Stay Human: IIIA IIIB_Service Learning_Incontro con rifugiati

Progetto “Stay Human”


Oggi i ragazzi delle classi terze hanno potuto incontrare a scuola tre rifugiati politici presenti nei centri di accoglienza del nostro territorio. L’incontro è stato svolto nell’ambito del progetto “Service Learning” della professoressa Marisa Tola: i ragazzi di IIIB stanno insegnando l’italiano ad alcuni ragazzi dei centri di prima accoglienza del nostro territorio. Abbiamo chiesto a questi “alunni speciali”, quindi, se fossero interessati a raccontarci la loro storia, il perché si trovino qui in Italia e perché abbiano lasciato il loro paese di origine, in modo da poter approfondire il discorso dei diritti umani che i ragazzi stanno studiando con il progetto eTwinning.

Oggi quindi, sia i ragazzi di IIIA che di IIIB hanno intervistato i tre rifugiati. Tacciamo, per ovvie ragioni di sicurezza, sia il loro nome, sia altre indicazioni biografiche. La videointervista realizzata sarà caricata e visibile solo nell’ambiente protetto di etwinning e comunque senza l’inquadratura dei volti.

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Chiameremo i tre rifugiati con nomi di fantasia, Philippe, François, Marie.

Philippe era un insegnante in una scuola primaria (con classi di 100 bambini!). Nel suo paese vige attualmente una dittatura di tipo militare e ha dovuto abbandonare il paese lo scorso anno, lasciando genitori e portando con sé solo il figlio. Parla un discreto italiano e ha fatto da tramite durante tutta la videointervista. Ha un viso malinconico. Ci racconta della vita nel suo piccolo villaggio di 2/300 persone, della scuola, delle feste. Ma ci racconta anche della guerra civile che insanguina il suo paese, del fatto che ora la situazione sembra più distesa, ma sia comunque impossibile rientrare. Parla piano e alla fine ci dice “Lasciamo stare, troppo duro, non buona questa domanda”.

François è il più sofferente: inizialmente impacciato e ritroso, ha poi raccontato con passione mista a rabbia il viaggio da suo paese fino alle coste libiche, per imbarcarsi alla volta dell’Italia. Un viaggio durato due anni, attraverso diversi paesi africani, attraverso il deserto, in continuo contatto con gli intermediari che, in cambio di assistenza durante il viaggio, chiedevano alle famiglie d’origine i soldi per poter permettere ai loro familiari di tentare il viaggio della speranza. François racconta la difficoltà del viaggio, la violenza subita, indugiando su quanto avviene il Libia: la voce si fa veloce, il tono della voce si alza, gli occhi sembrano velarsi di lacrime, si sente rabbia mista a dolore nelle sue parole. Ci parla delle prigioni libiche, in cui lui stesso è stato. “C’est pas facile vivre en Libie…” ci dice…”J’ai eté en prison…”. Lui si è imbarcato con “le bateau” e durante il viaggio ha visto di tutto. Philippe interviene, ad aiutare la sua commozione e dice “Quello che leggete su internet sulle carceri libiche è tutto vero…”. Ha gli occhi vividi, il francese fluisce rapido, incalzante, gesticola con rabbia, sembra rivivere adesso le cose di allora. Quando racconta del viaggio e della Libia, c’è un silenzio rimbombante tra i ragazzi, che colgono la drammaticità del racconto nonostante il francese stretto. C’è commozione, tra i ragazzi.

Marie è taciturna. Piccola sulla sedia, ha quasi paura di disturbare. Non interagisce molto, ha lo sguardo basso. Un ragazzo chiede: “Chi hai ancora nel tuo paese?”. Allora lei alza la testa e gli occhi le si velano di lacrime e la punta del naso si fa un po’ rossa: “Mamma e papà”. Parole e commozione che dicono più di tanti discorsi.

Chiediamo, poi, a tutti che cosa pensino dell’Italia, se abbiano subito episodi di razzismo e come reagiscono quando sentono frasi come “Tornino a casa loro”.

È François che parla, con passione, come al solito. Forse abbiamo toccato un altro nervo scoperto. “Noi in Africa accogliamo tutti, che sia bianco o no. Siamo la culla della civiltà e accogliamo tutti. Da noi non ci sono differenze. Qui in Italia mi capita spesso che non si siedano accanto a me sul pulman. Preferiscono restare in piedi. Una volta ho ceduto il mio posto ad una persona più grande, perché sono stato educato così. Questa persona mi ha risposto che mai si sarebbe seduto in un posto dove era stato seduto un nero. Sono cose che fanno soffrire”, ci ha raccontato “Noi accogliamo tutti, perché qui è diverso?”.

Imbarazzante non saper rispondere a questa domanda…

Sono davvero riconoscente a Philippe, François e Marie, ai responsabili del centro, alla prof. Tola per questa grande occasione di confronto e incontro e spero con tutto il cuore che i ragazzi ne facciano memoria.

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“Casa Lampedusa”, di Antonio Ferrara_Laboratorio di lettura e progetto “Stay Human”

Progetto “Stay Human”

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Condivido qui il percorso, già avviato da più di un mese, che riguarda la lettura del libro “Casa Lampedusa” di Antonio Ferrara, che incontreremo a scuola nel mese di Aprile prossimo.

Copertina del libro

Casa Lampedusa, A. Ferrara

Le attività qui di seguito illustate sono state pensate con più obiettivi:

  • appassionare alla lettura (con la lettura ad alta voce)
  • potenziare la lettura e la scrittura, attraverso attività diverse, dalla scrittura creativaa quella guidata, da quella personale a quella libera;
  • far riflettere coscientemente sull’attualità;
  • intrecciare le proprie riflessioni con quelle di altri ragazzi europei del progetto etwinning “Stay Human“, sui diritti umani.

Ecco quindi tutte le attività previste e in corso di realizzazione!

In attesa di incontrare l’autore!

(ps: appena la prof riesce, verranno pubblicati i vari testi dei ragazzi, molti dei quali già svolti. Seguiteci, con pazienza 😉 ).

La prof

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Per essere cittadini: incontro con Roberto Rosso di RETUVASA

Ieri, 13 febbraio, tutte le classi hanno partecipato ad incontro in-formativo con Roberto Rosso, dell’associazione RETUVASA, Rete per la Tutela del Sacco. Da diversi giorni, tutti I ragazzi si stanno informando sulla situazione della Valle del Sacco, ascoltando videointerviste e reportage (imparando, contestualmente, le tecniche dell’ascolto attivo e dell’annotazione di appunti a sostegno della comprensione). L’incontro con Roberto Rosso si colloca all’interno di queste attività, volte a dare rinforzi didattici e a formare, al contempo, futuri cittadini consapevoli.

Roberto ha avviato l’incontro con le domande/curiosità dei ragazzi. Hanno chiesto:

-Quanti morti ci sono stati finora nella Valle del Sacco?

-Come si bonifica un territorio inquinato?

-Che cosa si può fare?

-Quale è la città più inquinata?

Roberto ha risposto ai ragazzi, sottolineando, tuttavia, la difficoltà di fornire risposte puntuali, perché la situazione è tanto grave quanto difficilmente delineabile: se è vero che molte persone sono risultate contaminate dal BHC, è comunque difficile dimostrare in alcuni casi la correlazione con l’insorgenza di tumori o con i decessi. Le stime sono, purtroppo, molto sfuggenti e imprecise. Roberto ha proseguito poi, ricordando, insieme ai ragazzi, la storia dell’inquinamento della zona, con l’interramento di fusti tossici e il conseguente avvelenamento delle falde. Ha poi tratteggiato i vari scenari possibili per la bonifica, dei modi diversi di bonificare, ma ancor di più dell’importanza di non inquinare. Ha, infatti, proseguito, illustrando le caratteristiche del suolo, I processi di decomposizione, l’efficienza e la delicatezza degli ecosistemi.

L’incontro si è concluso ricordando ai ragazzi quanto sia importante tutelare il nostro pianeta, comportandosi da cittadini rispettosi dell’ambiente.

Ringrazio vivamente Roberto per aver dedicato ai ragazzi parte del suo tempo e la prof.ssa Marisa Tola per aver organizzato l’evento.

La prof

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Giornata della memoria_IIa: quando la sofferenza tocca i piccoli e gli adolescenti

Co i ragazzi di IIA abbiamo deciso di fare memoria, ripensando a quando la tragedia arriva a toccare i piccoli e gli adolescenti.

Complice il cartone da poco realizzato su Andra e Tiana Bucci, abbiamo deciso di approfondire la loro storia:

 

Altri materiali per approfondire giovani vittime dell’Olocausto:

 

Testimonianze scritte, sempre di ragazzi:

Mi hanno portato in questo posto lontano dal mio solito mondo in una notte d’inverno. Il treno sferragliava sui binari per una direzione ignota e io giocavo con le biglie insieme a un amico, nascosto in un angolo del vagone merci. Intorno a me tante persone, unite da identico destino, dirette in un campo recintato da filo spinato, palizzate di legno e cemento. Il lavoro vi renderà liberi, mi sembrava di aver letto sopra un grande cartello, mentre uomini in divisa lanciavano sgradevoli grida al nostro indirizzo.

Mia madre non so dove sia, dopo la cattura non l’ho più vista, pare che l’abbiano portata in un settore del campo dove tengono soltanto le donne. Mio padre mi ha lanciato un bacio mentre soldati in divisa dai sorrisi tristi lo conducevano in una capanna cadente, lontana dai miei occhi. Adesso che sono solo, mi fanno compagnia le pagine sporche e ingiallite di questo quaderno dove annoto pensieri e ricordi, stando attento a non farmi vedere dalle guardie, la sera prima di andare a dormire. Non potrei farlo, se mi scoprono rischio di essere picchiato, magari mi tolgono pure la modesta razione quotidiana di minestrone insipido dove galleggia mezza patata bollita. Il mio diario resta il solo sfogo a giorni terribili, di follia, dove rimpiangere il passato diventa abitudine quotidiana. Ricordo le strade di Varsavia e un modesto quartiere, dove giocavo con gli amici del ghetto, ci rincorrevamo e restavamo nascosti tra gli alberi, inconsapevoli che un giorno i nostri giochi sarebbero diventati triste realtà. Rammento le serate al caldo davanti a una tazza di tè o di cioccolata calda, la quiete della nostra casa, mio padre e mia madre che parlano, magari discutono di cose futili, litigi quotidiani, piccoli motivi di dolore che hanno lasciato il posto a un orrore immenso. Penso che il passato non può tornare, le cose belle sono rimaste indietro e non faranno più parte del futuro. Il presente immodificabile scorre sopra una landa di terra umida e triste, tra freddi campi da lavoro, popolati da prigionieri che indossano logore divise in compagnia di soldati – aguzzini che latrano ordini come cani feroci. Nel mio capannone siamo soltanto ragazzi sopra i quindici anni, ci fanno lavorare come bestie, il cibo è scarso, torniamo a dormire distrutti, non riusciamo neppure a parlare. Sguardi senza espressione, poche frasi mormorate tra una lacrima e l’altra, giorni che replicano un dolore infinito. Attendo con rassegnazione l’alba di un nuovo giorno, contando gli amici che restano, osservando le ossa fragili dei compagni e vedendo nei loro corpi magri, sofferenti, l’immagine del mio fisico distrutto. Non so come si chiami questo orribile posto dove mi hanno condotto. Non ho fatto in tempo a leggere il nome della stazione quando il treno si è fermato. So solo che assomiglia tanto all’inferno di cui parlava la professoressa a scuola, durante l’ora di religione, un inferno che non avrei voluto vedere riflesso negli occhi di compagni e aguzzini. Ogni giorno qualcuno non rientra al dormitorio, mi ritrovo a contare un compagno in meno, distrutto dalla fame, dal dolore, da un lavoro che non riusciva a sopportare. Mi sento sempre più solo, mentre osservo un’orribile, gigantesca ciminiera che troneggia nel bel mezzo del campo, sentinella del dolore, gendarme d’una notte infinita.

Spengo la luce e ripongo il quaderno. Domani non si lavora, per fortuna. Domani è giorno di riposo perché ci porteranno nel capannone centrale, vicino all’immensa ciminiera. Il capo delle guardie ci ha detto che dobbiamo fare una doccia tutti insieme, dopo tanti giorni di lavoro. Ne ho proprio bisogno. In mezzo a tanta sofferenza anche un bagno caldo può alleviare il dolore…

(da https://rinabrundu.com/2012/01/27/nel-giorno-della-memoria-il-diario-di-un-piccolo-ebreo/)

(post da completare)

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Giornata della memoria e del ricordo_IIIA: le radici comuni dell’imbarbarimento umano.

 Giornata della Memoria


Ci sono delle cose che vanno assolutamente evitate quando si fa memoria e sono:

  • scadere nel sentimentalismo vuoto;
  • dare una valenza politica;
  • non trarne insegnamento alcuno per il presente.

I miei alunni conoscono i miei ritornelli, le frasi che ripeto come un disco rotto. Una di queste, forse la più ricorrente è: “Se la scuola non vi dà gli strumenti per leggere il presente, non serve a nulla. E sono io stessa a dirvelo: non-serve-a-nulla“. Studiare per studiare non serve a nulla, studiare per il maledetto voto non serve a nulla, studiare per avere i complimenti dei genitori non serve a nulla.

Penso che fare memoria sia necessario, urgente, oggi e da sempre (una mia nota Facebook a riguardo, se vi interessa). Fare memoria non serve a nulla se serve solo a stimolare una lacrima in più, o a dare un colore politico ai morti, tanto per sentirci parte di uno gruppo piuttosto che di un altro.

Ci sono delle lezioni che l’olocausto, la foibe, il genocidio armeno, quello kossovaro, quello nigeriano, congolese, cambogiano possono darci. Capirle veramente è fare memoria. Capire quali sono stati gli innesti della violenza è fare memoria. Capire quali possono essere le premesse di una dittatura o di una politica disumana è fare memoria.

Quando spiego storia, i miei alunni sanno che amo rintracciarne i meccanismi umani che sono sotto tutte le guerre, e far notare come dietro ogni guerra, ogni rivalsa, altro non ci sono che le tre fiere dantesche, che inchiodano l’uomo: la lussuria, la superbia, l’avidità, secondo l’accezione più scolastica.

Eppure a me è sempre piaciuta di più l’interpretazione di Don Paolo Pecoraro che vede nelle tre fiere dantesche le caratteristiche di ogni  peccato:

  • la lonza è l’incontinenza: ogni peccato si fa perché non ci si contiene, si traborda;
  • il leone è la violenza: ogni peccato porta con sé una cifra di violenza, verso gli altri o verso sé stessi;
  • la lupa, la bestia più cattiva, mai sazia, è la giustificazione razionale al peccato, quella che porta ogni uomo a giustificare le proprie malefatte pur di sopravvivere al senso di colpa e al peso della coscienza.

Ecco, Arringolettori, come dico ai miei alunni e come loro ormai si sono abituati a fare, provate a ripercorrere la storia dell’uomo e vedrete che dietro ad ogni guerra, genocidio, sfruttamento economico altro non ci sono che incontinenza, violenza, giustificazione razionale.

Allora studiare storia vi parrà estremamente utile, formativo e anche predittivo,  popolata come è da uomini in lotta con la propria fragilità, ieri come oggi: allora la storia potrà essere veramente maestra di vita, ma con bravi alunni pronti ad apprendere la lezione.

Per questo ho avviato una lettura in tal senso dell’olocausto e delle foibe: ho elaborato una tabella di confronto (LINK DIRETTO) per far vedere quanto le due tragedie siano intimamente simili, mosse dagli stessi meccanismi intimi dell’uomo: il desiderio di rivalsa, la paura, l’ambizione, la violenza e l’efferratezza, la disumanità.

 

 

Accanto a queste due colonne, mano a mano, inseriremo gli altri genocidi o storie di sfruttamento che studieremo e che stiamo già studiando (in seno anche al progetto “Stay human”), affinché i ragazzi possano vedere nella storia un monito ad arginare, oggi, la violenza, la paura, l’insana ambizione, trincerandosi dietro le più assurde giustificazioni.

Perché altrimenti studiare non serve a nulla.

La prof

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IIA: Dante come J-Ax? Avvio alla Divina Commedia

Lo confesso.

Mai e poi mai avrei pensato di associare Dante a J-Ax! Eppure è accaduto 🙂

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(Scusa, zio Dante, non volevo, giuro! 😉 )

Eppure, il connubio ci sta.

Nelle varie lezioni introduttive, abbiamo parlato della vita di Dante, del suo perdersi nella vita politica e mondana dell’epoca e della sua rinascita attraverso Beatrice (come scrive ne La Vita Nova) e attraverso…la selva oscura: quando, al culmine della vita politica e mondana dell’epoca, lo coglie l’esilio e la cacciata da Firenze, Dante sarà costretto a ripensare alla sua vita e, complice la rilettura della sua “storia” con Beatrice, ripenserà la sua vita precedente, ne coglierà il vuoto e l’inutilità e mediterà di scrivere la Comoedia. Quello che agli occhi del mondo poteva sembrare un priore dalla brillante carriera politica,  improvvisamente si riscopre e si ritrova come un uomo qualsiasi, fragile, di colpo povero, senza punti di riferimento, costretto a chiedere ospitalità all’estero, lontano dalla sua patria e dai suoi affetti. Ed è lì, nella povertà e nella solitudine, che si ritrova, che ritrova se stesso. Nella selva oscura, Dante ritrova se stesso, quello autentico.

Come, prima di lui, aveva già fatto Francesco.

Anche Francesco, ragazzo di successo, mondano, candidato ad essere il miglior partito di Assisi, ad un certo punto della sua vita si accorge del profondo malessere che serpeggia in sé, sotto le stoffe lussuose: si rende conto che tutto quello che ha attorno è vuoto, futile, invano. Esattamente la stessa cosa accade a Dante: tutto ciò di cui si era circondato, potere, libri, posizione sociale si rivelano inutili, fatui e, ai suoi occhi, solo Beatrice, la sua purezza divina e Dio che l’ha creata hanno ragion d’essere.

Dopo tutte queste lezioni, oggi, quindi, abbiamo iniziato a leggere i primi versi. Abbiamo parlato dell’allegoria e di come il bosco rappresenti la sua vita, caotica e buia, selvaggia, senza regole, in cui si era smarrito e in cui però, paradossalmente, ritrova se stesso, il vivere autentico.

E così, mi è tornata alla mente una (bella) canzone di J-Ax, Ricominciare da meno di zero. Nella canzone J-Ax parla di quando, brizzolato ed adulto, ha cominciato a tirare le somme della sua vita: dopo una vita di concerti e dischi, si scopre solo, un topo in una gabbia dorata, fatta in apparenza di successi e tour, ma in realtà di tanta solitudine e insoddisfazione per una vita non autentica. Decide così di tirare il freno, di terminare questa vita di musica su richiesta, di animale da palcoscenico e di ricominciare da meno di zero, da solo, ma in modo più autentico, vero,senza maschere, intenzionato a mostrarsi anche con le sue fragilità, le sue amicizie tradite e i suoi desideri di normalità.

E’ così che, stamattina, zio Dante mio, t’ho associato a J-Ax:

Qualche anno fa mi si è ingrigito il pelo
Per la prima volta ho tirato il freno
Incerto se fossi l’unico scemo
O l’ultimo a crederci per davvero
Col dubbio che per la mia crew fosse un lavoro niente più
Negli anni han fatto figli io soltanto dischi e tour
Mai cresciuto come Peter Pan
Con la labirintite, da solo, bloccato in studio
Han Solo, nella grafite
Entrato qui da sbarbato
Ho firmato ogni contratto, mi fidavo
Come di un padre, mi bastava stare sul palco
Poi eran sempre tutti in vacanza
Io da solo là che mi sbatto
Forse lo trattavo da padre
Mentre mi trattava da babbo
Perché fare roba nuova se la gente già t’adora
E alla fine si innamora solo della novità
Quasi come se dicessero sei vecchio, fuori moda
Questa roba non funziona se la fanno alla tua età
Ho pagato sono uscito come al bar
La penale coi risparmi di una vita
Al prezzo della libertà
Avevo chiuso in pari e mi chiedevo ma che senso ha
Allora perché non sei morto giovane vent’anni fa
Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
Di sè
Non voglio vivere su un grattacielo
Solo sputare indietro un po’ il veleno
E raccontarmi veramente lo spettacolo riprende
Benvenuti a tutti quelli come me
L’altro Natale stavo giù in cantina
Piangevo sui cartoni del trasloco
Che quando hai visto il mondo dalla cima, dopo
Sei intrappolato al top
Come un topo
Non sembro un uomo di successo e uomo di valore
Quando il prezzo arriva tutto in blocco dello scrittore
Copiare te stesso libera meno dolore
Che farsi tagli nel cuore
Nel sangue cercare le parole
È il caso che mi ripigli
O che mi ripigli per caso
Che tra quelli che han fatto figli, qui nessuno l’ha programmato
La mia vita è questo teatro
E quando spegneranno le luci
Non avrò nemmeno un rimpianto
Se ho vissuto da vero Goonie
E per la strada mi chiamano zio
È Philadelphia e io sono Rocky
Sarà che al posto di un bambino, Dio
M’ha dato due milioni di nipoti
Ho ascoltato la mia roba come mai ho fatto prima
Sana Pianta, Meglio Prima, Rap n’ Roll e DecaDance
L’ho trovata genuina ma si sente che ero perso
Ancora in lutto per la fine fatta dalla prima band
E quello che credevo fosse il mio fratello vero
Due bambini che da zero, hanno messo su una gang
L’amicizia che è finita come sempre nella vita
Per le donne, la politica, l’odore del vile cash
Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
Di sè
Non voglio vivere su un grattacielo
Solo sputare indietro un po’ il veleno
E raccontarmi veramente lo spettacolo riprende
Benvenuti a tutti quelli come me
Benvenuti a tutti quello come me
Benvenuti
Io dico che il confronto regge (ma Dante col pizzetto e il tatuaggio un po’ meno)!
La prof 😉
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STAY HUMAN_IIIA: Leggiamo il presente, studiando_I conflitti in Africa

Progetto eTwinning “STAY HUMAN”

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Continua il nostro percorso sui diritti umani che, purtroppo, considerate le ultime notizie, di giorno in giorno si fa più urgente (qui sotto le prime pagine del 20 Gennaio 2019, all’indomani della morte di 117 migranti nel Mediterraneo):

Scopo del progetto è quello di spingere i ragazzi ad informarsi su quello che accade intorno a loro, a reperire quante più informazioni possibili, a farsi cittadini studiando, per formarsi, da grandi, una propria idea, anche politica, a riguardo: una opinione e un pensiero, quale che essi siano, fondati su dati e conoscenza e non su sentito dire o, peggio, sul pregiudizio.

Per questo, lo studio non può che essere asservito all’attualità.

Siamo partiti, chiedendoci in classe:

  • perché accade?
  • da dove vengono?
  • perché vengono in Italia?
  • chi sono?
  • da cosa fuggono?
  • che cosa cercano?
  • c’è qualcuno che gestisce questi flussi?
  • per quali eventuali interessi?
  • da dove si imbarcano?
  • ci sono controlli? chi li fa?
  • in quali condizioni si imbarcano, viaggiano e (forse) arrivano?
  • quali sono i diritti di queste persone? e i loro doveri?
  • di chi è il compito di accoglierli?
  • ci sono delle quote di accoglienza?
  • ci sono delle linee guida da seguire?
  • chi ha il compito di monitorare i flussi?
  • ci sono leggi a riguardo? quali?
  • cosa sono le ONG?
  • legge e umanità in che rapporto sono?

Ci siamo fatti queste e altre mille domande, ma a nessuna di queste abbiamo risposto. Abbiamo preso i libri e il computer e abbiamo cominciato a cercare risposte. Le nostre risposte. Individuali e diverse.

Siamo partiti dai Push and Pull Factors e ne abbiamo parlato in classe.

Poi abbiamo cominciato a studiare l’Africa, le sue risorse naturali e le sue potenzialità. Abbiamo affiancato allo studio della geografia fisica ed economica, lo studio della colonizzazione del primo Novecento in Storia: abbiamo riflettuto intorno ai confini così dritti degli stati africani, come se fossero stati tracciati con il righello…(similitudine tristemente ironica…):

Carta politica Africa 2013

Abbiamo deciso di cominciare ad indagare la storia e la geografia africana dai conflitti ancora presenti.

  1. Per questo abbiamo letto questo articolo, che traccia le caratteristiche di tutti i conflitti africani (ne consiglio la lettura a tutti gli Arringovisitatori interessati);
  2. abbiamo poi consultato l’atlante delle guerre, un atlante interattivo che rimanda alle informazioni base dei principali conflitti nel mondo;
  3. ogni ragazzi ha “scelto” uno stato africano, ritenuto interessante per le vicende politiche, etniche, economiche e quindi ne ha avviato l’approfondimento in modo autonomo;
  4. avvalendosi di una sitografia e di alcuni webquest , hanno avviato lo studio autonomo e la stesura di ricerche condivise.

Permettetemi, Arringolettori, una piccola nota personale: sono davvero fiera di questi alunni, di questi futuri cittadini, che si stanno formando, informandosi.

In chiusura, dopo la tristissima notizia, purtroppo non nuova, di un coetaneo dei miei studenti annegato nel Mediterraneo con la pagella cucita addosso, desidero lasciarvi con una riflessione in versi, la poesia di Aldo Masullo:

La portavi cucita sul petto
– medaglia al tuo valore
risorsa estrema per avere almeno
un poco di rispetto –
l’orgogliosa pagella di scolaro
tu, solitario ragazzino perso
nell’immensa incertezza del migrare
corpicino in balia d’infide forze.
Non t’è servita
a salvarti la vita
ma t’è rimasta stretta sopra il cuore
fedele come il cane di famiglia
a custodir del tuo abbandono l’onta
e finalmente sbatterne l’orrore
in faccia all’impunita indifferenza
della presente umanità d’automi.

Aldo Masullo

Forza ragazzi, il mondo ha bisogno di voi.

A presto, con la pubblicazione dei singoli lavori dei ragazzi, in dirittura d’arrivo!

La prof

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