Territorio è Legalità: recupero della memoria storica_Giulia Rossi_IIIA

Progetto Territorio é Legalità
Video intervista di Giacomo Colaneri: Marisa e Giovanni

Ecco a voi un’altra video intervista, questa volta ad opera di Giulia Rossi, che ha intervistato per noi Renzo Cianfriglia:

Renzo ci parla della guerra, in particolare della spola che gli “apparecchi” tedeschi facevano quotidianamente tra Roma-Cassino (Renzo dice 1945, ma non sappiamo se la spola continuasse anche dopo lo sbarco di Anzio, avvenuto nel gennaio del ’44). Renzo quindi ci racconta di uno scontro tra due aerei tedeschi con uno americano, proprio nei cieli di San Vito. Uno degli aerei tedeschi sarebbe caduto nei pressi della sorgente del Sacco (Iuceru ), mentre il pilota si sarebbe lanciato col paracadute; l’altro, passando da San Martino e dirigendosi verso la Crocetta, si sarebbe schiantato poi a terra dalle parti di Ponte Terenzio (sotto Cerreto). Molto interessante la testimonianza circa l’uso della zona Le Prata (periferia Sud di San Vito, altrimenti detta Canceglio Rusciu): Le Prata sarebbero dovute divenire una “seconda Cassino“, una sorta di altra linea, per supportare quella di Cassino. In questa zona (Le Prata- Fusano), i tedeschi avrebbero dovuto creare sia piazzole sulle quali collocare  cannoni e fortificazioni, sia camminamenti sotterranei tra una piazzola e l’altra. Tuttavia, lo sbarco di Anzio rese questa attività del tutto inutile e perciò non fu più realizzata.

Renzo racconta anche il bombardamento ad opera degli americani, durante la liberazione: quadrimotori, carichi di tritolo, bombardarono da Pentima, Fusano (sotto Olevano) fino a Capranica e Rocca di Cave. “Era tutta ‘na palla e foco“…I sanvitesi si rifugiavano come potevano, in campagna (sfollati), anche a fronte di numerori mitragliamenti che avvenivano quotidianamente. Renzo ricorda anche un bombardamento notturno di Olevano: una bomba, caduta nella zona di San Martino, seminò il panico tra gli sfollati della zona.

San Vito, ovviamente, era militarizzato, con numerosi posti di blocco, che impedivano ai passanti di percorrere la via asfaltata, se non volevano subire il sequestro dei beni e dei viveri ancora in possesso. In particolare una mitragliatrice, collocata alla Madonnina, controllava tutta la valle sottostante: ad ogni ombra che si muoveva, i tedeschi sparavano, come accadde allo stesso giovane Renzo che, andato a prendere l’acqua, si salvò dai colpi gettandosi sotto una macera e aspettando lì il calare della notte.

Renzo accenna, poi, anche all’uccisione di due sanvitesi partigiani ad opera dei tedeschi, forse avvenuta dall parti dell’attuale cimitero.

Quanto ai palazzi bombardati, si ricorda quello del Marchese Theodoli, luogo di ricovero di tedeschi, distrutto a metà. Come anche altri anziani, Renzo ricorda l’episodio dei sanvitesi trattenuti nel Palazzo Coni: 30, 40 sanvitesi erano stati rastrellati e condotti nelle fondamenta minate del palazzo, con l’intenzione di far saltare il palazzo e uccidere al tempo stesso i prigionieri. A sventare il tutto, l’arrivo dei partigiani, che tagliarono i fili della corrente alla Casetta Rossa (palazzo centrale della Villa Comunale), dove c’erano i tedeschi con il detonatore pronto per essere azionato. Altri palazzi bombardati furono quello all’ingresso sinistro della Villa e quello di fronte (dove ora c’è la frutteria): al di sotto delle macerie, finita la guerra, furono rinvenute anche mine anticarro inesplose.

Quando i tedeschi cominciarono a battere ritirata, per ritardare l’avanzata americana, ostruivano la strada asfaltata: la zona tra Sant’Antonio e Castellini fu ostruita con i tronchi dei grossi alberi laterali, che furono fatti saltare mano mano e rovesciati per sbarrare la strada ai veicoli a motore.

Toccante il ricordo della firma dell’aristizio, l’8 settembre 1943: i sanvitesi erano raccolti alla Madonna di Compigliano, per la commemorare la ricorrenza (che oggi è stata spostata al 22 Agosto) e alle 11 hanno improvvisamente sentito i fragori dei bombradamenti dalla parte di Frascati. La notizia della firma si era diffusa rapidamente tra i tedeschi, che subito iniziarono le rivendicazioni, ma non ancora tra la popolazione italiana e sanvitese, ignara di tutto. Tutti i presenti abbandonarono di corsa la celebrazione e scapparono alla rinfusa.

Interessante anche il racconto del baratto che permise a molti di sopravvivere agli stenti (a gente se magnea fino e cocce elle patate), scambiando, ad esempio, olio con farina , come fecero Renzo e sua madre con una signora di Gerano.

(video pubblicato con il consenso dell’interessato e dei familiari)

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Brava Giulia e Grazie!

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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4 risposte a Territorio è Legalità: recupero della memoria storica_Giulia Rossi_IIIA

  1. Giovanni Testa ha detto:

    Bravissima Giulia! E grandissimo Renzo! Dagli un abbraccio da parte mia 😉 Hai applicato tutto quello che abbiamo imparato: mani ben visibili e uno sfondo decorato. Brava!

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