A scuola di legalità IIA: ELABORATI LEZIONE 4

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Nei panni di… (Barb Andrada)

Ma la stai a vedè? E’ ridicola,sempre da sola sta’.”
Questa ragazza si chiama Andrada, una ragazza timida e paurosa. Ha dei occhi blu chiaro,la faccia rotonda e dei lunghi capelli dorati.Veniva evitata da tutti i compagni e la prendevano in giro. Due compagni di classe si divertivano come dei pagliacci matti a romperle l’ anima con degli scherzi stupidi.

Una volta, mentre si alzava dal banco per far ricreazione, i due pagliacci le avevano legato tra di loro i lacci delle scarpe,e cosi’ la povera e innocente ragazza cadde a terra facendosi male. I due, uscendo a passi di lumaca e scoppiando dalle risate, uscirono e la lasciarono là, come un broccolo. I due erano infantili,sciocchi e cattivi e per di più se la prendevano sempre con la povera e innocente ragazza, che proprio non ce la faceva più ad essere presa in giro da quei due pagliacci.

Era stanca, arrabbiata e silenziosa. Silenziosa, perché non parlava mai e poi mai doveva accedere un miracolo per farla parlare. Ogni secondo,ogni minuto e ogni ora studiava,studiava e studiava e per questo si chiamava la secchiona dell’ istituto. Povera ragazza: quando entrava, aveva gli occhi coperti con un velo di tristezza e con la mente molto confusa. Scrivere era il suo passatempo, il suo viaggio incantato con creature inventate. In primo piano c’ era il suo castello di diamanti,piu’ avanti un unicorno che era di passaggio per uscire da quel posto incantato e sullo sfondo una casetta fatta di dolci!.Questo era il suo passatempo: un diario immaginario 

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Nei panni della vittima (Roberta Gentili)

Quella sera, la sera del mio arrivo in Italia, avevo un non so che nella pancia. Brividi di gioia o di paura? Quella di stabilirci qua, in Italia, è stata un’idea partita da mia madre che, stanca di campare con poco e niente, ha deciso di tentare la via dell’emigrazione.
Ah, dimenticavo! Sono Soraya, nata purtroppo in Africa… uno dei Paesi più poveri del mondo. Anzi in Sud Africa, Kimberley è il mio paese natale. Diciamo che io e la mia famiglia non siamo ridotti tanto male, certo non vestivamo di seta come gente ricca, ma vestivamo come gente normalissima. Ho 13 anni compiuti appena, capelli ebano e occhi carbone.
Io e le mie due sorelle, Mika e Kanut domani affronteremo la cosa che più mi terrorizza: la scuola! Strano vero? Nel mio paese la scuola non è così importante…Chissà cosa accadr… — Roonf!

-Sorayaaaaa! Sei pronta? Ti sei vestita? Ti sei lavata il viso?
Mia madre era euforica e saltava come un coniglio quando vede un campo pieno di carote. Mio padre peggio ancora e Kanut e Mika parlavano delle loro ”COSE DA GRANDI”, come dicono loro. Ma in realtà pensano all’acconciatura perfetta, al ragazzo su cui fare colpo o alle amiche da spettegolare. Io mi sentivo una mela marcia in un cesto di bella frutta lucida,matura e succosa. Ma perchè anch’io non saltavo dalla gioia? Ma perchè non ero soddisfatta? Ma perchè a quel punto non volevo nemmeno più andare a scuola? PERCHè? Un enigma irrisolvibile.
– Il primo giorno di scuola devi fare una bella figura!
– Ma papà… io ho paura di andare la. In fondo, io luoghi così, me li sarei solo potuti sognare… Dalle stalle alle stelle, nel vero senso della parola.
Eppure…
Avevo un brutto presentimento

-Sbum! La portiera dell’auto tagliò l’aria. Con un timido cenno salutai papà che sfrecciò all’orrizzonte.
Sola. Ero sola. Ero sola al mondo.
Lanciai un timido sguardo qua e là ma se qualcuno avesse voluto trovare in me un briciolo di coraggio avrebbe dovuto scavare molto in fondo. In confronto a tutti gli altri compagni, io ero svantaggiata, perché ovviamente non conoscevo la lingua. L’Italiano??? Lingua di Marte, difficile come leggere i geroglifici degli antichi Egizi. Forse a te sembrerà facile leggerlo perché è la tua lingua, ma mettiti nei miei panni! Io a Kimberley ero abituata a parlare africano, al massimo inglese! D’Italiano conoscevo al massimo SI,CIAO o MAMMA. Ma il resto? Il resto dove era? Una lingua sviluppatasi con migliaia di anni dove era? Beh non di certo nella mia mente, questo era poco ma sicuro.
La scuola era un edificio grande come circa 10 elefanti africani, vi erano 100 finestre ed un portone a dir poco enorme. Sono rimasta un attimo sull’ entrata perché non sapevo cosa fare. Lo spoglio cortile autunnale in un attimo si trasformò da vuoto a pieno, come se fosse un vero e proprio mercato, come quelli che di solito ci sono la domenica nel mio paese. Una confusione peggiore di quella che fanno 200 oche starnazzanti che si alzano in volo. Subito, come immaginavo, due tipe vanitose sui 13, mi si avvicinarono e dandosi un ultimo tocco di trucco:
– AHAHAHAH! Un’africana! Sarcasticamente mi indicarono e mi si misero a ridere in faccia. Poi squadrandomi da capo a piedi mi diedero un pizzicotto e se ne andarono a testa alta!

DRIIIIN.
La campanella e tutti in classe, o meglio tutti tranne me! Per me era tutto nuovo, ero sbalordita e non conoscevo il luogo. Ero sull’atrio ed ad un tratto un omone sui due metri con tailleur scuro mi si avvicinò:
-Ciao, sono il preside e tu chi sei? Sei straniera? Vero?
Io compresi solo “Ciao”. Ero impacciata, ma in quel caso io credo che lo sarebbero stati tutti! Tranquillamente mi accompagnò in classe e mi fece una specie di presentazione al pubblico, ossia alla classe che appena mi vide si mise a ridere come se avesse visto un pagliaccio. Arrossii. Già mi facevo brutti pensieri a vedere quella classe di bulletti e ragazze vanitose che m’avrebbero voluto mangiare solo con lo sguardo! Mi stavo sentendo la nota che stona una dolce melodia. Ma dovevo farlo, dovevo affrontare le mie paure e far contenta anche mia madre che con tanto amore mi aveva iscritto a questa scuola. E cosa giudicavano? Il mio modo di vestire!! Cosa avevo? Non lo so, mi sedetti e osservai quell’ambiente che sembrava tanto amichevole come tanto oscuro. Era una classe quadrata, mi faceva pensare tanto all’orticello che avevo fuori casa, di medie
dimensioni.

https://arringo.files.wordpress.com/2013/02/bullismo-ragazze-430-2.jpg?w=300

I mattoni del pavimento erano neri ebano, neri pece, neri carbone ovviamente chiazzati di bianco e con qualche pizzico di grigio. E i muri erano come le pagine bianche del quaderno che la simpaticissima, gentilissima e bellissima professoressa mi aveva regalato per darmi il benvenuto. Alla destra della classe vi era una schiera di finestre dal vetro lucido dove avrei voluto scorgere la mia bella, tanto amata e tanto odiata casetta in Africa. Si, è vero e non lo metto in dubbio, là in Africa forse non avevo tutti i comfort di tutto il mondo, ma la avevo le mie radici e anche i miei adorati amici. Al di sotto delle finestre, vi era un muro impregnato e testimone di scritte e appunti per i compiti, ruvido come la carta vetrata. Al centro, grande e imponente, regnava la cattedra, tutta rifinita in legno e artefice di sospensioni, testimone di note e interrogazioni. Appena dietro vi era la lavagna la quale si vedeva anche dall’ultimo banco che era consumata dal tempo, e era stata scritta e riscritta…. Strano che non abbia preso un’allergia al gesso, suo compagno eterno! Era stata imbrattata forse un milione di volte? O due? Di là, sulla sinistra, vi era la porta e tutti gli armadietti degli alunni messi in fila, ordinati e curati molto attentamente ed alla fine, come per mettere in evidenza che io ero l’ultima arrivata ed ero africana, il mio armadietto, più scuro, di un colore diverso e messo per ultimo, distaccato dagli altri. Cosa voleva significare? Erano tutti grigi e il mio marrone…Perché? Perché avevo la pelle scura?!

Un mese dopo il mio arrivo in Italia, con corsi speciali, ero riuscita a capire qualcosa di questa nuova lingua. Perciò capivo quello che mi dicevano ( certo non il dialetto o cose del genere ).

Dodici di Ottobre.

Appena entrata, ormai con un po’ più di disinvoltura. Aspettai un po’ sull’atrio, aspettando qualcuno con cui scambiare due chiacchiere. Io non avevo molti amici, solo il povero secchione di turno che ,non avendo amici, faceva finta di interessarsi a me. Ma l’amicizia vera era a zero. Brutta scelta quella di rimanere lì:
-AHAHAHAHAH Soraya, la solita sfigata senza amici! Ma non ti vergogni, con quei vestiti fuori moda? Lo zaino tutto rattoppato!
Io non rispondevo, impalata, il mio cervello non reagiva… e non sapevo dove mettere le mani.
-E chi ti si prende? Uno sfigato cretino? E nominò il bullo più antipatico dell’istituto: Mark! Mamma mia, dà fastidio come una lisca di pesce nella gola. Non lo sopporto, ma non potevo dirgli niente, ne potevo raccontare, minacciava di farmi sparire lo zaino o di far trovare le ruote bucate a mio padre. Ero una mosca, debole, senza difesa.
-Ma dove compri i vestiti? La sottana! Ahahaahah costano troppo per te i vestiti alla boutique?
E questa storia andava avanti dalle 8 alle 2, dal Lunedì al Venerdì. Era strano il fatto, io a loro non avevo fatto niente… perché se la sarebbero dovuta prendere con me? Spesso e volentieri mi insultavano per la lingua, perché avevo la pelle diversa o per il modo di vestirmi! Ogni giorno piangevo e imploravo mia madre, come quando un bimbo implora la mamma per lo zucchero filato, ma lei mi diceva sempre che ormai non ce ne potevamo andare, che lei aveva trovato lavoro e che papà lavorava proprio vicino casa. Non potevano trovare di meglio. Ma io non stavo bene e non mi sentivo a mio agio nella nuova scuola. Voi cosa avreste fatto? Sareste stati forti o avreste subito tutto in silenzio? Appena entravo in classe, mi riempivano tutta la sedia di colla e, quando mi sedevo, facevo SPLASH! E tutto il vestito pieno di colla. Poi oltre l’umiliazione dovevo beccarmi anche la sgridata da mamma e papà che giustamente mi dicevano che i soldi se li sudavano e che io dovevo stare attenta alle mie cose. A questo punto? Anche se la mia pelle era nera….si stava colorando!

A cena….

Ah, com’era bella la mia dolce Africa, la mia dolce terra, la mia dolce casa. Si, la si viveva male, è vero e non lo nego, però potresti stare in cielo e in terra, avere i milioni o quello che vuoi, ma se non hai gli amici, non sei niente e non stai bene da nessuna parte. La vita era svantaggiata, il clima non permetteva molte cose e il territorio nemmeno, ma almeno a scuola non passava il solito bulletto a ridere di te e di quello che indossavi. E’ vero, le donne vengono considerate inferiori, ma tra ragazzi non c’è il bullismo e non ci sono quelle quattro, cinque tipette vanitose che si vogliono mostrare in pubblico. In Africa noi ragazzi siamo tutti uniti e non c’è quello basso, quello alto, quello brutto o quello bello. L’Africa si, è aspra ma i suoi campi di grano, le sue meraviglie, i leoni le affascinanti pantere non ce l’ha nessuno.

Mi ricordo che quando andavo a scuola, dopo aver camminato un bel po’, mi sedevo e attentamente ascoltavo la maestra, fonte di saggezza e mi divertivo…

-Sorayaaaaa! Ci sei? Noi abbiamo finito di mangiare e tu?
-Eeeem… scusa mamma, stavo pensando finisco la cena e vado a ripassare, non ti preoccupare.
-Mmm…. Okkay!
…. 

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Io vittima dei bulli (Giorgia Quaresima)
 Era il primo giorno di scuola. Mi trovavo davanti il cancello. Sperai che Mike e Paul non mi vedessero. Entrai nell’ atrio della scuola con aria indifferente, senza rivolgere parola a nessuno e piano piano mi intrufolai nel corridoio della scuola. Ma come non detto, Mike e Paul mi seguironoe in con tono amichevole mi dissero:

-Ciao Giorgia! Finalmente ci rivediamo, ma che fine hai fatto questa estate?? Non ti abbiamo visto in giro!-

-Ero… ero…a…a-

-Ehi tranquilla, non ti facciamo niente!! Mica ti mangiamo!!-

-Ero a Milano da mio padre e poi sono andata al mare!! E voi dove siete stati??-

-Non sono affari tuoi!! Nanetta!!-

-Scu…scu…scusa!-

-Mike, Paul!! Venite immediatamente qui!!-

Una voce cupa e profonda tagliò il silenzio.

-Eccoci stiamo arrivando! E tu nanetta non ti muovere, ritorniamo subito! E se quando torniamo non ti troviamo saranno affari tuoi!-

Corsero verso un ombra enorme e iniziarono a bisbigliare qualcosa sotto voce. In un batter d’occhio ritornarono e con loro c’era anche un enorme uomo, con aria arrabbiata e infuriata.

 I suoi occhi erano bovini e rossi come la brace che arde, le sue mani erano grandi e non vedevano l’ora di prendere a pugni qualche ragazzo indifeso. Indossava un paio di scarpe larghe come due barche e i suoi pantaloni erano pieni di strappi che lo rendevano ancora più bullo di quanto già non sembrasse.

Quel ragazzo non lo avevo mai visto prima e mi incuteva  molta paura Mi disse:

-Ehi come ti chiami??-

-Io sono… sono… sono… Giorgia!!-

-Ecco, bene, Giorgia. Sappi che io sono Rino!-

DRIIIIN…DRIIN

Suonò la campanella delle lezioni… e io scappo da sotto i loro volti e mi intrufolo in classe sedendomi al banco più lontano da loro, ma come da programma loro si misero tutti vicino a me e in quel momento capii che era ora di reagire a tutte le loro violenze.

-Buongiorno!! Ragazzi oggi ricomincia la scuola e quindi voglio da voi un comportamento migliore di quello degli anni passati!- disse la professoressa ,appena entrata in classe

E noi senza rispondere prendemmo i quaderni e iniziammo a fare il solito tema sulle vacanze che tutte le professoresse danno agli alunni all’inizio della scuola. Appena la professoressa abbassò lo sguardo i tre ragazzi che avevo vicino cominciarono a darmi fastidio: tirando pallottole di carta, facendo volare da una parte all’altra il mio astuccio e tirandomi i capelli.

-Basta non vi sopporto più!! Ma non avete nessun altro da infastidire?- dissi arrabbiata

-Ma che cosa è questa confusione? Giorgia che succede?- disse la prof.

Stavo per rispondere, quando  Mike mi fulminò con lo sguardo, come per dire “Se dici qualcosa, io t meno”, quindi non risposi e continuai a fare quello che stavo facendo.

Forse questo anno sarà duro, Mike e Paul non me li ricordavo così.

Mi ricordo che quando andavamo all’asilo insieme erano due bambini molto calmi e gentili ed eravamo molto amici. Quando uscivamo da scuola andavamo sempre al giardino insieme e qualche volta sono anche venuti da me a giocare. Ogni volta che chiedevano qualcosa dicevano “Grazie” e “Per favore”.

Ma sono cambiati molto, ora sono dei bulli e sono molto maleducati…e poi si dice che le persone con un anno non posso cambiare!

-Giorgia… Giorgia… girati ti dobbiamo dire una cosa!-

Io mi girai e Rino mi tirò un cartoccetto diritto negli occhi.

DRINN… DRINN

Fine ricreazione…già sapevo che mi sarebbero toccate altre 3 ore di fastidiosi, insopportabili e irritanti dispetti.

Per fortuna entrò la prof. di tecnica, chiamò Mike, Paul e Rino e gli disse:

-Da quest’anno voi vi metterete tutti e 3 vicino a me, qui vicino alla cattedra, così non darete fastidio a nessuno!-

Queste parole furono musica per le mie orecchie! Ma non feci in tempo a finire di sognare come sarebbe stato bello senza di loro tra i piedi, che vidi di nuovo le pallottole di carta volare sopra la mia testa.

Ora dopo ora e lezione dopo lezione finalmente arrivano le 14.10 e suonò la campanella della fine delle lezioni e di corsa uscìì fuori dalla scuola. Tutto fu vano: loro mi precedettero e mi attesero fuori da scuola con un enorme palloncino pieno d’acqua. Fu un attimo: il loro tiro e la mia salita in macchina di mia madre.

E anche oggi è andata.

Ma quando finirà?
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  Confidenze al diario…l’esclusione (Chiara Bianchi)


Ciao caro amico mio,

ti starei chiedendo perché ogni volta che sono in difficoltà mi rivolgo sempre a te

Oggi avrai la risposta di tutto ciò. Io so che tu puoi osservare e percepire tutte le sensazioni che un povero ragazzo sensibile e debole come me prova. Ogni momento della giornata lo passo qui, proprio insieme a te, a confidarti tutti i miei segreti. Scrivo, scrivo e scrivo, riempio le tue belle pagine bianche di pensieri.

Mi confido sempre a te, perché sei l’unico amico che possiedo e che oltre tutto non mi prende in giro e mi accetta  per la persona che sono. I miei compagni di classe mi fanno sempre degli scherzi: mi rubano l’astuccio, mi nascondono il diario, mi colorano lo zaino…… non puoi dirgli niente, gli dici un segreto personale e dopo 5 minuti lo sa tutta la scuola! Tu… tu si che sei diverso.

Con tanti ragazzi che frequentano la mia stessa scuola, sono sempre io quello che si fa prendere in giro e si fa fare qualunque tipo di scherzo da tutti. Capisci, io non posso fidarmi di nessuno, io sono il famoso ragazzo che viene chiamato da tutti “secchione” e di questa cosa se ne approfittano in tanti! Vengo cercato solo per i compiti in classe ed alcuni miei compagni hanno anche il coraggio di dirmi: TI VUOI METTERE VICINO A ME? Questa è la famosa frase che in tanti mi ripetono, ma la mia risposta sarà sempre uguale e non cambierà finchè veramente qualcuno mi darà per la prima volta “Vuoi essere mio amico?”

Vorrei tanto che tutto quello che ti ho scritto in questa pagina, diario amico mio, fosse solo un brutto sogno, ma è la realtà, la mia vita, la vita di un povero ragazzo indifeso che deve ancora imparare che non da tutti si può essere apprezzati.

 

IN COSTRUZIONE

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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