Migranti: una discussione sulla pagina Facebook

Pubblico qui una discussione, a mio parere interessante, sulla questione dei migranti sviluppatasi sulla pagina Facebook di Arringo.

La discussione inizia all’alba della tragedia consumatasi al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013. Sulla barca rovesciata, erano stipati 500 migranti: le ultime notizie dicono che il bilancio dei morti è salito a oltre 300 vittime. Tra di essi, anche diversi bambini.

A commento della tragedia, ricordo la lettura fatta coi ragazzi in classe, a partire da “Mare Nero”, un triste “romanzo” di migrazione di Gianni Paris.

La discussione prende avvio da una mia riflessione sulla questione migranti e ad interagire è Leonardo Bò, studente 25enne, che da diverso tempo segue il blog.

La pubblico qui, affinché non si stabilisca chi ha “ragione” e “torto” (cosa sono poi la “ragione” e il “torto”? Quale il loro valore conoscitivo?), ma perché possa arricchirsi di contributi, di riflessioni, per il bene di tutti.

Quale che sia il punto di vista che ciascuno porterà alla discussione, tuttavia, mi auguro che ciò avvenga nel rispetto delle persone e della loro dignità umana, senza alcuna distinzione riguardante etnia o provenienza geografica: dico questo, e mi scuso se può apparire offensivo della sensibilità e dell’intelligenza di chi legge, considerati alcuni commenti che ho letto in rete sulla questione, commenti che non hanno nulla di umano (Homo sum, humani nihil a me alienum puto, scriveva Terenzio….).

A voi la discussione.

Cristina Galizia:

Penso che il problema migratorio sia la logica e disumana conseguenza del colonialismo europeo dei primi anni del ‘900, quando l’Europa si è letteralmente divisa a tavolino il Sud del mondo: non potendo più sconfinare in Europa, gli Stati hanno grandeggiato attreverso le colonie. Hanno quindi instaurato governi collaborazionisti, volti allo sfruttamento di quei luoghi, tutt’altro che poveri (vd. l’oro sudafricano, le miniere e il coltan congolese, per dire giusto le prime cose che mi vengono in mente). Da lì, in seguito, lo sfruttamento dell’ambiente e dei popoli, VOLUTAMENTE messi l’uno contro l’altro (vd. utu contro tutsi in Ruanda) , armati da armi americane e europee, mentre si faceva man bassa delle risorse minerarie o dei prodotti della monocoltura. Il nord del mondo è RESPONSABILE delle dittature del Sud, della totale assenza di diritti e libertà fondamentali e, di conseguenza, è RESPONSABILE del flusso emigratorio. COSA ALTRO POTEVA SUCCEDERE, DOPO AVER DETURPATO QUEI LUOGHI, DOPO AVER FOMENTATO E STRUMENTALIZZATO ODI ETNICI, COSA POTEVA ACCADERE DOPO AVER PRIVATO QUEI POPOLI DELLE RISORSE CHE MADRE NATURA AVEVA DATO LORO E CHE ORA SONO FINITE IN MANO DI AVIDE MULTINAZIONALI? Non si può derubare e poi prendersela con il derubato denuncia il furto. I 300 morti di ieri fuggivano dalla loro terra, perché lì ormai per loro e per i loro figli non c’era futuro: gli era stato tolto. Forse che, se avessero avuto la possibilità, non sarebbero restati nella loro terra, tra la loro gente, con i loro affetti, nella propria cultura e tradizione? Perché rischiare la morte, la non accoglienza, la discriminazione razziale e lo sfruttamento nel paese d’arrivo, altrimenti? Quelle persone fuggivano dall’inferno creato dagli europei e proprio all’Europa chiedevano aiuto.
Penso che l’Italia, nonostante la disumana e snaturalizzante Bossi-Fini, sia una gran bella nazione, che attua le legge non scritta dell’umanità e dell’accoglienza, ancor prima delle leggi sui diritti umani. Penso che agli Italiani, ai lampedusani, ai maltesi o ai siciliani vada dato il Nobel per la Pace per quello che stanno facendo, accogliendo e assistendo chi arriva. La grande vergogna, invece, è quella dell’Europa, che lascia da sola l’Italia, geograficamente in prima linea, completamente da sola ad affrontare lo smistamento, la sistemazione di queste persone, restringendo di molto le possibilità di entrare in altri Paesi. L’Italia si trova così da sola a fronteggiare l’emergenza umanitaria e la sistemazione nel tempo di queste PERSONE che, in quanto tali, necessitano di un tetto e un lavoro per integrarsi proficuamente nel nostro tessuto sociale, sfuggendo alla malavita. Ritengo l’Europa colpevole di INDIFFERENZA, EGOISMO, DISUMANITA’, STRABISMO, CECITA’ STORICA.
Noi Italia, nei secoli, abbiamo fatto fin troppo comodo a tutti i popoli europei, per la nostra posizione geografica favorevole, così strategica nel Mediterraneo; noi Italia siamo stati divisi fino a 150 anni fa con dominazioni di volta in volta diverse, fin quando non è nato un sentimento patriottico di rivalsa e coscienza nazionale. Ora che l’Italia in 150 anni ha risalito duramente la china dello sviluppo e dall’ultimo banco si sposta in cattedra a dar lezioni di accoglienza, viene lasciata da sola, quasi fosse trasparente.
MA I 20.000 MORTI NEL MEDITERRANEO NON SONO TRASPARENTI, I 20.000 MORTI NON SONO EMIGRANTI, AFFARE DI ALTRI: I 20.000 MORTI SONO PERSONE, DI FRONTE ALLE QUALI EUROPA E ITALIA DEVONO ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’, STORICHE E CONDIVISE.
La mia opinione.

Leonardo Bò:

una ricchezza è tale solo quando si sa come farla fruttare. L’oro è oro perché l’OCCIDENTE gli ha attribuito un valore. I diamanti sono diamanti perché l’OCCIDENTE gli ha attribuito un valore. Per un africano l’oro non vale niente, così come un diamante. Certo, da qui a scorrazzare in terra straniera facendo razzia di tutto ce ne passa, ma non è giusto definire “risorsa” ciò che non può essere utilizzato. Il petrolio, senza un’automobile, non è una risorsa. E se non fosse per l’occidente il petrolio sarebbe utilizzato al massimo per le lampade a olio…

Alcuni odi tra etnie africane risalgono a ben prima del commercio di armi che l’occidente ha avviato con le dittature di certe nazioni. Poi, che la vendita delle armi sia immorale, ingiusta e quant’altro è un altro discorso.

I flussi migratori esistono da quando l’uomo s’è alzato in piedi, e forse pure da prima. Le cause di questi flussi sono le più disparate: clima, cibo, sete di potere… ma ci sono da prima che si inventasse la parola “occidente”.

Il fatto di non aver vissuto determinati passaggi storici (come la dominazione romana, il cristianesimo, la riforma luterana, la controriforma, la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale, le guerre mondiali) rende le nazioni africane, e in generale quelle “non occidentali”, completamente incompatibili con la nostra cultura. E’ per questo che in Africa la democrazia modello occidentale non funziona. Questi popoli non hanno bandiera, né ideali politici, solo un legame profondo con la loro terra. Gli spostamenti limitati dal deserto, dalla giungla, dagli oceani hanno fatto si che lo scambio culturale tra diverse etnie fosse estremamente limitato e che di conseguenza fosse estremamente limitato il loro sviluppo tecnico, tecnologico e sociale.

Se da dove emigrano non ci fosse futuro, i migranti sarebbero molti di più di 300 a barcone e molto più di 20000. Alcune persone non hanno futuro, e stanno pure in occidente. Certi migrano, certi no.

Poi ogni nazione ha la sua storia e i suoi problemi, e parlare di un barcone di albanesi, come di un barcone di libici, è troppo generico.

la mia opinione.

Cristina Galizia:

Ciao Leonardo. Grazie per il tuo punto di vista, preciso e argomentato, che dà la possibilità di vedere le cose da tutta un’altra angolatura e, quale che essa sia, è sempre fonte di arricchimento, dal momento che la verità non esiste, ma esistono mille modi diversi di interpretarla. Quanti più sono diversi i punti di vista, quanto più si può avere una visione complessa della realtà.
Con alcune tue affermazione sono d’accordo, con altre in parte e su alcune ho un’opinione diversa.
La ricchezza è tale solo se si sa come sfruttarla = sono parzialmente d’accordo. Sia che si sappia sfruttarla, sia che non se ne abbia coscienza, ciò non toglie che una risorsa è tale. Quando Colombo arrivò a San Salvador scambiò gli specchi con l’oro degli indigeni: a nulla vale dire che tanto gli indios di quell’oro non se ne facevano nulla (cosa poi falsa), perché Colombo, che colse l’occasione, non fece uno scambio equo e instaurò un rapporto di sfruttamento. Stesso dicasi dei diamanti sudafricani: sicuro che “per un africano l’oro non vale nulla”? Seppure fosse, dal momento che per un europeo vale eccome, avrebbe dovuto pagare il giusto compenso, visto che si tratta di una ricchezza locale, il cui valore corrisposto avrebbe potuto essere convertito in opere per il bene pubblico o per lo sviluppo. Se un bambino non sa che la mamma gli ha messo una merenda gustosissima nello zaino, il bambino goloso che gliela ruba invece di scambiarla non è lodevole di non averla fatta sprecare.

Gli odi tra africani risalgono a prima del colonialismo= vero, verissimo. Ma che siano stati strumentalizzati è purtroppo altrettanto vero. Non solo con il colonialismo, ma ancora oggi, non solo in Africa, ma anche in molti paesi asiatici. Il “divide et impera”, poi, è vecchio come il cucco e i Romani ne hanno fatto la forza (?) del proprio impero.

I flussi emigratori esistono da quando l’uomo s’è alzato in piedi= verissimo e inconfutabile. Quelle che chiamiamo “invasioni barbariche” furono migrazioni, che sempre sono esistite e che fanno parte del flusso vitale della popolazione, garantendo la sopravvivenza della specie. Forse il mio post “antioccidentale” è un’eccessiva semplificazione (necessaria qui su fb): non si può certo,addurre la causa di tutto al divario N/S, anche se le dinamiche (neo-)colonialistiche, a mio parere, hanno buone responsabilità nella distribuzione delle risorse dell’intero pianeta.

Il fatto di non aver vissuto determinati passaggi storici rende le nazioni africane […] completamente incompatibili con la nostra cultura= l’aggettivo “incompatibili” lo trovo eccessivo, ma forse anche qui si tratta di una semplificazione dello scritto. E’ vero che ogni Stato ha una propria storia e che tutto questo nostro parlare per categorie non è che un’astrazione semplicistica, che rischia di essere aliena dalla complessità della situazione reale; tuttavia non ritengo affatto che esista una compatibilità aprioristica tra popoli. Cosa vuol dire compatibilità? Chi o cosa stabilisce la compatibilità tra popoli? Quale l’unità di misura? Si possono misurare due culture quasi geometricamente? Affermare “questa cultura può sposarsi con quest’altra” vuol dire ammettere un dialogo solo con culture affini(?), a discapito della pluralità di vista e dello scambio autentico ed ecumenico, a favore di un punto di vista piuttosto monolitico e non osmotico ( e potenzialmente autoritario). Mi tornano alla mente i dibattiti di qualche anno fa sulla compatibilità della civiltà musulmana con quella europea, a proposito dell’entrata della Turchia nella UE , dicendo che la Jihad o altri aspetti dell’Islam non potevano sposarsi con la cultura europea. Un dibattito che doveva svolgersi solo nell’ambito della legislazione e della legalità, stabilendo quali erano i confini legali che una qualsiasi cultura non doveva superare per non rinnegare i diritti dell’Uomo, venne strumentalizzata con discorsi su quale delle due civiltà fosse la migliore e quale la peggiore…Ma forse, come ho detto all’inizio, tu intendevi altro e sto travisando (e me ne scuso).
Continui poi dicendo “Questi popoli non hanno bandiera, né ideali politici, solo un legame profondo con la loro terra. Gli spostamenti limitati dal deserto, dalla giungla, dagli oceani hanno fatto si che lo scambio culturale tra diverse etnie fosse estremamente limitato e che di conseguenza fosse estremamente limitato il loro sviluppo tecnico, tecnologico e sociale”. Trovo questa affermazione molto stereotipata, nonché scorretta dal punto di vista storico: il territorio influenza lo scambio culturale ed economico, ma nel pensiero umano nulla è deterministico. Mi permetto di ricordare che la montuosissima Grecia, con strettissime valli a V, ha dato origine sì alle polis indipendenti tra loro, ma contestualmente alla cultura greca, che tutt’altro è che limitata, legata solo alla terra…

Se da dove emigrano non ci fosse futuro, i migranti sarebbero molti di più= non dispongo di cifre e percentuali e quindi non posso esprimermi sulla deduzione. Resta il fatto che i popoli non si spostano quasi mai per turismo, ma come dici tu, per ragioni diverse, ma comunque sempre per necessità (speranza, guerra, fame, sete…). Mi permetto di ricordare Ellis Island e Little Italy, Marcinelle e il naufragio della Sirio…Allora i migranti erano italiani e, sebbene non sempre accolti in guanti bianchi o addirittura morti durante il viaggio o lavorando per pochissimi, gli italiani hanno saputo contribuire notevolmente allo sviluppo del paese che li ha accolti, riscattando l’Italia dallo stereotipo di pizza, mafia e mandolino.

Finisco qui, perché quando attacco non la finisco più. Sicuramente questa tragedia di Lampedusa ricorda a tutti noi che dobbiamo leggere, informarci, riscattarci tutti dalla nostra limitata visione eurocentrica. Ti ringrazio tanto per questo tuo contributo e per il fatto di seguire il blog. Ho piacere a leggere interventi come il tuo e spero che questo mio, fatto in tutta serenità, sia fonte di dialogo e incontro, perché solo se ci si confronta si può percepire la complessità.

A rileggerci! Un saluto!

Leonardo Bò:

leggo spesso il blog. Mi piace il nome e i contenuti

Insisto un po’ sul concetto di ricchezza. Ho scritto che è sbagliato depredare una nazione, ma è indubbio che se dell’oro non sai cosa fartene non ha alcun valore. Il valore all’oro è stato attribuito all’occidente perché è un metallo raro. Fin dall’antichità è stato elevato sopra gli altri metalli proprio per questo motivo. L’occidente ne ha rafforzato il valore quando lo ha scelto come ricchezza di ogni nazione. Non si può riconvertire in ricchezza quello che non si sa usare. Ovviamente esiste un compromesso, che è quello di comprare ciò che per noi è ricchezza, più o meno come accade con il petrolio. Ma questo è il bene e il male. L’occidente insegna agli africani a coltivare la terra e a scavare pozzi, purtroppo l’altra faccia della medaglia è la vendita di armi e le razzie di risorse.

Sui conflitti: se a noi serve il gas (esempio) e invece di comprarlo con denaro, o acqua, che ne abbiamo tanta, o risorse alimentari, lo compriamo con armi e caccia bombardieri, e il dittatore di turno accetta, il problema non può essere tutto occidentale. Un rapporto d’affari è possibile, se l’uomo sceglie il giusto… Se l’interesse di uno conta più di quello di mille, allora diventa difficile vendere e comprare.

Non intendevo assolutamente dire che ci fosse un migliore e un peggiore, anche se esistono criteri di valutazione. Il criterio di valutazione è la regola del gioco: se si gioca a casa nostra le regole sono nostre e viceversa. Dico questo per quieto vivere, perché immagino sempre un posto come il nostro paesello, dove in un tempo non specificato vivono tutte le civiltà insieme e vedo una cosa di questo tipo: una processione cristiana, arabi che pregano verso la mecca in strada, mucche che passeggiano, automobilisti imbestialiti perché non si passa. Chi ha ragione? Secondo me tutti… E’ per questo che c’è bisogno dei confini, ed è a questo che si riferiva la mia allusione ai processi storici che noi abbiamo vissuto e che altri popoli inevitabilmente non hanno vissuto e la conseguente incompatibilità. Credo fortemente che il rispetto più profondo non sia concedere a tutti di fare quello che vogliono, ma accettare che ci sia qualcosa di diverso e che ci siano delle regole da rispettare, sia in occidente, che in oriente, che in Africa.

Il solo deserto del Sahara è grande oltre 71 volte l’intera Grecia. L’Europa era l’unico posto al mondo dove era geograficamente possibile strutturare una società in modo così complesso. Le barriere naturali europee erano adattissime alla formazione di diversi popoli e allo scontro degli stessi. Gli stati europei sono decisamente più concentrati in una porzione piccola di territorio rispetto a ogni altro posto nel mondo. In Europa le voci, anche in tempi remoti, si spargevano in fretta. Lo stesso non accadeva in nessun altro posto, dove ogni civiltà ha fatto progressi in maniera quasi autonoma. L’illuminismo nel giro di una sessantina di anni ha fatto tutto il giro d’Europa… in Africa, in oriente, non c’è mai arrivato. Buono o cattivo che sia l’illuminismo, fa parte del nostro bagaglio culturale e noi cittadini europei, anche se non l’abbiamo vissuto, ce l’abbiamo stampato addosso. Una convivenza è difficile, improbabile e a mio parere anche poco costruttiva. E’ impossibile per noi non avere una visione eurocentrica, proprio perché quello che il nostro continente ha vissuto ci ha dato un modo di pensare. In Cina è impossibile avere una visione eurocentrica, così come lo è in Africa. Diverse storie, diverse visioni.

L’emigrazione italiana all’estero è avvenuta in contesti storici completamente diversi. Gli italiani hanno potuto riscattare l’immagine (purtroppo indelebile) della mafia perché gli Stati Uniti (nati da meno di un secolo) e il sud America erano terre fertili, dove c’era bisogno di manodopera. Erano posti dove era possibile arrivare e costruirsi una casetta, dove poter coltivare la terra. C’era lavoro, per questo lavoravano. La nostra nazione è satura…

Non potrò mai assolvere l’Occidente dalle infamie che continua a fare, ma se l’Occidente è colpevole, il resto del mondo non è innocente. C’è chi è morto per la libertà di una nazione, per un ideale, chi ha combattuto lotte contro la cattiveria del cuore umano, e quella non sta solo in occidente.

Angelo Orlandi:

E’ di ieri, inoltre, la notizia che un altro barcone con 250 persone a bordo si sia rovesciato nei pressi di Malta e che molte altre vittime si debbano annoverare nel “cimitero mobile” del nostro Mar Mediterraneo.

Vorrei continuare questa discussione, postando articoli e riflessioni che ci aiutino, tutti, a comprendere meglio la situazione, fuori da stereotipi o luoghi comuni.

Leonardo e Arringolettori, a leggerci!

Cristina Galizia

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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