IIIB: Approfondimenti di geografia economica

Ragazzi, è venuto il tempo di mettere a frutto quanto studiato finora sulla globalizzazione e sulle conseguenze che essa ha sulle persone, sull’ambiente, sull’economia.

Ecco una foto/mappa riassuntiva di quanto studiato: cliccate sopra l’immagine interattiva e guardate i materiali che vi sono linkati

La globalizzazione ha effetti sia positivi che negativi. Ascoltate questo video e poi sul quaderno schematizzatene il contenuto in una tabella a due colonne (VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA GLOBALIZZAZIONE):

Gli approfondimenti che vi propongo riguardano gli svantaggi. Scegliete l’argomento che più vi interessa e seguite le indicazioni date.

a) LA MONOCOLTURA: COSA E’ E COSA PROVOCA

MATERIALIASPETTI DA APPROFONDIRE
1)Cosa è la monocoltura e le conseguenze
2)VIDEO sui danni ambientali
3)L’indebitamento dei contadini che monocoltivano per l’esportazione (slide 31-33)
4) Monocoltura e fame
5) Suicidi contadini indebitati

1) cosa si intende per monocoltura
2) quali sono i danni all’ambiente e perché
3) Conseguenze sulle persone che monocoltivano per l’esportazione (indebitamento > dipendenza dall’acquirente > povertà > mancata istruzione e sanita’ >mancanza di prospettive di miglioramento
4) monocoltura come meccanismo di produzione della povertà e della fame

b) IL MERCATO DELLE SCARPE DA GINNASTICA. UN ESEMPIO DI SFRUTTAMENTO E MERCATO GLOBALE

MATERIALIASPETTI DA APPROFONDIRE
1) Panoramica e un caso di una industria cinese
2) Documentario da vedere (molto consigliato!)
3) Caso delle Nike: costo reale delle scarpe
4) Condizioni di vita in una fabbrica Nike e analisi del prezzo
5)il caso delle infradito: sfruttamento e inquinamento
1) Perché molte aziende delocalizzano?
2) Cosa sono le multinazionali?
3) Perché i geverni del sud accettano le fabbriche del nord che esportano le industrie?
4) Qualità di vita degli operai (molto dettagliata)
5) Esempi di sfruttamento (scegli un brand ed esponi i meccanismo di produzione)

c) DIETRO I NOSTRI CELLULARI E I NOSTRI COMPUTER


MATERIALI
ARGOMENTI DA APPROFONDIRE
Documentario sulla Apple (50′, ma consigliatissimo)
Le miniere dove nascono le batterie dei cellulari (Video, consigliatissimo)
Sfruttamento minorile e coltan
Digitale e inquinamento
1) Lo sfruttamento dei lavoratori in alcune industrie del settore tecnologico: qualità di vita e di lavoro, rischi, conseguenze
2) lo stipendio del lavoratore e i suoi diritti
3) lo sfruttamento come risposta ad una domanda sempre più alta di device (parlare del coltan e delle miniere del Congo)
4) l’inquinamento prodotto dalla tecnologia

La prof

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1A: Le nostre prime favole_I testi dei ragazzi

 A voi, alcune delle favole scritte in autonomia dai ragazzi di IA, seguendo queste indicazioni e questi materiali di supporto.

Buona lettura e complimenti ragazzi ❤!

LE NOSTRE FAVOLE

La prof

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IA: Verso la stesura autonoma di favole_Schede di supporto

Alcuni materiali di supporto per la scrittura delle favole. Scegliete se, quali, come usarli:

  1. per una prima ideazione:

  2. Per aiutarti nella stesura dello schema a caselle: ricorda, dopo la situazione iniziale, ci vuole la rottura dell’equilibrio, una crisi dell’armonia iniziale. Questo materiale forse ti può aiutare a visualizzare quale è l’elemento che mette in crisi i due animali, quale è il conflitto e a vedere se è aderente all’insegnamento da dare. In questa scheda puoi anche visualizzare quale è invece l’elemento che riappacifica, che ricompone l’armonia. Ti può essere di aiuto per vedere se gli eventi sono in linea con la morale e con gli animali scelti. A questo punto puoi procedere con lo schema a caselle che facciamo a scuola.
  3. A questo punto, avendo chiara la morale, gli animali e cosa rappresentano, l’elemento che rompe l’equilibrio, lo svolgimento e la risoliuzione, puoi mettere tutto in riga e fare sul foglio di brutta lo schema a caselle (fabula narrativa) come facciamo a scuola. Ogni casella è una scena. VISUALIZZALA PRIMA NELLA TUA MENTE, COME STESSI VEDENDO UN FILM.

    Ricorda:
    a) una sequenza per la situazione iniziale;

    b) una sequenza per la rottura dell’equilibrio;
    c) più sequenze per lo sviluppo (in questa parte scrivi cosa accade, inserisci dialoghi nei tre tipi studiati, brevissime descrizioni – o nulle-, pensieri dei personaggi;
    d) una sequenza di risoluzione della crisi e di ricomposizione dell’equilibrio;
    e) una sequenza finale con morale esplicita o implicita.

  4. A questo punto puoi cominciare a verbalizzare, andando a capo e lasciando una riga ad ogni sequenza e andando a capo ad ogni battuta del dialogo.

    5. Per la revisione, per controllare se la struttura e la stesura è corretta:

La prof

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IIA IIIB THINK TWICE: Let’s start again_Educazione civica e pensiero critico

progetto TWINK TWICE

Paesi Partners

CriticaMENTE_il nostro sito di Critical Thinking 

Mentre la pandemia…come fa, ci tace, per dirla parafrasando zio Dante, riprendiamo le attività etwinning sul pensiero critico e i dilemmi avviati lo scorso anno (progetto TWINK TWICE e attività già svolte; paesi europei partners).

Logo del progetto Think Twice, realizzato da un ragazzo di Somma Vesuviana

Si tratta di un progetto di educazione al pensiero critico attraverso lo studio dei dilemmi etici e morali (qui una lezione sui dilemmi etici di Sandel, usati per contestualizzare Illuminismo e Romanticismo in storia e letteratura): pensare, riflettere, argomentare, valutare scelte, usare punti di vista diversi nelle vicende della vita non è affatto naturale e scontato. Come qualsiasi altro sapere, necessita di studio e strategie.

La recente reintroduzione dell’educazione civica nella scuola (tiramolla secolare) offre la possibilità di coniugare le due cose: attraverso casi di studio e situazioni problematiche è possibile ragionare sulla fondatezza dei principi etici e sociali della nostra Costituzione e di altre Dichiarazioni.

Orbene, veniamo al sodo 🙂
————
Punto di (ri)partenza e spunto sarà questo sito:

Con i partners di progetto si sceglieranno alcune situazioni problematiche che permettano di riflettere su alcuni principi etici/sociali (es: liberalizzazione droghe > diritto/dovere salute; libertà personale e i suoi limiti; ma anche testi letterari o canzoni come La guerra di Piero > il diritto in guerra e il diritto alla vita). Seguirà quindi lo studio di alcuni articoli della Costituzione Italiana, in chiave PBL: non uno studio mnemonico, ma situato.

A questo punto, usando l’approccio dell’argument mapping (qui il sito italiano di riferimento; qui quello inglese) i ragazzi delle scuole partecipanti avvieranno la discussione usando mappe on line condivise, a cui faranno seguire argomenti e confutazioni, secondo i principi dell’argomentazione (cosa è l’argomentazione; i principi logici).

Queste mappe saranno poi la base per Crossroad stories, storie a bivi, scritte sempre in condivisione: una storia incentrata su un preciso dilemma/problema, potrà avere uno o più finali. Una scrittura creativa, ma riflessiva e consapevole, avviata da una scuola e terminata da un’altra classe partner.

A leggerci!

La prof

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IA: Narrare le proprie emozioni_Prime scritture finalizzate

A piccoli grandi passi, i ragazzi di IA cominciano a scrivere testi strutturati, partendo dalle proprie storie e imparando a leggere in modo più approfondito.

Fin dall’inzio dell’anno, abbiamo incentrato tutta la lettura e la scrittura sul racconto delle emozioni e proseguiamo ancora, attraversando in questo modo i diversi generi narrativi (percorso “Narrare le emozioni”).

In particolare, negli ultimi giorni, ci siamo concentrati su due testi:

  • “Un allenatore Killer”, tratto da Banana Football Club, di R. Perrone
  • “Con l’anima inaccessibile ad ogni paura”, tratto da La tigre di Mompracem di Salgari.

Entrambi i testi presentano la paura, ma in due modi completamente diversi:

-nel primo brano, abbiamo una descrizione in situazione di una persona arrogante: la sua arroganza e spavalderia, che incute timore tra i ragazzi della squadra: azioni, atteggiamenti, lessico, espressioni del volto, tono di voce fanno capire la sua aggressività;

-nel secondo brano, la paura è resa attraverso una descrizione statica di un uomo coraggioso, forte nell’aspetto fisico, sicuro di sé.

Con i ragazzi abbiamo analizzato i testi, capoverso per capoverso, elaborato schemi descrittivi e poi hanno proceduto alla stesura di loro testi personali, creando dei nuovi personaggi.

Eccone due.

Testo su arroganza/paura, attraverso descrizione in movimento, a cura di T.T.:

Antonio andava tutti i giorni a scuola volentieri e contento, fino a quando successe qualcosa: il prof. di matematica venne sostituito.

Quella mattina a varcare la soglia della porta non fu il solito prof. di  matematica, ma un omone alto, con lo sguardo imbronciato e con un’aria sospetta. 

Appena entrò, sbattè la porta con grande forza e trascinò la sedia facendola urtare contro la cattedra. Non si presentò neanche, ma l’unica cosa che disse con un tono di voce duro fu: 

<<Sarò con voi fine alla fine di quest’anno! Esigo silenzio e rispetto!>>.

Si avvicinò al banco di Antonio e con un gesto fulmineo gli strappò il libro di mano, dicendo:

<<Apritelo tutti a pagina 40 e iniziamo a fare gli esercizi!>>.

Poi con la mano indicò Matteo e gli disse:

<<Tu, cucciolo della mammina, vieni alla lavagna e fai l’esercizio numero 1!>>.

Gli alunni tutti sorpresi e spaventati capirono subito che non sarebbe stato nulla come prima.

Matteo si alzò in piede tutto tremante, si avvicinò alla lavagna e il prof. gli mise il gessetto tra le mani con tanta foga da romperlo a metà. Per lo spavento Matteo sbagliò il primo esercizio e il prof. a questo punto diede un pugno sulla cattedra.

Nella classe scese il silenzio più totale e Antonio per aiutare il suo amico si alzò e andò alla lavagna. Il prof. allora si alzò di scatto dalla sedia e a brutto muso, viso a viso, disse:

<<Piccolino, qualcuno ti ha autorizzato ad alzarti? Pensi di essere più bravo del tuo compagno? Sei un incapace! Anzi, siete tutti degli incapaci!>>.

Testo sul coraggio/forza attraverso descrizione statica, a cura di R. M. 

La vita di Cur

Un uomo di nome Cur, scattante come un leopardo, viveva nella jungla. Era coraggioso come un leone e aveva una corporatura robusta. La sua faccia era abbronzata e aveva una barba molto folta e nera. Capelli lisci e scuri, su spalle alte e piazzate. 

Appena vedeva un leone in cerca di prede, con ira funesta lo attaccava. 

Occhi grandi e fuliginosi, dolci quando si sedeva su un tronco d’albero a pensare alle sue nuove avventure e intrepidi quando doveva affrontare nuovi pericoli. Non era tanto alto, ma agile come una scimmia: saltellava da un ramo all’altro. La cosa più curiosa era che non gli mancava per niente la città dove era vissuto fino a 35 anni. Cur infatti amava la solitudine e stare a stretto contatto con la natura, nonostante i pericoli fossero sempre in agguato. Ogni tanto aveva nostalgia della sua famiglia, ma aveva scelto di vivere in quello stato selvatico per ripulire la sua anima. 

Cur non era una persona cattiva, ma aveva solo bisogno di passare un periodo di solitudine, lontano dagli affetti familiari e dal caos della città per ritrovare sé stesso.

Abbiamo poi alzato il tiro e tentato di rappresentare i nostri personaggi, la nostra paura, in un altro modo, usando la terza persona, lo “Show, don’t tell”, il discorso diretto e quello indiretto. Un compito sicuramente impegnativo. Qui il testo sottoposto ai ragazzi e analizzato passo passo (LINK)

Ecco un testo dei ragazzi:

Testo su paura, in terza persona, attraverso lo Show don’t tell, discorso diretto e pensieri indiretti, a cura di G.G:

Non voleva affatto andare a danza, già sapeva quello che avrebbe dovuto sopportare: quell’insipida della sua ex amica che la fissava, lei che non poteva parlare e al sua amica che le faceva facce strane. Già sapeva che non avrebbe tutta l’ora così. Tutta la notte aveva pensato: ci vado o no? Cerco di sopportare o no? Non sapeva che fare.

La mattina seguente, vagabonda con la faccia a terra, decise di andarci.

<<Mi raccomando, gli esercizi vanno svolti bene. Tutti concentrati su ciò che fate!>>.

Era semplice per lei che non aveva nessun problema.

<<Ok, va bene ci proviamo!>> risposero in coro. 

Lei cercava di non fissare nessuno, con le gambe sulla sbarra, le mani sudate e il viso dell’antipatica rivolto verso di lei. Era insopportabile.

Non sapeva stare ferma, gli occhi guardavano di qua e di là, come una palla che rimbalza e non si ferma mai.

<<Resistete ancora un po’!>>. 

Poteva solo eseguire gli esercizi, per il resto non si poteva muovere. Sembrava un carillon: una ballerina immobilizzata su quella sbarra, lunga, fatta di legno e con davanti la sua ex amica.

Che gelato prendo dopo? Cioccolato o pistacchio? Fragola o panna? Cercava di pensare a qualcos’altro e di non pensare a chi aveva davanti.

<< Abbiamo quasi finito, ma ora ci saranno esercizi più pesanti!>>.

Perché dire che abbiamo quasi finito ma ci saranno esercizi più pesanti?

<<Ok>> risposero di nuovo tutti con le gambe doloranti e lo stomaco che avvertiva la fame.

Ora il pensiero si spostava a quando si sarebbe dovuta cambiare nei camerini. Come avrebbe fatto? Gli avrebbe parlato o no? Avrebbero litigato o si sarebbero scatenate? Non lo sapeva, ma, intanto, sbuffava. Aveva gli occhi dispersi e le gambe tremanti.

Alla prossima!
La prof.

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IIA: Analisi del Cantico delle creature_Oltre l’interpretazione ecologista e ambientalista

Altre lezioni sul Cantico


Ecco a voi ragazzi la spiegazione, punto per punto, del Cantico delle Creature, esattamente come l’abbiamo spiegato in classe, mettendo a frutto quanto ragionato insieme (il file lo trovate anche su Classroom, con alcune domande):

Analisi Cantico Creature oltre la visione ambientalista (download)

 

Buono studio, ragazzi!

La prof

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IIIB: Webquest sulla rivoluzione francese

Lavori di approfondimento creativo sul periodo storico studiato. Scegliete uno dei tre argomenti, approfonditeli in modo molto personale e poi… sguinzagliate la creatività (presentazione e indicazioni anche su Classroom):

Webquest sulla rivoluzione francese

Buon lavoro!

La prof

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IA: Narrare secondo un preciso vissuto_Show, don’t tell

Continuiamo a narrare, riprendendo i testi letti a scuola, calcandone la struttura e le tecniche di scrittura. A scuola, ispirandoci ad una lettura del nostro libro, abbiamo progettato e poi verbalizzato in nostro primo giorno di scuola, concentrandoci su tre sequenze in particolare:

La mattina a casa: nervosismo, ansia
-La nostra nuova aula: stranezza, disagio
-I nostri nuovi prof: simpatia.

Abbiamo usato lo schema a caselle e abbozzati i dati da inserire.

Quindi abbiamo verbalizzato, usando il più possibile le parole nuove del nostro quaderno di scrittura e usando due “regole”:

  1. TIENI L’IDEA, SCARTA LA FORMA: questa “regola” la definiremo maggiormente quando ci addentreremo di più nel linguaggio poetico. Ogni volta che vogliamo scrivere qualcosa, le idee ci vengono alla mente nella forma più facile, scontata. Si tratta quindi di trattenere l’idea, la situazione richiamata alla mente, ma di scartare la forma con cui ci si è appalesato. Si tratta di cercare una forma originale, non scontata, densa di significati, affinché il lettore sia interessato;
  2. SHOW, DON’T TELL: ovvero “Mostra, non dire”. Si tratta di narrare i sentimenti, di descriverli senza nominarli, si tratta di far visualizzare la scena con quanti più dettagli, senza dire che emozione prova quel personaggio. Un po’ come il gioco del Taboo 🙂
    Ecco la scheda che ho realizzato per i ragazzi (ispirata a una chart inglese):

Abbiamo quindi cominciato a mettere tutto in partica, in modo più consapevole.
A partire da testi modelli.

Ho dato ai ragazzi questi miei due testi e li abbiamo analizzati secondo il metodo dello “Show, don’t tell”:

Se lo aspettava: sapeva che la prof lo avrebbe interrogato. Tuttavia, la tentazione di giocare aveva avuto il sopravvento il giorno prima sul dovere di studiare. Quindi ora avrebbe pagato oro per non andare alla lavagna. Sentiva su du sé tutti gli sguardi dei compagni e, mentre dall’ultimo banco avanzava avanti, si immaginava di vedersi dal di fuori: camminava goffamente, col corpo in avanti e la testa bassa, avanzando con passo incerto e nascondendo di tanto in tanto le mani nella manica della felpa. Cosa avrebbe pensato Luisa di lui? In quel momento nella sua testa non erano presenti neanche le addizioni, figuriamoci le espressioni! Era come se improvvisamente avesse dimenticato tutto.

Una volta alla lavagna, la prof esordì con una voce squillante:

-De Santis, parliamo delle potenze. Cosa è la potenza di un numero?

Sentiva la voce morirgli nella gola e la lingua diventare secca e pastosa. Quando provò a dire qualcosa, la voce che uscì era così stridula da sembrare femminile, il che fece scoppiare tutti in una fragorosa risata. Avrebbe voluto sprofondare.

  • E’….diciamo….è come quando io prendo un numero e…insomma…non mi vengono le parole, però lo so…- balbettò, rosso in viso.
  • -De Santis, non hai studiato, si vede benissimo!—
  • No…no, ho studiato…è che…-sussurrò con un fil di voce, mentre gli occhi si facevano lucidi di pianto – è che non ricordo.

In quel momento il suo viso divenne lo specchio di una moltitudine di emozioni: aveva il rossore di chi è stato rimproverato davanti a tutti e il cruccio languido di chi ha torto marcio e sta per scoppiare in un pianto dirotto.

Va bene, De Santis, farò finta di crederci. Adesso fila al posto e, la prossima volta, studia decisamente di più- tuonò l’insegnante.

————————————

L’ennesimo pomeriggio divano-letto, letto-divano. Fuori pioveva a secchi e uscire era davvero impensabile. Compiti da fare non ce ne erano e sua sorella era troppo impegnata a truccarsi in bagno per poter trascorrere del tempo con lui. Era in questi momenti che desiderava un fratello con tutto se stesso: avrebbe potuto parlargli di calcio, del più bravo attaccante della serie A, commentare la Formula Uno o anche le ragazze della scuola. E invece aveva una sorella impicciona e vanitosa. Non restava altro che accendere la play, selezionare Fifa, cambiare 2000 volte la divisa ai propri giocatori, passare da una squadra all’altra, sentire per l’ennesima volta quella stata telecronaca riecheggiare nella casa vuota prima di spegnere nuovamente la tv e prendersi uno spuntino dal frigo.

-Non c’è neanche nulla da mangiare- pensò tra sé aprendo – Ti pare che mia sorella compri mai un po’ di Nutella o marmellata. Solo schifezze dietetiche.

E così finiva per consolarsi in uno yogurt magro e insipido, mangiato senza voglia.

-Non sa di niente…Ha lo stesso sapore insignificante dei miei pomeriggi-.

Tornando al divano, si rese conto che la seduta aveva ormai l’impronta del suo corpo: era stato seduto così a lungo da avvallare l’imbottitura.

-Forse è meglio che faccia altro- rifletté silenziosamente.

Accese lo stereo, provò a dondolarsi a ritmo di musica per vedere se non nascesse in lui la voglia di ballare o far qualcosa. Ma niente. Dopo due minuti, si accasciò stufo sul divano, mentre lo yogurt gli risaliva su dallo stomaco.

Nel primo testo abbiamo analizzato come l’emozione della PAURA sia stata resa in tanti modi diversi, come pure la NOIA nel secondo testo.


Quindi….gas alle penne e…ai ragazzi la parola, con la scrittura di due testi sulla falsariga di questi, usando le due regole usate a scuola: Quella volta che ho avuto paura/ Quella volta che mi sono annoiato 😉

Buona scrittura!

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IA: Accoglienza attraverso le letture: Noi e la felicità_Il nostro autoritratto in poesia

Continua il percorso di accoglienza in IA.

Abbiamo letto “Il soprannome di vecchio” (da Un uomo finito, A. Mondadori, Milano, rid.), un breve brano che ci parla di un ragazzo timido, introverso, con un carattere taciturno che ama condurre una vita in silenzio, diversamente dai suoi compagni.

Abbiamo quindi analizzato insieme i nostri caratteri, chiedendoci quale fosse la nostra indole, se più taciturna o estroversa e, mentre si leggeva o si discuteva, abbiamo avviato anche il quaderno delle parole nuove e delle riflessioni, su cui abbiamo trascritto espressioni inconsuete o appuntato semi di scrittura.

Quindi abbiamo letto questa filastrocca sulla Felicità:

Filastrocca della felicità

Basta poco per esser felici
un gattino, un gioco, gli amici
un gelato, o un giro in bici.

La merenda nello zainetto
i nonni, i colori nel cassetto
la TV, la palla sotto il letto.

Anche quando non è tutto bello
per esser contenti basta volerlo
e col sorriso di mamma e papà
subito torna la felicità!

(dal web)

Letta la filastrocca, abbiamo compilato, come la volta scorsa, una lista veloce delle cose che ci rendevano felici. Quindi abbiamo analizzato le rime della filastrocca e introdotto il concetto di rima baciata.
Infine abbiamo scritto delle nostre filastrocche sul nostro carattere e sulle cose che ci rendono felici, usando la rima baciata. Diversi ragazzi hanno dimostrato molta originalità! Bravi!

—–

Acquisito bene il concetto di rima, abbiamo alzato decisamente il tiro e ci siamo confrontati addirittura con un sonetto ottocentesco: abbiamo infatti analizzato “Autoritratto” di Alessando Manzoni.

Autoritratto” di Alessando Manzoni.

Capel bruno, alta fronte: occhio loquace,

naso non grande e non soverchio umile,

tonda la gota e di color vivace,

stretto labbro e vermiglio,

 e bocca esile: Lingua or spedita or tarda,

 e non mai vile,Che il ver favella apertamente, o tace.

Giovin d’anni e di senno; non audace,

duro di modi, ma di cor gentile.

La gloria amo e le selve e il biondo iddio:

 Spregio, non odio mai,

 m’attristo spesso:

buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.

 A l’ira presto, e più presto al perdono;

poco noto ad altrui, poco a me stesso:

gli uomini e gli anni mi diran chi sono.



Il sonetto è stata una bella sfida e un ottimo materiale per l’arricchimento lessicale: molte parole, ancora in uso ma lontane dal lessico giovanile, sono state oggetto di spiegazione e riuso in esercizi di arricchimento lessicale che i ragazzi, devo dire, hanno svolto in modo molto appropriato, facendo proprie le parole nuove.

Quindi abbiamo studiato la forma del sonetto, i vari tipi di strofa, le rime alternate, incrociate e incatenate, le assonanze e, per compito, i ragazzi hanno composto dei sonetti  di autoritratto con la medesima struttura metrica, alcuni riusando anche le parole manzoniane.

[presto l’inserimento di qualche testo]

Avanti tutta ragazzi!


La prof

 

 

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IA: Accoglienza attraverso le letture_Noi e le nostre paure

Proseguiamo il percorso di conoscenza, attraverso le letture e le nostre scritture.

Questa volta affrontiamo…le nostre paure: quali sono le cose cose che ci fanno paura? Come ci comportiamo quando siamo impauriti?

  1. Leggiamo questa lettura: La fine del mondo Johanna Marin Coles e Lydia Marin Ross ((da Storie dal cuore del mondo, trad. M. Vidale, Edizioni EL, Trieste, 2002)

Entriamo nel testo e cominciamo a farci delle domande che ci aiutino sia a capire il testo, sia a riflettere su di noi:

  1. Che cosa ci insegna questo racconto?
  2. Quale animale ti ha più colpito? Perché?
  3. Perché il leone rimprovera gli animali? Trovi sia una cosa giusta? Perché?
  4. Ti sei mai trovato…nei panni del coniglietto? Quando hai avuto una paura immotivata? Rifletti e racconta (a voce o per iscritto)

2) E, esattamente come la volta scorsa, esercitiamoci allo stesso modo anche in poesia.
Prima di iniziare però, prendiamoci 5 minuti: in silenzio, scriviamo su un foglio o sul quaderno, un elenco di almeno 10 cose che ci fanno più paura (e chiediamoci anche perché).

3) Leggiamo quindi questa filastrocca:

Mamma mia che spavento!
Sto tremando come il vento,
sono pallido e son bianco
sono proprio molto stanco.

Ho sentito un gran baccano
e son saltato sul divano.

Chissà cosa mai sarà
quel frastuono che è di là?!
Un fantasma, un mostro blu
o un ragno che vien giù?
Un tremendo temporale
o un alieno che fa male?
Che paura! Che terrore,
sto piangendo per l’orrore.
Non ho voce per parlare
e nemmeno per urlare.

Ma che sbaglio madornale!
Che abbaglio micidiale:
né un fantasma né un ragnetto
né un mostro poveretto.

Solo un vaso tutto rotto
ed un grande quarantotto:
alla mia mamma dalla mano
è scivolato piano piano,
quel bel vaso arancione
in frantumi sul balcone.

Non dovevo aver paura
la mia casa è ben sicura.

Nessun mostro o fantasma
ci viene a far la nanna:
loro abitan lontano
e a quest’ora russan piano,
coricati nei lettini
sognando topolini.

Ogni mamma sta cullando
e il suo bimbo rassicurando:
che sia mostro, alieno o umano
un ragnetto o un marziano!

(Fonte: web)

Analizziamo il testo e…scopriamo la rima (definizione e giochi ed esercizi di consolidamento sulla rima).

5) A questo punto siamo pronti: trasformiamo il nostro elenco in filastrocca, ispirandoci al testo letto!

Buon lavoro!

PS: MA LA PAURA….E’ SEMPRE UNA COSA NEGATIVA? VI LASCIO CON QUESTO CORTO 😉

 

La prof

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