IIA IIIA Libriamoci

L’istituto ha aderito a Libriamoci, iniziativa per la promozione della lettura.

Qui di seguito le attività che si stanno svolgendo

I lavori delle classi:

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Materiali di riflessione:

IIA da leggere bambinisfruttati-dirittinegati1

Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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2 risposte a IIA IIIA Libriamoci

  1. Alessandro Maccaroni ha detto:

    LEGGI RAZZIALI DEL 1938
    Le leggi razziali fasciste sono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi come leggi o ordinanze applicati in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.

    Esse furono rivolte prevalentemente contro gli ebrei. Furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini, dal balcone del Municipio in Piazza Unità d’Italia in occasione di una sua visita alla città.

    La presunta premessa teorica alle leggi razziali fu una delle considerazioni che avrebbero mirato a stabilire l’esistenza della razza italiana e la sua appartenenza ad un immaginario gruppo delle cosiddette razze ariane. A tali considerazioni si cercò di dare un fondamento scientifico, benché quest’ultimo sia poi risultato inconsistente.
    Dopo l’introduzione delle leggi razziali Pio XI tenne due discorsi pubblici: il 15 e il 28 di Luglio pronunciandosi contro il “Manifesto degli scienziati razzisti” nel 15 luglio, lamentandosi che l’Italia, sul razzismo, imitasse “disgraziatamente” la Germania nazista. Il ministro degli esteri riporto’ nei suoi diari la reazione di Mussolini che tentava di evitare contestazioni. Secondo alcuni storici, nel caso delle leggi razziali fasciste il Vaticano nel complesso non denunciò con altrettanta fermezza la linea discriminatoria verso gli ebrei.
    Già dall’autunno del 1938 l’allontanamento degli studenti di fede ebraica dalle scuole pubbliche italiane, avviene in anticipo di qualche giorno rispetto a quelle del Terzo Reich. A seguito del Decreto Legge del 17 novembre 1938, il cui articolo 13 vietava alle persone di confessione ebraica di lavorare alle dipendenze di enti pubblici, aziende statali e parastatali, in Stipel il 1º maggio 1939 furono licenziati 14 dipendenti. Al termine della seconda guerra mondiale, uno di questi lavoratori ricorse alle vie legali per essere riassunto. Il processo si concluse il 24 gennaio 1948, con una sentenza della Cassazione, la quale obbligò la società alla riassunzione del lavoratore, senza però garantire il diritto all’indennità d’anzianità e senza il reintegro nella posizione precedentemente occupata.
    Anche i professori universitari italiani di ruolo identificati come ebrei furono sospesi dal servizio. L’elenco dell’ autorità fasciste ne contava 99, ma 3 di essi furono rimandati in servizio.
    Le conseguenze dopo le leggi razziali furono: nel 1943 parte il primo convoglio di deportazione di ebrei arrestati in Italia ad opera dei nazisti, la polizia tedesca attua a Roma un arresto di molti ebrei. Due giorni dopo vengono deportate ad Auschwitz 1023 persone. Di questi deportati, solo 17 sopravviveranno.
    Alessandro Maccaroni

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