IIA: Dante come J-Ax? Avvio alla Divina Commedia

Lo confesso.

Mai e poi mai avrei pensato di associare Dante a J-Ax! Eppure è accaduto 🙂

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(Scusa, zio Dante, non volevo, giuro! 😉 )

Eppure, il connubio ci sta.

Nelle varie lezioni introduttive, abbiamo parlato della vita di Dante, del suo perdersi nella vita politica e mondana dell’epoca e della sua rinascita attraverso Beatrice (come scrive ne La Vita Nova) e attraverso…la selva oscura: quando, al culmine della vita politica e mondana dell’epoca, lo coglie l’esilio e la cacciata da Firenze, Dante sarà costretto a ripensare alla sua vita e, complice la rilettura della sua “storia” con Beatrice, ripenserà la sua vita precedente, ne coglierà il vuoto e l’inutilità e mediterà di scrivere la Comoedia. Quello che agli occhi del mondo poteva sembrare un priore dalla brillante carriera politica,  improvvisamente si riscopre e si ritrova come un uomo qualsiasi, fragile, di colpo povero, senza punti di riferimento, costretto a chiedere ospitalità all’estero, lontano dalla sua patria e dai suoi affetti. Ed è lì, nella povertà e nella solitudine, che si ritrova, che ritrova se stesso. Nella selva oscura, Dante ritrova se stesso, quello autentico.

Come, prima di lui, aveva già fatto Francesco.

Anche Francesco, ragazzo di successo, mondano, candidato ad essere il miglior partito di Assisi, ad un certo punto della sua vita si accorge del profondo malessere che serpeggia in sé, sotto le stoffe lussuose: si rende conto che tutto quello che ha attorno è vuoto, futile, invano. Esattamente la stessa cosa accade a Dante: tutto ciò di cui si era circondato, potere, libri, posizione sociale si rivelano inutili, fatui e, ai suoi occhi, solo Beatrice, la sua purezza divina e Dio che l’ha creata hanno ragion d’essere.

Dopo tutte queste lezioni, oggi, quindi, abbiamo iniziato a leggere i primi versi. Abbiamo parlato dell’allegoria e di come il bosco rappresenti la sua vita, caotica e buia, selvaggia, senza regole, in cui si era smarrito e in cui però, paradossalmente, ritrova se stesso, il vivere autentico.

E così, mi è tornata alla mente una (bella) canzone di J-Ax, Ricominciare da meno di zero. Nella canzone J-Ax parla di quando, brizzolato ed adulto, ha cominciato a tirare le somme della sua vita: dopo una vita di concerti e dischi, si scopre solo, un topo in una gabbia dorata, fatta in apparenza di successi e tour, ma in realtà di tanta solitudine e insoddisfazione per una vita non autentica. Decide così di tirare il freno, di terminare questa vita di musica su richiesta, di animale da palcoscenico e di ricominciare da meno di zero, da solo, ma in modo più autentico, vero,senza maschere, intenzionato a mostrarsi anche con le sue fragilità, le sue amicizie tradite e i suoi desideri di normalità.

E’ così che, stamattina, zio Dante mio, t’ho associato a J-Ax:

Qualche anno fa mi si è ingrigito il pelo
Per la prima volta ho tirato il freno
Incerto se fossi l’unico scemo
O l’ultimo a crederci per davvero
Col dubbio che per la mia crew fosse un lavoro niente più
Negli anni han fatto figli io soltanto dischi e tour
Mai cresciuto come Peter Pan
Con la labirintite, da solo, bloccato in studio
Han Solo, nella grafite
Entrato qui da sbarbato
Ho firmato ogni contratto, mi fidavo
Come di un padre, mi bastava stare sul palco
Poi eran sempre tutti in vacanza
Io da solo là che mi sbatto
Forse lo trattavo da padre
Mentre mi trattava da babbo
Perché fare roba nuova se la gente già t’adora
E alla fine si innamora solo della novità
Quasi come se dicessero sei vecchio, fuori moda
Questa roba non funziona se la fanno alla tua età
Ho pagato sono uscito come al bar
La penale coi risparmi di una vita
Al prezzo della libertà
Avevo chiuso in pari e mi chiedevo ma che senso ha
Allora perché non sei morto giovane vent’anni fa
Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
Di sè
Non voglio vivere su un grattacielo
Solo sputare indietro un po’ il veleno
E raccontarmi veramente lo spettacolo riprende
Benvenuti a tutti quelli come me
L’altro Natale stavo giù in cantina
Piangevo sui cartoni del trasloco
Che quando hai visto il mondo dalla cima, dopo
Sei intrappolato al top
Come un topo
Non sembro un uomo di successo e uomo di valore
Quando il prezzo arriva tutto in blocco dello scrittore
Copiare te stesso libera meno dolore
Che farsi tagli nel cuore
Nel sangue cercare le parole
È il caso che mi ripigli
O che mi ripigli per caso
Che tra quelli che han fatto figli, qui nessuno l’ha programmato
La mia vita è questo teatro
E quando spegneranno le luci
Non avrò nemmeno un rimpianto
Se ho vissuto da vero Goonie
E per la strada mi chiamano zio
È Philadelphia e io sono Rocky
Sarà che al posto di un bambino, Dio
M’ha dato due milioni di nipoti
Ho ascoltato la mia roba come mai ho fatto prima
Sana Pianta, Meglio Prima, Rap n’ Roll e DecaDance
L’ho trovata genuina ma si sente che ero perso
Ancora in lutto per la fine fatta dalla prima band
E quello che credevo fosse il mio fratello vero
Due bambini che da zero, hanno messo su una gang
L’amicizia che è finita come sempre nella vita
Per le donne, la politica, l’odore del vile cash
Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
Di sè
Non voglio vivere su un grattacielo
Solo sputare indietro un po’ il veleno
E raccontarmi veramente lo spettacolo riprende
Benvenuti a tutti quelli come me
Benvenuti a tutti quello come me
Benvenuti
Io dico che il confronto regge (ma Dante col pizzetto e il tatuaggio un po’ meno)!
La prof 😉

Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
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