Il peccato di gola: Dante, Bosch, Di Bartolo, Seven e pubblicità _IIIA

Il peccato di gola e il suo contrapasso è uno dei più difficili da capire, oggi: i vostri commenti al VI canto dell’Inferno sono stati, infatti, questi: “Accidenti, prof, che esagerazione!” / “Ma che hanno fatto di male?” /”Ma allora se mi mangio la Nutella, vado all’Inferno?” 😉 .

Come vi ho detto in classe, nel Medio Evo, la situazione economica e sociale era completamente diversa: esagerare col cibo non era solo far male al proprio corpo, ma togliere il cibo a chi non ne aveva. Era un peccato molto sentito, tanto quanto era sentita la fame! 😉

Riflettiamo insieme.

Il quadro che vedete qui sotto è di Jheronimus Bosch (nome reale o pseudonimo di un pittore fiammingo del 1500 spagnolo, all’epoca di Filippo II, figlio di Carlo V). Bosch dipinse I Sette peccati capitali, con la stessa fantasia e visionarietà di Dante: si tratta di un medaglione circolare, al cui interno sono dipinti di sette vizi e, nel centro, è raffigurato l’occhio di Dio, con la scritta CAVE, CAVE, DEUS VIDET (‘Attento, attento, Dio vede!’).

I quadri di Bosh hanno molto in comune con la rappresentazione dantesca e con il senso del peccato del nostro Alighieri. I personaggi che lui dipinge, infatti, sono esagerati, quasi comici, volutamente forti: come Dante, anche Bosch voleva rappresentare in modo evidente la trasformazione bestiale che il peccato compie sull’essere umano. Gli uomini di Bosch sembrano caricature, sono deformi, assomigliano a bestie, perché evidente deve essere il degrado che il male compie sull’umanità. Intorno al medaglione, nei 4 angoli della tela, il pittore dipinge anche Vite dei santi, modelli di vita da seguire, che contrastano fortemente con quello che viene rappresentato al centro. Bosch, quindi, compie lo stesso viaggio salvifico di Dante, solo attraverso la pittura:  come Dante dall’Inferno sale al Paradiso per mostrare al mondo intero la strada della salvezza, così Bosch dipinge la deformità del male accanto alla perfezione della santità, con lo scopo di spingere chi guarda alla conversione. Per questo, il cattolicissimo Filippo II sarà un fedele collezionista delle tele di Bosch. Qui in basso, è rappresentato il Peccato della “Gula“: due uomini mangiano e bevono a dismisura e senza contegno, tanto che la donna non fa in tempo a portare in tavola. A guardare la scena, un bambino, in sovrappeso anche lui, che vuole emulare i grandi e partecipare al loro banchetto.

La riflessione che Bosch fa è molto profonda: il peccato non nuoce solo a chi lo pratica, ma anche a chi assiste, nel cui cuore nasce il desiderio di fare altrettanto (vi ricordate quello che abbiamo detto parlando di «Semiramìs»? Ella «A vizio di lussuria fu sì rotta, /che libito fé licito in sua legge, /per tòrre il biasmo in che era condotta» e condusse nel peccato tutto il suo popolo).

Tra i peccati capitali, quello della gola è l’unico carnale: “È carnale perché affonda le radici nella corporeità dell’uomo e nel piacere che questi prova nel mangiare e nel bere e nelle sensazioni correlate a queste azioni; è carnale perché richiede il supporto necessario di uno o più organi del corpo umano (il ventre, lo stomaco, la gola)” (da Diogene Magazine).

La gola, quindi, incita ad altri peccati, come ad esempio la lussuria. Sempre di Bosch è L’allegoria della Gola e della Lussuria:

Il goloso ha le fattezze del maiale e due golosi di vino amoreggiano di nascosto, nella parte destra del quadro.

Dante ha quindi interpretato lo spirito del tempo, di ferma condanna alla smodatezza del mangiare e con la Divina Commedia ha fissato nell’immaginario comune sia la condannna del goloso peccatore quanto la necessità di una punizione per contrapasso. Venga qui l’opera di Taddeo di Bartolo (1393), che molti punti di contatto ha con i golosi dell’Inferno e del Purgatorio dantesco:

Dante continua ancora oggi a influenzare il nostro immaginario, se non altro con l’idea che il contrapasso sia il miglior modo di far espiare un peccato. Forse qualcun di voi ha visto il film Seven con Brad Pitt: è la storia di un serial killer che vuole purificare l’umanità dai 7 peccari capitali e, per far questo, deve uccidere i 7 esemplari maggiori di queste devianze. Il goloso viene ucciso rimpinzandolo di cibo fino al decesso: alle sue spalle, sul frigo, campeggia la scritta “Gola”…

Oggi il peccato di gola è decisamente meno avvertito: la società del benessere ci ha così abituato ad avere molto che ogni limite ci appare esagerato e anacronistico. Eppure, ne abbiamo parlato, l’obesità si è così diffusa nel Nord del mondo, che nel 2001 è stato coniato il termine di GLOBESITY, ovvero ‘obesità diffusa a livello planetario’: il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse del pianeta, costringendo il restante 80% della popolazione alla fame e al sottosviluppo (di queste tematiche parleremo in geografia):

Qualcuno forse ricorderà la pubblicità di questi gelati:

O ancor di più riconoscerete questa pubblicità (grazie ad Adriana Rossi per il suggerimento): notate come la gola venga vista come viatico per altri peccati (notare sensualità degli attori).

Ecco così anche il peccato di gola non solo non è più avvertito come tale, ma diviene quasi simpatica debolezza , garanzia di bontà di prodotti, sinonimo di felicità.

La prof

———–

Inserisco qui anche i materiali nuovi con i quali i ragazzi se la son vista in occasione della “verifichetta” (;) ) : la conoscenza si può dire tale, quando la si sa adoperare in contesti diversi, giusto? 😉

E così, ecco che i ragazzi hanno riflettuto su Il paese della cuccagna di Bruegel: anche lui fiammingo, anche lui del 1500, anche lui condanna ironizzando il peccato di gola. Tre uomini, un contadino, un cavaliere e un borghese attendono sotto un albero che il cibo gli cada direttamente in bocca, mentre, attorno ad essi, figure comicissime si prendono beffa di loro: un uovo sodo con tanto di zampette serpeggia tra i corpi indolenti, un maiale cammina mentre un coltello gli affetta il dorso, un pollo arrosto cammina per mettersi da solo sul vassoio, un uomo esce da una montagna di polenta con un mestolo in mano.

Ai ragazzi è stato chiesto di notare somiglianze e differenze con i quadri di Bosch e con il canto dantesco. Scriverò nei commenti del post le loro riflessioni! A leggerci!

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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6 risposte a Il peccato di gola: Dante, Bosch, Di Bartolo, Seven e pubblicità _IIIA

  1. Bellissimo. E allora mia cara prof. per contrastare la gola e la smodatezza ci vuole un po’ di Temperanza. Che ne dice?

  2. Pingback: La nostra Divina Commedia_IIIA | Arringo

  3. Paolo De Andreis ha detto:

    Cara professoressa, ho molto apprezzato l’excursus sul “peccato di gola” e ancor di più il fatto che lo abbia pubblicato sul suo blog. Volevo anche suggerire una visione diversa del peccato di gola nella società moderna: l’idea che chi mangia molto “pecchi” non è solo utile alla pubblicità, in realtà colpisce direttamente le vite di obesi e obese sottoposti a quotidiana discriminazione spesso fin dall’infanzia, in famiglia, a scuola, ovunque. Alla gola vengono appunto associati, dantescamente ;), altri peccati come la mancanza di volontà e l’inaffidabilità. Eppure oggi la Scienza ci insegna che il senso dell’appetito e della sazietà, il modo in cui gestiamo le energie del nostro corpo, il modo in cui gli interruttori proteici si accendono e si spengono col cibo, sono diversi per ciascuno di noi, a volte funzionano in modo diametralmente opposto. Anche per questo l’obesità non può che essere esclusivamente un fatto privato della persona che però, per la sua “gola”, termine che oggi non può più attagliarsi a nulla, viene discriminato. Tutto qui, grazie ancora, spero le mie riflessioni le risultino utili (le ho prese dal mio blog http://cicciones.blogspot.com). Un caro saluto e buon lavoro.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Buonasera, Paolo
      la ringrazio molto per questo commento. E’ vero, l’obesità viene spesso considerata un fattore discriminante, offensivo della dignità della persona. Ho dato una lettura veloce al suo blog e concordo con lei nel fatto che non esiste affatto un modello di bellezza al quale obbedire o peggio assoggettarci. Credo, tuttavia, che vada rigettata anche la tentazione opposta della abolizione di qualsiasi regola, non di bellezza, ma di alimentazione: se è pur vero che l’obesità ha radici patologiche e dunque non può essere oggetto di “colpa” alcuna, occorre stare molto attenti al messaggio che si dà attraverso i racconti o le foto. Ai nostri ragazzi occorre dare il (buon) senso della misura in ogni cosa, alimentazione compresa, visto che ogni eccesso può danneggiare il nostro organismo, specie se predisposto a problematiche inerenti l’obesità. Ricordo la giusta polemica che seguì alla campagna di Oliviero Toscani che aveva come protagoniste donne anoressiche: psicologi e terapeuti, nonché ex anoressiche e le loro famiglie, chiesero a gran voce la rimozione dei manifesti, visto che quelle foto non avevano affatto carattere di monito, piuttosto esercitavano, in una mente predisposta, desiderio di emulazione e senso di onnipotenza.
      Tutto questo lo scrivo di getto, ammettendo di aver dato una lettura veloce ad alcuni suoi post sul blog, ragion per cui mi scuso fin d’ora se ho mal interpretato. Sono con lei, nel modo più assoluto, nella lota alla discriminazione e nell’attenzione doverosa ai problemi di salute, quali il sovrappeso.
      La ringrazio ancora per il suo punto di vista, che comunque sottoporrò ai miei alunni.

  4. Cristina Galizia ha detto:

    L’ha ribloggato su Arringoe ha commentato:

    IIA: Re-blog:

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