esso i miei ricordi. Mi affaccio dalla finestra ed è tutto devastato. A sinistra, la piazza dove giocavo con i miei amici a calcio, a palla prigioniera, non esiste più. La piazza è piena di calcinacci e la fontana ormai non vive più. Al centro, c’è la scuola ormai abbandonata, le finestre sono scoppiate e non riconosco neanche la mia classe dove ho passato bellissimi momenti ormai infranti. A destra, si può intravedere il parco e pensare che prima trascorrevo le mie giornate giocando con lo scivolo insieme ai miei amici. Belle giornate quelle,invece ora il buio, la paura popola il nostro piccolo paesino ormai dormiente.

19 giugno 1992

Caro diario, oggi sono tornato a casa e ho sentito i miei genitori che discutevano tra di loro, così mi sono nascosto sulle scale e ho cominciato ad origliare. -Poveri noi! Come faremo!- disse mia madre. -Su! Dai! Andrà tutto bene! -No! Non andrà per niente bene! -Non ti preoccupare! -Salterà in aria anche la nostra casa! -Su! Su! Non ci pensare! -Non è facile, riesco a pensare solo a questo! -Lo so! Su dai! Andrà tutto bene! -Moriremo! Questa casa sarà colpita da una bomba come la scuola. -Stai calma! Non piangere andrà tutto bene! -Speriamo.

18 agosto 1992

Oggi sono uscito e ho visto un uomo! Mi sono spaventato. I suoi occhi dicevano tutto. Il suo braccio era tutto insanguinato. Faceva una smorfia di dolore. Sulla fronte aveva un piccolo taglio ricoperto da una benda. Camminava a rilento tra i calcinacci. Non riusciva a parlare, balbettava. Urlava dal dolore, si sentiva in tutto il vicinato.

14 settembre 1992

Caro diario,
mi mancano le mie abitudini, mi mancano gli amici con cui passavo le mie giornate, mi mancano i miei compagni di scuola, mi mancano le chiacchierate che facevo con il mio migliore amico, mi mancano i giochi che facevo in piazza, mi mancano i miei giorni di vita normale, mi manca la mia infanzia.

24 dicembre 1992

Caro diario,
la guerra ancora non finisce e io ancora non torno a scuola. Domani è Natale! Un bel giorno per tu
Caro diario, il mio paese è morto e con esso i miei ricordi. Mi affaccio dalla finestra ed è tutto devastato. A sinistra, la piazza dove giocavo con i miei amici a calcio, a palla prigioniera, non esiste più. La piazza è piena di calcinacci e la fontana ormai non vive più. Al centro, c’è la scuola ormai abbandonata, le finestre sono scoppiate e non riconosco neanche la mia classe dove ho passato bellissimi momenti ormai infranti. A destra, si può intravedere il parco e pensare che prima trascorrevo le mie giornate giocando con lo scivolo insieme ai miei amici. Belle giornate quelle,invece ora il buio, la paura popola il nostro piccolo paesino ormai dormiente.

Giacomo Colaneri

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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