Progetto Settant’anni dopo: “No. Storia di un rifiuto”_Spettacolo teatrale sugli IMI di e con Giacomo Vallozza

Il 22 Maggio scorso, nell’ambito del Progetto “Settant’anni dopo” i ragazzi della scuola secondaria e dell’Istituto Agrario hanno avuto l’onore di partecipare ad un toccante, ma garbato spettacolo teatrale sulle vicende che coinvolsero l’Italia sulla fine della seconda guerra mondiale, ed in particolare sulla difficile scelta degli internati militari italiani.

No. Storia di un rifuto

No. Storia di un rifuto

Dopo l’incontro con Rita Trinchieri, che, finalmente, dopo anni, ha raccontato per la prima volta a San Vito la storia di suo padre Pompilio, finora sconosciuta ai più, i ragazzi hanno assistito ad un altro racconto sugli IMI, una delle tante pagine ancora impolverate della storia nazionale e locale.

Lo spettacolo, di e con Giacomo Vallozza, racconta, grazie a lui, oneman poliedrico, espressivo e sapientemente tragicomico che da solo domina l’intera scena, la storia dell’Italia e la sua storia familiare. Racconta di quando, pochi anni fa, è venuto a contatto con il diario di suo padre Tommaso, ritrovamento che sconvolge la sua vita: “Chi eri, padre?” è la domanda che, come un leit motiv, ritorna più volte nello spettacolo. Un padre che ha taciuto la sua storia di internato, tanto alla moglie, quanto ai 4 figli…finché il diario non getta nuova luce sulla sua figura, disorientando Giacomo. Un padre che ha conosciuto i campi di lavoro e di punizione, che ha subito maltrattamenti, umiliazioni, percosse…per aver detto un NO.

Giacomo impersona ora lui stesso, ora il padre Tommaso che viaggia verso i campi di prigionia, ora un borioso fascista, ora maneggia due buffi burattini, uno dalla calata romagnola che parla di impero e un altro che  urla in tedesco, sognando di creare  un reich. Quasi due ore di spettacolo, profonde di malinconia e dolore (soprattutto quando sulla rete della storia vengono proiettate le immagini dei documentari in Etiopia o dei bombardamenti abruzzesi) e tristemente comiche al tempo stesso (quando, con sapienti cambi di registro e di dialetti, vengono rappresentati soldati siciliani, napoletani, pugliesi, che ragionano su come scampare alla tragedia).

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Vorrei chiudere con alcune parole tratte dallo spettacolo, poiché “la storia non è solo quella che si legge sui libri” come dice Tommaso al figlio Giacomo:

Forse è proprio questa la memoria: l’arte del perdono. Vedi una cosa me l’ha insegnata la prigionia: di non voler essere più un burattino[…] Poi ci abbiamo preso gusto e giorno dopo giorno quel NO è diventato resistente[…] Con questa farina è impastata la democrazia[…] Vuoi onorare la memoria degli internati? Fa’ che non si spezzi mai quel fiato [della democrazia]. E se la tua generazione è stanca, passa il testimone a tuo figlio.

Ringrazio dal profondo Giacomo Vallozza e Daniela Vespa, due persone sensibili e disponibili, che con generosità hanno donato la loro storia agli altri. 

E ringrazio quanti, in questi ultimi mesi, mi hanno sostenuto nell’organizzazione di tutti gli eventi del Progetto, affinché i nostri ragazzi potessero conoscere e riflettere sulla loro storia! Grazie!

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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