Territorio è Legalità: Recupero della memoria storica_Alberto Cinti_di Roberta Gentili IIIA

Territorio è Legalità

Pubblico qui di seguito l’intervista a Alberto Cinti, nonno di Roberta Gentili, che lo ha intervistato per noi (la videointervista è stata trascritta per la diffusione web):

INTERVISTA PER LA MEMORIA STORICA DI SAN VITO. ALBERTO CINTI RICORDA

Roberta:”Cosa ricordi della guerra, o del successivo dopoguerra?’’

Alberto: “San Vito, all’epoca era invaso dai tedeschi . I tedeschi erano padroni di tutto San Vito, ma avevano preso più o meno tutta l’Italia. Inoltre erano anche brave persone, non erano cattivi. Erano gli italiani che si comportavano male, perché Italia e Germania avevano un patto di Alleanza, che alla fine è stato sballottato. Quando l’Italia ha cambiato schieramento i tedeschi hanno cercato di vendicarsi. Quindi ogni sgarbo che veniva fatto ad un tedesco, venivano presi 10 paesani e torturati.’’

Roberta: ‘’Ricordi un fatto significativo di rastrellamento a S.Vito?’’

Alberto:‘’Qui sulla strada principale c’era un fabbricato ancora esistente dove vennero messe una ventina di persone sanvitesi. [celebre episodio del “Palazzo Coni”]. Perché un macellaio di S.Vito ebbe una discussione con un tedesco. Lo appese con la maglietta ad un uncino per la carne e voleva succhiargli il sangue. Ma non avendo un coltello a disposizione andò a prenderlo a casa. Durante l’assenza del macellaio, il tedesco si liberò e barcollando arrivò al comando, da Manaccia, nell’attuale Piazza Roma. Appena arrivato là, raccontò il fatto ai maggiori. Di conseguenza fecero un rastrellamento di 20 italiani, li misero nelle cantine del palazzo, il quale fu minato con lo scopo di farlo esplodere.’’

Roberta: ‘Cosa facevano i tedeschi, com’erano e come si comportavano?’’

Alberto:‘’Io i tedeschi li ricordo bene. Erano persone intelligenti e gentili: ai bambini davano spesso delle caramelle o qualche cioccolata. Erano persone con un gran fisico, molto alti. Erano armati di baionette, fucili bombe a mano. Erano buoni d’animo ,ma quando i partigiani arrivarono,dopo il tradimento, uccidevano i tedeschi e quindi ci rimettevano i paesani. Non si poteva parlare male di nessuno, acconsentendo i tedeschi, altrimenti erano gli italiani stessi ad ucciderti.‘’

Roberta: ‘’Quindi S.Vito nel dopoguerra era distrutto?’’

Alberto:‘’Non proprio,era metà e metà. L’unico palazzo distrutto era quello a piazza Roma. Fu colpito per sbaglio e per fortuna non ci sono stati morti, dato che gli abitanti stavano tutti in campagna. Ricordo che le strade erano diroccate. C’era molta paura più che altro,paura di morire. La Seconda Guerra Mondiale è stata una distruzione di massa, ma il nostro paese non l’ha vissuta molto, al contrario di Roma.’’

Roberta: ‘’Dopo il disastro, il paese come si è ripreso?’’

Alberto:‘’S.Vito è sempre vissuto grazie all’agricoltura dei contadini. Anche subito il dopoguerra. Ma già negli anni 50, a Roma sono sorte fabbriche e cantieri, quindi molti sanvitesi si sono trasferiti lì. Ma anche molte persone di paesi vicini come Bellegra. Roma era una grande risorsa per tutti. Quelli rimasti a S.Vito, io personalmente, hanno continuato a coltivare il terreno. Si zappava tutto a mano e qualcuno benestante poteva permettersi una motozappa’’

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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