IIIA: BIBLIOTAKE_La favola de “Il brutto anatroccolo” di Andersen come metafora dell’adolescenza e della vita

Progetto Bibliotake – Il Blog

Il 21 Aprile Sara e Filippo hanno concluso anche gli incontri con la terza media, facendo una lettura de “Il brutto anatroccolo” di Andersen molto ben diversa  da quella che di solito si fa.

Sara e Filippo hanno fatto la lettura recitata e hanno scandito con toni diversi il passare delle stagioni che vedono crescere il brutto anatroccolo.

  1. La lettura inizia con l’estate: le uova si dischiudono e ben presto si vede che uno di loro è…diverso, brutto. La mamma è molto preoccupata per la bruttezza del piccolo. Lo presenta alla società del pollaio, ma viene “morso, preso in giro, preso a spinte, deriso, sia dalle anatre che dalle galline”: ciò che conta nel pollaio è la bellezza. L’anatroccolo sperimenta l’inadeguatezza, la tristezza, il malessere del rifiuto. Il gatto e le galline fanno sentire inutile l’anatroccolo, perché diverso da loro e tarpano le ali alla sua vera identità, al suo modo d’essere.

2) Nell’autunno, l’anatroccolo sta male: guarda i cigni e prova una strana sensazione, una nostalgia. Sara ha ricordato l’etimo νοστοσ αλγοσ,  ovvero il ‘dolore del ritorno’…Ma perché *nostalgia? Di quale ritorno si parla? Andersen non lo dice, né lo fa capire al cigno: “Sentì una strana nostalgia“, “amava [i cigni] come non aveva mai amato nessuno“.  E’ la nostalgia della propria identità, il desiderio di scoprire…di che pasta si è fatti. Il de-siderio <DE SIDERIBUS. Veniamo dalle “stelle” e ne sentiamo la mancanza (qui DE è privativo). Veniamo dal Cielo, che ne siamo coscienti o no, e quello strano malessere che ogni tanto ci assale è la ricerca di quello che siamo veramente, è il nostro io profondo che cerca di emergere oltre la gabbia che noi o gli altri cuciono addosso. L’anatroccolo sente che è molto di più di quello che gli dicono gli altri: il suo malessere viene dal fatto che non si riconosce in quell’immagine, sa…di essere impastato di altro, di meglio, di Cielo.

3) L’inverno trascorre, e il brutto anatroccolo continua a soffrire e ad avere mal-essere.

4) Poi finalmente arriva la primavera, quando tutta la natura ri-nasce. L’anatroccolo ha di nuovo un in-contro con tre cigni, bianchi e stupendi. Significativa è la parola: incontro < IN CONTRA. IN è ‘andare verso’; CONTRA è ‘andare contro, sbattere’. L’incontro è andare verso qualcuno che non conosco e che si scontra con quello che sono io. L’anatroccolo incontra i cigni e di nuovo ha la nostalgia: tuttavia, ora i tempi sono maturi. Lui si specchia e scopre la sua identità, capisce quello che è veramente, lo percepisce in modo evidente! L’incontro lo porta alla conoscenza.

Vide sotto di sé la sua propria immagine: non era più il goffo uccello grigio scuro, brutto e sgraziato, era anche lui un cigno.
Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre, quando si e usciti da un uovo di cigno?
Ora era contento di tutte quelle sofferenze e avversità che aveva patito, si godeva di più la felicità e la bellezza che lo salutavano. E i grandi cigni nuotavano intorno a lui e lo accarezzavano col becco.

Ecco la felicità: la scoperta della propria identità, il ricongiungersi con le stelle di cui si è impastati, il ritorno all’origine, lo scoprire l’IO profondo, fatto di bello e di buono. Felicità è scoprire quanto si vale.

Sara e Filippo hanno spiegato passo passo la fiaba, soffermandosi sull’etimologie delle parole, sul senso profondo che possono avere per noi tutti, ma soprattutto per i ragazzi adolescenti. In classe….si è respirato un silenzio irreale: un in-contro significativo.

Davvero GRAZIE RAGAZZI!

La prof

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Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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