IIIA: MEMORIA E TERRITORIO: Intervista a LUCIANA MASTRANTONIO

Intervista a LUCIANA MASTRANTONIO, nonna di TOMMASO ROSSI.

Luciana: “Ero bambina e avevo cinque anni, quando iniziò la guerra nel ’40, allora sono cominciati a venire i tedeschi e mio papà mi mise sulle spalle per uscire dal paese, perché poi siamo andati tutti in campagna, poiché a ‘Villa Comunale’ dove vicino c’era il mio appartamento, fecero il presidio tedesco. Prima appartenente al dottor Viscogliosi, così a noi sanvitesi ci hanno fatto scappare. I bombardamenti iniziarono all’abazia di Montecassino che è stata buttata giù. I primi alleati sbarcarono ad Anzio, con lo scopo di occupare Roma, che era divenuta ‘città aperta’, quindi non potevano toccarla. Man mano che gli americani avanzavano, i tedeschi retrocedevano lasciando sulla loro via mine in modo tale che, gli alleati americani tardassero la liberazione. Inoltre, i tedeschi misero mine a ‘Piazza Roma’, ‘Villa Comunale’ e al palazzo dove si trovava il supermercato ‘Conad’ e anche dove abitavo, sopra dove adesso c’è la frutteria, insomma, distrussero l’intera ‘Piazza Roma’. A poco a poco, i tedeschi sloggiarono da San Vito, dirigendosi verso Tivoli, sulla via del ritorno, i militari trovarono alcuni sanvitesi rifugiati nelle campagne, dopodiché li uccisero a Capranica, poiché la maggior parte della gente si rifugiò in campagna.”

Io: “Potresti raccontarmi qualcosa sulla vita in campagna?”

Luciana: “Eh, la vita in campagna era dura, si è vero, mio padre aveva cucina e camera ma dopo il bagno non era di certo come un bagno di adesso, noi eravamo anche sei persona, ti lascio immaginare la difficoltà della situazione. Io ero la più piccola, poi c’era mio fratello e le mie due sorelle. Ma con il cibo, posso dire che non siamo stati male, poiché avevamo fagioli, legumi, insomma, tutto quello che si poteva coltivare. Poi mia madre andava a Roma per prendere il sale e quando tornava, sembrava aver visto l’oro! A Roma facevano scambio, mamma portava loro i legumi e lei riceveva il sale. La nostra vita era sempre a repentaglio, anche perché per mia madre andare a Roma è stata un’impresa alquanto pericolosa. Il pane veniva sfornato la mattina presto, vicino il ‘Cancello Rosso’ dove c’erano delle signore addette alla cucina, appunto, del pane.”

Io: “Questi scambi venivano svolti anche dove si trovava l’ ‘Ex Farmacia’?”

Luciana: “Sì. Per quanto riguarda la farmacia, beh, le medicine prima non c’erano, solo dopo la guerra hanno cominciato a crearle. Dopo il ritorno dei tedeschi nel loro paese, noi sanvitesi abbiamo ricominciato a costruire quello che loro avevamo distrutto, inoltre, la villa comunale era posta più in avanti rispetto ad ora, poi la villa è stata riabitata da una signora alquanto antipatica! Lei non permetteva ai bambini nemmeno di curiosare all’interno del cancello, non permetteva che tu toccassi il suo preziosissimo cancello! Durante i bombardamenti rimase in piedi solamente la chiesa della ‘Madonna delle Grazie’, anche la sua strada che porta al cimitero non è stata toccata. Beh, in campagna, la scuola non si è fatta per un anno, quell’anno dei bombardamenti, ma quando dovevamo andarci, io e le mie compagne, salivamo da ‘Fusano’ fino al paese dove si trovava la scuola.”

Io: “Che rapporto avevano i tedeschi con i sanvitesi?”

Luciana: “Avevamo un rapporto abbastanza confidenziale, perché durante il periodo invernale, loro scendevano al nostro appartamentino e prendevano qualcosa con noi e si venivano a riscaldare al nostro camino, perché prima il riscaldamento era il camino, per chi aveva le legna…poi, l’acqua alle fontane era difficile trovarla, l’illuminazione, pure, andava dopo le sei, e si teneva una lampada per tutta la casa.”

Io: “Come ti sei sentita durante i bombardamenti?”

Luciana: “C’era paura, perché hanno bombardato Colleferro e da dove stavo io si vedeva tutto, poi venivano gli aerei, tanti ne venivano, che sganciavano le bombe e poi sentivamo un rumore assordante, per quanto ero piccolina però le vedevo. Mia sorella e mia cugina crearono un rifugio per tutte le ragazze, perché cercavano loro i tedeschi, coperto, così quando passavano, perché da Olevano passavano davanti la mia campagna, non le vedevano. La guerra è cattiva. Adesso, voi siete signori, perché avete tutto. Tutti quelli sfollati, anche noi, dopo che la guerra finì, andarono da Castellini occupandolo, anche il primo palazzo di viale ‘Sisto Jella’ era stato occupato da chi non aveva casa.”

Io: “C’era qualcuno che ospitava i bambini?”

Luciana: “Sì, a ‘San Biagio’ c’era una signora che aveva un’osteria, li ospitava tutti i bambini, ma anche li la situazione non era delle migliori: dormivamo chi ‘pe terra’ chi ‘pe l’aria’, chi aveva i letti, sennò per terra. Abbiamo passato parecchi mesi la, perché i tedeschi giù non venivano, passavano solo con i carriarmati, quindi stavamo al sicuro.

Cosa posso dire? Dico che la guerra è disastrosa, non si trova pace anzi, la si distrugge.”

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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