IIA IIIA: recensioni creaTTive_Idee :)

Per le vostre recensioni, ecco a voi delle idee creaTTive, per divertirvi recensendo.

Potete comunque scegliere, se volete, anche la scheda di recensione che conoscete.

Qualsiasi forma di recensione voi scegliate, ricordatevi che si tratta di un lavoro di analisi e riflessione sul libro che deve contenere:

  • brevissime indicazioni biografiche dell’autore e indicazioni sul libro;
  • breve trama, senza troppi dettagli e senza svelare colpi di scena o il finale;
  • dettagliata analisi dei personaggi: cosa fanno, come si comportano, cosa ti hanno fatto capire, cosa condividi del loro comportamento, ti assomigliano, ti hanno fatto riflettere, ti hanno insegnato qualcosa…?
  • analisi del luogo: dove si svolge la storia, in che tempo, è impirtante il luogo nello sviluppo della storia, ha un significato simbolico, è un luogo reale o fantastico, che emozioni ti ha suscitato….?
  • stile del libro: che genere è, il linguaggio è semplice, difficile, ci sono colpi di scena, ha qualche tecnica che ti ha colpito…?
  • messaggio: cosa ti ha insegnato il libro, su cosa ti ha fatto riflettere, quale è il messaggio che secondo te l’autore voleva dare…?
  • frasi e citazioni significative che porterai con te.

Ecco tipologie creative di recensione:

COFANETTO:


LAPBOOK:

Buon lavoro!

La prof

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IIA: “Casa Lampedusa” e Albi illustrati

Progetto Stay Human

Casa Lampedusa

——-

 

Leggendo “Casa Lampedusa” in preparazione dell’incontro con l’autore, abbiamo vissuto in classe quello che Salvatore, giovane protagonista del libro, vive nella biblioteca della sua Lampedusa: abbiamo deciso di incontrare i silent book e gli albi illustrati.

Ecco quelli che abbiamo letto tutti in classe, facendoli ruotare tra i banchi:

Gli albi e i silent book hanno raccolto molto successo e, parallelamente al percorso su fantasy, sono stati affiancati alla lettura di “Storie del terrore da un minuto” e ad altre letture sul libro di antologia.

Sviluppando il percorso su descrizioni, flashback, ho chiesto ai ragazzi di sviluppare albi illustrati, prendendo spunto dalle riflessioni fatte intorno alle storie lette e prendendo spunto dagli albi letti.

Devo dire che il livello dei testi è davvero notevole, come anche la trasposizione grafica degli albi!

COMPLIMENTISSIMI RAGAZZI!!!

Nell’attesa che la prof trascriva i testi, intanto godetevi la stupenda galleria fotografica dei lavori! ❤

NICOL FABBRI:

ELISA POMPILI:

VIRGINIA PANCI:

NIKOLETT ROZSAVOLGYI

MANUEL MASTROGIACOMO:

ALBERTO PAOLUCCI E DANIELE QUARESIMA:

SOFIA ROSSI E SERENA TRINCHIERI:

DANIELE ROSA:

BRAVISSIMI!

La prof

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IIIA: Stay Human e “Casa Lampedusa”: approfondimenti

Progetto eTwinning “STAY HUMAN”

Sia la IIA che la IIIA stanno leggendo da tempo “Casa Lampedusa”, romanzo di Antonio Ferrara che, tra qualche giorno, incontrerà i nostri ragazzi a scuola.

I ragazzi stanno leggendo il libro, seguendo questo percorso di lettura e approfondimento:

Qui di seguito pubblico i lavori condotti dai ragazzi di IIIA durante la lettura del libro. COMPLIMENTI e a presto con l’incontro con l’autore!

Alexandra Tighici:

Federica Troiani:

Alexandra Tighici:

Tommaso Mastropietro:

La prof

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IIIA: Stay Human: Leggiamo il presente_I lavori (Africa)

Progetto eTwinning “STAY HUMAN”

Pubblico, con enorme e colpevole ritardo, i numerosi ed ottimi lavori eseguiti dai ragazzi circa la situazione di conflitti e difficoltà economico-sociale in Africa (qui l’attività di riferimento). I ragazzi si sono informati sui principali conflitti africani, hanno scelto di approfondirne uno, hanno indagato le cause e le concause ed hanno relazionato in classe ai compagni.

COMPLIMENTI!

IL LAVORO CARTACEO A SCUOLA:

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I LAVORI COLLABORATIVI ON LINE:

Benedetta Bruschini:

Massimiliano Rocca:

Syria Rocca:

Alexandra Tighici:

Syria Rocca:

Andrea Silvestrini:

Sofia Di Pietro:

Tommaso Mastropietro:

Tiberio Carp:

Pietro Ilari:

Federica Troiani:

LA PROF

 

 

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IIIA: Ungaretti…alla Julian Peters ;)

Qualche tempo fa, con i ragazzi abbiamo affrontato lo studio di Ungaretti e abbiamo conosciuto la forza, l’immediatezza e l’intensità delle sue poesie. Abbiamo anche conosciuto come Julian Peters abbia trasposto le medesime emozioni su un foglio di carta, come abbia rappresentato in maniera scenografica le poesie.

La versione di Veglia di Julian Peters li ha molto colpiti.

E così ho chiesto: “Chi di voi vuol provare a fare cone Peters, a raccontare con la matita e per scene le poesie di Ungaretti?”.

Tempo due giorni, ho ricevuto questi due capolavori.

Il primo è di Federica Troiani, che si è cimentata con FRATELLI…A voi:

 

Il secondo capolavoro è di Alessandra Tighici, che ha rappresentato SAN MARTINO DEL CARSO: 

Non si tratta di semplice fumetto: si tratta di evidenziare i nuclei tematici dei versi, i significati secondi evocati dalla brevità dei versi come anche dalle analogie, si tratta di far proprio un messaggio serrato e polisemico…Non ho altro da aggiungere se non…

COMPLIMENTI COMPLIMENTI COMPLIMENTI RAGAZZE!

La prof in visibilio

ps: la prof deve pubblicare ancora taaaaanti lavori di IIIA e IIA #abbiatepazienza

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Stay Human: IIIA IIIB_Intervista a rifugiato del Centro Astalli

Progetto Stay Human


Il 25 Marzo scorso i ragazzi delle terze medie hanno avuto la possibilità di fare un incontro particolarmente toccante con un rifugiato del Centro Astalli, ormai in Italia da diversi anni.

Assan, chiameremo così il ragazzo che abbiamo incontrato, ci ha raccontato la sua vita, molto difficile, da quando, appena 15enne, è stato costretto a scappare da casa nel giro di una nottata.

Tutto inizia quando, nel suo paese subtropicale (che qui tacciamo), suo cugino che aveva acquistato un pullman di gran turismo, dopo essersi indebitato per questo acquisto che avrebbe dovuto garantirgli un lavoro come autista, si rifiuta di pagare i dazi che nella capitale si devono pagare a bande di malfattori che gestiscono le strade e stabiliscono il prezzo del passaggio. Assan ci racconta che, per attraversare la capitale, occorreva pagare più dazi a tutte le bande locali. Suo cugino non riusciva a guadagnare a sufficienza per ripagarsi il debito iniziale di 60.000 euro e poter vivere. Di fronte all’ennesima richiesta, il cugino prende la pistola e uccide due esattori, appartenenti all’etnia avversa alla sua.

Immediatamente scattano le vendette trasversali tra famiglie. I parenti dei due uomini bussano a casa di Assan, con l’intenzione di ucciderlo. La madre tergiversa, dice che il figlio non era in casa e i sicari si allontanano. La madre, col cuore in gola, dice ad Assan che se ne deve andare, la sera stessa, perché presto sarebbero ritornati per fargli la pelle. Assan aveva 15 anni. La madre gli dà tutti i soldi che la mamma aveva in una cassetta di legno e lo manda via. Da solo.

Assan sapeva che c’erano trafficanti che lo avrebbero potuto aiutare per arrivare in Libia e poi, da lì, ad imbarcarsi per l’Italia. Li cerca sui social e prende contatti con loro. Gli assicurano un viaggio comodo, da solo, in jeep, anche attraverso il deserto. Assan accetta e consegna i primi 900 euro.

Quando si reca al posto dell’incontro, vede che ci sono 32 persone prenotate, per viaggiare su un pickup: le 32 persone avrebbero dovuto viaggiare per km e km uno sull’altro, stando a turno sul fondo del rimorchio o sul bordo, insieme ai loro zaini. Assan non vuole partire e lo dice al trafficante, che scopre essere un poliziotto.

-Allora resta pure qui- gli risponde.

Ma Assan è solo, indietro non può tornare. Tanto vale tentare. Consegna i 900 euro e sale dietro sul pickup, mettendosi a cavalcioni sul bordo, con una gamba a penzoloni. Un carico umano che vale 28.000 euro (900×32), un viaggio che vale più del valore della macchina.

Viaggiano così fino ad arrivare all’inizio del deserto. Tutti si lamentano: la macchina corre anche per 12h di fila, senza fare tante soste, stabilendo pause arbitrarie per il bagno e per mangiare. La macchina sfreccia anche a 180 km/h, facendo sobbalzare tutti nel rimorchio, a 40°C nel deserto.

Capita così che, dopo un 100 di km dall’inizio del deserto, la macchina sobbalza bruscamente per una roccia, scaraventando nella sabbia un ragazzo. Tutti, dal rimorchio cominciano a gridare e a battere la lamiera per dire al trafficante di fermarsi, ma non c’è alcun cenno di rallentamento o di interessamento. Vedendo questo ragazzo scomparire all’orizzonte in mezzo al deserto, decidono di buttare nella sabbia anche il suo zaino, per dargli una minima possibilità di sopravvivenza….Lo vedono diventare un puntino nero, piccolo, solo, in mezzo all’infinità del deserto…

Dopo un paio di giorni, l’autista si ferma, dicendo:

-Siamo quasi arrivati, tra 2 km c’è la prima città della Libia. Io non vi posso accompagnare fino a lì, perché mi metterebbero in galera. Andate a piedi. Il viaggio finisce qui.

Tutti cominciano ad inveire. Nessuno ha mai attraversato il deserto e nessuno sa orientarsi.  Ma non c’è verso. L’autista sfreccia via, lasciando 30 persone sole nel deserto. Iniziano le discussioni: chi vuole andare a destra, chi a sinistra, chi indietro, seguendo la macchina. Ci sono liti e si formano 4 gruppi. Assan e altre 4 persone prenderanno una direzione diversa dagli altri, di cui ancora oggi non ha più saputo nulla.

Non mancavano 2 km. Assan e i suoi amici camminano per 12 giorni, indovinando, per puro caso (o provvidenza) la direzione giusta. Il suo è un gruppo fortunato: ha 2, 5 kg di cipolle. Ci spiega Assan che le cipolle servono per bruciare la bocca, per non far sentire la sete e dare comunque il nutrimento. nel tragitto, Assan butta le scarpe e lo zaino. Va avanti solo per la disperazione di non poter tornare indietro.

Dopo 12 giorni, arriva, spossato nella prima città della Libia. Ha fame, è disidratato, sporco, maleodorante. C’è un ristorante. Chiede di poter mangiare: beve una bottiglia di acqua e mangia un solo cucchiaio di riso. Sa che mangiare tanto può essergli fatale. A questo punto, gli si avvicinano i gestori del locale:

-Devi pagare il conto.

-Ma io non ho soldi, né ho mangiato se non un po’ di riso.

Lo picchiano e lo costringono a lavare tutti i piatti della giornata e a pulire tutto il locale. Ma Assan tutto sommato è felice…

-Avevo un tetto sulla testa, cibo. Mi pagavano pochissimo, ma era comunque tanto per me. Dopo molto tempo, riesco a racimolare qualche soldo e decido di contattare un altro trafficante per fare il viaggio in mare…

Arrivo al porto…Mi avevano promesso una nave di legno, un viaggio dignitoso, umano…Invece mi trovo di fronte ad un gommone, precario, rischioso. Siamo tantissimi. Anche qui ci dicono la stessa cosa di un tempo:

-O parti o ti fermi qui. Ma per te c’è il carcere.

Sono poliziotti, i trafficanti. Non si possono denunciare. Loro che dovrebbero proteggere la popolazione sono loro stessi dei malviventi. Il loro stipendio mensile di un poliziotto è di 500 euro: guadagnano molto di più a fare i trafficanti. Le carceri libiche sono tremende…Lì avviene di tutto. E’ per questo che tutti accettando di salire sul gommone.

Il gommone non ha nessuno che lo guidi. Chi si mette alla guida è un disperato come gli altri, che non sa nulla di navigazione a mare aperto. Non è uno scafista: gli scafisti non rischierebbero mai la loro vita…Il gommone ha quel tot di benzina che permette al gommone di arrivare in acque internazionali.

Lo fanno a posta: loro vogliono che noi moriamo in mare…Abbiamo visto le loro facce, siamo un pericolo per loro… Noi non lo sapevamo…Ci dicevano: poche ore e sarete arrivati in Italia. Invece siamo stati 3 giorni nell’acqua, in balia delle onde e il gommone ben presto si spegne…Non c’era più benzina. Io e gli altri siamo stati avvistati dalla Guarda Costiera italiana…Loro, con la loro nave a motore, in 4 h, ci hanno portato a Lampedusa. Se una nave a motore impiega 4 h per arrivare a Lampedusa, quanto ancora avremmo dovuto stare in mare per arrivarci con un gommone, ammesso di navigare nella giusta direzione? Se la guardia costiera non ci avesse salvato, io e gli altri saremmo morti…

Assan termina il suo racconto così. Oggi vive a Roma. Ci vive da 10 anni. Grazie al centro Astalli, ha avuto una accoglienza dignitosa e ha potuto nel tempo riacquistare la dignità attraverso un lavoro. Ha terminato gli studi e ha un lavoro regolare. Nel suo paese non è più tornato. Altri suoi parenti sono morti a seguito della faida familiare. Sua madre la sente una volta a settimana, via Skype…


Incontri come questi valgono più di mille lezioni di cittadinanza…

Grazie Assan per averci raccontato la tua storia, grazie Roberta, volontaria del centro Astalli, grazie  prof.ssa Marisa Tola per averci dato la possibilità di ascoltare la Storia che si sta scrivendo sotto i nostri occhi…

Dell’incontro è stato fatto un video, che non si pubblica per tutelare Assan. ecco a voi qualche foto:

La prof

 

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IIIA: Vietato morire_Ungaretti ed Ermal Meta_Amare oltre e nonostante.

Ragazzi, mi appoggio al blog, per approfondire una connessione che mi è venuta in mente l’ultima volta, spiegando “Veglia” di Ungaretti (vi posto la rielaborazione grafica di Julian Peters che abbiamo commentato insieme).

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La storia di Ungaretti è ben nota: inizialmente interventista e nazionalista, si scontra con la dura realtà della trincea, ne scopre la crudeltà e la bestialità. La sua sopravvivenza non è solo “fatale”, ma è ancor prima un atto di volontà, una scelta di rispondere alla logica disumana e disumanizzante della guerra attraverso l’attaccamento alla vita, al recupero della sua umanità, alla ribellione interiore nei confronti degli ordini di morte:

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

(Fratelli, Ungaretti)

Cos’è, se non una ribellione forte, quella di chiamare “fratelli” i soldati della trincea nemica? Cos’è se non folle rivolta dettata dal bisogno di umanità?

Quanto più la guerra desidera imbestialire, tanto più Ungaretti si “attacca alla vita”, quanto non lo è mai stato.

Viene in mente, molto simile, la folle rivolta di Primo Levi nei lager: a che pro farsi la barba con un coccio di vetro, a che pro rischiare la vita per svuotare il secchio di urina fuori dalla baracca, a che pro recitare i versi dell’Ulisse dantesco ad un prigioniero ungherese? Gesti di folle umanità, compiuti con l’intento di ribellarsi all’abbrutimento, ricordandosi costantemente di essere uomo, di essere prezioso (leggete il capitolo di “Se questo è un uomo” a questo link).

Rifiutarsi di diventare un numero, un ingranaggio di una macchina infernale è stato l’unico modo per sopravvivere: non cedere all’odio per l’odio, non rispondere alla violenza con altra violenza, non perdere la propria dignità ha permesso a Ungaretti, Levi e tanti altri di continuare a vivere e ad amare. Oltre e nonostante.

E’ qui che vengono alla mente numerose canzoni di Ermal Meta, prima fra tutte la stupenda “Vietato morire”:

La canzone, bella e struggente, racconta la violenza del padre, la difficoltà di diventare grande anzitempo, sebbene avesse “ancora i pantaloncini“, ma racconta soprattutto come la madre e lui siano riusciti a vivere non perdendo la speranza, non maledicendo la vita, piuttosto insegnando e praticando l’amore. Ricordati che è vietato morire“, perché si deve amare e vivere. Oltre e nonostante:

Ricordo quegli occhi pieni di vita
E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia 
Ricordo la notte con poche luci
Ma almeno là fuori non c’erano i lupi
Ricordo il primo giorno di scuola
29 bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro 
Come mai avessi un occhio nero
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là 
E la paura frantumava i pensieri
Che alle ossa ci pensavano gli altri
E la fatica che hai dovuto fare
Da un libro di odio ad insegnarmi l’amore
Hai smesso di sognare per farmi sognare
Le tue parole sono adesso una canzone
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai 
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai 
Non sarà mai più grande dell’amore che dai
Non ho dimenticato l’istante 
In cui mi sono fatto grande
Per difenderti da quelle mani
Anche se portavo i pantaloncini 
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là 
Ma la magia era finita
Restava solo da prendere a morsi la vita
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai 
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai 
Non sarà mai più grande dell’amore che dai
Lo sai che una ferita si chiude e dentro non si vede
Che cosa ti aspettavi da grande, non è tardi per ricominciare
E scegli una strada diversa e ricorda che l’amore non è violenza
Ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai 
E ricorda che l’amore non ti spara in faccia mai
Figlio mio ricorda bene che
La vita che avrai
Non sarà mai distante dell’amore che dai
Ricorda di disobbedire 
Perché è vietato morire
Ricorda di disobbedire 
Perché è vietato morire
Perché è vietato morire
Vietato morire

Molte altre sono le canzoni/poesie di autori che rispondono all’odio con folle amore alla vita…Ma lascio la parola a voi.

Ve ne vengono in mente altre? Altri esempi? Commentate il post a vostro piacimento.

 

Intanto vi lascio riflettere con altri esempi di vivere oltre e nonostante….

Manuel Bortuzzo, il ragazzo colpito alla schiena per sbaglio da due malviventi fuori da una discoteca romana:

Alex Zanardi, ex pilota di Formula Uno:

Bebe Vio, schermitrice:

Aspetto vostre riflessioni! 😉

La prof

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