Territorio è Legalità: la vita nelle carceri_IIIA

Questa esperienza raccontata in questo post è nata qualche giorno fa, in modo del tutto casuale e inatteso.

Dopo la tragedia di Lampedusa e la lettura di Mare nero in classe, parlando di migranti e delle loro difficoltà ad integrarsi, è venuto fuori il discorso del rispetto delle leggi italiane da parte degli stranieri e, di conseguenza, quello della realtà carceraria italiana. Così, abbiamo ragionato insieme su quanto sia importante che il carcere non sia soltanto un luogo di (necessario) isolamento dalla società per chi ha compiuto un qualche reato, ma anche e soprattutto un luogo di rieducazione. A cosa serve, infatti, il carcere se esso non diventa luogo di riflessione su quanto commesso? A cosa serve se non viene trasformato in occasione di riabilitazione? Cosa faranno queste persone una volta fuori, se nessuno se ne è fatto carico, facendoli riflettere sull’errore compiuto?

Parlando e ragionando, un’alunna ha deciso di condividere con noi l’esperienza di un parente che ha vissuto l’esperienza del carcere, raccontando che, effettivamente, le condizioni di vita sono tutt’altro che decenti e le occasioni di recupero sono poche e nulle.

Qui di seguito, quindi, vi riporto quello che la ragazza ci ha raccontato, nonché stralci del documento-confessione che questo parente le ha affidato, affinché lo leggessimo in classe. A lungo ho riflettuto sull’opportunità di pubblicare questi materiali, sia perché facenti parte di una questione giudiziaria, che in quanto tale, necessita di grande attenzione, sia perché appartenenti alla storia intima di un uomo e della sua famiglia. Nonostante abbia ricevuto il consenso alla pubblicazione intera del documento e all’indicazione del nome, ho deciso di pubblicarne solo una parte e di chiamare quest’uomo con un nome fittizio: il web ha una memoria molto lunga e quello che oggi viene scritto rimarrà per sempre sulla rete, con conseguenze future sulle persone che nessuno può prevedere.

Ringrazio dal profondo sia la ragazza che *Mario, per averci permesso di “vivere” da vicino questa esperienza, mettendosi a completa disposizione dei ragazzi: è un dono che ho molto apprezzato.

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Mario inizia la sua detenzione a Regina Coeli pochi anni fa e questi qui di seguito sono i disegni che lui stesso ci consegna. Ritraggono la sua cella e il corridoio:

cella  corridoio celle

Mario descrive così la sua prima cella:descizione cella

La situazione cambia leggermente quando viene assegnato alla sezione definitiva, ma la vivibilità e la convivenza non sono affatto semplici:

descizione cella definitiva

Mario racconta, nel suo documento, quanto sia difficile sopravvivere alla solitudine, al non far nulla: in una situazione del genere, diventa vitale occupare il tempo.

Questi qui di seguito sono i lavori che ha fatto durante la sua detenzione e che l’alunna ci ha portato in classe. Alcuni lavori sono stati eseguiti con grande meticolosità e pazienza con chicchi di riso, incollati su tavolette di compensato: i chicchi sono stati colorati attraverso immersione nello Svelto o nell’inchiostro delle penne o in altre sostanze non tossiche. Altri lavori sono stati realizzati, invece, con stuzzicadenti e spaghetti abbrustoliti:

DSC_0369DSC_0368DSC_0370DSC_0367

Ci spiega Mario a proposito:

tempo libero

Mario ci racconta, poi, con grande sofferenza e rabbia, il degrado delle carceri: convivenza con detenuti, spesso malati e quindi bisognosi di cure, facilità a contrarre malattie, dovute a condizioni igieniche non sempre adeguate, causa sovraffollamento e promiscuità, difficoltà delle infermierie a fronteggiare le tante richieste, cosa che provoca, a volte, atti di autolesionismo da parte dei detenuti, pur di ottenere una visita urgente.

La questione carceraria è stata, ultimamente, affrontata anche dal nostro Presidente della Repubblica l’8 ottobre 2013, con un messaggio al Parlamento, affinché venga affrontata la situazione e si studino rimedi opportuini (qui il testo integrale, qui il resoconto a TG 24)

Domani leggerò per intero il documento ai ragazzi e lo commenteremo insieme. Vedremo dove altro ci poteranno…le nostre discussioni.

A leggerci!

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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