IIIA IIIB: Incontro con la direttrice della casa di reclusione di Paliano_STAY HUMAN

Stay Human

Il 25 Marzo scorso, nell’ambito della settimana della legalità, i ragazzi dell’IC Garibaldi hanno avuto l’onore di incontrare la direttrice del carcere di Paliano, Anna Angeletti, e di parlare di legalità con chi la vive tutti i giorni.

L’incontro è stato particolarmente interessante.

La direttrice ha iniziato parlando dell‘importanza della proporzionalità della pena e dell’importanza della rieducazione della persona. Ha tenuto più volte a sottolineare che reato e persona devono essere tenute ben distinte, che per punire il reato non si può infierire sulla persona: la pena, proporzionale al reato, deve portare ad una rieducazione della persona, passando per la comprensione e presa in carico della storia di una persona. Quando un uomo o una donna arrivano in carcere, la prima cosa da fare è la comprensione della storia che lo ha portato a delinquere e a finire in carcere. Con l’ausilio di altre scienze, come la psicologia, la criminologia, la pedagogia, si cerca di capire dove affondano le radici del male compiuto, quale vissuto abbia portato a fare del male a se stessi e agli altri. A quel punto, sempre con l’ausilio di più scienze, si struttura un percorso di riabilitazione, volto alla presa di coscienza della propria storia, onde evitare altre ricadute. La dott.ssa Angeletti ha sottolineato molto questo concetto che le è molto caro e che la porta ad evitare il più possibile il nome carcere, preferendo quello di casa di reclusione: carcere rimanda alle sbarre, alla limitazione della dignità, mentre casa di reclusione comprende anche la parola casa, quindi l’accoglienza, l’appartenenza ad una comunità che si prende cura della persona. nulla è certo quando si scommette su una persona, risponde a chi le chiede se non sarebbe meglio la pena di morte per evitare recidive delittuose: “Io decido di scommettere, rischiosamente, sull’uomo, sulla sua rinascita, dando la seconda possibilità per riprendere in mano la propria vita. Spesso sono persone che arrivano a delinquere per mancanza di punti di riferimento. Ecco che allora il carcere, la casa di reclusione può diventare una seconda possibilità”. La direttrice ha parlato con umanità e passione, che sono arrivati ai ragazzi partecipanti.

Molto toccante è stata anche la testimonianza della prof.ssa Loredana Orefice che da giovane ha iniziato a fare volontariato in carcere. Tutto iniziato quasi per caso, per sbaglio, per una tesi di laurea da fare e per la passione della pallavolo: entrata in carcere a Napoli e è venuta a contatto con quell’umanità quasi dimenticata in quattro mura, Loredana ha proposto di fare un corso di pallavolo per i carcerati…Da lì non si è mai più fermata: “In carcere si incontra la mamma, il papà, il ragazzo che ha sbagliato. C’è tanta vita in carcere. Sono esperienze forti, che rimangono dentro”.

Voglio chiudere ricordando la bellissima frase citata durante l’incontro: “Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni.” (H. de Balzac).

La prof

Informazioni su Cristina Galizia

Docente di lettere nella Scuola secondaria di I grado IC San Vito Romano (Rm)
Questa voce è stata pubblicata in eTwinning, legalità e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...