IIIA: Scrivere un’autobiografia: Percorso per EAS di riflessione e scrittura sulle emozioni dell’adolescenza_La rabbia, la paura, il coraggio

Lezione precedente sulla FELICITA’


Continua il percorso di riflessione e scrittura sull’emozioni dell’adolescenza, mentre i ragazzi consegnano i primi mini-testi a commento della lezione precedente sulla felicità.

Abbiamo seguito lo stesso percorso didattico (qui):

  1. Lettura di alcuni testi in antologia (uno da Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, e uno da Elisa Cozzarini, Ibrahim Kane Annou): nel primo brano, il piccolo protagonista racconta la rabbia per l’incomprensione con i genitori, una rabbia “intrisa di orgoglio”; nel secondo brano, il 12enne protagonista che, per la prima volta, resta a dormire da solo nel deserto, narra la sua paura e la rabbia verso il padre per l’improvviso, ma momentaneo, abbandono. Abbiamo riflettuto sui sentimenti espressi dai ragazzi, abbiamo sottolineato le espressioni e le tecniche di scrittura usate per comunicare i sentimenti e  le abbiamo annotate;
  2. siamo poi passati agli stimoli della poesia e abbiamo letto e commentato insieme queste due poesie:

Vi lascio con un video stimolo: una canzone di Laura Pausini, con un testo misto tra rabbia, paura e un coraggio che fa fatica ad emergere:

Ci sono giorni in cui la vita è piena di perché
La speranza fa fatica a risolvere i tuoi se
Perdi fede nell’amore nella gente e pensi che
Sia impossibile sofrire più di te
E sono giorni in cui ti arrendi al mondo in torno per
Non sentire la paura di un coraggio che non c’è
E ti senti così solo da non poterne più
Senza forza per lottare aspetti
Una via di uscita un domani che
Curi la ferita chiusa dentro te
Se la cercherai, troverai il coraggio che non c’è
E quando sbagli non importa ci riproverai
Ci sarà sempre una porta un ostacolo per noi
Quel che conta veramente è non rinunciare mai
Perché forse c’è soltanto a un passo
Una via d’uscita, un domani che
Porti un’altra vita per tutti anche per te
Se ci crederai, troverai il coraggio che non c’è
Per tutti quelli che non l’hanno più
Per chi l’ha perso e lo sta cercando
E per chi sta male come stavi tu
Ma che ancora spera fino a che poi ci sarà
Porti un’altra vita per tutti anche per te
Una strada che non si perda nel dolore
Quella via d’uscita, il domani che
Tu ritroverai dentro quel coraggio che ora c’è

ed infine una poesia che leggeremo e commenteremo insieme.


Prima di procedere alla scrittura in classe, come la volta scorsa, dovrete passare dall’astratto (il sentimento della rabbia) al concreto (lessico) attraverso una mappa.

La prof

Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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29 risposte a IIIA: Scrivere un’autobiografia: Percorso per EAS di riflessione e scrittura sulle emozioni dell’adolescenza_La rabbia, la paura, il coraggio

  1. Domenico Ferrazzi ha detto:

    Leggendo queste poesie sulla felicità mi ritorna in mente un giorno di questa estate: mi stavo svegliando mentre sento mia madre vicino il mio letto che mi dice:
    -Domè, dai! Alzati, che dobbiamo fare una cosa!
    -Ecco! Ora mi alzo!
    -Io ti aspetto giù. Sbrigati a scendere.
    -Si, fammi alzare e scendo.
    Mentre stavo scendendo, a metà rampa, vidi mio padre tutto vestito e non con i panni da lavoro come tutti i giorni.
    Allora mi sbrigai a scendere le scale e, arrivato in cucina per fare colazione, vidi mia madre preparare dei panini e le chiesi:
    -Mamma, perché stai preparando i panini? Dove dobbiamo andare?
    E lei con un sorriso mi disse:
    -Vatti a mettere un costume, che andiamo all’acquafan.
    Ed io, in fretta e furia, corsi giù al tinello e mi misi il primo costume che trovai e senza pensare andammo all’acquafan.
    Questa è e rimarrà per sempre una giornata indimenticabile.

  2. Lidia Facchini ha detto:

    La rabbia
    La mia rabbia più grande è quando la gente, crede di sapere tutto, ma alla fine a più delle volte torto. Mi da rabbia, quando le persone mi giudicano, non mi possono giudicare, perchè io sono il padrone del mio destino e il capitano della mia anima. Ci sono giorni in cui la mia vita è piena o permeglio dire stracolma di “perchè”, invece ci ono giorni incuimi arrendo dal mondo, perchè mi sento offesa e arrabbiata. A volte, quando provo questo sentimento, le persone a me più care, mi dicono: quando sbagli non faniente ci risproverai, ci sarà sempre una porta o un ostacolo per noi. Ho il cuore che brucia percose di ghiaccio, perchè dentro di me, sentoche si stanno mescolando molte cose e, non capisco più niente. Provo molta rabbia, ma non solo anche tristezza, quando litigo con le persone a me più care e, mi sento sottomessa da un sentimento di delusione, da parte dell’altra persona. La rabbia, secondo me può essere anche come una medicina dopo jna delusione. É amara ma serve per guarire dall’ingenuità. Quando sono arrabbiata, spero di raggiungere la felicità e toccarla con un dito, per calmarmi. Dopo, un periodo di rabbia,sonocome un’altra persona. A volte, mi può portare anche a fare delle cose orribili come ad esempio: litigare con i miei genitori, oppure non rispondere agli amici che non c’entrano niente, con i miei senzazioni. Quando provo rabbia, ho voglia di andarmene da casa e non tornare mai più.

  3. Coni Valentina ha detto:

    LA PAURA
    La paura. La paura sì. La paura mi cattura molto spesso, mi prende il corpo, mi trascina, entra dentro di me. La mia paura più profonda è di essere potente ad ogni limite, di sottovalutarmi, e questo è sbagliato. È sbagliato perché si. Devo risplendere la mia vita come fanno i bambini. Si presenta spesso in me questo sentimento, il timore di provare, riuscire a fare. È qualcosa che non si può spiegare.
    Devo superare le mie paure, i miei ostacoli che spesso mi bloccano la lotta contro tutto. Quelle poche volte che mi libero dalle paure la luce risplende dentro di me. Spesso si ha paura anche di non essere all’altezza degli altri o di qualcosa, e questa è la cosa che mi paralizza. Non è la paura di non farcela ma quella al contrario di potercela fare. Tutti abbiamo un immenso potere che non riusciamo a riconoscere.
    Nella mia vita ci saranno molti ostacoli, paure da affrontare e per affrontarle bisogna aver coraggio. Ecco forse è proprio il coraggio che mi manca, quel sentimento che mi aiuta ad andare avanti nella vita perché la vita è dura. È dura come un armatura!

  4. Domenico Ferrazzi ha detto:

    LA RABBIA
    Ascoltando queste poesie sulla rabbia mi riaffiorano in mente due giornate in cui mi sono sentito veramente abbattuto e nello stesso tempo avevo un rabbia così inespressa che se avessi incontrato l’autore di questa rabbia non so cosa gli avrei fatto.
    Una di queste due giornate è pasquetta. Per parlare di cosa è successo deve partite da un’po’ prima: era Sabato e stavo andando ad una partita di calcio con un mio amico e suo padre. Quando stavamo quasi per arrivare mi chiese:
    -Domenico ma Lunedì vai anche tu a fare pasquetta con loro?
    Io rimasto a bocca aperta gli chiesi:
    -Perché loro dove vanno? A me non mi hanno detto niente per dopodomani!
    -Vanno in una campagna tutti insieme! -Continuando chiese a suo figlio- ma non lo avete chiamato?
    E lui disse:
    -Io non ho organizzato niente a me mi hanno soltanto detto che verranno tutti.
    Io non sapendo cosa fare rimasi fermo e gli chiesi:
    -Sai perché non mi hanno invitato?
    -No-rispose
    Io diciamo che chiusi un occhio questa volta; ma purtroppo la stessa cosa successe a “maggetto” questa volta, a differenza di pasquetta, però ad organizzare fu un mio caro amico per questo preferisco non ricordare questo fatto.

  5. Valeria ha detto:

    La mia rabbia
    La mia rabbia e anche tristezza è vedere un cane sol, abbandonato e maltrattato. Mi fanno infuriare le persone vanitose, che credono di essere come Dio e invece sono peggio di Lucifero. Le persone che odiano i loro genitori, anche se adesso non sarebbero qui se non fosse per i loro genitori. Le persone che si lamentano sempre della propria vita, che maltrattano le persone e poi pretendono di essere trattato a mo’re. Io quando vedo queste persone mi chiedo: “Ma sono capitata in una gabbia di matti?”. Quando sono arrabbiata mi sento come se non capissi più niente dentro di me, mi si mescolano tutte le emozioni dentro il mio corpo, che anche quelle più allegre diventano negative. Nel momento in cui sono arrabbiata coinvolgo sempre amiche che non c’entrano niente in quella storia, che poi vado sempre a rovinare alcune delle più fantastiche amicizie che non vorrei perdere mai nella vita. A volte vorrei tornare indietro nel tempo per fermare quell’episodio di rabbia che sta per avvenire e far in modo che non avvenga. Ma non si può fare, perciò bisogna andare avanti e lasciare ogni cosa alle spalle sperare che si risolva tutto, perché la vita è imprevedibile. La maggior parte delle persone che credono di sapere tutto, ha torto. Quando so di avere ragione, metterei anche la mano sul fuoco. La rabbia è come un terremoto, scombussola tutte le tue idee che hai pianificato e li manda a monte. Quando sono arrabbiata ascolto musica e faccio de tiri con il pallone. Ascolto musica perché almeno dimentico gli episodi di rabbia che ho vissuto e non ci penso. Gioco con il pallone per scaricare la furia non solo mentalmente, ma anche praticamente. Cerco sempre di controllarmi, eppure non ci riesco. Voglio uscire da ogni enigma che ho nella mente, scappare e andare in un posto in cui mi sento bene, dove non verrebbe mai nessuno a cercarmi. In un posto in cui sono cresciuta spiritualmente, coraggiosamente ma soprattutto con animo moto forte.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Bene, attenzione a questa frase, da correggere: “che poi vado sempre a rovinare alcune delle più fantastiche amicizie che non vorrei perdere mai nella vita”
      Attenta anche alle ripetizioni di “rabbia”

  6. Valeria ha detto:

    La prima volta in bici senza rotelle
    Ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri. Papà mi disse che avevo l’età giusta per andare in bici senza il supporto delle rotelle. Io ero spaventata, ma nello stesso tempo avevo tanta voglia di imparare. Il primo giorno senza l’appoggio avevo il terrore di fallire. Portavo la mia piccola bici avanti e indietro per la strada che percorrevo per andare allo chalet, ad un certo punto ho provato a salire sul sellino e a pedalare, ma sono caduta immediatamente: mi ero arresa davanti ad un enigma che pensavo fosse impossibile. Vedevo i bambini più piccoli di me andare in bici senza problemi e senza nessun supporto, mi sentivo sconfitta dentro di me. Questa storia andò avanti a lungo, finché un giorno ho fatto un bel respiro, mi sono fatta coraggio e sono montata in sella. Sono partita spedita, ho urlato:
    – Mamma, guarda!!
    Si è voltata e ho visto la sua faccia meravigliata e i suoi occhi pieni di gioia. Mi ha aspettato a braccia aperte nel punto in cui si era fermata e quel giorno per me è indimenticabile e fantastico. Mi sono sentita come un angelo tra le nuvole. Sono stata due o tre ore sotto casa a pedalare fino allo sfinimento. Sono caduta una volta, ma mi sono rialzata subito e senza sbuffare, pensando dentro me “VIVERE E PENSARE CHE DOMANI SARA’ MEGLIO”. Quel giorno me lo porterò sempre nel cuore, per tutta la vita.

  7. gaia luberti ha detto:

    La mia amicizia
    L’amicizia è un bene. Avere un’ amicizia è un dono. Mi ricordo la mia prima amica. Nella mia mente ho ancora delle foto che mi ricordano il passato delle nostre risate mentre giocavamo. Eravamo come sorelle. Sei stata e sarai per sempre la mia migliore amica perché nessuno non mi ha dato mai il bene che mi hai dato, amica mia. Abbiamo avuto l’amicizia più bella che nessuno si sogna. Però il destino ci ha staccate. Io penso che la vera amicizia non consiste nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi. Non è vero una amica si deve nel momento del bisogno, una amica si deve sempre. Amica mia, mi prendevi la mente con le tue battute, con le tue risate. L’ora più solare per me è quando ti vedo, mi sorridi, mi abbracci e mi dici: ti voglio bene. I legami più profondi tra noi due amica non sono fatti né di corde né di nodi sono fatti con il cuore. L’amicizia è quella che ti attraversa il cuore. Dove termina l’arco baleno c’è un tesoro, quel tesoro sei tu. Muore lentamente chi evita un passione e muore chi non parla a chi non conosce. Amica mia, mi facevi star bene quando dentro di me ero triste e turbata eri come una medicina. Ho avuto l’amicizia più bella della mia vita. Siamo state tantissimi anni insieme come delle calamite. Ma il bel sogno è finito, come tutte le favole. L’amicizia è una virtù.
    FATTO DA:
    Gaia Luberti.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Il testo è piuttosto ricco, Gaia. Brava, stai migliorando. Alcuni suggerimenti: quando scrivo “Però il destino ci ha staccate.” è un’anticipazione di qualcosa che ha staccato te e la tua amica. Raccontalo, andando a capo: fai un flash back e racconta gli eventi o l’evento che ha posto fine alla vostra amicizia. Poi vai a capo e riprendi.
      Questa parte qui ha i verbi al presente: “L’ora più solare per me è quando ti vedo, mi sorridi, mi abbracci e mi dici: ti voglio bene. I legami più profondi tra noi due amica non sono fatti né di corde né di nodi sono fatti con il cuore. L’amicizia è quella che ti attraversa il cuore. Dove termina l’arco baleno c’è un tesoro, quel tesoro sei tu. Muore lentamente chi evita un passione e muore chi non parla a chi non conosce.” correggili al passato, come il resto del testo . Infine, spiega meglio la citazione “Muore lentamente…” che mi sembra un po’ forzata nel testo.
      Comunque, ripeto, Gaia: buon lavoro. Stai migliorando! avanti tutta!

  8. gaia luberti ha detto:

    prof va bene il testo??

  9. Domenico Maruca ha detto:

    La paura è rimanere solo in un posto che non conosci senza trovare il coraggio di stare solo ed essere responsabile,è un interrogazione andata male,è fare un compito in classe senza aver studiato,è fare per la prima volta delle montagne russe senza conoscerle,alla fine troverai il coraggio che ora c’è.Spesso anche la paura è fatta,come la feicità, di cose insignificanti o chi prova la vera paura, la sente con tutto se stesso, ogni intima fibra.Ricordo che una volta ebbi tanta paura rimanendo da solo all’ Outlet d Valmonton e,avevo più o meno 5 anni ed ero andato a fare degli acquisti con i miei genitori per comprarmi dei vestiti per la comunione di un’ amica di famiglia.Mentre loro guardavano le vetrine io mi stancai e volevo andare nel negozio dei giocattoli per averne qualcuno.Mi allontanai senza sapere di ciò che andavo incontro.Dopo alcuni minuti mi resi conto che ero rimasto solo, come in una bolla,isolato da chi mi circondava,Avevo pensato al peggio, che dei ladri avevano rubato i miei genitori, che non sarei più tornato a casa, che sarei rimasto lì fino a che non fossi morto di fame…….Poi mi feci coraggio,cominciai a chiedere alle persone senza rendermi conto che mi stavo avvicinando alla mia macchina.Lì vidi i miei genitori che mi chiamavano, io felici ci corsi incontro e mi misi a ridere, anche mamma si mise a ridere perchè non c’è niente di più bello che vedere un bimbo ridere con gusto.Una volta tornai a casa e raccontai tutto alle miee sorelle inventandomi anche qualche cosa ad esempio:”con i miei suerpoteri e i miei raggi-x ho visto dove era mamma……” Tutto sommato non bisogna aver paura del domani , infondo oggi è il giorno di cui ieri avevi paura.Per la mia prima volta ho provato la paura più grande di quegli anni,da quel giorno in poi non mi sono più allontanato dai miei genitori

  10. Giorgia ha detto:

    Non so se siamo state amiche. Ora di sicuro non lo siamo più. Ogni tanto ripenso ancora a quando ci scambiavamo amicizia eterna, a tutte le cose che ci dicevamo, i nostri abbracci. Ripenso ancora ai nostri pianti insieme, i nostri capricci e si… anche le nostre cavolate e le nostre litigate. Io ricordo tutto di noi, di quello che eravamo e di chi era invidioso della nostra amicizia. Era tutto perfetto: le uscite, le feste, le figuracce… del resto… chi se le dimentica? C’è stato un momento in cui noi eravamo davvero felici e la vibrazione è stata così forte da farci tremare a volte! Poi successe quella cosa. Io volevo cambiare amicizia, cambiare gruppo , cambiare persone , insomma avevo voglia di cambiare. Ma ora, ora fa male. Ci sono amicizie destinate a finire. Senza rimpianti, senza rancore. Solo la consapevolezza di qualcosa che c’è stato e ora non c’è più. Queste sono quelle amicizie che ti lasciano quella malinconia leggera dei ricordi piacevoli, che ricordo nei momenti più strani, e mi chiedevano dove fosse finita quella persona, quell’ amicizia infinita. Me lo chiedono gli altri, io no, ho smesso di farlo pian piano, superando tutto e tutti. Succede; se ho un ricordo più netto degli altri, era la fatica di arrivare alla fine di ogni giornata senza litigare, perché un’ amicizia costa molto, costa lacrime, dolore…ma il tempo passa par tutti, anche per me e ho scoperto qualcosa di diverso cominciando a capire tutto meglio.

  11. Valeria ha detto:

    L’ amicizia è un sentimento molto importante, la base di tutta la vita. L’ amico/a è colui/lei che quando tutto va male è ancora al tuo fianco. Che quando perdi un grande amore è sempre lì a consolarti e a coccolarti. Io non posso fare a meno di due persone fondamentali che sono ancora oggi al mio fianco.
    Una volta una do esse mi invitò a casa sua per giocare in piscina e giocare con il suo cane, Balù. Ovviamente non ero solo io ma anche altre amiche. Lei ed io abbiamo aspettato prima le altre e quando sono arrivate tutte, ci siamo buttate in acqua mano, nella mano. Abbiamo scattato molte foto di gruppo oppure in coppia mentre ci tuffavamo e molti tipi di tuffi strani. Dopo un paio d’ore abbiamo mangiato pop corn e dolci, bevuto acqua, coca cola e thé. Appena finito, ci siamo tolte l’asciugamano di dosso e ci siamo scaraventate verso la piscina per fare un tuffo a bomba epico tutte insieme. Intanto la madre aveva gonfiato due materassini ed abbiamo inventato un gioco: chi rimaneva in piedi sul materassino per più tempo vinceva, ma la cosa più difficile era mettersi in piedi sul materassino mentre loro lo muovevano. Io personalmente ho fatto pena, sono caduta immediatamente, mentre le altre sono rimaste più a lungo. Erano le ore più solari e felici della mia vita che passavo con le amiche. Si era fatto tardi, e il padre ci ha detto di uscire, asciugarsi e vestirci, e ,se volevamo, giocare un po’ con Balù. Lo abbiamo fatto giocare con la palla, fatto nuotare un po’ in piscina e lanciargli un pupazzetto che gli piaceva molto. Abbiamo giocato finché le mamme non ci sono venute a prendere. Vorrei rivivere quell’esperienza quando sarà vicina l’estate. È stata una giornata magnifica, splendida ed epica, da non dimenticare e da rivivere, perché è importante vivere queste esperienze con le amiche che sono sempre al tuo fianco.

  12. Coni Valentina ha detto:

    Gli amici per me rappresentano la mia più grande forza, il mio grande sostegno, la mia ancora di salvezza, il punto più forte su cui posso contare. Sono sempre stati importanti per me, dalla mia infanzia fino ad adesso.
    Di solito tutti definiscono amici quelle persone con le quali hanno dei rapporti, che possa essere un saluto, un abbraccio. Invece per me non è cosi! per me i veri amici sono quelle persone speciali, di cui mi posso fidare, a cui posso raccontare tutto, che sono difficili da trovare e quando si trovano bisogna tenerseli stretti. Sono quelle persone alle quali puoi aprire il cuore, che di me sanno tutto, partendo dai miei pregi ai miei difetti ma mi accettano cosi, per quello che sono.
    Spesso inserirsi in un gruppo di persone non è molto semplice.Io fortunatamente non ho problemi, l’ unica cosa è che sono molto timida e la mia timidezza mi fa chiudere un po troppo in me stessa e questo non va bene.
    Poi c’è la mia migliore amica, una ragazza molto diversa da me ma allo stesso tempo uguale: è la mia metà, lei mi è sempre stata vicina soprattutto nei momenti più difficili della mia vita.
    MI ricordo quando prima che ci conoscevamo non ci sopportavamo a vicenda, non ci potevamo vedere non ci salutavamo neanche.Poi arrivò quel bellissimo giorno in cui iniziammo a parlare cosi come se niente fosse e da li ci siamo affezionate sempre di più fino a diventare migliore amiche come lo siamo ora.
    Insomma…. gli amici per me sono tutto. Senza di loro la mia vita come sarebbe?

    • Cristina Galizia ha detto:

      Brava Valentina. Approfondisci il ricordo della tua amicizia con la tua amica, raccontando qualche fatto significativo. Da evitare l’ “Insomma” finale, che distrugge il testo, liquidando il finale con troppa facilità

  13. Valeria ha detto:

    LA MIA STORIA
    Sono nata l’11 Luglio 2003 e dopo 10 anni perdo una persona fondamentale della mia vita. Ricordo che una notte, mio nonno venne portato d’urgenza in ospedale, in notte fonda, per non so quale problema. Da lì non tornò più. Zia,nonna, papà e zio facevano avanti e dietro per andare a vedere come stava e per mangiare a casa qualcosa di decente. Non mi facevano entrare perché avevo solo 10 anni. Volevo almeno vederlo per una volta, sperando che tornasse a casa,ma anche perché credo che l ‘ultima cosa che io gli abbia detto sia stata una cosa brutta, una frase nel quale gli dicevo che non volevo entrare a far parte della banda ma continuare a ballare con la mia maestra e le mie amiche. La mattina del 28 settembre 2013, papà e gli altri andarono a trovare nonno. Sono rimasti lì fino a notte, finché un medico gli disse che poteva rimanere solo uno di loro. Papà era appena tornato a casa e sentivo un odore che sinceramene non mi piace molto:quello d’ospedale. Dopo che si mise il pigiama, squillò il telefono di casa:avevo un presentimento (perché nessuno chiama a notte fonda), molto, molto brutto e oscuro, e infatti sentii nonna pianger a più non posso, papà buttò il telefono sul letto, sbatté le mani sullo specchio e si rinfilò quello che si era appena tolto in fretta e furia. Visto che lui stava dando di mando, mio fratello decise di accompagnarlo. Io rimasi scioccata da ciò che avevo visto e allo stesso tempo se ne era andata una parte di me . tutti nonni che avevo adesso non ci sono più. Nonno Vincenzo è morto quando avevo un anno e di lui so solo che al mio battesimo si fece una foto con me, e nient’altro. Invece di nonno Luciano ricordo il suo fischio di quando tornava dalla campagna, e quando lo sentivo scendevo ad aiutarlo i qualsiasi faccenda che doveva fare. Quel fischio per me era come un segnale. Inoltre giocavo con lui a carte,sempre, e quando non poteva muovere la spalla, di conseguenza tutto il braccio, posizionavo le carte in modo che potesse giocare con una mano sola. Mentre ero alle elementari,pensavo di essere una maestrina. Portavo i quadernoni a casa di nonno e cominciavo ad insegnargli inglese oppure matematica. Anche se sono morti, nessuno muore se vive ancora nei cuori dei restanti. Oltre a questo ricordo anche un episodio un po’ vago che tratta della gioia immensa di stare con gli amici del mare (sono più maschi che femmine). Abbiamo creato un gruppo molto affiatato che spara sempre e solo pure cavolate. Ridiamo, giochiamo a palla avvelenata sul prato, ci tuffiamo, facciamo partite in acqua di calcio e anche se sono dei giochi un po’ più maschili sono divertentissimi, perché vedo fare mosse strane e stupide, ma allo stesso tempo impressionanti ed intelligenti. Una volta un mio amico ha bloccato la palla con le gambe da seduto mandando l’avversario in “prigione”. Lo stesso giorno vennero due amici di Sophia del suo paese. Cominciammo a chiacchierare o a scattarci foto da nascosto in modo da far venire facce strane. Quella sera volevamo uscire, e Sophia lo doveva dire a mia madre. Si era preparata un discorso, e quando glielo chiese, mamma gli scombinò tutti i piani! Io non sapevo che dovevamo andare da a mangiare in un ristorante a cui piace molto a papà. Ridevo tanto per l’espressione che aveva in faccia Sophia e anche per il suo discorsetto da Oscar. La sera seguente ad Alba Adriatica era Carnevale, abbiamo visto i carri, spettacolari e magnifici, dai carri, invece che coriandoli,lanciavano caramelle e dolcetti. Insieme ci siamo buttati su una caramella e abbiamo dato una capocciata di quelle micidiali e, dopo qualche minuto ci siamo guardati e scoppiati a ridere. Correndo verso lo chalet, abbiamo incontrato in paio di amici che si sono aggregati a noi. Dopo un mucchio di foto, racconti paurosi, e giochi sula spiaggia (anche se era notte) sono venuti i genitori a riprenderci, in un orario molto tardi. Io me lo immaginavo che appena ci avrebbero chiamati si sarebbero fermati a chiacchierare tra loro. Così siamo tornati a parlare anche noi sul prato. Ma dopo una mezzoretta circa ce ne siamo andati tutti nella stessa direzione, perché abitiamo tutti vicini. Un giorno e una serata memorabile da non dimenticare

  14. Domenico Ferrazzi ha detto:

    AUTOBIOGRAFIA
    Sono nato il 7 maggio del 2003, quel giorno i miei genitori decisero di chiamarmi Domenico perché meno di un anno prima che nascessi venne a mancare mio nonno Domenico, a cui mia madre era molto affezionata. Anche mia sorella Francesca, che all’epoca aveva 11 anni ed era molto attaccata a mio nonno, insistette per chiamarmi Domenico.
    Uno dei ricordi più vicina a quella data è un giorno dell’asilo: all’entrata era tutto normale, ma ad un certo punto le maestre ci dissero di prendere le sedie e portarle in corridoio, ci fecero sedere e dopo un po’ di tempo arrivò il vescovo Domenico. All’inizio, non conoscendolo, non sapevamo chi era e non sapevamo cosa dire. Dopo essersi presentato chiese chi si chiamava Domenico e la mia maestra d’asilo chiamò sia me che Domenico Maruca e ci portò da lui. Il vescovo ci parlò di molte cose che ora non ricordo più essendo passato molto tempo. Nella mia cameretta avevo una foto di quel momento che mia madre aveva incorniciato.
    Un altro momento che mi hanno raccontato è il battesimo: era il 16 luglio 2003, una giornata caldissima. Dentro Santa Maria, la chiesa in cui mi sono battezzato, c’era un caldo afoso; non ero solo ad essere battezzato, quel giorno c’era anche Domenico Maruca,, che tutt’ora è un mio grande amico, anche se aveva qualche mese più di me. La curiosità del mio battesimo è che nella chiesa c’errano tre Domenico: io, il mio amico e il parroco. Con precisione non so dire chi era perché era un pret “in prestito”, poiché il parroco che era a San Vito in quel periodo era Don Luis Alfredo.
    Non ho capito bene se don Domenico era un parente di Domenico Maruca, fatto sta che quando è venuto a sapere che anche io mi chiamavo Domenico rimase un po’ perplesso. Quando alla fine del battesimo ci siamo fatti la foto tutti insieme, don Domenico ha chiesto ai nostri genitori di farsi una foto con noi due in braccio alui. Questi sono due dei miei ricordi più belli della mia infanzia, anche se uno, essendo io troppo piccolo per ricordarlo, me lo hanno raccontato.
    Una delle mie più grandi amicizie, oltre a quella con Domenico Maruca, è quella con Damiano, un mio compagno di classe poco più piccolo di me. Mi ricordo che alle elementari non eravamo tanto amici, tutto è iniziato in prima media, casualmente. Mi ricordo tutto di quella giornata: all’entrata stavamo tutti insieme, ma hanno fatto entrare prima le terze e le seconde, poi noi. Ci hanno diviso per sezione e ci hanno fatto scendere con le nostre professoresse di italiano, che ci hanno portato nelle rispettive classi. Fui l’ultimo ad entrare e, per puro caso, l’unico posto rimasto libero fu quello vicino a Damiano. Eravamo completamente il contrario l’uno dell’altro: io ero robusto e lui magro, io alto e lui non tanto, ma il legame tra di noi era strettissimo e lo è tutt’ora. La cosa che ci fece avvicinare sempre di più, era, ed è, l’immensa passione per il calcio. Durante tutto l’anno scolastico, e in quello successivo, ci avvicinammo sempre di più e la maggior parte delle ricerche scolastiche le feci con lui.
    Nel fare, nell’essere io e Damiano siamo completamente diversi ma la nostra amicizia, spero sia sentita allo stesso livello da tutti e due.
    Un altro momento che non mi scorderò mai sarà un giorno di questa estate: mi stavo svegliando mentre sento mia madre vicino il mio letto che mi dice:
    -Domè, dai! Alzati, che dobbiamo fare una cosa!
    -Ecco! Ora mi alzo!
    -Io ti aspetto giù. Sbrigati a scendere.
    -Si, fammi alzare e scendo.
    Mentre stavo scendendo, a metà rampa, vidi mio padre tutto vestito e non con i panni da lavoro come tutti i giorni.
    Allora mi sbrigai a scendere le scale e, arrivato in cucina per fare colazione, vidi mia madre preparare dei panini e le chiesi:
    -Mamma, perché stai preparando i panini? Dove dobbiamo andare?
    E lei con un sorriso mi disse:
    -Vatti a mettere un costume, che andiamo all’acquafan.
    Ed io, in fretta e furia, corsi giù al tinello e mi misi il primo costume che trovai e senza pensare andammo all’acquafan.
    Oltre a questi momenti belli della mia vita purtroppo ci sono stai anche alcuni brutti due dei tanti sono state due giornate in cui mi sono sentito veramente abbattuto e nello stesso tempo avevo un rabbia così inespressa che se avessi incontrato l’autore di questa rabbia non so cosa gli avrei fatto.
    Una di queste due giornate è pasquetta. Per parlare di cosa è successo deve partite da un’po’ prima: era Sabato e stavo andando ad una partita di calcio con un mio amico e suo padre. Quando stavamo quasi per arrivare mi chiese:
    -Domenico ma Lunedì vai anche tu a fare pasquetta con loro?
    Io rimasto a bocca aperta gli chiesi:
    IA DI DOMENICO
    -Vanno in una campagna tutti insieme! -Continuando chiese a suo figlio- ma non lo avete chiamato?
    E lui disse:
    -Io non ho organizzato niente a me mi hanno soltanto detto che verranno tutti.
    Io non sapendo cosa fare rimasi fermo e gli chiesi:
    -Sai perché non mi hanno invitato?
    -No-rispose
    Io diciamo che chiusi un occhio questa volta; ma purtroppo la stessa cosa successe a “maggetto” questa volta, a differenza di pasquetta, però ad organizzare fu un mio caro amico per questo preferisco non ricordare questo fatto.
    Queste sono state alcune situazioni delle mia vita che credo, nel bene o nel male, non scorderò più essendo dei momenti che mi hanno imparato dei concetti fondamentali. AUTOBIOGRAFIA DI: DOMENICO FERRAZZI.

    • Cristina Galizia ha detto:

      Bravo Domenico! la parte iniziale del testo è ben fatta (qualche errore di battitura o di punteggiatura), ma hai raccontato episodi significativi e li hai “mostrati” attraverso dei dettagli (la foto, l’asilo etc). Nella seconda parte, come ti ho detto, vanno inserite le tue riflessioni sull’amicizia. Sbaglio o manca la sequenza sulla paura/rabbia/coraggio? Inoltre inserisci un bel finale.

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