IIA IIIA: Verso il racconto di sé_”Semi, non cocomeri”

Dopo aver affrontato la descrizione di sé attraverso la poesia concreta e visiva della Szymborska, abbiamo proseguito con lo scandagliamento dei nostri ricordi più intimi, per far emergere materiale narrativo per la scrittura di sé in prosa.

Abbiamo cominciato con degli esercizi di scrittura immediata e veloce. I ragazzi sono stati chiamati a completare su un foglio di brutta queste frasi, avendo a disposizione solo 5 minuti di orologio (attività liberamente tratta da qui):

Quell’immagine che ho nella mente e che…

Non dimenticherò il suono di…

Un profumo/cattivo odore…

Quella volta che ho accarezzato….

Quella volta che ho assaggiato…

Ai ragazzi è stato dato poco tempo, in modo tale che emergessero i ricordi più vividi, quelli più immediati,  con il minor numero di filtri. Alcuni ragazzi hanno detto che sono emersi dei ricordi che pensavano di aver rimosso.

A questo punto, è stato dato un modello a cui riferirsi per filtrare la scrittura spontanea, un modello che insegnasse ai ragazzi a selezionare parte del materiale narrativo emerso e li spingesse a curare il dettaglio. L’attività proposta è stata quella di “Semi, non cocomeri” di Silvia Pognante e il testo con il quale gli alunni si sono confrontati è stato Roald Dahl (LINK alla scheda data):

Quando compii sette anni, mia madre decise che dovevo lasciare il Giardino d’infanzia per una vera scuola. Per fortuna esisteva, a circa due chilometri da casa nostra, una rinomata Scuola Preparatoria maschile, ossia la Scuola della Cattedrale di Llandaff, proprio all’ombra della chiesa. Scuola e Cattedrale esistono ancora, tutt’e due molto attive. Ma anche qui ricordo molto poco dei due anni in cui frequentai la Scuola della Cattedrale di Llandaff, tra i sette e i nove anni. Due soli episodi mi rimangono impressi nella memoria. Il primo non durò che cinque secondi, ma non lo dimenticherò mai. 

Era il primo trimestre e tornavo da solo a piedi da scuola, attraverso il parco, quando improvvisamente, uno degli alunni più grandi, sui dodici anni, scese la strada a tutta velocità sulla sua bicicletta, a neanche venti metri da me. La strada scendeva da una collina e il ragazzo, sfrecciando per la discesa, si mise a pedalare rapidissimo all’indietro, così che il meccanismo a ruota libera della bicicletta emise un forte suono sibilante. Nello stesso momento lui tolse le mani dal manubrio e se le incrociò con noncuranza sul petto. Mi fermai di botto e lo fissai affascinato. Era sublime! Così agile e coraggioso ed elegante nei suoi pantaloni lunghi, stretti in fondo con una molletta e il berretto scolastico scarlatto spavaldamente inclinato sulle ventitrè! Un giorno, mi dissi, un fantastico giorno, avrò una bicicletta come quella e porterò calzoni lunghi con le mollette in fondo e il berretto scolastico sulle ventitrè, e me ne andrò sibilando giù per la collina, pedalando all’indietro e senza mani! 

Vi assicuro che se qualcuno mi avesse messo in quel momento una mano sulla spalla e mi avesse chiesto: “Qual è il tuo più grande desiderio nella vita, bambino?”  La tua più grande ambizione? Diventare dottore? Un grande musicista? Pittore? Scrittore? O Lord Cancelliere?” Io avrei risposto senza esitazione che la mia unica ambizione, la mia speranza, il mio desiderio, era di avere una bicicletta come quella e di sibilare giù dalla collina, senza mani. Sarebbe stato fantastico.  Al solo pensarci mi viene ancora la pelle d’oca.

(brano tratto da Boy, la biografia di Roal Dahl)

Prima di tutto, è stato significativo raccontare ai ragazzi come Dahl sia diventato scrittore per ragazzi: dalla ferita enorme per la perdita della figlia, è scaturita per lui l’esperienza salvifica della scrittura. Ne è scaturita in classe una bellissima discussione su quanto a volte le ferite più grandi ci insegnino comunque tanto, ci portino su strade inattese, che mai avremmo pensato di percorrere.

Abbiamo poi analizzato il testo di Dahl. Abbiamo notato:

quanto il tempo e il luogo siano dettagliati. Quando si pensa o si ricorda, lo si fa in modo specifico. Di un evento significativo, ricordiamo alcuni dettagli ben precisi, forti nella nostra memoria. Non si pensa o ricorda in modo generico;

-che del passaggio dalla scuola materna a quella elementare, Dahl abbia selezionato solo un evento, per giunta apparentemente minimale;

Che questo ricordo è specifico, molto dettagliato,  perché significativo. Del ragazzo sappiamo che è sui dodici anni, che ha i pantaloni stretti alla fine da una molletta, che ha il cappello scolastico scarlatto portato alle ventitré, che leva le mani dal manubrio, che le incrocia sul petto e sfreccia giù sibilando. Tantissimi dettagli per 5 secondi di ricordo. Perché? Quale è l’urgenza che ha spinto Dahl a tirare fuori da quel periodo questo ricordo? Attraverso la descrizione minuziosa e in situazione del ragazzo, Dahl fa capire che lui, più piccolo, avrebbe di sicuro desiderato essere come lui, grande, sicuro, spavaldo e con una bicicletta nuova. Ecco perché questo ricordo è significativo ed indelebile: ci parla del narratore, in realtà, dei suoi desideri.

Dopo aver quindi notato che di tutta l’infanzia lo scrittore ha selezionato solo un piccolo episodio, i ragazzi sono stati chiamati a scegliere uno dei ricordi usciti fuori nella scrittura magmatica e a filtrarlo secondo il modello di Dahl.

I ragazzi stanno revisionando i testi. A presto, con la pubblicazione.

La prof

Ecco alcuni testi dei ragazzi, che sono stati davvero bravi ad immedesimarsi nella voce di Dahl!

Era il 15 Settembre 2014, avevo 6 anni e dovevo lasciare l’asilo, per andare alle elementari dell’istituto comprensivo Garibaldi.

Non ho molti ricordi dell’elemento ma tra questi 5 anni, un episodio mi rimarrà sempre nella mente. Non durò massimo che 5 secondi, ma non lo dimenticherò mai.

Era il primo giorno di scuola, ero appena entrato in classe. In quel momento volevo fare solo amicizia,scrutavo i miei compagni per capire con chi potessi mettermi quando improvvisamente una mano iniziò ad alzarsi. Era di un mio compagno, sui 6 anni, era nell’ultima fila a destra ed era da solo. Iniziò a muovere la mano freneticamente con un gran sorriso in volto,feci per avvicinarmi a lui e il suo sorriso man mano diventò ancora più ampio,era come se fossimo stati amici di lunga data  che si erano appena rincontrati. Era un ragazzo minuto, con il grembiule di Cars che gli stava anche largo e scarpe slegate,con occhi e capelli color pece.

Vi assicuro che se qualcuno mi avesse messo la mano sulla spalla e mi avesse chiesto “Hai un amico?”, io gli avrei risposto immediatamente “Sì, e il suo nome è Mario”. (R.R.)

Era l’estate del duemilaventi quando la mia famiglia, con i miei zii e i miei nonni, decise di andare una settimana in vacanza all’isola d’Elba, all’ hotel “Le Acacie”.

Di questa vacanza mi ricordo in particolare il pomeriggio della terza giornata, quando io e mio cugino andammo al parco dell’albergo.

Iniziammo a passeggiare per il posto, tra le piscine, gli scivoli e le altalene, quando, dopo un po’, arrivammo di fronte ad un prato con i bersagli per il tiro con l’arco. A venti metri di distanza da uno dei bersagli c’era nostro nonno, con il suo cappello rosso della Ferrari, un arco a pressione dieci volte più forte di un arco normale, un guanto di pelle sulla mano destra a coprire solo indice, medio e anulare e una protezione sull’interno del braccio sinistro per evitare i graffi della corda. Proprio mentre stavo per chiamarlo, PUUM….. La freccia partì prendendo il giallo da venti punti, trapassando per intero il bersaglio e il legno retrostante. Io e mio cugino rimanemmo a bocca aperta.

Se qualcuno in quel momento mi avesse tirato una pacca sulla spalla chiedendomi quale sarebbe il mio sogno, avrei di certo risposto ”Voglio essere come mio nonno”. (F. C.)

—-

Era il 27 Luglio di questa estate appena trascorsa, mi trovavo in Sicilia ed era il penultimo pomeriggio della mia vacanza.

Io e la mia famiglia ci stavamo preparando per andare in spiaggia vicino casa. Mi misi il costume, le ciabatte, presi il gonfiabile e uscii di casa.

Lungo la strada principale un’immagine mi rimase impressa. Una ragazza di circa diciassette anni, dall’altra parte della strada, camminava con noncuranza, insieme ai suoi amici. Mi ricordo che tutti si giravano per guardarla e che indossava una minigonna nera ed una maglietta bianca con un scritta nera e dei brillantini intorno, tacchi neri alti dieci centimetri, occhiali sempre neri di forma quadrata ed una grande borsa che teneva nella mano destra. Con eleganza muoveva i suoi lunghi capelli biondi dalle sfumature più scure.

Io mi fermai a guardarla, ricominciai a camminare solo quando una macchia nera con vetri oscurati la fece salire con finezza.

Ripresi a camminare, ma vi assicuro che se in quel momento qualcuno mi avesse chiesto come vorresti essere da grande, io di certo  avrei risposto “Come quella ragazza”.  (G. G.)

—-

Quando avevo dieci anni, andavo alla scuola primaria Giuseppe Garibaldi a pochi metri da casa mia proprio al di sopra delle scuola medie.                                                                   

Dei quattro anni passati lì ricordo ben poco. Due soli episodi mi rimangono impressi nella memoria. Il primo non durò che venti minuti, ma non lo dimenticherò mai.                   

Era il secondo trimestre, la scuola era oramai quasi finita ma le maestre decisero di organizzare una piccola recita per l’addio alle elementari e per l’arrivo ai bambini dell’asilo. Sarebbe stata rappresentata presso il Teatro Caesar molto vicino al campo da tennis e trattava la storia di Cappuccetto Rosso ed il cattivo lupo. La maestra stava assegnando i ruoli e scrutava me e la mia amica in cerca della scelta perfetta per il ruolo di protagonista finché non nominò il mio nome.  Avevo un sorriso smagliante, anche se mi si fermava il battito al solo pensiero di dover recitare di fronte a tutta quella gente. IL giorno della recita arrivò presto.  Arrivai al teatro di prima mattina e fui la prima ad andare in scena, vestita di un abito bianco con un mantello rosso ciliegia appoggiato sulle spalle . Le mani sudavano, le gambe tremavano, mi arrotolavo i capelli nelle dita, mi mordevo le unghie. Nella testa risuonavano le voci delle maestre e gli applausi degli spettatori. Camminavo lentamente sul parquet scivoloso, le luci erano forti e accecanti ma nonostante ciò riuscii ad intravedere i miei genitori tra gli spettatori, mio padre che cercava di farmi un video senza risultati e mia madre che mi mandava baci e pollici in su . Iniziai a recitare come se avessi studiato per ore il copione, come se l’avessi già fatto migliaia e migliaia di volte, come se le parole mi uscissero da sole, come se fossi stata una professionista . Mi inebriai degli applausi del pubblico, mi sentivo una star di Hollywood e vi assicuro che se qualcuno in quel momento mi avesse messo una mano sulla spalla e mi avesse chiesto : “Qual è il tuo più grande desiderio nella vita? La tua più grande ambizione? Diventare un pittore? Un musicista? Dottore? Scrittore? Astronauta?”, io avrei risposto senza alcuna esitazione, la mia speranza, il mio desiderio, era di diventare un’ attrice.  (C. M.)                                          


BRAVISSIMI!

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IIA IIIA: Accoglienza e conoscenza di sé

Rieccoci di nuovo in classe, per un anno che speriamo ancora migliore dello scorso 🙂

Oggi abbiamo avviato le nuove attività e abbiamo ripreso a riflettere su di noi, attraverso le poesie. Qui di seguito il LINK DIRETTO ai testi presentati (la presentazione verrà aggiornata mano a mano che presenteremo nuove poesie)

Percorso:

  1. abbiamo iniziato dalla visione di questo cartone:

Ci siamo posti domande di significato e abbiamo fatto inferenze, connessioni con i nostri vissuti e con l’attualità. Diverse le annotazioni che vale la pena ricordare: siamo ossessionati dal tempo, c’è un destino a cui non si sfugge (versione dei fatalisti), il destino si può cambiare (versione dei possibilisti), l’uomo stabilisce il proprio destino (versione degli umanisti), c’è tristezza in una vita scandita dalle abitudini e dalla serialità, l’uomo finge di essere felice di una vita a cui non partecipa, è succube del tempo, nello svolgere le azioni è un automa e non si accorge di quello che avviene intorno esattamente come noi con il cellulare, si salva solo quando torna ad essere padrone del suo tempo e torna a guardarsi intorno, quando recupera lo stupore. Poi abbiamo riflettuto su un altro aspetto: il protagonista del cartone si moltiplica. Una scelta precisa dello sceneggiatore. Si potevano ottenere le stesse sollecitazioni con un solo protagonista, intrappolato in un loop temporale (come nel film “Ricomincio da capo/ Groundhog Day”). I ragazzi allora hanno ragionato insieme e sono arrivati ad affermare: siamo molteplici, siamo frutto di continue scelte quotidiane, possiamo essere più persone in base a come interagiamo con il mondo circostante, a ciò che scegliamo e ciò che lasciamo fuori.

Very good, guys.

2) a questo punto abbiamo letto “Nella moltitudine” della Szymborska, sempre con una duplice lettura, di comprensione ed interiorizzazione successiva attraverso domande stimolo (verso significativo, parola evocativa, immagini visualizzate, connessione col proprio mondo e ricordi personali, allineamento o contrasto con la proprio modo di pensare, connessione con il cartone animato). Estremamente interessanti le riflessioni: sono uno ma potevo essere altro, la mia vita è insieme a quelle degli animali e degli altri esseri viventi come nel Cantico di Francesco, io sono una delle possibilità, io sono una continua possibilità come nel cartone, io sono in continuo dialogo con gli antenati, nel guardaroba del mondo il mio vestito mi appartiene finché non è logoro, il mio vestito calza bene solo a me, il mio destino può non piacermi ma poteva andare peggio. A questo punto, ho sollecitato una riflessione. Cosa fa sì che l’uomo del cartone non sia morto e basta, che la sua storia si sia conclusa e venga accettata come fatalità verso la quale occorre rassegnarsi? Davvero il cartone (e la poesia) sono fataliste, invitano ad accettarci perché in fondo poteva andarci peggio? Cosa permette all’uomo del cartone di ritentare e rinascere e alla Szymborska di applaudire alla sua vita? (eh, era difficile, lo so). Ho invitato a rileggere gli ultimi versi:

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,

e ciò vorrebbe dire

qualcuno di totalmente diverso.

E’ lo stupore che dà lo scarto tra una vita rassegnata e una vita scelta tra le tante: l’uomo del cartone, una volta libero dall’ossessione, sceglie di guardare il cielo e il sole sorgere, sceglie di rallentare, di darsi tempo e solo allora riprende soddisfatto la propria vita. La poetessa accetta se stessa, ma senza lo stupore sarebbe una persona totalmente diversa: è lo stupore che la differenzia dagli animali e le altre forme viventi.

3) Siamo quindi passati a leggere Io sono, della stessa autrice Szymborska. Il primo aspetto che ha colpito i ragazzi è l’uso del maschile. Diverse sono state le interpretazioni date: usa il maschile perché parla dell’uomo inteso come umanità intera, è una maschera che usa per parlare liberamente di sé, potrebbe essere anche la voce di un bambino. Interessanti interpretazioni, che ho deciso di custodire e annotare per svilupparle in seguito. Da ricordare: è una persona sognatrice, che guarda il di là delle cose, oltre le evidenze, è una persona positiva, che spera sempre che il giorno dopo sia migliore dell’altro, ama in modo diverso in base a chi a davanti, sa che nella vita non si può compredere molto e che molte domande non avranno risposta.


I ragazzi hanno lavorato ottimamente sulla poesia “Io sono”, scrivendo e revisionando coralmente.

Pubblico qui solo alcuni dei testi, sebbene moltissimi meriterebbero di essere trascritti. Complimenti!



Io sono colei che guarda la luna

appoggiata con i gomiti sul davanzale

e con gli occhi sbarrati.

Io sono colei che preparerebbe la torta al cioccolato per chi sta male

anche se a me il cioccolato non piace.

Io sono colei che ascolta la musica tutto il giorno

e muove la testa a tempo.

Io sono colei abbassa la testa e guarda i piedi

per non incrociare gli sguardi.

Io sono colei che vede un nuovo giorno

come un foglio bianco.

Q. A.

 

Io sono colei che guarda gli occhi

e non la felpa di marca.

Io sono colei che controlla l’occhiello

prima di aprire.

Io sono colei che piange

ma solo in cameretta.

Io sono colei che fa sorridere

con le battute di Pierino.

C. M.

 

Io sono colei che guarda la montagna

ma non vede la vetta.

Io sono colei che di fronte ad uno scalino

scende anziché risalire.

Io sono colei che di fronte al mare

rimane seduta sulla battigia.

Io sono colei che dopo la verifica

si asciuga le lacrime.

Io sono colei che segue sentieri già tracciati

ed affida l’inquietudine della sua anima al bianco candido di questa pagina.

M. C.

 


Io sono colui che ama sdraiarsi sul prato

durante le notti stellate.

Io sono colui che conta fino a dieci

prima di parlare.

Io sono colui che si incanta di fronte al panorama

laghi, fiumi, monti e vette innevate.

Io sono colui che gioca a pallone con la propria squadra

ed esulta con i compagni al momento del goal.

Io sono colui che quando piove apre l’ombrello

ed esce a passeggio.

C. F.

 

Io sono colui che veste di nero

perché teme le stelle.

Io sono colui che si perde tra gli ulivi

il sole e si fissa con le nuvole,

Io sono colui che guarda il monte

e si sente minuscolo.

Io sono colui che si sfoga su questa pagina

e poi guarda la luna rossa.

Io sono colui che non vuole avere un nome,

è polvere pensante e polvere tornerà.

G. A. 

 

Io sono colui che passeggia nei boschi

con il vento sulla guancia.

Io sono colui che sbircia dall’angolo della finestra

il punto più lontano.

Io sono colui che esce di casa

e saluta lo specchio.

Io sono colui che esce in gruppo

e tace.

G.G. 

 

COMPLIMENTI!

La prof

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IIA. Il nostro anno con Dante

Scrivere un solo post per tutte le attività che abbiamo svolto quest’anno su Dante è davvero difficile. Molte sono state le lezioni intriganti, le suggestioni molteplici che sono scaturite in classe dal confronto con la Commedia. Molti spunti di riflessione e attualizzazione hanno permesso di intavolare in classe argomenti assolutamente non semplici, come la giustizia, la misericordia, il senso del peccato ieri e oggi, la brutalità del giudizio e la necessità della comprensione. Non ho tenuto traccia di queste lezioni, ma sono sedimentate nella mia mente e, credo, anche nel cuore dei ragazzi. Anzi, ne sono certa, a giudicare dalla qualità di tantissimi elaborati di natura diversa che hanno realizzato e stanno ancora realizzando sulla Commedia e soprattutto dalla passione che hanno da sempre avuto nei confronti di Dante (al punto da proporre di studiare interi canti da soli, senza che io glieli spiegassi minimamente).

A voi, parte dei tanti lavori prodotti:

Modello in 3D della voragine dell’Inferno (cartone, polistirolo, DAS) a cura di E. M.:

Diorama del primo canto dell’Inferno, a cura di M. P. e dell’intera classe:

Svariati disegni (sezione in continuo aggiornamento):

Rielaborazione comica, in chiave LOL, a cura di C.C.

Il nostro carnevale e il nostro Dantedì (purtroppo in DAD), con Prof scema:

Lavori di studio ed approfondimento che i ragazzi hanno svolto in assoluta autonomia, studiando canti della Commedia con l’obiettivo di presentarli poi alla classe:

COMPLIMENTISSIMI RAGAZZI!!!!

Ma le sorprese non sono ancora finite!
Stay Tuned

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Think Twice: etwinning e Safer Internet Day_educazione civica

  1. internet e privacy

Quinck Writing

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IIA:THINK TWICE_ETWINNING: DILEMMI MORALI NELLA VITA QUOTIDIANA E PENSIERO CRITICO

Complice la lettura del V canto dell’Inferno e il duplice atteggiamento che Dante ha nei confronti di Paolo e Francesca, anche la IIA si addentra nel progetto etwinning THINK TWICE esercitandosi a ragionare su alcune situazioni dilemmatiche, ragionando attraverso casi di studio su ciò che è per loro il Bene e il Male, il Giusto e l’Ingiusto, quali sono valori per loro e quali no, perché, quale è la direzione della propria vita.

Ecco qui il file sul quale i ragazzi ragioneranno, ciascuno in modo individuale, dopo dibattito in piccolo gruppo, trascrivendo poi le loro conclusioni sia in italiano che in inglese nel forum del progetto europeo.

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IIA: Il flashback nella poesia_Ricordi in versi

Nonostante la didattica a distanza, continuiamo a lavorare sui testi, a leggere e a scrivere di noi.
I ragazzi stanno scrivendo dei testi davvero ben scritti, pensati e critici, sforzandosi ogni volta di migliorare la propria capacità espressiva, anche attraverso l’uso dei flashback.

Per questo, ho sottoposto ai ragazzi altri due modi di narrare i propri ricordi, questa volta attraverso la capacità evocativa e creatrice della poesia. 
Ho scelto “Rio Salto” di Giovanni Pascoli e “I fanciulli battono le monete rosse” di Leonardo Sinisgalli.

Leggiamo “Rio Salto” di Giovanni Pascoli:

Lo so: non era nella valle fonda
suon che s’udia di palafreni andanti:
era l’acqua che giù dalle stillanti
tegole a furia percotea la gronda.

Pur via e via per l’infinita sponda
passar vedevo i cavalieri erranti;
scorgevo le corazze luccicanti,
scorgevo l’ombra galoppar sull’onda.

Cessato il vento poi, non di galoppi
il suono udivo, né vedea tremando
fughe remote al dubitoso lume;

ma voi solo vedevo, amici pioppi!
Brusivano soave tentennando
lungo la sponda del mio dolce fiume.

 

L’esperienza raccontata da Pascoli è quella che spesso capita a tutti noi, quella di immaginare ad occhi aperti che eventi passati ci appaiano improvvisamente davanti agli occhi, come se avvenissero in quell’istante: Lo so, dice Pascoli, che non sono cavalieri al galoppo, ma è solo il rumore dell’acqua nella gronda, eppure il poeta all’udire di quel suono, vede i cavalieri errati, le loro corazze scintillanti, la loro ombra sulle onde. La potenza del ricordo fanciullesco giunge tramite il suono dell’acqua sulle tegole, che evoca un mondo fantastico come se fosse davvero davanti agli occhi. Il poeta è cosciente dell’illusione del tutto, ma questo non gli impedisce di visualizzare il proprio mondo interiore. Come tutti i flashback, anche questo è stimolato da un dato sensoriale, in questo caso l’udito
Quando poi cessa il vento, la pioggia e il rumore sulle tegole, ecco che svanisce anche il ricordo (Cessato il vento poi, non di galoppi/ il suono udivo, né vedea tremando/ fughe remote al dubitoso lume ) e si torna al presente, dolce e familiare.

PROPOSTA DI SCRITTURA: Sulla falsariga del testo di Pascoli, prova a scrivere di un tuo ricordo sollecitato da un dato sensoriale (uditivo, gustativo, tattile…) come se lo vedessi davanti agli occhi mentre scrivi. Mantieni l’incipit “Lo so”, che può aiutarti a giocare sul binario del ricordo visualizzato/ presente reale. Mantieni per quanto possibile, anche la struttura del sonetto, con ritorno al presente nelle terzine.

Leggiamo ora “I fanciulli battono le monete rosse” di Leonardo Sinisgalli:

I fanciulli battono le monete rosse

contro il muro. (Cadono distanti

per terra con dolce rumore.) Gridano

a squarciagola in un fuoco di guerra.

Si scambiano motti superbi

e dolcissime ingiurie. La sera

incendia le fronti, infuria i capelli.

Sulle selci calda è come sangue.

Il piazzale torna calmo.

Una moneta battuta si posa

vicino all’altra alla misura di un palmo.

Il fanciullo preme sulla terra

la sua mano vittoriosa.

 

Il ricordo è quello, consueto, di giochi di bambini. L’atmosfera è allegra, gioviale e per questo, nonostante il fervore con cui i ragazzi giocano, anche le ingiurie diventano dolcissime. Il ricordo è vivo nella mente, vivissimo, visualizzato nell’istante, tanto che tutto il ricordo è in presente. Il poeta lo ricorda come fosse lì, nel momento in cui si compie. La giovialità dei ragazzi è raccontata da una serie di azioni, precise, puntuali, secche, senza alcuna retorica: i ragazzi battono le monete, gridano a squarciagola, si scambiano dolcissime ingiurie. Possiamo visualizzare facilmente anche noi  il ricordo: abbiamo indicazioni precise, visive ed uditive. Nonostante la vivacità delle azioni, capiamo che l’emozione che il poeta vuole trasmettere è quella dell’amore, dell’affetto (dolce rumore, dolcissime ingiurie, i bambini, il fanciullo). Il ritorno al presente avviene con “Il piazzale torna calmo“, dato visivo ed uditivo insieme. Sentiamo il silenzio di quel piazzale, ormai spopolato dall’allegria dei fanciulli e visualizziamo la vittoria trionfante del ragazzo che preme sulla terra la sua mano vittoriosa

PROPOSTA DI SCRITTURA: Racconta un tuo ricordo personale usando esclusivamente il tempo presente, come se l’evento ricordato si verificasse contemporaneamente alla tua scrittura. Usa immagini puntuali, secche, asciutte, prevalentemente azioni. Fai svanire poi il ricordo, tornando negli ultimi versi alla realtà. L’emozione da trasmettere è quella dell’amore, della nostalgia.

La prof

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IIA: Il flashback per trasmettere emozioni

Da qualche tempo, coi ragazzi di IIA, abbiamo intrapreso la strada delle anacronie narrative e ci stiamo confrontando con i flashback. Abbiamo ragionato insieme sui molteplici valori che lo sguardo all’indietro può avere nella narrazione come anche nel cinema (caratterizzare un personaggio, chiarire la sua storia, spiegare alcuni comportamenti, creare tensione, preparare un colpo di scena etc…). Abbiamo letti alcuni testi in classe e ci siamo esercitati un po’ in alcune manipolazioni (inserimenti di flashback in brani antologici).

imagesSiamo poi scesi più nel dettaglio, attraverso la scrittura laboratoriale, iniziata in classe, terminata a casa, condivisa e rivista coralmente la volta successiva in classe, come d’abitudine.

Qui di seguito i brani che abbiamo usato e gli esercizi proposti finora (la lista sarà aggiornata di settimana in settimana, anche con i testi migliori dei ragazzi):

 

IL FLASHBACK PER DESCRIVERE I SENTIMENTI DI UN PERSONAGGIO; IL FLASHBACK PER CREARE TENSIONE

IL FLASHBACK PER SPIEGARE IL COMPORTAMENTO DI UN PERSONAGGIO (FLASHBACK E INCIPIT IN MEDIAS RES)

Siamo tutti esuli dal nostro passato. (Fëdor Dostoevskij)

La prof

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Giornata della memoria e del ricordo 2021

Sito che documenta il percorso di quest’anno: ricordo, attraverso la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo e lo studio della Costituzione Italiana.

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IIIB: Approfondimenti di geografia economica

Ragazzi, è venuto il tempo di mettere a frutto quanto studiato finora sulla globalizzazione e sulle conseguenze che essa ha sulle persone, sull’ambiente, sull’economia.

Ecco una foto/mappa riassuntiva di quanto studiato: cliccate sopra l’immagine interattiva e guardate i materiali che vi sono linkati

La globalizzazione ha effetti sia positivi che negativi. Ascoltate questo video e poi sul quaderno schematizzatene il contenuto in una tabella a due colonne (VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA GLOBALIZZAZIONE):

Gli approfondimenti che vi propongo riguardano gli svantaggi. Scegliete l’argomento che più vi interessa e seguite le indicazioni date.

a) LA MONOCOLTURA: COSA E’ E COSA PROVOCA

MATERIALIASPETTI DA APPROFONDIRE
1)Cosa è la monocoltura e le conseguenze
2)VIDEO sui danni ambientali
3)L’indebitamento dei contadini che monocoltivano per l’esportazione (slide 31-33)
4) Monocoltura e fame
5) Suicidi contadini indebitati

1) cosa si intende per monocoltura
2) quali sono i danni all’ambiente e perché
3) Conseguenze sulle persone che monocoltivano per l’esportazione (indebitamento > dipendenza dall’acquirente > povertà > mancata istruzione e sanita’ >mancanza di prospettive di miglioramento
4) monocoltura come meccanismo di produzione della povertà e della fame

b) IL MERCATO DELLE SCARPE DA GINNASTICA. UN ESEMPIO DI SFRUTTAMENTO E MERCATO GLOBALE

MATERIALIASPETTI DA APPROFONDIRE
1) Panoramica e un caso di una industria cinese
2) Documentario da vedere (molto consigliato!)
3) Caso delle Nike: costo reale delle scarpe
4) Condizioni di vita in una fabbrica Nike e analisi del prezzo
5)il caso delle infradito: sfruttamento e inquinamento
1) Perché molte aziende delocalizzano?
2) Cosa sono le multinazionali?
3) Perché i geverni del sud accettano le fabbriche del nord che esportano le industrie?
4) Qualità di vita degli operai (molto dettagliata)
5) Esempi di sfruttamento (scegli un brand ed esponi i meccanismo di produzione)

c) DIETRO I NOSTRI CELLULARI E I NOSTRI COMPUTER


MATERIALI
ARGOMENTI DA APPROFONDIRE
Documentario sulla Apple (50′, ma consigliatissimo)
Le miniere dove nascono le batterie dei cellulari (Video, consigliatissimo)
Sfruttamento minorile e coltan
Digitale e inquinamento
1) Lo sfruttamento dei lavoratori in alcune industrie del settore tecnologico: qualità di vita e di lavoro, rischi, conseguenze
2) lo stipendio del lavoratore e i suoi diritti
3) lo sfruttamento come risposta ad una domanda sempre più alta di device (parlare del coltan e delle miniere del Congo)
4) l’inquinamento prodotto dalla tecnologia

La prof

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