Territorio è Legalità : incontro con Don Ciotti

Oggi 5 marzo una rappresentanza dei ragazzi di IIIA e IIIB  ha partecipato all’incontro con Don Ciotti, organizzato dal presidio di Libera Colleferro. Mauro, Giulia C, Samuele, Alexandru, Christian, Alessia hanno avuto l’occasione di conoscere e sentir parlare chi da tempo spende la sua vita e le sue energie per un mondo migliore:

CIOTTI

L’incontro è stato a dir poco emozionante e toccante…”Prof, in alcuni casi ho sentito i brividi”, ha detto un alunno alla fine .Anch’io“, gli ho risposto. Un incontro di quelli che capitano pochissime volte nella vita.

La forza, la passione, l’energia di Don Luigi trasparivano fortemente e prepotentemente dalle sue parole, dai gesti. Una persona semplicissima, alla mano, che prima dell’incontro ha scambiato con noi due parole, stringendo la mano ai ragazzi, chiedendo quale scuola avessero deciso di intraprendere, commentando con loro la loro scelta per il futuro. Una persona semplice e mite, ma che, salita sul palco, ha vibrato come una corda tesa la sua passione per l’impegno civile, per l’importanza della partecipazione del singolo, per la necessità di reclamare sempre la VERITA’, senza la quale mai ci può essere giustizia.

Relaziono in parte l’intervento di Don Ciotti, perché i ragazzi partecipanti hanno il compito di integrarlo e relazionarlo al resto delle classi. Riporto qui di seguito alcuni stralci del suo intervento, che non voglio affatto parafrasare, sia per dare l’opportunità a tutti di “sentire” la voce di Don Luigi, sia perché desidero che siano le sue, e non le mie, parole a “vibrare” nuovamente.

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foto ciotti

[Dopo aver visto i lavori dei ragazzi sulle vittime di mafia]:

Siate dubbiosi. I dubbi sono più sani delle certezze. Vi auguro di scendere in profondità, di abbattere il grande peccato di oggi, chè è il SAPERE. C’è troppo “sapere”: attenzione, quello di seconda mano, per sentito dire. Invece io vi auguro di scendere in profondità, cioè di RICERCARE, DOCUMENTARE, CONOSCERE. E tutto questo, per RESPONSABILITA’. Non date mai nulla per scontato. Sapete, il 70% delle vittime dellla mafia non conosce la VERITA’: non sanno ancora nulla o sanno poco di quello che è successo al loro caro. IN NOME DELLA VERITA’, ricercate, documentatevi. Per questo, a gran voce, chiedo qui a Colleferro, nuovamente, la riapertura del caso di Don Cesare Boschin! Non può esserci giustizia senza verità!”

Anche nel caso di Don Peppe Diana, sapete, manca verità. Quando lui morì, nel 1994…era un prete…e quando muore un prete a volte…Iniziò da subito un’azione diffamatoria ad opera di un quotidiano campano. Si disse che aveva tante ragazze attorno, le scout, tante ragazze. Si cercò di infangare il suo nome, ci fu un’opera diffamatoria nei suoi confronti. Io non conoscevo la mamma di Don Peppe: piangeva, era disperata! “Mio figlio era onesto!” gridava! No, ragazzi, dobbiamo dire NO A CHI DIFFAMA, A CHI INSINUA, A CHI E’ SUPERFICIALE! Allora io ed altri denunciammo il quotidiano, che ci accusò e finimmo sotto processo. Tre anni fa, attenzione però, il direttore del quotidiano è stato arrestato, perché collaborava con chi diffamava Don Diana!“.

[dopo la visione di un lavoro in cui si citava il “Clan dei Casalesi”]:

“Voi prima parlavate di Casalesi…Vi voglio raccontare una cosa. A Casal di Principe sono stato tante volte e ricordo il coraggio di una bambina, Elisabetta. Era un’occasione con tante autorità e lei era timidissima. Ma niente, si fece coraggio, prese il microfono e disse: “Noi siamo stanchi di essere associati a tanta vergogna! Casalesi è il nome di un popolo e non di un clan!”. Vedete? Che coraggio! Dobbiamo cogliere il BELLO! Come vorrei che almeno per un giorno i telegiornali tutti raccontassero solo cose belle! Ci sono cose belle, solo che si fanno in silenzio, ma ci sono!”.

“Vi voglio dire altre due cose che forse vi meraviglieranno. Cancelliamo per favore due parole: LEGALITA’ e MAFIA. Come mai, direte voi? Sappiate che c’è un FURTO DELLE PAROLE IN ATTO! paradossalmente quanto più negli ultimi anni si è parlato di “legalità”, quanto più sono aumentati i gesti illegali: questo perché ormai ci si riempie la bocca di “legalità”, “giustizia”, ma poi nella realtà non le si attuano. Vengono calpestate. La “legalità” che c’è oggi è una LEGALITA’ MALLEABILE: rispetto le regole solo quando mi fa comodo! C’è una manipolazione del senso delle parole. Non c’è LEGALITA’ SENZA UGUAGLIANZA, le legalità deve tutelare l’uguaglianza. Quanto c’è voluto per cancellare la legge sui migranti [= Bossi-Fini ]!  Le leggi non devono calpestare la dignità delle persone”.

libera ciotti

[Riflettendo sull’impegno di tanta Chiesa, di tanti sacerdoti contro la mafia, Don Ciotti ci racconta i retroscena della morte di Don Pino Puglisi]

“Non è stata una casualità [l’omicidio Puglisi]. Il 9 maggio del 1993 Giovanni Paolo II celebrò una messa nella Valle dei Templi, ad Agrigento. Poco prima di celebrare la messa, il Papa aveva incontrato una persona, era entrato in una porticina e ne era uscito non più di 7/8 minuti dopo. Era la casa della mamma di Rosario Livatino.[“giudice ragazzino”, ucciso a 36 anni ]. Quel giorno il Papa disse la sua messa, l’omelia. Alla fine, quando era finito tutto, quando stava per uscire, tornò quasi inidetro, riprese il microfono e a braccio disse: “Convertitevi!”:

Due mesi dopo 2 bombe a Roma, davanti a due chiese [San Giovanni e San Giorgio al Velabro; LINK alle stragi del 92-93]. Poi, qualche giorno prima dell’omicidio di Puglisi, il pentito Francesco Marino Mannoia, dagli Stati Uniti, rilascia queste parole:

“Nel passato la Chiesa era sacra e intoccabile. Ora Cosa Nostra attacca anche la Chiesa, perché lotta contro la mafia. Cosa Nostra lascia un messaggio: “Non interferire!”.

E invece la Chiesa DEVE INTERFERIRE! Il dispaccio delle dichiarazioni arriva in Italia e poco tempo dopo viene ucciso don Puglisi [15 settembre 1993].

[Riflettendo sui lavori presentati dagli studenti, in cui si citava anche la Costituzione]

“Sono felice di vedere che citate la Costituzione Italiana. I miei due punti di riferimento sono due: il Vangelo, Parola di Dio, e la Costituzione, in quanto cittadino italiano. E la spina dorsale è la stessa: è la RESPONSABILITA‘, la parola chiave è responsabilità, CHE VIENE PRIMA DI LEGALITA’! TROPPI QUELLI CHE CHIEDONO AGLI ALTRI DI FARE, OGNUNO DI NOI DEVE ASSUMERSI DELLE RESPONSABILITA’, IL CAMBIAMENTO HA BISOGNO DELLA RESPONSABILITA’ DI CIASCUNO DI NOI! OGGI, QUI, NON E’ VENUTO DON CIOTTI, MA C’E’ UN “NOI”, IN FORMA E MODI DIVERSI. E’ IL “NOI” CHE VINCE! IL BENE E’ INCLUSIONE, NON ESCLUSIONE! LA PIU’ GRANDE POVERTA’ OGGI E’ LA DELEGA E L’INDIFFERENZA!”

“La parola “mafia” va cancellata, ve l’ho già detto, perché ci trae in inganno! Pensiamo che sia una cosa lontana! Ma mafia vuol dire droga, rifiuti, prostituzione, corruzione e in questo periodo di crisi le mafie sono tornate forti! La mafia in sé non ha forza, ma trae la sua forza dal corpo sociale, dai professionisti che si mettono a sua disposizione. La mafia è dappertutto, vicino ai palazzi del potere! La mafia non è infiltrata, la mafia è PRESENTE! E SOLO LA CULTURA SVEGLIA LA COSCIENZA!“.

[Parlando della corruzione diffusa]

Consiglio un libro, agli adulti, agli amministratori, ai professori. L’ha scritto il papa prima di diventare papa [il libro è “Guarire dalla corruzione”, J. Bergoglio]: qui il papa dice che la corruzione è “puzza”, “putrefazione”. E vi consiglio anche di ascoltare il discorso di Carlo Maria Martini  [vescovo di Milano ] nel Duomo di Milano, pronunciato nel 1984, dove parla delle tre pesti: LA PESTE DELLA SOLITUDINE, LA PESTE DELLA VIOLENZA E LA PESTE DELLA CORRUZIONE. Sono tre pesti diffuse nei tempi moderni. E per corruzione dobbiamo intendere anche la CORRUZIONE BIANCA, la gestione sconsiderata dei fondi, lo sperpero dei beni, i favoritismi, la distribuzione ingiusta delle ricchezze: è corruzione che si paghi tanto, ma poi non ci siano i soldi per lo stato sociale!”.

[Molto commovente l’appello lanciato per la partecipazione alla Giornata per l’impegno, che quest’anno si celebrerà il 22 Marzo a Latina].

“Sapete come è nata questa giornata? Ero tra Palermo e Punta Raisi [pausa…], subito dopo Capaci…Giustamente si parlava di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani e i ragazzi della scorta…Accanto a me, c’era una donna,a lutto, col velo nero, che piangeva disperata, senza sosta. Ad un certo punto, senza alzare la testa, mi prende un braccio, mi scuote e mi dice: “Perché non si parla di mio figlio? Perché non fanno il nome di mio figlio?”. Era la mamma di Antonio Montinaro, capo della scorta, anche lui morto a Capaci. In quel momento ho capito, che TUTTI desideriamo essere chiamati per nome, è il nostro primo diritto ESSERE CHIAMATI PER NOME, ESSERE RICORDATI...Allora abbiamo voluto creare questa giornata, che non è un evento, non è una marcia, è un ABBRACCIO a tutte le vittime di mafia, una per una, nome per nome, perché tutti ricordino, tutti siano chiamati per nome ed esistano ancora. E abbiamo scelto non a caso il primo giorno di primavera“.

[Molto commovente anche il ricordo della mamma di Antonio Montinaro, sempre sorridente con la nipote -di cui Don Ciotti ha letto un tema-, ma inconsolabile per la morte del figlio].

Don Ciotti, chiudendo l’incontro e chiedendo al sindaco di Colleferro di intitolare un parco ai tre presti antimafia (Puglisi, Diana, Boschin), ricorda agli amministratori le belle parole del vescovo Don Tonino Bello:

“Amate senza riserve le persone che vi sono state affidate. A Lui, prima che al partito, dovrete rendere conto”.

—–

Con grande commozione e gratitudine, ringrazio, anche a nome dei ragazzi, l’associazione Libera di Colleferro per la grande opportunità data a tutti i nostri giovani (e non solo) e l’associazione culturale GruppoLogos per aver coinvolto anche i ragazzi di San Vito, nonché l’amministrazione comunale di San Vito Romano che ha collaborato, offrendo disponibilità e mezzo di trasporto.

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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