MEMORIA E TERRITORIO: Intervista a GINA CINTI

Ecco a voi l’intervista a GINA CINTI, a cura della nipote CELESTE FERRAZZI:

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IO: nonna, puoi parlarmi del periodo di guerra qui a San Vito?

NONNA: durante il periodo della seconda guerra mondiale, qui    c’erano i tedeschi, che si comportavano molto  male. Ad esempio, una volta, a piazza Roma, hanno messo una bomba e hanno fatto crollare un palazzo, e un’altra volta, con le schegge di una bomba è morta una suora. Quel giorno ebbi molta paura.

IO: Tu e la tua famiglia dove vivevate? Com’era la vostra casa?

NONNA: io vivevo su al monte di San Vito. Le case a quel tempo erano tutte vecchie e fredde, non c’era niente, ci scaldavamo con la legna che scarseggiava.

IO: C’erano i bagni? E l’acqua?

NONNA: No, i bagni o stavano fuori o c’era una buca dove si buttava il vaso da notte. Le case erano tutte così’, era difficile che qualcuno avesse una bagno interno, solo i pochi ricchi lo avevano come i Trinchieri e i Cenci. Nelle case l’acqua non c’era, si prendeva dalle fontane con le conche.

IO: I tedeschi passavano nelle case?

NONNA: Ma…. Quando si arrivò la nel pieno della guerra, andammo tutti ad abitare in campagna, e la passavano  a chiedere soldi, ragazze e oro, ma c’era tanta miseria.

Mi ricordo che un giorno sono passati i tedeschi  a cercare le ragazze,  allora mio padre nascose due mie sorelle sotto i rami degli ulivi, per fortuna non le hanno trovate anche se hanno messo tutto in disordine.

Un altro giorno invece c’eravamo io, mia madre e una mia sorella e sono passati mentre mia madre cuoceva, in un pentolino, le fave sul camino e volevano sapere cosa stava cucinando. Allora mia madre gliele fece vedere, le hanno assaggiate e le hanno sputate perché non gli piacevano e  a me e a mia sorella, per la pena, hanno regalato delle caramelle. Comunque moriva tanta gente anche in campagna e i cadaveri li seppellivano  li, poi quando siamo tornati in paese vennero portati tutti al cimitero.

IO: Com’era il borgo?

NONNA: Nel borgo c’erano tutte stalle con tanti animali, come asini e cavalli con cui si lavorava in campagna, e la gente, per la miseria abitava la.

IO: Come lavoro andavano tuti in campagna?

NONNA: Si, anche se c’era il fabbro, il falegname e pochi negozi  perché veniva fatto tutto in casa.

IO: Nelle famiglie chi lavorava?

NONNA: Andavano moglie e marito in campagna e i bambini stavano soli tutto il giorno, chi diceva di andare a scuola e poi non ci andava…

IO: Quindi la scuola c’era, chi insegnava?

NONNA: Si la scuola c’era, fino alla quinta elementare. Nel dopoguerra c’era anche la terza media, a Palestrina.

Nelle scuole insegnavano o le suore o le maestre, ma soprattutto maestri. Noi bambini  a scuola non eravamo molto bravi perché nessuno ci aiutava a fare i compiti: la sera i genitori tornavano stanchi la mamma faceva la cena ma nessuno ci aiutava, per questo a fine anno eravamo quasi tutti bocciati. Molti si fermavano in terza elementare.

IO: Cosa si mangiava?

NONNA: Si mangiava ciò che si raccoglieva in campagna, animali come galline e maiali, frutta e verdura di campagna dato che i negozi non c’erano

IO: Com’era San Vito?

NONNA: Era molto antico e non c’era niente. Riguardo ai confini: la zona di Farroni non c’era, le case arrivavano più o meno al castagneto, qui a Farroni, c’erano i pascoli del marchese e i prati. Invece la zona di San Biagio è rimasta com’era, abitavano quasi tutti lì, al paese “ nuovo” c’era poca gente… poi il paese finiva alla Madonnina.

IO:  Riguardo alle chiese?

NONNA: Le chiese c’erano quelle attuali: San Biagio, Santa Maria, San Rocco, San Vito e la Madonnina. A messa ci si andava più di ora, era sempre pieno, alle novene e ai vespri. Per noi ragazze c’era il catechismo e poi ci facevamo una passeggiata a piedi, non c’erano le macchine, come mezzo c’erano gli asini.

IO: Ti ricordi anche la fine della guerra?

NONNA: Certo, mi ricordo che c’erano tante signore al forno di mia madre che chiamavano mia madre dicendogli che erano arrivati gli americani ad Anzio e che era finita la guerra, mentre piangevano. La guerra è stata veramente brutta… bruttissima.

IO: E il dopoguerra?

NONNA: per ripartire con la vita normale c’è voluto molto tempo, c’era ancora tanta fame. Poi hanno aperto i primi cantieri a Roma e , piano piano, siamo ripartiti.

IO: Come arrivavate a Roma?

NONNA : C’era  un treno che partiva da Genazzano ed arrivava alla stazione Termini. C’erano anche gli autobus, come la “Zeppieri” che mandava 3 o 4 autobus al giorno. Nel dopoguerra, inoltre, San Vito, d’estate, ospitava tante persone che venivano in vacanza, che arrivavano con l’autobus. La mattina tutti i bambini si preparavano all’arrivo degli autobus per prendere le valigie e portarle alle case o in albergo, per poi farsi dare la mancia.

IO: Dove alloggiavano?

NONNA: I sanvitesi affittavano le loro case e andavano ad abitare nelle cantine e nelle stalle. Oppure, più tardi, cominciarono ad alloggiare negli alberghi, come “ Bar Sallusti” e il “ Castagneto”. Questo da Giugno a Settembre.

IO: Per quanto riguarda i negozi?

NONNA: Ormai c’erano anche quelli, l’ alimentari, la macelleria, un negozio di scarpe… erano circa una decina… Vestiti e scarpe erano prodotti da sarte e calzolai.

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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Una risposta a MEMORIA E TERRITORIO: Intervista a GINA CINTI

  1. soudaz ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino)e ha commentato:
    Belle domande e risposte

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