BIBLIOTAKE ft EINAUDI: Incontro con Luca Blengino, autore di “Sfida al buio”

Progetto Bibliotake – Il Blog

Il giorno 2 Maggio i ragazzi delle classi VA e VB, e tutte le classi della scuola secondaria hanno incontrato l’autore Luca Blengino, che ha scritto il libro “Sfida al buio”, Einaudi Editore.

Copertina del libro Sfida al buio

Da alcuni anni, i nostri alunni partecipano attivamente alle iniziative Einaudi, leggendo molto e partecipando molto attivamente agli incontri con gli autori.

Quest’anno i ragazzi hanno letto un libro molto significativo, sulla diversità e l’accettazione delle difficoltà che la vita ci pone davanti. Il libro parla di due ragazzi non vedenti, uno dalla nascita e uno a seguito di un incidente. I due ragazzi si incontrano a scuola e fin da subito non legano: sarà lo sport del torball e la vita stessa a farli legare, ma soprattutto, ad accettare di vivere la vita per quello che è. Intorno ai ragazzi, altri personaggi significativi: la mamma di Carlo, il bambino dell’incidente, l’allenatore Flaviano Argento, Taddeo e altri, tutti costretti dalla vita a fare i conti con le difficoltà, ma ognuno a modo proprio.

Il libro è piaciuto molto (fatto salvo il finale aperto, che ha lasciato l’amaro in bocca a molti alunni) e l’incontro con Luca è stato tanto informale quanto appassionante per i ragazzi. Luca ha parlato di sé, di come ha “creato” il libro, mescolando eventi reali, ma non realmente accaduti insieme, rimpastando la realtà e modificandola coi ricordi e le aspirazioni personali o con riferimenti ad esperienze altrui.
Ha così raccontato del padre, diventato non vedente a seguito di un incidente e della sua pratica nel torball a livello nazionale, di quanto i personaggi assomiglino in parte ad amici, conoscenti e siano in parte inventanti e modellati dal suo sentire. Luca ha poi spiegato ai ragazzi come mai ha scelto il finale aperto, ben sapendo che nella pratica della letteratura per ragazzi non sia una pratica usata: come nella vita nulla è deterministico, prevedibile e non sempre tutto è a lieto fine, così anche nella letteratura ciò può accadere. Inoltre, il senso del finale è proprio…la vera sfida per i protagonisti (non spieghiamo di più, qualora qualcuno degli arringolettori volesse leggerlo 😉 ).

Gli alunni hanno posto tante domande a Luca, anche su come si scrive un romanzo, su quale strategie usare per creare suspence, su come tratteggiare i personaggi.

I ragazzi delle classi VA VB hanno elaborato un cartellone con disegni e riflessioni; i ragazzi di IIB della scuola secondaria hanno scritto altri finali del romanzo; i ragazzi di IA hanno elaborato questa videorecensione, usando come colonna sonora “Stravedo per la vita” del nostro Lorenzo Carrarini, cantante dei Ladri di carrozzelle:

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IIA: Poesie di viaggio…ma non solo!

Da un po’ di tempo, sebbene le interruzioni scolastiche ci abbiano fatto perdere un po’ il filo , in IIA leggiamo poesie legate al viaggio, preparandoci alla prossima attività del progetto Bibliotake: le recensioni grafiche di poesie e romanzi.

  1. La prima poesia che abbiamo letto è Itaca di Kavafis, che qui vi metto in video (e vi chiedo di riascoltarla):

 

Abbiamo riflettuto insieme che questa poesia rappresenta il viaggio della vita e l’importanza di avere una meta a cui giungere, una meta che è importante soprattutto per il cammino che ci fa compiere per raggiungerla. Abbiamo ragionato su quale fosse la nostra meta (Vittorio vuole diventare calciatore, Azzurra una ballerina…) e quanto essa ci spinga ad andare avanti (andando agli allenamenti quando siamo stanchi, facendo esercizi anche quando non ci va…). Ecco allora che la meta non è poi più così importante: quello che conta di più è lo sforzo che noi facciamo per arrivarci, uno sforzo che ci fa crescere, maturare, lottare contro i nostri mostri interiori, in nostri Ciclopi e Lestrigoni.

Questa poesia assomiglia molto alla canzone di Cesare Cremonini, Buon viaggio:

 

Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada
Amore mio comunque vada
Fai le valigie
E chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Non c’è niente di più vero
Di un miraggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale

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Chi ha detto
Che tutto quello che cerchiamo
Non è sul palmo di una mano
E che le stelle puoi guardarle
Solo da lontano

Ti aspetto
Dove la mia città scompare
E l’orizzonte è verticale
Ma nelle foto hai gli occhi rossi
E vieni male

Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Che sei ci pensi siamo solo di passaggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale

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Share the love (x2)

In fondo è solo un mare di parole
E come un pesce puoi nuotare solamente
Quando le onde sono buone
E per quanto sia difficile spiegare
Non è importante dove
Conta solamente andare
Comunque vada
Per quanta strada ancora c’è da fare

2) La seconda poesia letta è quella di Antonio Machado, Tu che sei in viaggio, che avrei piacere di farvi sentire il lingua originale, per far apprezzare la musicalità che si perde in italiano:

da “Come un libro” Loesher

 

A riguardo, abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo la vita che abbiamo percorso, che se ci volgiamo indietro vediamo le nostre orme, quelle che ci hanno fatto arrivare fin dove siamo. Noi siamo le nostre scelte, i bivi che abbiamo percorso, le scelte giuste e quelle sbagliate.

Per questo, abbiamo ascoltato “Strada facendo” di Baglioni, che svolge un tema molto simile. Eccovi sia il video che il testo:

 

Io ed i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme

con l’anima smaniosa a chiedere di un posto che non c’è

tra mille mattini freschi di biciclette

mille e più tramonti dietro i fili del tram

ed una fame di sorrisi e braccia intorno a me…

Io e i miei cassetti di ricordi e di indirizzi che ho perduto

ho visto visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via

e ho respirato un mare sconosciuto nelle ore

larghe e vuote di un’estate di città

accanto alla mia ombra lunga di malinconia…

Io e le mie tante sere chiuse come chiudere un ombrello

col viso sopra il petto a leggermi i dolori ed i miei guai

ho camminato quelle vie che curvano seguendo il vento

e dentro un senso di inutilità

e fragile e violento mi son detto tu vedrai… vedrai… vedrai…

Strada Facendo vedrai

che non sei più da solo…

Strada Facendo troverai

un gancio in mezzo al cielo…

e sentirai la strada far battere il tuo cuore

vedrai più amore… vedrai...

Io troppo piccolo tra tutta questa gente che c’è al mondo

io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai

e ho corso in mezzo a prati bianchi di luna

per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità

e giovane e invecchiato mi son detto tu vedrai… vedrai… vedrai…

Rit.

È una canzone e neanche questa potrà mai cambiar la vita

ma che cos’è che ci fa andare avanti e dire che non è finita

cos’è che ci spezza il cuore tra canzoni e amore

che ci fa cantare e amare sempre più

perché domani sia migliore… perché domani tu…

Abbiamo visto che la canzone di Baglioni assomiglia alla poesia di Machado: il cantante parla di una vita, fatta di errori, persone perse, senso di vuoto, insoddisfazione, ma che vivendo, camminando, “strada facendo” ha trovato poi la sua strada (la verace via, direbbe Dante 🙂 ), amore, sostegno e solo così si è sentito vivo (sentirai la strada far battere il tuo cuore).

3) Da ultimo abbiamo letto la poesia di Gozzano, La più bella, una poesia nella quale si immagina…un’isola Non-trovata, un’isola fatata che rappresenta la magia che noi tutti cerchiamo e speriamo di trovare nella nostra vita, la ricerca che noi tutti facciamo della felicità. Gozzano, che sarà colpito da tubercolosi e morirà a soli 33 anni, fa di questo tema il più forte di tutte le sue poesie.

Questa poesia poesia ha ispirato la famosissima canzone di Edoardo Bennato, “L’Isola che non c’è”:

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all’isola che non c’è.

Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po’ preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un’isola che non c’è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

Son d’accordo con voi,
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c’è mai la guerra,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.

Son d’accordo con voi,
niente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l’isola che non c’è!

E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!

Nella canzone di Bennato, come nella poesia di Gozzano, in modo fantastico si cerca…qualcosa che non c’è: la felicità per Gozzano, un mondo senza guerre e soldati per Bennato. Entrambi sembrano pazzi ad immaginare quest’isola, eppure…come direbbe Kavafis, la meta della felicità e della pace, concederà a tutti un bellissimo viaggio!

—————-

ATTIVITA’:  Ora passiamo alla nostra produzione.

  1. Innanzitutto riflettete:

Cosa è per te il viaggio della vita? Un viaggio verso la meta (come Kavafis), la somma di tante scelte (come Machado), la ricerca della felicità (come Gozzano) o altro ancora? Scrivilo sul un foglio, nella prima colonna di una tabella come quella che vedi qui in basso. Nella seconda colonna, scrivi delle allegorie della tua idea di viaggio: ad esempio, io per la felicità, ho immaginato di concretizzarlo con un fiume, in una nuvola….Nella seconda colonna, inserite degli aggettivi riferiti alla vostra immagine allegorica e nell’ultima colonna inserite delle azioni “svolte” da questi elementi:

tabella di progettazione

tabella di progettazione

2) A questo punto potete cominciare con una prima stesura: cercate di dare forma a questi elementi, decidendo voi gli a capo, eventuali, rime, scegliendo inversioni e figure retoriche che interpretino al meglio il vostro sentire e che facciano immaginare il lettore. Questa è la mia prima bozza:

Prima bozza

Come vedete, ho inserito delle figure retoriche, degli a capo strategici.

3) Potete ora procedere al lavoro di limatura (i latini dicevano labor limae, lavoro di lima): tagliate, modificate, spostate le parti che non vi convincono, togliete le ripetizioni, cambiate le parole, concentrate immagini e parole. Questa è la mia rielaborazione:

Rielaborazione poesia

Rielaborazione

Come vedete, ho tolto le ripetizioni, snellito dei versi, aggiunto altre figure.

4) A questo punto, avete già una stesura definitiva (potreste rielaborarla ancora, modificare ancora qualche altro elemento, come ho fatto io). Ecco la poesia finale:

Poesia finale

Poesia finale

5) Per vedere se il vostro testo funziona, fate anche una vostra analisi del testo, tipo questa:

Analisi della poesia prodotta

Analisi del testo

Adesso…BUON LAVORO!!!

DATE IL MEGLIO!


Ecco i lavori dei ragazzi! Cliccate sulla foto:

Poesie in viaggio: i testi dei ragazzi

Le poesie dei ragazzi

La prof

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Nous et le tremblement de terre: IIIA_il MAGAZINE

Nous et le tremblement de terre – Blog europeo

Pubblico qui una prima parte dei lavori realizzati dai ragazzi per il progetto europeo “Nous et le tremblement de terre”.

Si tratta di un MAGAZINE dei principali terremoti italiani: l’attività (descritta qui) nasce dallo studio in rete di un terremoto, dall’elaborazione di un Power Point di ricerca e dalla stesura collaborativa di un articolo di giornale (qui tutti gli elaborati che hanno portato alla stesura del magazine).

A voi il lavoro completo! Cliccate sull’immagine e…sfogliate! Buona lettura

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IIIA: BIBLIOTAKE_La favola de “Il brutto anatroccolo” di Andersen come metafora dell’adolescenza e della vita

Progetto Bibliotake – Il Blog

Il 21 Aprile Sara e Filippo hanno concluso anche gli incontri con la terza media, facendo una lettura de “Il brutto anatroccolo” di Andersen molto ben diversa  da quella che di solito si fa.

Sara e Filippo hanno fatto la lettura recitata e hanno scandito con toni diversi il passare delle stagioni che vedono crescere il brutto anatroccolo.

  1. La lettura inizia con l’estate: le uova si dischiudono e ben presto si vede che uno di loro è…diverso, brutto. La mamma è molto preoccupata per la bruttezza del piccolo. Lo presenta alla società del pollaio, ma viene “morso, preso in giro, preso a spinte, deriso, sia dalle anatre che dalle galline”: ciò che conta nel pollaio è la bellezza. L’anatroccolo sperimenta l’inadeguatezza, la tristezza, il malessere del rifiuto. Il gatto e le galline fanno sentire inutile l’anatroccolo, perché diverso da loro e tarpano le ali alla sua vera identità, al suo modo d’essere.

2) Nell’autunno, l’anatroccolo sta male: guarda i cigni e prova una strana sensazione, una nostalgia. Sara ha ricordato l’etimo νοστοσ αλγοσ,  ovvero il ‘dolore del ritorno’…Ma perché *nostalgia? Di quale ritorno si parla? Andersen non lo dice, né lo fa capire al cigno: “Sentì una strana nostalgia“, “amava [i cigni] come non aveva mai amato nessuno“.  E’ la nostalgia della propria identità, il desiderio di scoprire…di che pasta si è fatti. Il de-siderio <DE SIDERIBUS. Veniamo dalle “stelle” e ne sentiamo la mancanza (qui DE è privativo). Veniamo dal Cielo, che ne siamo coscienti o no, e quello strano malessere che ogni tanto ci assale è la ricerca di quello che siamo veramente, è il nostro io profondo che cerca di emergere oltre la gabbia che noi o gli altri cuciono addosso. L’anatroccolo sente che è molto di più di quello che gli dicono gli altri: il suo malessere viene dal fatto che non si riconosce in quell’immagine, sa…di essere impastato di altro, di meglio, di Cielo.

3) L’inverno trascorre, e il brutto anatroccolo continua a soffrire e ad avere mal-essere.

4) Poi finalmente arriva la primavera, quando tutta la natura ri-nasce. L’anatroccolo ha di nuovo un in-contro con tre cigni, bianchi e stupendi. Significativa è la parola: incontro < IN CONTRA. IN è ‘andare verso’; CONTRA è ‘andare contro, sbattere’. L’incontro è andare verso qualcuno che non conosco e che si scontra con quello che sono io. L’anatroccolo incontra i cigni e di nuovo ha la nostalgia: tuttavia, ora i tempi sono maturi. Lui si specchia e scopre la sua identità, capisce quello che è veramente, lo percepisce in modo evidente! L’incontro lo porta alla conoscenza.

Vide sotto di sé la sua propria immagine: non era più il goffo uccello grigio scuro, brutto e sgraziato, era anche lui un cigno.
Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre, quando si e usciti da un uovo di cigno?
Ora era contento di tutte quelle sofferenze e avversità che aveva patito, si godeva di più la felicità e la bellezza che lo salutavano. E i grandi cigni nuotavano intorno a lui e lo accarezzavano col becco.

Ecco la felicità: la scoperta della propria identità, il ricongiungersi con le stelle di cui si è impastati, il ritorno all’origine, lo scoprire l’IO profondo, fatto di bello e di buono. Felicità è scoprire quanto si vale.

Sara e Filippo hanno spiegato passo passo la fiaba, soffermandosi sull’etimologie delle parole, sul senso profondo che possono avere per noi tutti, ma soprattutto per i ragazzi adolescenti. In classe….si è respirato un silenzio irreale: un in-contro significativo.

Davvero GRAZIE RAGAZZI!

La prof

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Bibliotake: IIA Ulisse tra Omero, Dante e Tennyson

Progetto Bibliotake – Il Blog

Il 21 Aprile scorso Sara e Filippo hanno nuovamente incontrato le classi seconde medie, per una nuova Lectura Dantis (qui quella passata) su Ulisse.

I ragazzi hanno letto in modo espressivo il canto di Dante, raccontando la sorte dell’Ulisse omerico, il suo contrapasso, le differenze con l’Ulisse omerico (qui tutto il lavoro fatto lo scorso anno con Omero e l’Odissea e la mappa interattiva realizzata):

Filippo ha fatto notare quanto l’Ulisse dantesco sia, in fondo, Dante stesso, ragion per cui, rispetto agli altri dannati, sembra quasi avere un ruolo privilegiato nell’inferno: Ulisse, infatti, crede eccessivamente nelle proprie forze, nella ragione, nelle sue capacità umane, trascurando l’imponderabile, l’imprevisto. Ulisse vuole irretire tutto nella logica umana, considera la ragione umana la chiave per decifrare il mondo. Stessa cosa fa Dante nel mezzo del camin della sua vita, quando, nel pieno della sua vita politica, si fa ammaliare dalla filosofia e ne rimane irretito (come racconta nella Vita Nova). E come Ulisse sarà poi punito, scaraventato negli abissi, Dante, come sappiamo si perderà nella selva oscura, perdendo ogni punto di riferimento. Mentre in Omero, Ulisse è lo straniero in cerca di approdo, l’uomo astuto che peregrina e ambisce a tornare a casa, in Dante è simbolo di superbia, di pienezza di sé, di autosufficienza ribelle.

Sara ha poi presentato un’altra lettura del mito greco: questa volta quella di Tennyson, autore del 1800 inglese, che ha letto (meravigliosamente) in lingua. Tennyson scrive Ulysses, una poesia in cui il viaggio compiuto dall’eroe greco è letto come viaggio interiore di conoscenza di sé. A cosa serve, scrive il poeta, girare il mondo, fare le foto, se poi non conosci l’altro, non vi entri in contatto e soprattutto, rapportandoti con lui, non conosci meglio te stesso?  Il vero viaggio è quello interiore, quello che ci porta a rifletterci negli altri, per conoscerci meglio.

A voi le foto dell’incontro! Grazie Sara e Filippo!

 

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IIIA: L’imbroglio della ragione: Promessi sposi, Dante e la pareidolia

Proseguiamo nella lettura dei Promessi Sposi e nell’analisi del grande desiderio di giustizia che pervade i nostri protagonisti.

Dopo aver tentato la strada del dialogo con Don Abbondio, quella della legge con Azzeccagarbugli e quella del faccia a faccia di Fra Cristoforo con il prepotente Don Rodrigo, scoraggiati, i promessi sposi, su suggerimento di Agnese, tentano l’ultima carta, quella del matrimonio a sorpresa. Sembra un colpo di genio, quella della povera Agnese ed ha una sua logica e correttezza: è matrimonio valido a tutti gli effetti quello celebrato davanti al sacerdote con dei testimoni. Nel frattempo, lo stesso Don Rodrigo, stanco per non riuscire ad impossessarsi di una contadinotta “di modesta bellezza” organizza per la stessa notte un rapimento.

Tanto Renzo e Lucia, quanto Don Rodrigo tentano la carta della furbizia, dell’inganno: laddove i tentativi umani di risolvere un “garbuglio” sembrano cadere invani, l’uomo, da sempre, gioca la carta estrema dell’imbroglio. Ma il risultato è altrettanto scontato: un fallimento.

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Esattamente come Dante, anche i nostri sposi pensano di potercela fare tranquillamente da soli a superare la difficoltà, sviando, smarcando, bluffando. Pensano di poter manipolare la vita, la realtà a proprio piacimento e non accettano che nella vita ci siano eventi assolutamente fuori da ogni logica e controllo umani, verso i quali a nulla vale la ragione, men che meno l’imbroglio. Anche Dante, uscito dalla selva, per ben tre (infinitesimali) volte si illude di poter proseguire tranquillamente il viaggio verso il colle, finché la lupa…non lo convince con il suo sguardo “suadente” a fare dietro-front 😉

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Tanto Dante, quanto Renzo e Agnese (Lucia asseconda incerta il loro volere), quanto Don Rodrigo si sentono furbi, scaltri,  più di chiunque altro: basta fingere un matrimonio, basta smarcare le fiere, basta rapire la ragazza ed è fatta.

Non solo. Tutti loro sono convinti che quell’imbroglio che hanno architettato sia  la cosa giusta da fare: vedono il male come se fosse il bene, fanno un grosso errore di prospettiva. Non si chiedono (eccezion fatta per Lucia) se sia giusto operare in questo modo:la giustizia diventa estremamente personale, piegata al proprio punto di vista. E’ giusto quello che fa comodo. Punto.

Per spiegarvi meglio…questo errore di “prospettiva” nel vedere le cose della vita, vediamo queste foto:

Si chiama pareidolia, ovvero “la tendenza a vedere forme ed oggetti riconoscibili nelle strutture amorfe che ci circondano”, come la definisce E. Pulvirenti nel blog Didatticarte, in cui ci sono altri esempi di questo tipo. Non è solo un gioco di parole: la prospettiva con cui si guarda a qualcosa (sia esso oggetto o evento) determina le nostre convinzioni. Guardate queste due foto:

Significative, no? 😉

ATTIVITA’ DI RIFLESSIONE E SCRITTURA PERSONALE: Ti è mai capitato di ingannare qualcuno, pur di uscire da una brutta situazione e di non esserci riuscito? Racconta, usando quanto più le tecniche di scrittura finora apprese.

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Bibliotake: IA_Poesie per descrivere

Progetto Bibliotake – Il Blog

Riprendono gli incontri con Sara e Filippo e il 20 Aprile i due (attesissimi) ragazzi tornano ad incontrare i nostri piccoli studenti, di quinta e di prima media, con un incontro in continuità sulla poesia…per descrivere.

Tanto le classi quinte, quanto le prime medie stanno affrontando le tecniche descrittive di un luogo. Così, Sara e Filippo hanno deciso di mostrare ai ragazzi come la poesia stessa possa descrivere, sebbene in modo diverso rispetto alla prosa.

I testi che hanno letto sono stati:

  • X Agosto e L’aquilone, di Giovanni Pascoli
  • La quiete dopo la tempesta, di Leopardi

Sara ha letto le poesie pascoliane e ha sottolineato gli…arnesi che il poeta ha usato per descrivere in modo figurato e coinvolgente. In “X Agosto” il parallelismo rondine-padre, le personificazioni del cielo e delle stelle, le strategie usate dal poeta per suggerire tristezza e malinconia al lettore; in “L’aquilone” Sara ha fatto notare la medesima atmosfera triste e malinconia, temperata dal ricordo della primavera festosa.

Filippo ha poi letto in modo espressivo e spiegato “La quiete dopo la tempesta”: dopo aver ricordato “Il tuono” di Pascoli, (letto in un passato incontro) con il quale ci sono alcuni punti di contatto,  Filippo ha fatto notare somiglianze e differenze tra la primavera di Pascoli e quella di Leopardi. Filippo ha fatto notare le diverse personificazioni che animano, è il caso di dire, la poesia e le diverse onomatopee.

I ragazzi hanno partecipato attivamente e hanno elencato altre personificazioni conosciute e usate nei loro testi e altre onomatopee e onomatopee. Alcuni ragazzi hanno poi provato a leggere in maniera espressiva i testi.

L’incontro si è svolto in videoconferenza con la classe V dell’IC Messina (RM) di Paolo Aghemo e con le classi della scuola secondaria di Filomena Olivieri di Colobraro (MT).

Grazie Sara e Filippo!
A voi tutti le foto!

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