IIIA: Scrivere un’autobiografia_Percorso per EAS di riflessione e scrittura sulle emozioni dell’adolescenza

Benvenuti ragazzi di IIIA all’ultimo anno (speriamo ;P ) della scuola media. Il percorso si fa arduo e occorre impegnarsi di più.

Abbiamo iniziato riprendendo il testo narrativo personale già affrontato in seconda, ma quest’anno lo affronteremo in modo da migliorare ancora di più il lessico, la capacità di riflettere su noi stessi e sulle nostre emozioni, l’abilità di scrittura personale. Qui di seguito il percorso già avviato e in via di svolgimento nelle prossime ore di lezione (Nota per i docenti: cliccando QUI, si apre la scheda di progettazione per  E.A.S., Episodio di Apprendimento Situato che è stata seguita).

Abbiamo iniziato leggendo il brano: “Una vespa verde acidoda “Il giorno in cui imparai a volare” di  Dana Reinhardt e abbiamo riflettuto insieme sulle emozioni che provano i due ragazzi, sottolineando le espressioni che l’autore ha usato per esprimere la felicità dei ragazzi.

Abbiamo poi visto come anche i poeti esprimano, con modalità diverse, lo stesso sentimento. Abbiamo quindi letto e analizzato “Una felicità fatta di nulla” di Camillo Sbarbaro, procedendo poi con il commento scritto, in modo da ripassare questa tipologia di testo (Scheda per fare un commento di un testo poetico).

Due modi diversi, quello della prosa e quello della poesia, per parlare di sé, ma entrambi esprimono la medesima emozione.

Abbiamo, quindi, ascoltato insieme la canzone “Io canto” nella versione di Laura Pausini (testo) e abbiamo annotato le somiglianze tra la canzone e la poesia di Sbarbaro: entrambe, come il Cantico di San Francesco, sono lodi per le piccole cose, sono inni alla vita fatta…”di nulla”:

Attività per casa (per consolidare la capacità di analizzare e commentare un testo non noto):

  1. Lettura e commento scritto di L’ora più solare per me” di Alda Merini;
  2. esercizio di arricchimento lessicale: completare la tabella n.1 pg.56 del vostro libro, cercando i sinonimi delle parole usate per esprimere le emozioni;
  3. realizzazione di una mappa strutturata in questo modo: https://mind42.com/public/760e494d-d7c4-4511-97b4-14889eb235dc

 

Attività in classe: dalla riflessione alla scrittura.

Trasformare la mappa in un paragrafo autobiografico, usando:

  • il maggior numero delle “parole nuove” per esprimere le emozioni;
  • i corretti connettivi logico-causali, variandoli;
  • eventuali ricalchi di espressioni prese dai testi letti.

(Quando succede…mi sento ad un passo dal cielo, perché…Con i miei amici mi sento compreso e accolto, poiché… Con loro mi viene spesso di pensare a…. e per questo…Con la mia migliore amica, mi capita di provare, in modo alterno, allegria e malinconia:….Ci sono momenti in cui mi sento esplodere di contentezza…).

Ricapitolando: abbiamo visto come scrittori e poeti esprimano la loro felicità, abbiamo riflettuto sul nostro modo di essere felici, abbiamo arricchito il nostro lessico, abbiamo scritto un primo paragrafo di una nostra autobiografia. Ve pare poco?😉

Alla prossima!
La prof

Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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54 risposte a IIIA: Scrivere un’autobiografia_Percorso per EAS di riflessione e scrittura sulle emozioni dell’adolescenza

  1. Valeria ha detto:

    Professoressa io non riesco a trovare lo schema che parte tutto da FELICITÀ

  2. Cristina Galizia ha detto:

    Ciao Valeria, mi sono accorta che il link era sbagliato. Lo rimetto qui e correggo nel post. Passalo ai tuoi compagni e dimmi se ci sono problemi https://mind42.com/public/760e494d-d7c4-4511-97b4-14889eb235dc
    Ciao!

  3. michele gentili ha detto:

    Il mio primo gol e la mia prima partita
    Ricordo ancora quel giorno, fu stato un giorno fantastico e indimenticabile perche era la mia prima partita a calcio. Ero spaventato mi batteva molto il cuore avevo paura, tanta paura che volevo cadere a terra e non rialzarmi più. Ma nello stesso momento ero elettrizzato, ogni passo che facevo per andare in campo l’ansia saliva, ma una volta entrato in campo ho toccato un pallone l’ansia se ne andò e salì l’adrenalina e la voglia di spaccare tutto. Poco dopo arrivò il mio primo gol , in quel momento ero sconvolto dalla felicità, io pensai tra me e me il mio primo gol. Mi veniva da piangere ma non ci riuscivo perché ero troppo felice, pieno di gioia. Ho esultato molto i miei amici mi solo saltati tutti a dosso e urlavano, cantavano molto e anche loro erano molto felici sentivo mio padre che urlava grande mimmi anche il mister urlava con gioia bravo bomber. Quel giorno fu stato un giorno bellissimo e indimenticabile.

    Michele Gentili 3a

    • Cristina Galizia ha detto:

      Michele, rivedi la punteggiatura del testo (in base all’intonazione della voce, come facciamo a scuola). Qualche errore ortografico/di battitura. Attento ai tempi verbali (fu stato, nella riga finale ed altri). Lavora di più l’aspetto del sentimento, che hai solo accennato e il riuso di frasi dei testi letti in classe. Poi torna a postare il testo corretto.

      Bravo, però, ad essere stato il primo a svolgere il compito e a consegnarlo.

    • michele gentili ha detto:

      Il mio primo gol e la mia prima partita
      Ricordo ancora quel giorno, fu un giorno fantastico e indimenticabile, avevo sei anni ,era la mia prima partita di calcio. Ero spaventato mi batteva molto il cuore avevo paura, tanta paura che volevo cadere a terra e non rialzarmi più. Ma nello stesso momento ero elettrizzato, ogni passo che facevo per andare in campo l’ansia saliva, le gambe mi tremavano cosi tanto che avevo paura che non avessero retto per tutta la partita. Ma una volta entrato in campo, appena toccato un pallone, l’ansia se ne andò e salì l’adrenalina e la voglia di spaccare tutto. Poco dopo, arrivò il mio primo gol. In quel momento, ero sconvolto dalla felicità. Io pensai tra me e me “Il mio primo gol”. Mi veniva da piangere, ma non ci riuscivo, perché ero troppo felice, pieno di gioia. Ho esultato molto i miei amici mi solo saltati tutti a dosso e urlavano, cantavano molto e anche loro erano molto felici. Sentivo mio padre che esultava dicendo: “Grande mimmi”. Anche il mister urlava con gioia dicendo “Bravo bomber”. Mentre mio padre esultava, io andai verso gli spalti, facendogli capire che il gol era dedicato a lui. Mentre mi riavviavo verso centro campo, provai paura di essere felice, perché ogni volta che si diventa troppo felice, accade sempre qualcosa di brutto. Fortunatamente non accadde nulla di brutto perché dopo qualche minuto segnai un altro bellissimo, stupefacente, indimenticabile gol. Quel giorno fui davvero felice che la vibrazione fu cosi forte che arrivò fino in cielo a spostare gli assi e la geometria delle stelle a modificare l’algebra infinita dell’universo.

      Michele Gentili 3a
      prof ecco il nuovo testo corretto.

      • Cristina Galizia ha detto:

        Decisamente meglio. Bravo!

      • michele gentili ha detto:

        prof ma il testo sulla paura dove lo devo mandare?

      • michele gentili ha detto:

        Il mio primo saggio di break dance
        E’ passato molto tempo da quel giorno, il saggio di fine anno. Ero piccolo, ed ero il più piccolo del gruppo. Avevo tanta ansia, avevo paura che sbagliassi, ma nello stesso tempo ero molto elettrizzato perché non vedevo l’ ora di esibirmi su un palco del teatro davanti tanta gente. Dietro le quinte con il gruppo e il mio maestro Bruno, stavamo in silenzio in un angolo, osservavamo gli alti gruppi di ballo pronti per la loro esibizione. Mentre si esibivano, il mio cuore batteva talmente forte che pensai di non farcela quando sarebbe toccato a noi. Il mio maestro si accorse che stavo molto teso, cerco di consolarmi dicendomi di stare tranquillo perché ero bravissimo il gruppo mi avrebbe aiutato se avessi dimenticato i passi. Sono stanco di aspettare ma……. Ecco che arriva il mio momento. Le luci si spengono io sono elettrizzato, è buio, nero come l’estremo di un abisso. Ho paura, tanta paura. Ma ringrazio Dio per la mia anima indomabile, io non mollo. La mia paura più profonda non è di essere inadeguato, ma è di essere potente oltre ogni limite. Ho paura di esplodere mentre mi esibisco. Ci siamo sistemati come da copione, tremavamo, ci siamo dati un in bocca al lupo e la musica inizio a suonare. Il sipario si aprì e iniziammo la nostra esibizione. La mia paura si trasformo in energia vera e propria trasmettendola a tutto il gruppo. Quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. Quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. Infatti cosi andò mentre ci esibimmo la nostra paura si trasformò in vera e propria gioia.
        (testo sulla paura) Michele Gentili 3a

      • Cristina Galizia ha detto:

        Molto bene Michele! Visto? ;)))

  4. gaia ha detto:

    LA MIA FELICITÀ
    La mia felicità è una piccola cosa, anche se per me è un dono grande che non so esprimere .Per trovare l’amicizia è molto difficile, la felicità per me è un dono prezioso per altre persone non potrebbe essere così, non potrebbe essere nulla. Non pensavo che tu mi avresti dato la felicità, e invece mi sbagliavo, la felicità ti prende il corpo, non pensi più a nulla diventi come un convalescente. Un amica ti fa sentire bene metti da parte tutti i momenti più brutti di quella giornata, e ti fa stare bene. Io provo: gioia, festosità e vitalità. Per riconoscere la amicizia devi essere un po’ “maturo” cioè che come l amicizia può essere gioia come può essere sofferenza, per questo devi avere sempre il coraggio di continuare.
    Che farci se avere tredici anni e, ho svoltato l’angolo della strada e ho trovato una felicità. Una felicità assoluta. La felicità è come passeggiare sull’era a piedi nudi, un vento di aria tiepida che ti accarezza e il cielo azzurro. La felicità non può finire. Nell’amicizia sento il mio cuore vivo e felice. La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori, non è fatta solo di cose grandi. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle in mente.
    SCRITTO DA:
    Gaia Luberti

    • Cristina Galizia ha detto:

      Ciao Gaia. Hai riusato correttamente e in modo personale alcune espressioni dei testi e il tuo elaborato se ne giova positivamente: complimenti. QUlache frase da sistemare (come quella dev’essere maturo per provare felicità: *cioè che come…può darti gioia, come…etc è un costrutto impreciso e cacofonico. Semplifica la frase.
      Altre cosine le vediamo in classe. Però il lavoro c’è stato e si vede: brava. Se vuoi continuare ad arricchire il testo, prosegui il testo, rivedilo e ripostalo più articolato.
      Brava
      Buona domenica

  5. Cristina Galizia ha detto:

    Complimenti Gaia e Michele, primi a consegnare il lavoro! Vado a leggere e vi dico!

  6. Lidia Facchini 3a ha detto:

    La mia felicità più grande è passare le giornate con la mia amica, con la quale provo gioia e soddisfazione. Quando sono con lei è come passeggiare sull’erba bagnata dopo un temporale. Penso che la vita è fatta di piccole felicità. Insieme, siamo come due ingenui bambini che cercano di raggiungere questo grande sentimento e farci un mantello, che coprirà tutte e due. La felicità, non è una cosa che si compra, ma solo un sentimento che mi prende il corpo, che mi prende la mente e che mi porta in aria, come un aeroplano. Questa volta mi devono lasciare essere felice, non è successo nulla, non sono da nessuna parte, succede solo che sono felice in ogni angolino del mio cuore, quando sono con lei. Alcune mattine, mi sento come un convalescente che esce al sole la prima volta, tutto quello che vedo, mi pare di non averlo mai visto mai. Ionon ci posso fare niente, se a dodici anni, svoltando l’angolo, mi sento sopraffatta da un senso di felicità, una felicità assoluta. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa, ma per me è un sentimento che mi fa andare avanti in ogni occasione. Quando io e Gaia ci abbracciamo, sento allegria, festosità, perchè so che mi starà sempre vicino in ogni momento. Stando insieme è come essere un’unica persona. Così colma di felicità è la mia felicità, che direi per vivere mi basta. Insieme prendiamo il vizio: vizio che prende un bambino, vizio che prendeun adolescente.

  7. Valeria Mastrantonio ha detto:

    La prima volta in bici senza rotelle
    Ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri. Papàmi disse che avevol’età giusta per andare in bici senza il supporto delle rotelle, io ero spaventata, ma nello stesso tempo avevo tana voglia di imparare. Il primo giorno senza l’appoggio avevo il terrore di fallire. Portavo la mia piccola bici avanti e indietro per la strada che percorrevo per andare allo chalet, ad un certo punto ho provato a salire sul sellino e a pedalare, ma sono caduta immediatamente e mi ero arresa davanti ad un enigma che pensavo fosse impossibile. Vedevo i bambini più piccoli di me andare in bici senza problemi e senza nessun supporto, mi sentivo sconfitta dentro di me. Questa storia andò avanti a lungo, finché un giorno ho fatto un bel respiro, mi sono fatta coraggio e sono montata in sella. Sono partita spedita, ho urlato:
    – Mamma, guarda!!
    si è voltata e ho visto la sua faccia meravigliata e i suoi occhi pieni di gioia. Mi ha aspettato a braccia aperte nel punto in cui si era fermata e quel giorno per me è indimenticabile e fantastico. Sono stata due o tre ore sotto casa apedalare fino allo sfinimento. Sono caduta una volta, ma mi sono rialzata subito e senza sbuffare. Quel giorno me lo porterò sempre nel cuore, per tutta la vita.

    Valeria Mastrantonio 3a

  8. Valeria Mastrantonio ha detto:

    prof non so se mi ha messo il commento perchè non me me lo mostra

    • Cristina Galizia ha detto:

      Sì lo hai messo, ma non compare subito, perché nel blog c’è la moderazione dei commenti: lo vedi solo quando io lo approvo. Una volta inviato il commento, ti dovrebbe dire “Il tuo commento è in attesa di moderazione”.
      Ciao!

  9. Gabriele ha detto:

    Provo moltissima felicità insieme alla mia famiglia perché fanno di tutto per rendermi felice. Provo commozione ma lo stesso tempo felicità perché rinunciavano alle loro cose per me. Quando sono felice ho voglia,appunto, di stare con tutta la famiglia o con gli amici perché queste persone mi rendono felice e sto bene insieme a loro. Sono felice perché respiro, perché posso parlare, perché ho le persone che mi vogliono bene. La felicità è fatta di piccole cose. I giorni più felici per me sono dove tutti noi, raggruppati, festeggiamo felici: il giorno di Natale o il mio compleanno, Insieme a tutte le persone a cui voglio un mondo di bene. Pensai che bastó così poco per essere felici.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Bene Gabriele, per la rielaborazione personale, ma attenzione ai tempi verbali (ultima riga, il passato remoto non è giustificato). Credo però che tu possa lavorare meglio il testo, rielaborandolo ancora con i testi letti.

  10. Coni Valentina ha detto:

    COS’E’ LA FELICITA’ PER ME
    Per me la felicità è tutto. Quando sono felice amo qualunque cosa anche nel suo piccolo. Mi sento me stessa, entro in me nel profondo e capisco che la felicità è assoluta.
    La felicità mi ricorda quei bellissimi momenti passati con la persona a cui voglio molto bene o che amo. La vita è fatta anche di piccole felicità insignificanti che forse contano di più. Anche quando dormo posso essere felice, sognando, in qualunque momento della mia vita.
    Oggi lasciate che io sia felice, io e basta, con o senza tutti, essere felice con te, con la tua bocca, essere felice, essere felice perché sì, perché respiro e perché respiri. Devo essere grata alle persone che mi rendono felice, sono gli affascinanti giardinieri che rendono la mia anima un fiore. Vorrei che la mia vita fosse fatta solo di felicità, ma purtroppo non si può ottenere sempre tutto ciò che si vuole. Ci sono felicità e tristezze e bisogna accettarle entrambe.
    La felicità abita nel mio cuore, La felicità mi perdona qualsiasi errore io faccia. La felicità mi prende il corpo, mi appartiene, è mia e basta.
    La felicità per me è anche amore, amore perché si. Avvolte per amore si soffre avvolte si gioisce, l’amore mi colma di gioia. Ricordo quando un giorno, il giorno più bello della mia vita, mi sentii davvero felice per la prima volta. Ero eccitata, morivo di gioia, ho cominciato a urlare. Di tutto.
    Io credo che la felicità per me è stare più che bene.
    Essere felici, essere felici perché sì.

    Coni Valentina 3a

    • Cristina Galizia ha detto:

      Complimenti Valentina, un bel testo personale e profondo! Attenzione al congiuntivo (Io che credo che la felicità per me *sia stare più che bene…). “A volte” e non “avvolte”, che vuol dire “ricoperte”, come participio passato di “avvolgere”
      Comunque molto bene!

  11. Giuseppe ha detto:

    Stavo camminando scogli e ammirato il mare intorno a me: bello, piatto, di un azzurro che la sola vista mi riempiva di gioia. A mano a mano tutto intorno diventava di un colore sempre più rossiccio e davanti a me vidi il sole che a mano a mano scompariva all’ orizzonte, dietro l’ acqua cristallina. In quel momento ho riflettuto su quanto poco servisse per provare felicità, ma quanto poi sia grande

  12. Giorgia ha detto:

    Un inaspettato soffio di vento porta il mio sguardo dove da solo non può arrivare, per scoprire che cos’ è la felicità : una felicità fatta di nulla, fatta di quotidianità , fatta d’ amore , una felicità che mi colma il cuore. Io a volte sogno ad occhi aperti e sogno di tutto: sogno di avere le ali e volare nei cieli, sogno che un giorno ci sia tanta serenità e sogno che almeno qualche mio desiderio si possa avverare. Per me la felicità significa vedere il sole che sorge la mattina e poi vederlo tramontare, vedere la neve che cade, sentire gli uccelli che cinguettano e vivere momenti indimenticabili con le persone a cui vuoi bene. La vita è fatta di piccole felicità, come queste, e dopo averle vissute vorrei urlare a tutto il mondo quanto sono felice per tutto quello che mi circonda.

  13. Pingback: IIIA: Scrivere un’autobiografia: Percorso per EAS di riflessione e scrittura sulle emozioni dell’adolescenza_La rabbia, la paura, il coraggio | Arringo

  14. Giuseppe ha detto:

    Stavo camminando sugli scogli bianchi e ammiravo il mare intorno a me: bello, piatto, di un azzurro che la sola vista mi riempiva di gioia. A mano a mano tutto intorno diventava di un colore sempre più rossiccio, si sentiva che l’aria si stava trasformando, alzai gli occhi e vidi davanti a me bello e immenso: il sole. Lentamente scompariva all’ orizzonte, dietro l’ acqua cristallina, dando l’illusione che entrasse proprio nel mare. Poco più avanti, sugli scogli, c’erano dei ragazzi che da uno scoglio più alto, uno alla volta si tuffavano in acqua e qualcuno di loro diceva di “star facendo il bagno con il sole”. Mentre osservavo la bellezza di uno degli spettacoli secondo me più  belli della natura, ho riflettuto su quanto poco servisse per provare felicità, ma quanto poi sia grande e bella.

  15. gaia ha detto:

    LA MIA FELICITÀ (testo corretto)
    La mia felicità è una piccola cosa, anche se per me è un dono grande . Trovare l’amicizia: non pensavo di trovarla cosi difficilmente. La felicità per me è un dono prezioso, anche se per altre persone non potrebbe essere così. Non potrebbe essere nulla. Non pensavo che tu mi avresti dato la felicità, e invece mi sbagliavo. La felicità mi prende il corpo, non penso più a nulla, divento come un convalescente. Una amica mi fa sentire bene, con lei metto da parte tutti i momenti più brutti di quella giornata. E ti fa stare bene. Io provo quando sto con te amica: gioia, festosità e vitalità. Per riconoscere la amicizia si deve essere un po’ “maturi” l amicizia può essere gioia come può essere sofferenza, per questo si deve avere sempre il coraggio di continuare e scoprire cosa ci riserva
    La felicità è come passeggiare sull’era a piedi nudi, un vento di aria tiepida che mi accarezza con il cielo azzurro. La felicità non può finire. Nell’amicizia sento il mio cuore vivo e felice. La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori, non è fatta solo di cose grandi. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle in mente.
    SCRITTO DA:
    Gaia Luberti
    (testo corretto)

  16. gaia ha detto:

    La mia rabbia

    La mia rabbia più grande è quando dai tanto per quella persona e lei non prova nulla. Io penso che dobbiamo essere gradi quanto le persone ci rendono felici. Ame non succede cosi. Cerco di trovare in te la tua gioia, tu anche fai lo stesso con me, ma appena ti giri non più. Cambi faccia. La rabbia che proviamo verso una persona che ci delude, è direttamente proporzionale che abbiamo dato a quella persona. Quando una persona fa doppia faccia mi sento umiliata, offesa, delusa e dentro di me sento un rancore che mi prende il corpo. L ora più solare non esiste per me quando sono arrabbiata. La rabbia mi prende la mente non riesco a non pensarci. È una ferita troppo grande, che non si può rimarginare. È troppo profonda. Quando sono arrabbiata mi sfogo con la mia famiglia alcune volte, e mi sfogo anche con lo sport è l unica cosa che mi scarica la rabbia e la cattiveria che nessuno può capire, e quindi da questo incubo che mi avvolge la mente ci esco da sola. Combattendo e continuando ad andare avanti. Da quel giorno non mi fido tanto della gente perché mi sono accorta che ogni persona è uguale. Tutti hanno un obbiettivo. Nessuno pensa che nella persona che hai davanti ti vuole bene vuole essere un tuo amico. No non esiste. Mi ripeto dentro di me questa frase ogni volta che sono arrabbiata: Non guardare indietro con rabbia, ne avanti con paura, guarda intorno con consapevolezza.
    SCRITTO DA:
    Gaia Luberti

    • Cristina Galizia ha detto:

      Bene Gaia! Ma chi è il “tu” a chi ti riferisci nella prima parte? Non che tu debba dire il nome, ma spiega se è un’amica o altro. Altrimenti questo “tu” è…un estraneo misterioso nel testo

  17. michele gentili ha detto:

    Testo dell’ amicizia
    L’amicizia è un sentimento, che non si prova per tutte le persone … secondo me, nella vita incontrerai tante persone ma sono poche quelle che sono e rimarranno veri amici!!!
    Personalmente … ho avuto tanti conoscenti … ma pochi veri amici su cui posso contare.
    Ricordo ancora quel giorno in cui ho dovuto salutare il mio più grande amico … direi quasi un fratello per me … che si trasferì molto lontano dal mio paese … è stato un brutto ricordo da dimenticare … non riesco nemmeno a spiegare come mi sentivo in quel momento … era come lasciar una delle cose più preziose che avevo … ancora tutt’ora non riesco a vederlo, per il problema della tanta distanza che ci impedisce di stare insieme!
    Lui era molto gentile e buono, molto sicuro di sé. Se mi trovavo in difficoltà, o viceversa, eravamo sempre pronti ad aiutarci. Per noi era una cosa normale, spontanea non c’era bisogno di chiederci aiuto, ci capivamo con lo sguardo. Spero che un giorno le cose si sistemeranno … cosi da poter stare ancora un po’ insieme e divertirci come facevamo una volta … come quando stavamo ore ed ore a giocare senza mai stancarci!
    Penso che lui sia ancora oggi il mio migliore amico anche se come ho già detto è tanto che non ci vediamo ne sentiamo … è stata una di quelle persone di cui non puoi dimenticarti neanche volendo! La cosa bella della amicizia è, essere complici, volersi bene e rispettarsi. Accettarsi così con i nostri pregi e difetti.

    Michele Gentili 3a
    prof questo è il testo dell’ amicizia

  18. Gabriele ha detto:

    Ricordo ancora la prima volta che andai a pesca con mio fratello. Ogni volta andare a pesca con mio fratello per me è una cosa emozionante. La prima volta che sono andato era ad un laghetto di Artena,E ci fa anche il mio primo pesce pescato. All’inizio non sapevo bene che fare, quando lanciare lontano E come lanciare. Non posso dimenticare le volte che chiedevo se stava abboccando solo perché vedevo il galleggiante muoversi per il vento. Ogni volta che partivamo dovevamo svegliarci presto e per me era un piacere. Per le persone che non voglio perdere sono i miei amici e la mia famiglia. Sono le cose più importanti che ho. Con loro mi diverto molto E mi tirano su se sono giù di umore. Le persone che ho perso fanno parte della mia famiglia : I miei nonni. Non li ho potuti conoscere molto bene, ma già gli volevo bene perché giocavano con me e mi crescevano, erano delle prese persone, non sono venuto a mancare troppo presto. Nella mia vita ho fatto diversi passaggi, ma quello che più mi ha cambiato è stato il cambio”Casa”. Ho cambiato “casa” perché la casa dove nonna viveva era liberail mio vecchio posto avevo passato l’infanzia ed è ormai quattro anni che ho traslocato.È cambiata la mia personalità perché nella mia vecchia casa ero un bambino E ho cambiato casa che ero ormai un ragazzo. La mia vecchia casa ora è abitata da mio fratello e dalla sua famiglia.

  19. michele gentili ha detto:

    autobiografia
    Quando mia madre era incinta di me come mi racconta, stava benissimo a parte le nausee mattutine che si era portata fino alla mia nascita. La data prevista della mia nascita era ll 15 aprile dell’ ‘2003, precisa senza saltare un giorno e un minuto. Quel giorno mia madre aveva fatto le solite cose aveva sistemato la casa, fatto la spesa e a pranzo andò da nonna Francesca. Alle 14.00 andò a casa, sistema la spesa e all’ improvviso gli si sono rotte le acque. Come prima cosa chiamò nonna Francesca ma non c’era. Nonno Aldo andò a cercarla e alla fine la trovò in chiesa. Nonna rimase alibita quando nonno gli disse che mamma aveva rotto le acque perché aveva appena finito di dire una preghiera alla madonna proprio per mamma. Quindi sono nato il 15 aprile dell’ 2003 come mia nonna Rita (mamma di papà) quindi da 14 anni si fa una super festa. Papa raggiunse mamma in ospedale dopo un ora perche stava lavorando ad Olevano, lui è un carpentiere e in quel periodo stava facendo una villa insieme al mio padrino di battesimo Marco, il quale portò un bel mazzo di fiori a mamma. Mio fratello quando mamma stava in ospedale, lui stava a scuola frequentava la 1 elementare: all’ uscita della scuola, lo andò a riprendere mia zia Simonetta(sorella di papà e carissima amica di mamma) lo portò subito all’ ospedale di Palestrina per vedermi e salutare mamma. Ci scattarono subito una bella foto, Nicola con me in braccio. La foto è bellissima. Nicola aveva un bellissimo sorriso, i su occhi brillavano di gioia. Nicola mi ha molto desiderato. Credo sia per lui che sono qui per le sue richieste di avere un fratello. Mamma aveva paura di avere un altro figlio dopo la brutta esperienza che a avuto con Nicola, lui non dormiva piangeva solo. Fortunatamente io non ho dato problemi nel dormire e nel mangiare, soprattutto nel mangiare. Sono passati 13 anni dalla mia nascita sono molto cambiato, a due anni i miei capelli erano biondi e ricci la mia faccia era molto delicata, assomigliavo a una femmina infatti la gente quando mi incontrava mi scambiavano per una femmina e mia madre rispondeva “è un maschio”. Loro rimanevano sorpresi. Adesso sono passati 13 anni dalla mia nascita e da quello che ho appena raccontato, adesso i miei capelli sono corti e castani porto gli occhiali e qualche volta metto le lenti a contatto, sono molto alto. Per me l’ amicizia è un sentimento, che non si prova per tutte le persone … secondo me, nella vita incontrerai tante persone ma sono poche quelle che sono e rimarranno veri amici!!!
    Personalmente … ho avuto tanti conoscenti … ma pochi veri amici su cui posso contare.
    Ricordo ancora quel giorno in cui ho dovuto salutare il mio più grande amico … direi quasi un fratello per me … che si trasferì molto lontano dal mio paese … è stato un brutto ricordo da dimenticare … non riesco nemmeno a spiegare come mi sentivo in quel momento … era come lasciar una delle cose più preziose che avevo … ancora tutt’ora non riesco a vederlo, per il problema della tanta distanza che ci impedisce di stare insieme!
    Lui era molto gentile e buono, molto sicuro di sé. Se mi trovavo in difficoltà, o viceversa, eravamo sempre pronti ad aiutarci. Per noi era una cosa normale, spontanea non c’era bisogno di chiederci aiuto, ci capivamo con lo sguardo. Spero che un giorno le cose si sistemeranno … cosi da poter stare ancora un po’ insieme e divertirci come facevamo una volta … come quando stavamo ore ed ore a giocare senza mai stancarci!
    Penso che lui sia ancora oggi il mio migliore amico anche se come ho già detto è tanto che non ci vediamo ne sentiamo … è stata una di quelle persone di cui non puoi dimenticarti neanche volendo! La cosa bella della amicizia è, essere complici, volersi bene e rispettarsi. Accettarsi così con i nostri pregi e difetti. Quando ero piccolo ballavo break dance e da lì ricordo il saggio di fine anno, Ero piccolo, ed ero il più piccolo del gruppo. Avevo tanta ansia, avevo paura che sbagliassi, ma nello stesso tempo ero molto elettrizzato perché non vedevo l’ ora di esibirmi su un palco del teatro davanti tanta gente. Dietro le quinte con il gruppo e il mio maestro Bruno, stavamo in silenzio in un angolo, osservavamo gli alti gruppi di ballo pronti per la loro esibizione. Mentre si esibivano, il mio cuore batteva talmente forte che pensai di non farcela quando sarebbe toccato a noi. Il mio maestro si accorse che stavo molto teso, cercò di consolarmi dicendomi di stare tranquillo perché ero bravissimo il gruppo mi avrebbe aiutato se avessi dimenticato i passi. Sono stanco di aspettare ma……. Ecco che arriva il mio momento. Le luci si spengono io sono elettrizzato, è buio, nero come l’estremo di un abisso. Ho paura, tanta paura. Ma ringrazio Dio per la mia anima indomabile, io non mollo. La mia paura più profonda non è di essere inadeguato, ma è di essere potente oltre ogni limite. Ho paura di esplodere mentre mi esibisco. Ci siamo sistemati come da copione, tremavamo, ci siamo dati un in bocca al lupo e la musica inizio a suonare. Il sipario si aprì e iniziammo la nostra esibizione. La mia paura si trasformò in energia vera e propria trasmettendola a tutto il gruppo. Quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. Quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. Infatti cosi andò mentre ci esibimmo la nostra paura si trasformò in vera e propria gioia. Ho giocato anche a calcio avevo 6 anni ricordo la mia prima partita fu un giorno fantastico e indimenticabile, Ero spaventato mi batteva molto il cuore avevo paura, tanta paura che volevo cadere a terra e non rialzarmi più. Ma nello stesso momento ero elettrizzato, ogni passo che facevo per andare in campo l’ansia saliva, le gambe mi tremavano cosi tanto che avevo paura che non avessero retto per tutta la partita. Ma una volta entrato in campo ho toccato un pallone l’ansia se ne andò e salì l’adrenalina e la voglia di spaccare tutto. Poco dopo arrivò il mio primo gol , in quel momento ero sconvolto dalla felicità, io pensai tra me e me “il mio primo gol”. Mi veniva da piangere ma non ci riuscivo perché ero troppo felice, pieno di gioia. Ho esultato molto i miei amici mi solo saltati tutti a dosso e urlavano, cantavano molto e anche loro erano molto felici. Sentivo mio padre che esultava dicendo: “grande mimmi”. Anche il mister urlava con gioia dicendo “bravo bomber”. Mentre mio padre esultava io andai verso gli spalti facendogli capire che il gol era dedicato a lui. Mentre mi riavviavo verso centro campo provai paura di essere felice, perchè ogni volta che si diventa troppo felice, accade sempre qualcosa di brutto. Fortunatamente non accadde nulla di brutto perché dopo qualche minuto segnai un altro bellissimo, stupefacente, indimenticabile gol. Quel giorno fui davvero felice che la vibrazione fu cosi forte che arrivò fino in cielo a spostare gli assi e la geometria delle stelle a modificare l’algebra infinita dell’universo.
    Michele Gentili 3a

    • Cristina Galizia ha detto:

      E bravo Michele! Il testo è molto migliore e si vede che c’è lavoro dietro! Alcune cose da migliorare: la punteggiatura. Inserisci i “.” quando le frasi sono eccessivamente lunghe, quando cambi argomento e quando senti che il fiato nella rilettura si fa corto. Sistema i passaggi tra gli argomenti: passi troppo velocemente dal ricordo della tua nascita all’amicizia, poi alla paura.
      Forza!

  20. Domenico Maruca ha detto:

    Sono nato nel 2003, il 7 marzo del 2003. I miei genitori volevano un maschio,dopo due femmine.Mia madre spesso, anche ora, mi racconta come sono nato e del perchè ho il nome “Domenico Maria”.Mi hanno chiamato Domenico Per via di mio nonno, che io stimo tantissimo, perché ha fatto la seconda guerra mondiale sopravvivendo ai campi di concentramento in Germania.Mi hanno dato il secondo nome di “Maria”perchè i miei genitori ,volendo un maschio,pregarono ogni giorno alla Madonna per farmi nascere maschio.Quando sono nato.quindi, mi hanno dato il secondo nome di “Maria” per ringraziamento.Ho avuto molti ricordi,sia brutti che belli,sia positivi che negativi.
    Ricordo mia nonna, una donna Gracile,piccolina,sorridente e con un rosario sempre in mano,Purtroppo non la ho potuta conoscere quando lei stava bene,bensì quando stava male.Era cieca,sorda e non parlava tanto.Appena penso a nonna mi viene in mente il suo Foulard di lana che usava lei quando faceva freddo.Ora io lo tengo sul mio letto e,quando non ho sonno, lo stringo forte forte sentendo caldo come se fossi nelle sue braccia gracili.Ricordo anche quando giocavamo insieme io e lei lanciandoci i cuscini,lei rideva.Un brutto giorno però lei dovette andare in ospedale,da li non la vidi più, pochi giorni dopo mori.ricordo quel momento orribile,era l’una di notte, io non riuscii a dormire la notte,piangevo solamente,insieme a mia sorella Sara.
    Oltre a questi ricordi sopprimenti ne ho tanti bellissimi ad esempio la mia comunione.Era il 18 maggio la mattina siamo andati a messa a ricevere il sacramento, poi la mia famiglia,i miei zii,amici di famiglia e cugini siamo andati a pranzare a Rocca Di Cave.Il momento più bello è stato quando ho ricevuto i regali.avevo la stessa sensazioni di quando ricevevo i regali di Natale.
    Ho avuto anche ricordi paurosi ad esempio quando ero immobile,non avevo niente per rimasto solo in casa di sera e successe un BlackOut,ero rimasto immobile,riuscii solo a chiamare mia madre con il telefono, lei mi tranquillizzò a telefono, poi venne e rimasi vicino a lei tutto il tempo,fino a che non ritornò la luce.
    Spero di riavere più ricordi belli che brutti,ma la vita ci riserva di tutto,ora io non faccio nient’altro che vivere cercando di essere un esempio per generazioni future.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Molto bello il ricordo di tua nonna: l’hai “mostrata”, non narrata, attraverso le tue emozioni, il dettaglio del foulard, le sue braccia gracili. Gli altri ricordi sono solo accennati e andrebbero strutturati e lavorati maggiormente. Inserisci poi, nel testo finale, i frammenti già prodotti.

  21. Domenico Maruca ha detto:

    L’amicizia per me è stare con un amico che ti sta sempre vicino e ride,parla,gioca con te.
    Ricordo quando ero amico con Thomas, un bambino che aveva circa la mia stessa età. Lo avevo conosciuto in un parco vicino casa mia, giocavamo sempre insieme, ci davamo l’appuntamento al sollito posto, le nostre mamme ci accompagnavano,parlavano tra di loro intanto io e lui giocavamo a pallone, ci inventavamo di stare in un mondo tutto nostro dove cavalcavamo dragoni che sputavano fuoco, dove dovevamo salvare una principessa situata in un castello immerso nella lava, ci inventavamo storie , oggetti strani, pistole strane, armi di ogni tipo, insomma ci divertivamo tantissimo insieme.Un giorno ebbi la febbre e quindi mancai all’appuntamento che ci eravamo dati il giorno successivo,mi sentivo inutile, avevo paura che Thomas si fosse arrabiato con me.Pochi giorni dopo,alla solita ora, mamma mi accompagnò al solito posto ma Thomas non c’era, neanche il giorno dopo e il giorno dopo ancora, così anche un mese dopo e due mesi dopo.Da lì in poi non lo vidi più,ora non so che fine ha fatto,se è ancora vivo, se si è trasmerito o non, so solo che ora non siamo più amici.
    Professoressa questo è il testo sull’amicizia

    • Cristina Galizia ha detto:

      Bene Domenico. Attenzione alle frasi eccessivamente lunghe, non spezzate dal “.” Inserisci i punti ogni volta che nella frase cambi argomento o quando lo suggerisce l’intonazione e il fiato. Il tuo testo è un ricordo, un flashback, che si inserisce bene in un testo autobiografico, tuttavia manca una tua riflessione sull’amicizia e su quanto essa sia/sia stata importante per te.

  22. gaia luberti ha detto:

    Ho ancora delle foto nella mia mente. Il mio ricordo più bello è quando è nato mio fratello, io avevo tre anni. Aspettava con ansia l’ arrivo. Era sera tardi, stavo a casa di mia zia, non riuscivo a dormire, perché sentivo dentro d me che la , mia vita stava per cambiare in qualche cosa di speciale. Di quel momento ricordo parole, frasi belle e piene di serenità. Mi ricordo un oggetto, un mio gioco preferito che mi ero promessa di darglielo. In quella notte mi ricordo la carezza gli abbracci che mi dava mia zia. Dopo tanto tempo sono riuscita a dormire tra le coccole e le braccia di mia zia. La mattina dopo mi chiamò mia madre e mi disse: – Gaia prepara tutto che arriva Alessio.- E io cominciai a saltare correvo di qua di là di su e di giù mi sembrava di volare.
    Dopo un po’ di giorni arrivò. Ricordo quando ho accarezzato quel piccolo viso morbido e pieno di serenità che dormiva. Io volevo giocare con lui, gli volevo parlare, lo volevo conoscere, lo volevo abbracciare e ridere con lui. Rimasi davanti a lui lo sfioravo per vedere se apriva i suoi piccoli occhi.
    La mia prima felicità fu stato lui un dono grandissimo. Sono uscita da casa e sono andata al giardino per raccogliere i miglior fiori e i più colorati per darli a mia madre. Quando ti viene nostalgia non è mancanza, è presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti. La felicità è passeggiare a piedi nudi sull’erba che ti accarezza dolcemente.
    Ci sono stati dei cambiamenti tra me e mio fratello soprattutto di carattere, io ero più vivace e mio fratello più silenzioso, in confronto ad oggi è tutto il contrario. Quando ero piccola sognavo ad occhi aperti come poteva essere il futuro tra me e lui.
    Poi ci fu stata la mia prima amicizia.
    L’amicizia è un bene. Avere un’ amicizia è un dono. Mi ricordo la mia prima amica. Nella mia mente ho ancora delle foto che mi ricordano il passato delle nostre risate mentre giocavamo. Eravamo come sorelle. Sei stata e sarai per sempre la mia migliore amica perché nessuno non mi ha dato mai il bene che mi hai dato, amica mia. Abbiamo avuto l’amicizia più bella che nessuno si sogna. Però il destino ci ha staccate. Io penso che la vera amicizia non consiste nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi. Non è vero una amica si deve nel momento del bisogno, una amica si deve sempre. Amica mia, mi prendevi la mente con le tue battute, con le tue risate. L’ora più solare per me è quando ti vedo, mi sorridi, mi abbracci e mi dici: ti voglio bene. I legami più profondi tra noi due amica non sono fatti né di corde né di nodi sono fatti con il cuore. L’amicizia è quella che ti attraversa il cuore. Dove termina l’arco baleno c’è un tesoro, quel tesoro sei tu. Muore lentamente chi evita un passione e muore chi non parla a chi non conosce. Amica mia, mi facevi star bene quando dentro di me ero triste e turbata eri come una medicina. Ho avuto l’amicizia più bella della mia vita. Siamo state tantissimi anni insieme come delle calamite. Ma il bel sogno è finito, come tutte le favole. L’amicizia è una virtù
    Poi ho avuto anche dei momenti di rabbia.
    La mia rabbia più grande è quando dai tanto per quella persona e lei non prova nulla. Io penso che dobbiamo essere gradi quanto le persone ci rendono felici. A me non succede cosi. Cerco di trovare in te la tua gioia, tu anche fai lo stesso con me, ma appena ti giri non più. Cambi faccia. La rabbia che proviamo verso una persona che ci delude, è direttamente proporzionale che abbiamo dato a quella persona. Quando una persona fa doppia faccia mi sento umiliata, offesa, delusa e dentro di me sento un rancore che mi prende il corpo. L ora più solare non esiste per me quando sono arrabbiata. La rabbia mi prende la mente non riesco a non pensarci. È una ferita troppo grande, che non si può rimarginare. È troppo profonda. Quando sono arrabbiata mi sfogo con la mia famiglia alcune volte, e mi sfogo anche con lo sport è l unica cosa che mi scarica la rabbia e la cattiveria che nessuno può capire, e quindi da questo incubo che mi avvolge la mente ci esco da sola. Combattendo e continuando ad andare avanti. Da quel giorno non mi fido tanto della gente perché mi sono accorta che ogni persona è uguale. Tutti hanno un obbiettivo. Nessuno pensa che nella persona che hai davanti ti vuole bene vuole essere un tuo amico. No non esiste. Mi ripeto dentro di me questa frase ogni volta che sono arrabbiata: Non guardare indietro con rabbia, ne avanti con paura, guarda intorno con consapevolezza.

  23. gaia luberti ha detto:

    è arrivato il testo di italiano professoressa

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