Poesia siciliana e Dolce Stil novo…oggi- Percorso di letteratura IIA

Chi segue Arringo, sa dei continui voli pindarici tra letteratura e musica, specie se poi la tematica è quella amorosa, che da sempre caratterizza la cultura italiana.

Qui di seguito il percorso di letteratura seguito quest’anno dai ragazzi di IIA, alle radici della poesia d’amore del’200…ma anche dei nostri giorni.
Nel leggere i numerosi testi, di volta in volta, i ragazzi hanno individuato i topoi e soprattutto hanno notato le numerose somiglianze tra queste poesie e le canzoni d’amore che ascoltano.

AUTORE
 POESIA
 CANZONI /POESIE DI ALTRI AUTORI
GUIDO DELLE COLONNE
 Gioiosamente canto
e vivo in allegranza,
ca per la vostr’ amanza,
madonna, gran gioio sento.
S’eo travagliai cotanto,
or aggio riposanza:
ben aia disianza
che vene a compimento
ca tutto mal talento – torna in gioi,
quandunqua l’allegranza ven dipoi;
und’eo m’allegro di grande ardimento:
un giorno vene, che val più di cento.

Ben passa rose e fiore
la vostra fresca cera,
lucente più che spera;
e la bocca aulitosa
più rende aulente aulore
che non fa d’una fera
c’ha nome la pantera,
che ‘n India nasce ed usa.
Sovr’ogn’agua, amorosa – donna, sete
fontana che m’ha tolta ognunqua sete,
per ch’eo son vostro più leale e fino
che non è al suo signore l’assessino.

Come fontana piena,
che spande tutta quanta,
così lo meo cor canta,
sì fortemente abonda
della gran gioi che mena,
per voi, madonna, spanta,
che certamente è tanta,
non ha dove s’asconda.
E’ più c’augello in fronda – so’ gioioso,
e bene posso cantar più amoroso
che non canta già mai null’altro amante
uso di bene amare oltrapassante.

Ben mi deggio allegrare
d’Amore che ‘mprimamente
restrinse la mia mente
l’amar voi, donna fina;
ma più deggio laudare
voi, donna caunoscente,
donde lo meo cor sente
lo gioi che mai non fina.
Ca se tutta Messina – fosse mia,
senza voi, donna, nente mi saria:
quando con voi al sol mi sto, avvenente,
ogn’altra gioi mi pare che sia nente.

La vostra gran bieltate
m’ha fatto, donna, amare,
e lo vostro ben fare
m’ha fatto cantadore:
ca, s’eo canto la state,
quando la fiore apare,
non poria ubriare
di cantar la fred(d)ore.
Così mi tene Amore – corgaudente,
ché voi siete la mia donna valente.
Sollazzo e gioco mai non vene mino:
così v’adoro como servo e ‘nchino.

A TE_JOVANOTTI
BELLA, POESIA DI PABLO NERUDA

JACOPO DA LENTINI  Amore è uno desi[o] che ven da’ coreper abondanza di gran piacimento;

e li occhi in prima genera[n] l’amore

e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore


senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nas[ci]mento:

ché li occhi rapresenta[n] a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e [li] piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente. 

 


[L]o viso mi fa andare alegramente,
lo bello viso mi fa rinegare;
lo viso me conforta ispesament[e],
4l’adorno viso che mi fa penare.

Lo chiaro viso de la più avenente,
l’adorno viso, riso me fa fare:
di quello viso parlane la gente,
8che nullo viso [a viso] li pò stare.

Chi vide mai così begli ochi in viso,
né sì amorosi fare li sembianti,
11né boca con cotanto dolce riso?

Quand’eo li parlo moroli davanti,
e paremi ch’i’ vada in paradiso,
14e tegnomi sovrano d’ogn’amante.
OCCHI_ZUCCHERO
GUIDO GUINIZZELLI Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo
che fate quando v’encontro, m’ancide:
Amor m’assale e già non ha reguardo
s’elli face peccato over merzede,4

ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo
ched oltre ‘n parte lo taglia e divide;
parlar non posso, ché ‘n pene io ardo
sì come quelli che sua morte vede.8

Per li occhi passa come fa lo trono,
che fer’ per la finestra de la torre
e ciò che dentro trova spezza e fende;11

remagno como statüa d’ottono,
ove vita né spirto non ricorre,
se non che la figura d’omo rende.
Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco ch’aggio audito dire,
u’ si manten sollazzo, gioco e riso,
Sanza mia donna non vi voria gire,
quella c’ha blonda testa e claro viso,
ché sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.Ma non lo dico a tale intendimento,
perch’io peccato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamentoe lo bel viso e ’l morbido sguardare:
ché lo mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.
Vedut’ho la lucente stella diana,
ch’apare anzi che ‘l giorno rend’albore,
c’ha preso forma di figura umana;
sovr’ogn’altra me par che dea splendore:
viso de neve colorato in grana,5
occhi lucenti, gai e pien’ d’amore;
non credo che nel mondo sia cristiana
sì piena di biltate e di valore.
Ed io dal suo valor son assalito
con sì fera battaglia di sospiri10
ch’avanti a lei de dir non seri’ ardito.
Così conoscess’ella i miei disiri!
ché, senza dir, de lei seria servito
per la pietà ch’avrebbe de’ martiri.
Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
5  ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
10come calore in clarità di foco.
[…]Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’è fero.
25  Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
30com’ adamàs del ferro in la minera.

Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»;
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’aigua porta raggio
40e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.

Io voglio del ver la mia donna laudare
ed assemblarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’ è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro e l’âre
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’ abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede;

e no-lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior virtute:
null’om pò mal pensar fin che la vede

 

 

 GUIDO CAVALCANTI
 Voi che per li occhi mi passaste ‘l core
e destaste la mente che dormia
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.
    E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.
    Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.
    Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ‘l cor nel lato manco.

 

Questi sono solo alcuni dei testi che abbiamo affrontato in classe (e fatemi dire che…ABBIAMO MACINATO MOLTO!), analizzando o singolarmente,  paragonandoli tra di loro, o con le canzoni che voi avete proposto (non ne riporto di più, perché Arringo fa fatica a supportare tanti video in un post). Di ciascuno di questi testi abbiamo prodotto analisi e commento.

E mentre si prosegue con il percorso di letteratura (tra Divina Commedia e Petrarca), i ragazzi son passati alla produzione…ma questo è un altro post! 😉

Stay Tuned!

La prof
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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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